L’Assedio. Washington, 06/01/2021.
Cronaca del giorno che ha cambiato la storia.

L’Assedio. Washington, 06/01/2021. Cronaca del giorno che ha cambiato la storia.
Libro curato e scritto da Antonio Di Bella
Edito e pubblicato da: Edizioni RAI Libri, Febbraio, 2021.
Libro con Copertina morbida tipo Brossura (Paperback)
Codice ISBN EAN: 9788839718211
Libro elettronico Formato E-Book Tipo E-Pub con Light DRM (Digital right management):
Codice ISBN-EAN: 9788893161299, ASIN: B08W5BTPC1

a cura di Benedetto Loprete

Introduzione.
Nel considerare così l’evento, colto di sorpresa già quando accadde nell’averlo appreso lo scorso 6 gennaio 2021 in una giornata per altro verso strana essendo ricorrente la festività dell’Epifania per chi è cattolico e per chi è più prosaico e pagano della befana quindi di una triste fine delle festività natalizie viste la contingenza e la contemporaneità, la concomitanza temporale, della pandemia e dell’epidemia della “SARSCoronavirusCovid19Cov2” cogenti in essere al momento, meno forse per chi è ateo, battista, protestante oppure anglicano, presbiteriano od ancora musulmano od appartenente ad altri culti, nel vederne le immagini e le scene e nel sentirne le corrispondenze; si ebbe ed ebbi io personalmente l’impressione e la sensazione, la percezione di assistere ad un qualcosa di surreale, apparentemente incredibile, ma non così assurdo e per certi versi altrimenti non così inaspettato, quasi atteso, malgrado prima, durante e dopo quanto accaduto mi aborrisse l’idea e l’immaginarlo; pensare che potesse accadere, che potesse essere vero, che quanto stesse accadendo e purtroppo stava accadendo potesse essere ed era invece la realtà, che quanto venisse narrato fosse invece vero, fosse la realtà e stava accadendo, lo stavo vedendo ed osservando, stava scorrendo davanti ai miei occhi offerto dallo schermo e lo stavo ascoltando in audio con le mie orecchie.
Cosa è accaduto?
La cronaca dei fatti la narra in uno scorcio drammatico e per certi versi in uno scenario quasi surreale ed allo stesso tempo purtroppo vero l’Autore del Libro, il giornalista Antonio Di Bella, inviato e più volte corrispondente dagli Stati Uniti d’America per la RAI, la Radio-Televisione Italiana e già Direttore del Telegiornale “All-news” RaiNews24, nel Libro intitolato “L’Assedio. Washington, 06/01/2021. Cronaca del giorno che ha cambiato la storia” edito e pubblicato dalla Editrice “Rai Libri” da cui è riassunto in modo essenziale il compiersi di un dramma. Sono ormai da poco concluse le elezioni presidenziali negli Stati Uniti d’America da cui esce vincitore quindi eletto il candidato democratico Joe Biden il quale di lì a breve al giorno 20 gennaio 2021 in cui sarà celebrato l’Inauguration Day giurerà quale quarantaseiesimo Presidente degli Stati Uniti d’America quindi si insedierà alla Casa Bianca.
Leggendo il testo soffermo l’attenzione riflettendo nel merito di quanto è accaduto su questo particolare passaggio dell’introduzione scritta dall’autore, il Direttore Antonio Di Bella, in apertura del testo:
«In questo libro proverò a raccontare la realtà americana dal punto di vista dell’evoluzione del “mondo delle notizie”».
Nel 2020, prima di arrivare negli Stati Uniti (ma sarebbe meglio dire “tornare”, perché ho fatto il corrispondente dagli USA già due volte) ho avuto per un breve periodo di tempo l’incarico dalla Rai di valutare l’attendibilità delle informazioni che venivano diffuse tramite i suoi canali. È stato un compito che ho volutamente circoscritto alle fake news riguardanti il Covid-19, perché ho sempre ritenuto sbagliata e pericolosa l’idea di un ufficio superiore che controlli dall’alto il flusso informativo, che invece deve a mio parere svolgersi liberamente sulla base delle responsabilità e delle competenze delle diverse redazioni. Per questo, grazie all’aiuto del collega Gerardo D’Amico mi sono limitato a formare un piccolo gruppo di lavoro composto da medici, virologi e scienziati, un panel disponibile a valutare le varie informazioni sul virus che arrivano ogni giorno sui tavoli delle redazioni. Lo scopo era coadiuvare, non certo controllare, i colleghi delle varie testate che si occupano con competenza dell’informazione scientifica, con un supplemento di verifica reso necessario dalla gravità del momento.
Lasciata l’Italia per gli Stati Uniti mi sono però trovato di fronte a un panorama informativo molto diverso rispetto al periodo precedente in cui avevo ricoperto il ruolo di corrispondente dagli Usa. L’autorevolezza della “grande” informazione televisiva (CBS, NBC, ABC) e dei giornali (New York Times e Washington Post) non è più patrimonio collettivo comune. La battaglia politica ha scardinato i pilastri del sistema informativo in una maniera impensabile fino a qualche anno fa».

Importante è leggere e trarre nozione da quanto il Direttore Antonio di Bella, autore del libro, ha spiegato nel merito dei contesti storici, sociali, governativi e politici nel cui corso queste situazioni sono evolute e maturate nel corso di questa introduzione, leggendo l’intervista da egli dibattuta con Riccardo Paradisi, Giornalista de “La Voce di New York”:
«L’Assedio al Congresso, visto in diretta da Capitol Hill: Antonio Di Bella racconta.
Trump e Biden, il duello continua: intervista col giornalista della Rai autore del libro “L’Assedio. Cronaca del giorno che ha cambiato la storia”.

Articolo del 28.03.2021 di Riccardo Paradisi tratto da “La Voce di New York”:
“Purtroppo, ho constatato che, pur avendo vissuto i fatti dello scorso 6 gennaio a Washington, non vengo creduto. Le persone mi rispondono “non è vero, ti sbagli, era una manifestazione pacifica”. Credo che stiamo vivendo un momento in cui le emozioni prevalgono sui fatti. Occorre una nuova rivoluzione illuminista”.
L’Assedio. Washington 06/01/2021. Cronaca del giorno che ha cambiato la storia, scritto da Antonio Di Bella, celebre corrispondente Rai dagli USA e già direttore di Rai News, è un libro peculiare. L’opera, edita da Rai Libri, unisce il minuzioso racconto in prima persona delle violenze al Congresso dello scorso 6 gennaio, con un’analisi delle cause che hanno portato a questa sommossa. Di Bella, con una cronaca serrata, ripercorre le tappe di quel 6 gennaio da corrispondente, rendendoci partecipi, con i suoi occhi, del sommovimento e delle agitazioni. I protagonisti di queste violenze sono manifestanti spesso vestiti con slogan razzisti e nazisti, armati e pronti ad aggredire giornalisti e poliziotti, agitati dalla regia di Donald Trump. Lo stesso Di Bella, protagonista suo malgrado di un atto di intimidazione ai suoi danni, ripercorre le tappe di un odio sociale dilagante, incanalato e potenziato dall’ultimo discorso dell’ex Presidente contro la certificazione al Senato della vittoria di Biden. Una lettura indispensabile, specialmente agli scettici, per capire le violenze di quel giorno, vivendole attraverso gli occhi di chi era a Capitol Hill.
Il saggio, che si conclude con la fine di gennaio e con i primi ordini esecutivi firmati da Joe Biden, lascia spazio per un’analisi sulla politica americana a due mesi dall’Inauguration Day. Per continuare il racconto dalla conclusione del suo libro, abbiamo raggiunto Antonio Di Bella per un’intervista.
Il suo nuovo libro, “L’Assedio. Washington 06/01/2021. Cronaca del giorno che ha cambiato la storia”, racconta in prima persona l’assalto al Campidoglio e le cause che lo hanno scatenato. Perché ha sentito il bisogno di scrivere questo libro?
“Poche ore fa, sulla Fox, ho sentito Donald Trump affermare che la manifestazione del 6 gennaio al Congresso non è stata assolutamente violenta. Insomma, una passeggiata per i manifestanti che sono entrati e usciti dal Campidoglio in modo del tutto pacifico. Purtroppo, questa è la narrazione di moltissimi elettori di Trump che ripetono questa colossale bugia nonostante io dica a tutti “guarda che io ero lì”. Ho visto i manifestanti applaudire Trump dopo che lui li ha spronati a marciare su Pennsylvania Avenue per fare coraggio a quei senatori che non avevano coraggio di fermare l’elezione di Joe Biden. I manifestanti sono andati, hanno sfondato le porte e hanno picchiato le forze dell’ordine. Un poliziotto è morto, un altro ha sparato ed una manifestante è deceduta, quindi tutt’altro che una manifestazione pacifica. Questo è uno dei motivi per cui ho scritto il libro, perché rimanesse traccia di quello che ho visto e che anno dopo anno verrà messo in dubbio: “non si è mai capito bene cosa è successo” – No, si è capito benissimo e io ho voluto scriverlo nero su bianco”.

Video trasmesso dalla FoxNews il 26 marzo 2021 della durata di ore 00:09′:52” intitolato “Trump reacts to Biden’s first press conference, crisis at border. Former president of the United States joins “The Ingraham Angle” for an exclusive interview”:

Dalle indagini è emerso qualche nuovo elemento sul ruolo giocato dalla polizia nell’assalto al Campidoglio?
“C’è sempre un alone di mistero sull’incapacità di fermare questa invasione che unisce inefficienza e complicità. Sono stato testimone delle manifestazioni di Black Lives Matter a Washington e la Casa Bianca ed il Congresso erano blindati da mezzi militari e da uomini in tenuta anti sommossa. A gennaio, il solo fatto che i manifestanti fossero bianchi e trumpiani ha fatto sì che non ci fossero tutti quei mezzi dispiegati. Addirittura, ho visto con i miei occhi alcuni manifestanti indossare slogan razzisti e nazisti. Qualche poliziotto eroico ha tentato di fermarli, qualche altro è stato loro complice, altri non hanno agito perché impauriti. La vera domanda è: perché si è aspettato a fare intervenire la guardia nazionale? Questo è un interrogativo a cui l’indagine dovrà rispondere”.
Alla conclusione del suo libro, Trump si trovava sotto impeachment, in attesa del giudizio del Senato. La prospettiva sembrava una “de-trumpizzazione” del partito Repubblicano dopo che molti esponenti, come Liz Cheney e Mitch McConnell, avevano preso le distanze dal Presidente. Oggi la prospettiva sembra ribaltata, con candidati in pellegrinaggio in Florida per avere la sua “benedizione”. Cosa sta succedendo nel Partito repubblicano?
“La narrazione, specie in Italia e in Europa è stata: “finito Trump, finito il trumpismo”. Ma non è così. Trump non ha mai sciolto l’enigma sulla sua candidatura nel 2024, anzi. Ha detto “vedremo, potrei anche decidere di vincere per la terza volta”. Personalmente, mi sembra più probabile, come ha scritto il Wall Street Journal, che lui aspiri ad essere un “kingmaker” anziché un “king”. Sicuramente vuole fare politica dentro il Partito repubblicano per influenzare le elezioni di midterm, così da punire quelli che considera traditori, come Liz Cheney. Credo che il Partito repubblicano sia un ancora fortemente a trazione trumpiana e alla ricerca di un delfino di Donald Trump”.
Crede che possa essere un legame familiare a definire quel delfino? Si parla di Ivanka, per esempio?
“Le dinastie non sono una novità nella politica statunitense: basti pensare ai Bush. Il delfino potrebbe essere un membro della famiglia Trump, come Ivanka, oppure potrebbe essere Ron DeSantis, governatore della Florida. Insomma, ci sono vari candidati. Staremo a vedere”.
Biden ha dichiarato di non essere sicuro che nel 2024 il Partito repubblicano esisterĂ  ancora. Cosa ne pensa?
“Credo che sul partito repubblicano Trump abbia sciolto ogni dubbio quando ha dichiarato di non voler fondare un nuovo partito. Chiaramente sarebbe un bel regalo per i democratici. Quello di Biden è un auspicio: spera nell’effetto Ross Perot. Dal momento in cui si formasse un terzo partito, andrebbe a rubare elettori al Partito repubblicano, condannandolo alla sconfitta. Piuttosto di un nuovo partito, l’ex Presidente sta fondando un polo social-televisivo-informativo, perché ormai non possiede più piattaforme dove parlare, essendo fuori da Facebook e Twitter e non ritenendo Fox abbastanza affidabile. Credo che si concentrerà su questo e continuerà a fare politica all’interno del Partito repubblicano”.
Un ruolo importante, nella crescente polarizzazione del paese, è stato quello dei social media. Negli ultimi giorni, Zuckerberg, Dorsey e Pichai sono comparsi davanti alla commissione energy and commerce della Camera per il loro ruolo nei fatti del 6 gennaio. Sotto la lente è finita la famosa Section 230 del Communications Decency Act. Cambierà qualcosa nel rapporto fra social media e politica? Possiamo aspettarci una riforma della section 230?
“È un tema molto delicato. Sicuramente chi lavora da una vita nei media, come me, non può non assistere con preoccupazione all’arrivo di una censura determinata non da un organismo parlamentare ma da un privato. Cioè, dal momento in cui i social network decidono di togliere la voce a Trump, o a chiunque altro, sulla base di un interesse privato – perché sono aziende private – mi domando se non ci siano pericoli in prospettiva. È anche vero che la ripetizione all’infinito di bugie, come quella sulla marcia “pacifica” di Washington e sui vaccini, provochi danni. Perché la diffusione sui social media delle teorie no-vax è qualcosa che fa morire le persone. Sicuramente ci vuole uno strumento di controllo ma mi fermo un minuto prima di invocare una commissione, di qualsiasi tipo essa sia. Preferisco vivere in un mondo imperfetto all’occidentale che non in un mondo dove tutto è controllato come in Cina, dove vige la censura”.
Nel discorso inaugurale, Biden ha molto parlato di immigrazione. Oggi, la sua amministrazione sta vivendo una crisi al confine con il Messico che probabilmente influirà anche sulle midterm del prossimo anno. Nella sua risposta a questa nuova ondata, Biden come si sta differenziando da Trump? Quanto sarà incisiva Kamala Harris nella risoluzione di questa “crisi”?
“Biden ha lanciato un messaggio ai migranti: “state a casa”. Quindi non bisogna fare l’errore di pensare che faccia entrare chiunque arrivi al confine. Questa è propaganda repubblicana. Però nella sua prima conferenza stampa ha riconosciuto che si tratti di una crisi umanitaria e non di un problema di sicurezza nazionale. Mi sembra chiaro: vuole affrontare con umanità il problema dei bambini non accompagnati mandando la sua vice a trattare con i governi degli stati da cui questi bambini provengono. Perché questo flusso è originato da premesse sbagliate: chi riuscirà ad entrare negli Stati Uniti ne diventerà automaticamente cittadino. Non funziona così e Biden vuole farlo capire. Sicuramente l’incarico della Harris è molto importante ma è anche una polpetta avvelenata. Quello dei migranti è un problema irrisolvibile nel breve periodo. È una gatta da pelare che, secondo me, Kamala Harris ha deciso di accettare con un po’ di preoccupazione, sapendo che non potrà fare miracoli”.
Quindi lei crede che questo flusso nasca dalle nuove leggi promosse da Biden in materia di cittadinanza o rappresenta invece un fenomeno endemico nell’area?
“Da una parte questo flusso c’è sempre stato e sempre ci sarà e questo lo ha detto anche Biden. In realtà, guardando i dati di quest’anno, c’è un aumento nel flusso dei migranti. È anche abbastanza naturale: Trump si vantava di costruire il muro ed avere tolleranza zero. Al cambio di presidenza si è generata un’aspettativa sbagliata. D’altronde i democratici non hanno mai attuato politiche delle porte aperte. Quello di Biden è semplicemente un approccio meno muscolare e questo può generare attese e può far aumentare l’afflusso verso il confine. Però, quando si capirà – e lo si capirà presto – che non esiste una politica delle porte aperte, il numero dei migranti in entrata scenderà”.
Durante la prima conferenza stampa da presidente, Joe Biden ha dichiarato che punta a correre nuovamente per la presidenza nel 2024. Ritiene che sia un bluff o dobbiamo aspettarci un bis delle elezioni 2020?
“Biden ha dato una risposta obbligata ma non avrebbe voluto parlarne. Alla domanda del giornalista era impossibile immaginare che rispondesse altrimenti. Anche perché, smentendo un secondo mandato, avrebbe aperto subito la successione nel Partito democratico. Ha deciso di mettere un tappo a questo vaso di pandora annunciando che si ricandiderà. Ma è ancora presto per dirlo”.

Roma, 26/03/2021 – La conferenza stampa del Presidente del Consiglio dei Ministri Onorevole Mario Draghi e del Ministro della Salute Onorevole Roberto Speranza dalla Sala Polifunzionale della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Joe Biden è intervenuto come ospite all’incontro del Consiglio Europeo in materia di pandemia e vaccini. L’ultimo presidente USA a partecipare fu Obama. Un segnale di apertura, all’insegna del motto “America is back”. Unione Europea e Italia trarranno beneficio dalla presidenza Biden?
“Sicuramente si – a mio parere – perché Trump aveva fatto del disprezzo per l’Europa e per la NATO una delle sue caratteristiche. Lui aveva un rapporto privilegiato con Mosca, un rapporto pessimo con Pechino ed un rapporto inesistente con il Mediterraneo, da cui si voleva ritirare. Biden vuole tornare a dialogare con i suoi alleati. Vuole competere con la Russia premendo sull’Europa affinché non si faccia il Nord Stream 2, quel gasdotto che taglia fuori Ucraina e Polonia e favorisce un rapporto diretto fra Mosca e Berlino. Vuole che l’occidente combatta per i diritti civili, per Navalny contro la Russia, per i diritti di Hong Kong e di Taiwan contro la Cina, per la libertà degli uiguri, per i valori civili ed i diritti umani. Tutte caratteristiche comuni alle “due rivoluzioni”: quella francese e quella americana. Insomma, un ritorno all’antico e agli interessi americani che attraverso gli alleati europei possono competere con la Russia e la Cina. Quindi ci sarà, secondo me, uno spazio importante per l’Italia. Draghi ha un buon rapporto con questa amministrazione e, di fronte ad una Germania in crisi con la fine dell’epoca Merkel, potrà giocare un nuovo ruolo da interlocutore privilegiato degli Stati Uniti in Europa.
A proposito di Merkel, in una recente uscita la Cancelliera si è rammaricata del “protezionismo” USA sui vaccini. Questa politica sui vaccini portata avanti dagli Stati Uniti può incrinare i rapporti con l’UE che invece esporta dosi in tutto il mondo?
“Questo è un punto molto delicato. Tutti si aspettano che, così come nel secondo dopoguerra gli Stati Uniti aiutarono l’Europa con il piano Marshall, adesso facciano una cosa analoga con i vaccini. È chiaro che le cose sono molto diverse e soprattutto Biden non può esportare una fiala di vaccino se prima non ha messo al sicuro la salute dei suoi concittadini. Però, con questo ritmo di produzione e di vaccinazione e dopo aver preso accordi con Canada e Messico, Biden non può poi fermarsi. Quindi sicuramente ci sarà una collaborazione sui vaccini fra Stati Uniti ed Europa, ma credo che dovremo aspettare dopo l’estate per vederla”.

Alla luce di ciò di cui parla nel suo libro, specialmente riguardo al ruolo dei social media e alla polarizzazione politica, come giudica il lavoro del giornalista corrispondente rispetto a 20-30 anni fa?
“In tanti anni di professione, ho visto – e ne ho anche scritto – che tutti i momenti di tensione sociale e politica hanno un nemico comune che attraversa le generazioni: i giornalisti. Nel ‘68, Mario Capanna, che manifestava a Milano con il movimento studentesco circondò il Corriere della Sera per impedire che venisse distribuita “la stampa borghese”. I gilet gialli di Parigi appena vedono un giornalista lo picchiano, tanto che le televisioni francesi hanno messo sotto scorta i loro cameramen. A Washington, un manifestante davanti a me indossava una maglietta che recitava: “corda, giornalista, palo: cerca di mettere insieme queste cose”. Quindi c’è un odio totale verso tutti i giornalisti. Ma, anche se è un tema comune a molte epoche, stavolta sono un po’ preoccupato. Ho vissuto in America per molti anni. Quando sono venuto qui, prima dal ‘90 al ‘96 e poi nel 2010, l’informazione era un patrimonio comune a tutti. Oggi i manifestanti trumpiani odiano tutte le televisioni, tutti i giornali. Questo pone un problema serio perché non esiste più un filtro comune ed esiste invece una divisione totale fra due pezzi d’America. Il giornalista che viaggia e racconta ciò che vede ci deve sempre essere. Purtroppo, ho constatato che, pur avendo vissuto i fatti dello scorso 6 gennaio a Washington, non vengo creduto. Le persone mi rispondono “non è vero, ti sbagli, era una manifestazione pacifica”. “Credo che stiamo vivendo un momento in cui le emozioni prevalgono sui fatti. Occorre una nuova rivoluzione illuminista”.».

ÂŤIntroduzione.
In questo libro proverò a raccontare la realtà americana dal punto di vista dell’evoluzione del “mondo delle notizie”.
Nel 2020, prima di arrivare negli Stati Uniti (ma sarebbe meglio dire “tornare”, perché ho fatto il corrispondente dagli USA già due volte) ho avuto per un breve periodo di tempo l’incarico dalla Rai di valutare l’attendibilità delle informazioni che venivano diffuse tramite i suoi canali. È stato un compito che ho volutamente circoscritto alle fake news riguardanti il Covid-19, perché ho sempre ritenuto sbagliata e pericolosa l’idea di un ufficio superiore che controlli dall’alto il flusso informativo, che invece deve a mio parere svolgersi liberamente sulla base delle responsabilità e delle competenze delle diverse redazioni. Per questo, grazie all’aiuto del collega Gerardo D’Amico mi sono limitato a formare un piccolo gruppo di lavoro composto da medici, virologi e scienziati, un panel disponibile a valutare le varie informazioni sul virus che arrivano ogni giorno sui tavoli delle redazioni. Lo scopo era coadiuvare, non certo controllare, i colleghi delle varie testate che si occupano con competenza dell’informazione scientifica, con un supplemento di verifica reso necessario dalla gravità del momento.
Lasciata l’Italia per gli Stati Uniti mi sono però trovato di fronte a un panorama informativo molto diverso rispetto al periodo precedente in cui avevo ricoperto il ruolo di corrispondente dagli Usa. L’autorevolezza della “grande” informazione televisiva (CBS, NBC, ABC) e dei giornali (New York Times e Washington Post) non è più patrimonio collettivo comune. La battaglia politica ha scardinato i pilastri del sistema informativo in una maniera impensabile fino a qualche anno fa.
Il movimento studentesco degli anni Settanta contestava totalmente quella che definiva “la stampa borghese”. Conosco bene quel periodo, perché uno dei canali di informazione alternativa erano le nascenti “radio libere” dove ho cominciato a lavorare. Da Radio Milano Centrale, fondata da Mario Luzzatto Fegiz, sarebbe poi scaturita quella Radio Popolare che grazie a Piero Scaramucci avrebbe conquistato un posto di rilievo nel panorama informativo italiano.
Ma perchĂŠ tornare a questi ricordi lontani per parlare di informazione e Stati Uniti?
Perché mezzo secolo dopo il ’68 siamo di fronte, per lo meno negli Stati Uniti, a una analoga contestazione globale del sistema informativo. Questa volta, però, a guidare la rivolta non è un giovane contestatore come Mario Capanna, ma un presidente, Donald Trump.
È singolare che i contestatori di allora venissero definiti “filocinesi” e che oggi negli Stati Uniti sia ancora la Cina al centro del dibattito.
Già, perché è proprio l’incubo cinese il punto da cui Trump è partito per contestare la vittoria di Joe Biden nelle elezioni presidenziali del 3 novembre 2020. Secondo questa narrazione, il tycoon avrebbe perso semplicemente perché è stato l’unico e il più temibile oppositore delle mire espansionistiche di Pechino. Biden, agli occhi di Trump, è semplicemente una marionetta dei cinesi, un cavallo di Troia attraverso il quale Pechino vuole indebolire dall’interno la potenza americana per distruggerla economicamente. Gli indicatori economici vedono in effetti una crescita rapidissima della Cina che ha saputo, unica tra le grandi nazioni industrializzate, mantenere un tasso di crescita anche nell’anno del Covid.
In base alle previsioni dei prossimi anni, la Cina dovrebbe diventare la prima potenza economica mondiale nel 2028, molto prima di quanto prevedessero le precedenti analisi economiche. Tutto ciò è determinato da una serie di fattori economici e industriali che poco hanno a che vedere con presunte complicità occidentali. Queste analisi vengono esposte su tutti i principali organi di informazione europei. E qui scatta il salto di qualità della battaglia politica trumpiana. Secondo lui, la grande stampa occidentale sottovaluta le interferenze cinesi semplicemente perché è controllata da Pechino, così come lo sono le élite mondiali, i proprietari delle grandi catene informatiche, Hollywood e Wall Street. Trump ha rilanciato, via Twitter, l’editoriale di Seth Holehouse, che rappresenta un affresco molto dettagliato di quello che pensa l’opposizione trumpiana di Biden. La Cina, secondo Holehouse e moltissimi elettori che lo seguono, controlla finanziariamente Hollywood, Wall Street, la grande stampa e le Tv americane. Addirittura, alcuni anni fa, il programma del partito comunista cinese è stato reso manifesto. Si è paventata un’ambizione di controllo dall’interno della società americana, attraverso la gestione finanziaria di tutti i suoi gangli vitali. Il partito democratico, secondo questa interpretazione, sarebbe totalmente nelle mani di Pechino e la famiglia Biden non sarebbe altro che un drappello di pupazzi telecomandati dalla Cina.
È un’analisi, quella di Holehouse, tanto suggestiva quanto infondata.
È vero che la Cina sta crescendo a grande velocità: è la potenza industriale che ha sofferto meno la crisi dovuta al Covid, limitando i danni e mantenendo una crescita nel 2020 del 2%. C’è chi teorizza l’inevitabile conflitto fra Washington e Pechino con scenari di possibile escalation militare, ma il Wall Street Journal, nell’edizione del 31 dicembre 2020, ridimensiona la portata dello scontro. Un confronto frontale è impensabile, perché ormai l’economia americana e cinese sono interconnesse. È altresì falso – aggiunge il quotidiano – l’inesorabile declino americano rispetto a Pechino. Vero è invece che l’unica possibilità per gli Stati Uniti risiede nell’accordo multilaterale con l’Occidente per mettere in un angolo la superpotenza cinese sul piano del rispetto dei diritti e dei valori fondamentali, senza rinunciare a un sistema ormai vitale per l’intera economia mondiale. Come dire, e non lo scrive un intransigente democratico ma il Wall Street Journal, che la chiamata alle armi del popolo americano contro il mostro cinese e le sue presunte marionette, può servire a gonfiare emozionalmente (e temporaneamente) il consenso elettorale, ma a tutto è funzionale salvo che a garantire gli interessi economici americani di lunga durata.
La cerimonia di insediamento di Biden contiene in sé tutti gli elementi di quella che potrebbe essere la prospettiva americana per i prossimi anni, una prospettiva che vira decisamente verso la convivenza nella diversità e si tiene alla larga dalla frattura. Non più un Paese ripiegato su se stesso, attento principalmente a quel che accade alle sue frontiere e disinteressato al mondo, ma di nuovo una società che pretende di essere modello per le democrazie di ogni angolo del pianeta. Massima attenzione è stata riservata, nella composizione del governo e nella cerimonia finale, alla rappresentanza di genere e delle minoranze etniche. Per la prima volta il 50% dei gabinetti è stato affidato a delle donne. Mai visti finora tanti ministri di origine ispanica, afroamericana e asiatica. C’è addirittura un viceministro transgender, una composizione che ha lo scopo di riproporre il modello di un’America mosaico, che esalta le differenze e sa contenerle all’interno di un processo comune. Non sarà facile mantenere questa rotta, perché Trump aveva proprio incarnato la ribellione alla correttezza politica e alle mediazioni basate sulle differenze. Non soltanto le classi disagiate degli Stati rurali, ma anche una buona fetta dei flussi migratori più antichi, come quelli di origine germanica, scozzese o anche italiana, è tuttora ostile a questa attenzione quasi privilegiata alle nuove migrazioni di origine asiatica o ispanica. E poi c’è il problema dello Stato centrale che in tempi di Covid sta assumendo un ruolo molto più invasivo rispetto al passato, comprimendo l’autonomia degli Stati federali e facendo storcere il naso ai molti cultori delle libertà individuali, opposte al potere di Washington.
Biden avrà poi il problema di tenere insieme un partito democratico che ha al suo interno anime diverse, a partire da una scalpitante sinistra interna la cui portavoce più nota è Alexandria Ocasio-Cortez e il cui guru è quel Bernie Sanders la cui immagine con gambe accavallate e guanti di lana fuori moda ha dominato tutti i social media nel corso della cerimonia di insediamento. C’è poi la cricca repubblicana con tutti i suoi problemi, che però attende al varco l’amministrazione democratica per contestarla sui temi che le sono più congeniali. Le prime decise aperture di Biden nel settore dell’emigrazione sono scattate in contemporanea a un tentativo di assalto della nuova, ennesima carovana di disperati dall’Honduras verso gli Stati Uniti, bloccata a fatica dalla polizia locale. I migranti hanno ricominciato a marciare nell’illusione che la caduta di Trump porti a una apertura indiscriminata delle frontiere, mentre in realtà i passi dell’amministrazione democratica in questo senso sono molto cauti. Lo stesso Biden ha precisato che le regolarizzazioni riguardano i migranti già all’interno degli Stati Uniti. Nel frattempo, i conservatori hanno già cominciato a imputare ai democratici un’attenzione maggiore all’immigrazione rispetto ai problemi della classe media americana, che è alle prese con una crisi economica senza precedenti. Biden insomma ha davanti a sé anni difficili e tutti in salita. Senza dimenticare l’opposizione di buona parte del clero. La conferenza episcopale americana ha emesso un clamoroso comunicato in cui prevale la preoccupazione per i passi che Biden potrà compiere su temi come aborto, matrimonio gay e divorzio, quasi una coda coerente con l’appoggio che buona parte del mondo religioso americano ha sempre dato a Trump, in aperta contrapposizione al papato di Bergoglio. E non è un caso che fra i condonati dell’ultima ora, scelti da Trump, ci sia quello Steve Bannon, che ha cercato invano di creare una sorta di internazionale sovranista con forti legami anche in Italia, tutta dedicata a contrastare le fondamenta culturali del papato di Francesco.
Insomma anche se le truppe dei repubblicani sembrano in grande difficoltà e divise fra loro, la marcia di Biden si presenta lunga e complessa. Ma non sarebbe neanche cominciata se, il 6 gennaio, il processo di conferma presidenziale fosse fallito a causa dell’assalto ispirato da Trump.
Il sistema democratico e parlamentare americano ha retto a una delle prove piÚ dure. Quel che è successo il 6 gennaio a Washington è stato determinante. Non sappiamo cosa succederà in futuro, ma sappiamo che qualcosa di terribile è stato evitato.

ÂŤWashington, 06/01/2021. Cronaca del giorno che ha cambiato la storia.
Il 6 gennaio del 2021 un gruppo di rivoltosi ha fatto irruzione nella sede del Congresso americano, procurando alla democrazia americana quella che rischia di essere una ferita mortale. Antonio Di Bella, nella veste di corrispondente da Washington, ha assistito in diretta all’attacco a Capitol Hill, e lo ha documentato esponendosi in prima linea. Quanto accaduto, per quanto drammatico, non è tuttavia un evento isolato, ma l’acme di un percorso cominciato agli albori della presidenza Trump e culminato durante l’ultima campagna elettorale. Il presidente uscente infatti non ha mai voluto riconoscere la propria sconfitta e non ha fatto mistero di considerare Joe Biden, il nuovo eletto, un usurpatore. Un attacco così violento alla democrazia non può che avere un duro impatto sulle sorti della politica americana. In che modo verrà gestito, trattato e assimilato tanto dal centro nevralgico del potere quanto dalla popolazione è quello che stiamo continuando a scoprire in queste ore. L’impeachment di Trump verrà confermato dal Senato? L’insediamento di Biden sarà ordinato e tranquillo come promesso? Il libro di Antonio Di Bella sarà uno strumento prezioso per provare a interpretare e capire gli eventi in corso negli Stati Uniti, eventi che inevitabilmente avranno delle ripercussioni sulla politica e l’economia italiane ed europee».

Non era mai successo nella storia degli Stati Uniti – narra l’Autore – che un Presidente subisse per due volte nello stesso mandato la procedura di impeachment, ovvero la messa in stato d’accusa, nel corso di un passo del testo dell’atto d’accusa si può apprendere quanto ÂŤLa condotta del Presidente Trump il 6 gennaio 2021 ha fatto seguito ai suoi sforzi precedenti per sovvertire e ostacolare la certificazione delle elezioni presidenziali del 2020.

ÂŤI fatti sono incontestabili: il presidente ha abusato del suo potere per un suo vantaggio politico alle spese della nostra sicurezza nazionaleÂť ha sottolineato Nancy Pelosi, annunciando la decisione di aver chiesto al presidente della commissione da cui sono presiedute le attivitĂ  giudiziarie ed istruttorie correlate all’impeachment, alla messa in stato di accusa, di scrivere gli articoli per la messa in stato d’accusa del Presidente degli Stati Uniti. ÂŤIl presidente Trump – ha sottolineato la Presidente della Camera dei rappresentanti – non ci lascia altra scelta che agire perchĂŠ sta cercando di corrompere, ancora una volta, le elezioni a suo vantaggioÂť. ÂŤIn America – ha detto – nessuno è al di sopra della leggeÂť.
La procedura dell’impeachment, è ricordato in un articolo scritto sull’Adnkronos, prevede che l’incriminazione del presidente fosse decisa dalla Camera mentre il processo fosse svolto dal Senato, istituzione al momento, a differenza della Camera, definita e rappresentata da una maggioranza repubblicana. Nei giorni scorsi, la commissione “Intelligence” della Camera ha pubblicato un rapporto di “impeachment”, di “messa in stato di accusa” che accusa il presidente di ostruzione della giustizia e abuso di potere. Donald Trump, secondo il documento redatto dai democratici, avrebbe abusato ripetutamente dei “poteri del suo ufficio per sollecitare interferenze straniere a suo favore nelle elezioni del 2020” e ostacolare il Congresso nell’indagine stessa.
Così come è esplicato inoltre in un articolo pubblicato sull’Agi, la procedura di impeachment dei confronti di Donald Trump entra in una fase cruciale. I membri dell’aula esprimeranno il loro parere sugli articoli per la messa in stato di accusa, lo stato di impeachment del presidente americano, che per i democratici ha fatto pressione sull’Ucraina per ottenere un vantaggio personale in vista delle presidenziali 2020. Per l’approvazione della messa in stato di accusa, dell’impeachment, posta a carico del Presidente serve la maggioranza semplice dei voti: essendo i membri 435 (quattrocentotrentacinque), dovrebbe essere sufficiente la metà più uno dei voti espressi dai parlamentari rappresentanti a favore, quindi 218 (duecentodiciotto). Alla Camera i parlamentari democratici detengono la maggioranza con l’espressione di 233 (duecentotrentatré) voti, contro i 197 (centonovantasette) voti dei parlamentari repubblicani. Viceversa, al Senato, dove servirebbe una maggioranza di due terzi per cacciare Trump, sono in maggioranza i repubblicani: 52 (cinquantadue) voti contro 48 (quarantotto). Nel caso correlato alla messa in stato di accusa, di impeachment, del presidente Bill Clinton, per esempio, 31 (trentuno) parlamentari senatori democratici alla Camera si schierarono con i parlamentari senatori repubblicani, con il risultato che Clinton venne comunque assolto da tutte le imputazioni. I democratici Usa hanno cominciato a valutare l’ipotesi di presentare una richiesta di messa in stato di accusa, di impeachment, nei confronti del Presidente Donald Trump dopo che quest’ultimo ha ammesso di aver parlato con il neo-leader ucraino Volodymyr Zelens’kyj dell’ex vice presidente americano e candidato democratico alla Casa Bianca Joe Biden in una telefonata dello scorso 25 luglio. Lo stesso presidente, tuttavia, sempre ha negato di aver fatto pressioni sul leader ucraino, nonostante la denuncia presentata dal whisteblower della Cia, la Central Itelligence Agency.
I parlamentari rappresentanti democratici hanno quindi deciso di proseguire con la procedura della messa in stato di accusa, di impeachment nonostante le parole del presidente ucraino Volodymyr Zelens’kyj che in una recente intervista rilasciata al Time ha confermato che il tycoon non gli ha mai chiesto di indagare Joe Biden e suo figlio Robert Hunter in cambio dello stanziamento di aiuti militari. «Non ho mai parlato con il presidente di un quid pro quo» ha confermato il presidente ucraino Volodymyr Zelens’kyj. «Non voglio che sembriamo dei mendicanti, ma dovete capire: siamo in guerra» ha sottolineato. «Se sei il nostro partner strategico, non puoi bloccare nulla. Penso sia una questione di equità, non si tratta di un quid pro quo», secondo quanto può essere appreso leggendo il corso dell’articolo scritto da Roberto Vivaldelli «Impeachment, Pelosi formula l’atto di accusa contro Trump. Durissima la reazione della Casa Bianca: «Nancy Pelosi e i democratici dovrebbero vergognarsi: Donald Trump non ha fatto altro che guidare il nostro Paese» su “Il Giornale” lo scorso 5 dicembre 2019.

In Colombaria si può leggere nel corso dell’articolo “Impeachment e democrazia americana” scritto da Stefano Grassi e pubblicato lo scorso 25 ottobre 2019 quanto ÂŤIl procedimento avviato in settembre dalla Camera dei rappresentanti sul cosĂŹ detto “Ucrainagate” può portare in breve tempo al giudizio per impeachment del Presidente degli Stati Uniti. Si tratta dello sviluppo piĂš recente delle gravi tensioni tra esecutivo e legislativo che caratterizzano, sin dall’inizio, il mandato presidenziale di Donald Trump. La maggioranza democratica ha giĂ  valutato altre ipotesi di illeciti attribuibili a Trump, come quelli indicati dal “Mueller report” sul cosĂŹ detto “Russiagate”, ma solo dopo le puntuali e documentate denunzie formulate da funzionari dei servizi segreti sulle indebite pressioni e promesse di consistenti – pari ed oltre a circa 400 milioni di dollari – in contribuzioni ed in aiuti militari nei confronti del neopresidente della Repubblica Ucraina per ottenere l’attivazione di un indagine per corruzione nei confronti dell’ex Vice Presidente Biden, e cioè del piĂš probabile avversario nelle prossime elezioni presidenziali, hanno costretto Nancy Pelosi a rompere gli indugi e ad avviare l’unica procedura che il sistema nordamericano ammette per far valere anche nei confronti del Presidente il principio di legalitĂ , il cosĂŹ detto “rule of law”.

L’evoluzione più recente della forma di governo degli Stati Uniti, ispirata, com’è noto, nel disegno dei “Padri fondatori”, ad una rigida adesione al principio della “separazione dei poteri” enunciato da Montesquieu e nei “Federalist Papers”, ha visto crescere, sin dagli anni ’70 dello scorso secolo, una sempre più forte contrapposizione,sull’orlo frequente di veri e propri conflitti, tra il Presidente che, soprattutto a partire dagli ultimi tre decenni dello scorso secolo, ha ampliato la propria capacità di intervento, anche sul piano normativo ed il Congresso che ha dovuto cedere il passo nella definizione delle decisioni più rilevanti di politica militare ed estera, nonché di bilancio. Se già nel 1973 Arthur Schlesinger jr. poteva parlare di una “Presidenza imperiale”, alla fine del primo decennio del nuovo secolo, Bruce Ackerman poteva lanciare l’allarme, in un saggio del 2010, tradotto in Italia nel 2012: “Tutti i poteri del presidente, declino e caduta della repubblica americana”, sui rischi derivanti dallo squilibrio sempre più evidente tra lo spazio acquisito nella prassi dal Presidente e dal suo staff, con l’uso di strumenti capaci di rendere irresistibile il suo rapporto diretto con l’opinione pubblica ed il declino delle camere rappresentative, prive di strumenti efficaci, capaci di contrastare l’esecutivo e riportare in equilibrio il sistema: significativamente in quel saggio il costituzionalista di Yale faceva solo cenni fugaci al tema dell’impeachment, focalizzando la sua ricerca verso nuovi strumenti ed altre strategie, per consentire un recupero dell’autonomia e della capacità di controllo da parte del Congresso e ristabilire così l’equilibrio costituzionale.
Alexis De Toqueville aveva molto apprezzato la disciplina dell’impeachment nella Costituzione americana, ritenendolo uno strumento diretto a bilanciare in modo efficace il potere dell’esecutivo; ne aveva anche previsto un uso frequente nei confronti del Presidente. Ma la storia costituzionale degli Stati Uniti lo ha smentito.
L’impeachment, come atto di messa in stato di accusa adito o da adire, nei confronti delle più alte cariche dello Stato federale, ha visto una sua concreta attivazione solo in sedici casi, di cui quattordici nei confronti di giudici federali (che sono eletti a vita e possono essere destituiti solo all’esito di una procedura di impeachment), e nei confronti di solo due Presidenti degli Stati Uniti, il Presidente Andrew Johnson nel 1868 e William detto “Bill” Clinton nel 1998; non si è svolta invece la procedura di impeachment nei confronti di Richard Nixon, perché si dimise quando ancora era in corso l’indagine preliminare. La dottrina resta quindi incerta nel definire i caratteri di un istituto di tale rilevanza, in assenza di una prassi applicativa consolidata, con la conseguenza di darne interpretazioni talora molto divergenti e per lo più collegate con la sostanza politica del conflitto nell’ambito del quale può essere utilizzato.
L’impeachment venne introdotto, con un’esplicita disciplina anche del relativo procedimento, dai Costituenti del 1787, facendo riferimento ad un istituto nato per la prima volta in Inghilterra, alla fine del XIV secolo, quando i Comuni misero sotto accusa dinanzi alla Camera dei Lords un Ministro del Re per gravi malversazioni nel 1376. Si tratta di uno strumento di iniziativa politica e al tempo stesso di azione giurisdizionale. Le stesse incertezze sull’etimologia di questo istituto ne confermano l’ambivalenza. Si può infatti ipotizzare che impeachment derivi dal vocabolo latino “impetere”, nel senso di una richiesta, di una petizione di natura politica proposta dai parlamentari della Camera bassa al Re in Parlamento. Ma si può anche ritenere che derivi dal termine “indictment”, che si riferisce ad un’accusa attivata direttamente dal Re, con i caratteri di un’azione giurisdizionale di natura penale. Più semplicemente, alcuni collegano il termine al francese empecher, riferendosi alla sanzione con cui si può concludere, e cioè quella di “impedire” il mantenimento di una carica pubblica: sanzione che, pur basandosi su contestazioni di tipo giuridico, assume comunque un forte valore politico.
Quando venne introdotto nella Costituzione degli Stati Uniti d’America, l’impeachment era ancora vigente in Inghilterra ed aveva svolto un ruolo importante nel confronto durissimo, che si svolse soprattutto nell’arco del XVII secolo, tra il Parlamento ed il potere Regio. Nel corso del 1700, le ipotesi di applicazione dell’impeachment divennero più rare, in coincidenza con il passaggio dalla forma della monarchia costituzionale alla forma di governo parlamentare, quando il Parlamento iniziò a far valere, nei confronti dell’esecutivo, una responsabilità propriamente politica e non più meramente giuridica, non è un caso che, per datare il consolidarsi della forma di governo parlamentare, si faccia riferimento alle dimissioni date dal Walpole, nel 1741, proprio per evitare una procedura di impeachment e stabilire invece un rapporto diretto di fiducia con il Parlamento.
Nel sistema degli Stati Uniti, l’introduzione dell’impeachment non ha intaccato l’idea centrale dell’indipendenza dell’esecutivo e della sua separazione dal Congresso. Non esiste in partenza, nella Costituzione del 1787 e non si è sviluppata successivamente, una possibilitĂ  per il Congresso di far valere una responsabilitĂ  politica del Presidente. Il Presidente, eletto direttamente, non può essere sfiduciato dal Parlamento, cosĂŹ come il Congresso, rappresentante del corpo elettorale, non può essere sciolto dal Presidente e – significativamente – i suoi membri non possono essere sottoposti alla procedura della messa in stato di accusa, ad impeachment. L’impeachment ha cosĂŹ mantenuto il suo carattere di procedimento diretto a far valere responsabilitĂ  di carattere penale e giuridico, pure assumendo i caratteri tipici di un sistema di giustizia politica.
Sono politici gli organi competenti ad attivare la procedura ed a deciderla, la messa in stato di accusa, l’impeachment, può essere proposto con l’elencazione delle relative accuse dalla Camera dei rappresentanti, con un voto a maggioranza semplice e viene deciso dal Senato con un voto a maggioranza dei due terzi; sono politici o di nomina politica anche i soggetti passivi, il Presidente, il Vicepresidente, le alte cariche dello Stato, compresi i giudici federali.
Il procedimento segue tutte le regole ed ha tutte le caratteristiche di un giudizio penale, ciò sia con riferimento all’acquisizione delle prove sia con riferimento allo svolgimento del procedimento in contraddittorio ed alle garanzie del diritto di difesa; i senatori assumono la veste di giudici, prestando il relativo giuramento e, nell’ipotesi di impeachment del Presidente, il Senato è presieduto dal Presidente della Corte Suprema.
Ma, se il procedimento si svolge secondo le forme della giurisdizione, è significativo che l’azione di impeachment non escluda che l’accusato possa contemporaneamente essere sottoposto alla giurisdizione penale o civile ordinaria, per gli stessi comportamenti che sono oggetto della procedura dinanzi alla Camera ed al Senato. L’autonomia tra il giudizio di impeachment e il giudizio comune è così un ulteriore elemento per sottolineare la natura politica della procedura, cui si aggiunge la difficoltà di interpretare il perimetro dei reati che possono essere oggetto dell’accusa della Camera dei rappresentanti e sulla quale si deve pronunciare il Senato, che, si badi, in caso di condanna può applicare solo la sanzione di destituzione dalla carica occupata e l’interdizione ad assumere in futuro qualsiasi carica onorifica.
La Costituzione parla di «treason, bribery or others high crimes and misdmeanors»: i reati di tradimento (treason) e di corruzione (bribery) fanno riferimento a comportamenti definiti chiaramente nel sistema giuridico e nella giurisprudenza; mentre negli altri gravi reati e comportamenti illegittimi (others high crimes and misdmeanors) si possono inquadrare comportamenti della più varia natura, lasciando all’assemblea politica che svolge le funzioni giudicanti un’ampia discrezionalità nel definirne la antigiuridicità. Una parte della dottrina ha addirittura sostenuto che lo stesso Senato potesse individuare e definire quali comportamenti siano in grado di giustificare la destituzione dall’ufficio pubblico. In altri termini si ammette che la valutazione delle responsabilità del Presidente, così come di tutte le altre alte cariche dello Stato, si risolve in un giudizio sostanzialmente politico.
La presenza di strumenti di “giustizia politica” si collega, d’altra parte, ad una valutazione di insufficienza degli strumenti di giustizia comune, quando si sia di fronte a contestazioni di illeciti che incidono su interessi di livello costituzionale. La definizione di tali interessi e la valutazione dei comportamenti che li possono ledere viene per questo affidata ad organi che abbiano (come il Parlamento o come i giudici costituzionali) un’autorevolezza superiore a quella del giudice comune nell’effettuare valutazioni altamente discrezionali ed inevitabilmente politiche (come quelle connesse alla qualità morale e all’affidabilità di chi è titolare delle funzioni più elevate dell’ordinamento); anche se non si deve escludere la necessità che al Presidente vengano contestate precise violazioni delle leggi o della Costituzione.
I rari esempi di applicazione dell’istituto ai Presidenti degli Stati Uniti confermano questa interpretazione.
Nei confronti del Presidente Andrew Johnson (che come Vicepresidente era succeduto a Lyncoln, dopo il suo assassinio) venne avviata una prima procedura di impeachment nel 1887, nell’ambito del contrasto fortissimo che lo contrappose al Congresso nella difficile gestione degli esiti della guerra civile nei confronti degli sconfitti Stati del Sud. Questo primo procedimento non portò alla contestazione dell’accusa, perché la maggioranza della Camera ritenne non praticabile l’impeachment per far valere una responsabilità politica; ma subito dopo si giunse ad attivare e svolgere la procedura, quando fu possibile contestare la legittimità della revoca del Ministro della guerra effettuata dal Presidente Andrew Johnson senza il parere favorevole del Congresso: si stabilì così che il procedimento si poteva attivare in presenza di contestazioni di illeciti, ma il conflitto rimaneva di natura altamente politica (al Presidente veniva contestata la violazione di una legge che gli imponeva il rispetto del parere del Congresso; ma il conflitto era chiaramente collegato alla sostanza politica della scelta del nuovo ministro). Il processo davanti al Senato si concluse con l’assoluzione del Presidente Andrew Johnson, perché mancò un voto per raggiungere la necessaria maggioranza qualificata dei due terzi dei senatori; ma l’esito portò comunque ad un indebolimento decisivo del Presidente Andrew Johnson, che non venne rieletto.
L’avvio delle indagini nei confronti del Presidente Nixon, implicato nel caso Watergate, non portò all’impeachment perché Nixon si dimise dopo aver subito l’ordine di esibire i documenti riferibili al suo coinvolgimento nello scandalo; ma è importante segnalare che in tal modo evitò che si giungesse a chiarire se aveva autorizzato la ricerca di prove contro i suoi avversari politici nelle successive elezioni: anche in questo caso il procedimento era diretto a contestare illeciti che avevano un forte connotato politico e ad una valutazione sulla lealtà e correttezza nell’esercizio del potere politico.
Il procedimento di impeachment subito dal presidente Bill Clinton fu originato dal comportamento processuale tenuto dal Presidente in una causa, per molestie sessuali, promossa nei suoi confronti davanti ai giudici ordinari. L’indagine fu svolta da un Procuratore indipendente, il magistrato Ken Starr, procedimento iniziato dalla Camera dei Rappresentanti il 19 dicembre 1998 con due imputazioni: spergiuro e ostruzione di giustizia; Il Procuratore indipendente, il magistrato Ken Starr, il quale inviò la documentazione al Comitato Giudiziario della Camera al Parlamento. Il Procuratore Generale David Schippers ed il suo gruppo di lavoro verificarono le prove e determinarono che fossero sufficienti quale materiale utile per avviare la procedura d’impeachment per la messa in stato d’accusa contro il Presidente. Il risultato fu cosĂŹ sostanziato complessivamente in quattro imputazioni presentate alla Camera dei Rappresentanti; solo due di queste passarono facendo del Presidente Clinton il secondo presidente sottoposto a processo, dopo il Presidente Andrew Johnson nel 1868 ed il terzo contro il quale tutte le imputazioni furono portate innanzi all’intera Camera del Congresso. Il processo innanzi al Senato iniziò dopo la costituzione del 106Âş Congresso in cui il Partito Repubblicano iniziò con cinquantacinque senatori mentre il Partito Democratico iniziò con quarantacinque senatori il corso della Legislatura a quell’epoca. PerchĂŠ potesse essere destituito il Presidente dall’incarico sino a quel momento operato fu allora considerata e ritenuta necessaria una maggioranza equivalente ai due terzi del Congresso determinati da sessantasette senatori; cinquanta senatori votarono perchĂŠ fosse destituito il Presidente Clinton per ostruzione di giustizia, quarantacinque votarono perchĂŠ fosse destituito per l’atto dello “spergiuro”; nessun senatore appartenente al “Partito Democratico” a cui egli stesso, il presidente era ed è tutt’oggi iscritto, espresse all’epoca il voto per destituirlo. Il Presidente Clinton, cosĂŹ come fu determinato il corso del verdetto disposto al termine del corso di un’identica situazione per un altro procedimento di accusa e di imputazione d’altronde per il Presidente Andrew Johnson un secolo prima, fu assolto da tutte le imputazioni ascritte come responsabilitĂ  inerenti ai fatti di cui fu presunto che fossero stati commessi. Queste imputazioni sono derivate da una denuncia sporta della giornalista Paula Jones a causa di molestie sessuali di cui ella ritenne di averle subite quindi di essere stata vittima. Il Presidente Clinton fu assolto per questi capi d’imputazione dal Senato il 12 febbraio 1999; altre due imputazioni per un secondo atto di “spergiuro” e per un’accusa di “abuso di potere” non furono fatte pervenire alla Commissione del Senato; commissione istituita dopo la vicenda “Watergate” adita contro il Presidente Richard Nixon per garantire lo svolgimento senza influenze politiche della prima fase della procedura correlata alla massa in stato di accusa, azione giunta – dopo avere ipotizzato diverse contestazioni – a formulare l’accusa di aver “ostacolato la giustizia” con false dichiarazioni ed aver fatto pressioni verso i sui collaboratori perchĂŠ testimoniassero in suo favore. E’ significativo che il procedimento fu svolse a ridosso della data in cui furono indette e tenute poi le elezioni per il rinnovo del Congresso, alla fine del 1998. Il Senato il 12 febbraio 1999 concluse l’impeachment, la messa in stato di accusa, con un verdetto di assoluzione. L’esito della votazione fu molto lontano dalla maggioranza dei due terzi, maggioranza dei voti necessaria perchĂŠ fosse pronunciata la condanna quindi perchĂŠ fosse disposta la destituzione del Presidente, anche perchĂŠ le accuse ascritte non erano chiaramente riconducibili e non furono con crisma di certezza imputabili all’esercizio delle funzioni costituzionali ed istituzionali del Presidente; ma il caso “Clinton” costituisce e costituirĂ  un precedente importante, fondamentale, da dover considerare e studiare attentamente e scrupolosamente prima, durante e dopo nei momenti in cui dovrĂ  essere configurato quindi aditol’impeachment, lo stato di accusa cosĂŹ detto, con riferimento ad accuse riferibili all’onorabilitĂ  del titolare della carica o della funzione, delle cariche o delle funzioni governative, istituzionali o politiche che potessero anche essere piĂš di una anche contemporaneamente ricoperte e svolte quindi finalizzate e volte ad un uso dell’accusa per delegittimarne la personalitĂ , la funzione o le funzioni ed il ruolo od i ruoli di cui si è incaricati e responsabili. In quel caso fu comunque mantenuta netta la distinzione tra il giudizio politico espresso dai membri del Senato dai quali fu assolto ed il giudizio espresso dai Giudici in Tribunale innanzi alla Corte di Giustizia; il Presidente Clinton fu condannato in sede civile nella causa intentata contro di egli per molestie per cui fu originato quindi adito il procedimento d’impeachment, lo stato di accusa innanzi al Senato.
Il procedimento penale di indagine per cui è stato posto lo stato di accusa, l’impeachment adito dalla Camera dei Rappresentanti, la “House of the Representatives”, nei confronti del Presidente Trump è correlato a fattispecie di reati molto gravi e pericolosi di concussione e per abuso dei poteri governativi e presidenziali ad egli conferiti una volta eletto, convalidato il voto innanzi alle Camere dei Comuni e del Senato del Parlamento e prestato il giuramento quindi assunta la presidenza ufficialmente e prima anche nei rapporti e nelle intelligenze poste in atto ed in essere con il Presidente di uno Stato estero, con la teorica possibilità di ipotizzare anche il reato di tradimento nel tentare di condizionare un procedimento elettorale governativo e politico in danno del paese da cui egli ha origine e proviene e tra l’altro ha governato e presieduto; ed è significativo al riguardo che le ipotesi di accusa si muovano soprattutto verso contestazioni riferibili alla lealtà ed al rispetto delle regole di correttezza nella competizione elettorale; l’accusa più grave è infatti quella di usare i poteri governativi e politici sia in fase di conferimento sia una volta conferitigli quindi in atto di essere esercitati per ottenere da un governo estero iniziative in grado di denigrare un avversario politico e la valutazione di tali comportamenti potrebbe implicare un giudizio di livello politico e costituzionale nel cui alveo potrebbe essere costituito il cuore dell’istituto dello stato di accusa, del procedimento dell’impeachment.
E’ scontato prevedere sia la formale messa in stato di accusa perché la maggioranza democratica definita e rappresentata attualmente nella Camera dei Rappresentanti, così come è stato definito il risultato elettorale dall’esito delle votazioni appena conclusesi, sembrerebbe così come sembra essere coesa, compatta nel voler giungere a votare per la messa in stato di accusa, per l’impeachment; così come è quasi ovvio prevedere che molto difficilmente si potrà giungere agli atti di definire e di pronunciare una condanna in quanto non sembrerebbe così come non sembra possibile essere che i membri della maggioranza repubblicana del Senato possano aggiungersi ai membri democratici concedendo voti in modo da consentire in numero sufficiente di poter raggiungere la necessaria maggioranza dei due terzi dell’assemblea parlamentare a votare per la condanna del Presidente sottoposto allo stato d’accusa, al procedimento dell’impeachment, quindi al processo dibattimentale in aula, ma il procedimento accusatorio avviato e lo svolgimento del processo in sede di dibattimento in aula produrranno effetti notevoli sul piano dello scontro politico, sottoponendo il Presidente come anche i suoi accusatori ad una valutazione politica e pubblica delle posizioni contrapposte in una controversia la cui attinenza verte essenzialmente in merito alla messa in discussione dell’onorabilità del Presidente e della sua capacità di rispettare i principi della Costituzione americana.
La prima reazione del Presidente, posto innanzi a questa situazione, all’essere posto in stato di accusa quindi ad un procedimento giudiziario parlamentare, è stata di arroccarsi in un sostanziale ostruzionismo, fino ad oggi, rispetto all’iniziativa di domandare l’attivazione della messa in stato d’accusa, l’attivazione dello stato di impeachment promossa dai Parlamentari del Partito Democratico allora all’opposizione innanzi alla Camera dei Rappresentanti, ciò dimostra il livello così elevato della posta in giuoco; non si tratta solo di definire sul piano dell’interpretazione giuridica i diritti e gli obblighi degli accusatori e dell’accusato il quale non a caso contesta la stessa ammissibilità dell’indagine, pretendendo una previa delibera della Camera dei Rappresentanti, peraltro non definita e non dettata da nessuna norma e da nessun principio della Costituzione americana, ma dovrà verificarsi in quale modo il sistema di giustizia politica così attivato potrà e riuscirà a compiere, a svolgere efficacemente la funzione di risolvere con metodo giurisdizionale i conflitti tra poteri o si risolverà nella definitiva perdita di equilibrio di un sistema storicamente fondato sul rispetto reciproco dei poteri nell’applicazione dei principi costituzionali ed istituzionali.

12 luglio 2017. La prima mozione di messa in stato di accusa.
Il quadro accusatorio concernente il primo stato di accusa, apprendendo da quanto si può leggere nel corso delle pubblicazioni delle ricerche correlate all’argomento pubblicate sull’enciclopedia Wikipedia, la prima istanza per cui è stata richiesta la messa in stato di accusa attivando la procedura dell’impeachment è basata su quanto il 12 luglio 2017 il rappresentante dello Stato della California, l’Onorevole Brad Sherman, ha presentato la mozione formalmente nel corso di una richiesta di messa in stato di accusa domandando l’attivazione dello stato dell’impeachment per alti crimini e per condotte in violazione di norme penali diverse attraverso la Risoluzione numero H. Res. 438 in data 12 giugno 2017, accusando il precedente Presidente statunitense Donald John Trump di ostacolare la giustizia per quanto riguarda l’indagine dell’interferenza russa nelle elezioni presidenziali del 2016.
Un whistleblower, un segnalatore, nel mese di agosto dell’anno 2019, ha sporto denuncia all’ Inspector General of the Intelligence Community relativamente ad una telefonata intercorsa tra il precedente Presidente statunitense Donald John Trump e il presidente ucraino Volodymyr Zelens’kyj, durante il cui corso il presidente americano avrebbe fatto pressioni nei confronti dell’omologo Presidente ucraino perché avviasse delle indagini su Robert Hunter Biden, in quanto questi era all’epoca dei fatti accaduti presumibilmente e contestati come oggetto della mozione atta a richiedere la messa in stato di accusa, in stato di impeachment ed è tuttora membro del consiglio di amministrazione della Società “Burisma Holdings” ed è il figlio dell’allora candidato democratico alla presidenza statunitense in corsa per l’elezione ed attualmente è il quarantaseiesimo Presidente eletto degli Stati Uniti d’America Joe Biden.
Nel corso della testimonianza resa alle autorità, l’informatore sostenne che la telefonata intercorsa tra il precedente Presidente statunitense Donald John Trump e il presidente ucraino Volodymyr Zelens’kyj facesse parte di un’ampia campagna di diffamazione finalizzata a seminare quindi ad alimentare il discredito durante la corsa per competere durante il compimento della campagna elettorale presidenziale nei confronti del candidato democratico Joe Biden dal quale poi le elezioni sono state poi vinte assumendo questi così la quarantaseiesima presidenza statunitense; azione di discredito supportata e portata avanti da Rudolph Giuliani, l’avvocato personale di colui il quale all’epoca dei fatti ad egli contestati era allora in carica il precedente Presidente statunitense Donald John Trump; Rudolph Giuliani in passato fu il Sindaco, il Major di New York, la “Grande Mela”, sostenendo egli il Partito Repubblicano, la destra moderata e conservatrice negli Stati Uniti d’America a cui da sempre era stato ed è tuttora iscritto; egli fu sindaco di New York dal 1° gennaio 1994 al 31 dicembre 2001. Rudolph Giuliani fu nominato consigliere per la sicurezza informatica della “Casa Bianca” dall’allora Presidente statunitense Donald John Trump in carica a quell’epoca, del quale egli fu incaricato quindi divenne avvocato personale di fiducia, azione politica e governativa in cui era inclusa anche la minaccia di congelare gli aiuti finanziari al paese europeo, all’Ucraina; qualora le autorità di questo Paese non si fossero date da fare nel compiere delle investigazioni contro il figlio di Joe Biden, Robert Hunter; Rudolph Giuliani da allora apparve sui media, sui mezzi di informazione, in difesa dell’allora Presidente statunitense Donald John Trump. Nel mese di settembre dell’anno 2019 egli fu coinvolto quindi nella vicenda correlata alla vicissitudine della telefonata intercorsa fra il precedente Presidente statunitense Donald John Trump ed il Presidente ucraino Volodymyr Zelens’kyj per cui fu quindi adita la mozione per la messa in stato di accusa, per adire l’impeachment contro l’allora Presidente statunitense Donald John Trump sulla scorta della testimonianza e delle segnalazioni del whisleblower, dal segnalatore rese attraverso la denuncia di cui al verbale si riporta il testo ablato di alcune parti censurate ed oscurate nelle ultime pagine ed in alcune parti in quelle precedenti e costituito di nove pagine, del segnalatore per cui il caso è poi stato aperto e trattato dai Parlamentari nel corso dell’udienza tenuta lo scorso 12 luglio 2017 presso la Camera dei Rappresentanti.
Il primo whistleblower presentò la propria denuncia scritta al Congresso in data 25 settembre 2019, rendendo la dichiarazione poi resa pubblica il giorno successivo. Un secondo whistleblower si presentò a rendere la propria denuncia in data 5 ottobre 2019, dichiarando di avere conoscenza diretta di un colloquio telefonico intercorso il 25 luglio 2019 tra il precedente Presidente statunitense Donald John Trump ed il presidente ucraino Volodymyr Zelens’kyj; colloquio telefonico del cui corso anche parti della stessa amministrazione presidenziale statunitense in carica a quell’epoca ammisero che fosse intercorsa, nel corso di un memorandum sul colloquio telefonico intercorso tra il precedente Presidente statunitense Donald John Trump il quale chiese di indagare sul candidato democratico alle elezioni presidenziali Joe Biden ed in particolare sul figlio Robert Hunter ed il Presidente ucraino Volodymyr Zelens’kyj al quale questa istanza era stata posta.
Il precedente Presidente statunitense Donald John Trump e l’avvocato Rudolph Giuliani furono accusati quindi di aver effettuato illecite ed indebite pressioni nei confronti del governo esecutivo ucraino perché fossero indagati ed inquisiti l’allora candidato alla Presidenza statunitense Joe Biden, il quale attualmente dallo scorso 20 gennaio 2021 è il 46° Presidente degli Stati Uniti d’America ed il suo figlio Robert Hunter fin dal mese di maggio dell’anno 2019. Il 18 luglio 2019, attraverso il capo dello staff presidenziale di propria personale fiducia Mick Mulvaney, l’allora Presidente statunitense Donald John Trump ordinò alla propria amministrazione governativa e presidenziale di bloccare gli aiuti e le forniture militari per l’Ucraina; aiuti e forniture però la cui dazione al governo ed alla presidenza di questo paese è obbligatoria in quanto erano comunque già stati approvati dal Congresso. Una settimana dopo, durante il corso della telefonata intercorsa in data 25 luglio 2019, lo stesso Presidente di allora Trump compì pressioni dirette nei confronti del Presidente ucraino Volodymir Zelens’kyj perché fossero adite delle indagini nei confronti dell’allora candidato alla Presidenza statunitense Joe Biden e del suo figlio Robert Hunter. Il whistleblower, il segnalatore, nel corso della denuncia sporta innanzi alle Autorità politiche della Camera dei Rappresentanti sostenendo quanto le azioni di Trump erano «così evidentemente vergognose» tanto da aver indotto diversi funzionari della “Casa Bianca” a cercare ed a tentare immediatamente di nascondere gli argomenti ed il contenuto discussi durante il corso della telefonata, ponendo reiteratamente in essere alcune procedure perché fossero trasferiti detto contenuto in alcuni “server” computers “top secret” a cui hanno accesso pochissime persone. Il trasferimento delle trascrizioni di queste telefonate sembrerebbe non essere stato un tentativo isolato, dato che alcuni funzionari dell’amministrazione a quell’epoca in carica avevano già proceduto a simili trasferimenti di comunicazioni e di dati attinenti al contenuto di telefonate intercorse con altri leader mondiali a seguito di alcune fughe di notizie avvenute nel corso dell’anno 2017.
La posizione ufficiale assunta dalla Presidenza statunitense a quell’epoca.
La posizione ufficiale assunta dalla Presidenza statunitense a quell’epoca in considerazione della procedura di impeachment nei confronti dell’allora Presidente statunitense Trump fu ed è stata sin da allora a tuttora ed è a tuttora quella di un netto rifiuto a collaborare ed a testimoniare affinché le indagini siano svolte e compiute correttamente acclarando la verità e la certezza dei fatti accaduti. Nel corso del testo scritto in una lettera inviata dal consigliere Pat Cipollone del Presidente statunitense in carica a quell’epoca Donald John Trump, si evince quanto questi ha sostenuto allora e tuttora sostiene che la procedura di impeachment, la procedura della messa in stato di accusa nei confronti del Presidente avesse preso le mosse da una votazione espressa alla Camera dei Rappresentanti con una maggioranza piuttosto risicata e le testimonianze finora escusse e raccolte sono state audite ed escusse a porte chiuse. In difesa dell’operato posto in essere dall’allora presidente statunitense Donald John Trump, l’inviato diplomatico Bill Taylor dichiarò nel merito di questa questione, quanto il blocco degli aiuti e delle forniture militari statunitensi all’Ucraina e la telefonata intercorsa tra l’allora presidente statunitense Donald John Trump ed il Presidente ucraino Volodymyr Zelens’kyj erano da mettere in relazione con l’intenzione serbata da parte dello stesso presidente ucraino di voler mettere sotto inchiesta a quell’epoca il candidato alla presidenza statunitense Joe Biden ed il suo figlio Robert Hunter e di collaborare con l’amministrazione governativa e presidenziale statunitense di allora favorendo così in questo senso delle presunte influenze di provenienza ucraina avvenute e coltivate nel corso degli anni in occasione delle elezioni presidenziali americane svoltesi nell’anno 2016, ribaltando quindi l’accusa rivolta nei confronti dell’allora presidente statunitense Donald John Trump e della sua amministrazione governativa e presidenziale, quando invece Alexander Vindman, essendo a capo del settore per gli Affari Europei presso il National Security Council degli Stati Uniti d’America, dichiarò di aver egli stesso ascoltato la telefonata intercorsa fra il Presidente statunitense allora in carica Donald John Trump ed il Presidente ucraino Volodymyr Zelens’kyj e di aver confidato e riferito ad un consigliere legale della Presidenza statunitense di essere preoccupato per le dichiarazioni effettuate dal presidente allora.
Il 31 ottobre 2019 i Parlamentari della Camera dei Rappresentanti, esprimendo 232 (duecentotrentadue) voti a favore contro 196 (centonovantasei) voti contrari, votarono e deliberarono un provvedimento “ad acta” perché fossero stabilite in maniera apposita le procedure da seguire nel corso delle future udienze pubbliche.

La Presidente della Camera dei rappresentanti Nancy Pelosi in data 24 settembre 2019 avviò in modo formale un’indagine preliminare finalizzata ad adire nei confronti del Presidente allora in carica nell’esercizio delle funzioni governative esecutive e presidenziali degli Stati Uniti d’America la procedura della messa in stato di accusa, la procedura dell’impeachment. Diversi funzionari delle amministrazioni governativa e presidenziale statunitensi dichiararono quanto allora le pressioni sul presidente ucraino Volodymyr Zelens’kyj fossero ed erano parte di un ampio piano di promozione degli interessi personali del Presidente statunitense a quell’epoca precedentemente in carica Donald John Trump a discapito degli altri candidati alle elezioni presidenziali attraverso l’assunzione di di una molteplicità di serie di dati e di informazioni di intelligence e di security sul loro conto e sul conto dei loro famigliari e dei loro parenti od avesse intrattenuto rapporti e relazioni di qualsiasi genere, natura e tipo con essi. William Taylor Jr., chargé d’affaires degli Stati Uniti d’America in Ucraina, dichiarò nel corso di una testimonianza di aver scoperto, nel mese di giugno dell’anno 2019, quanto il Presidente ucraino Volodymyr Zelens’kyj fosse stato e fu soggetto a continue richieste da parte di Rudolph Giuliani finalizzate ad ottenere che fossero adite e condotte delle indagini sulla “Burisma”, dietro minaccia che fossero stati interrotti gli aiuti economici e finanziari e la vendita di armi e delle munizioni al governo del Paese ucraino.

La Commissione permanente della Camera sull’Intelligence nel mese di dicembre dell’anno 2019 pubblicò il rapporto concernente i risultati emersi come evidenze dal corso dell’inchiesta svolta, in cui si rilevava l’allora Presidente statunitense Donald John Trump ÂŤagendo personalmente e tramite mediatori […] ha sollecitato l’intervento di un governo straniero, quello dell’Ucraina, a beneficio della sua rielezioneÂť. Dal corso del rapporto pubblicato si evince inoltre il tentativo posto in essere dall’allora Presidente statunitense Donald John Trump di sfidare i magistrati e le AutoritĂ  politiche inquirenti su eventuali procedimenti giudiziari ed incriminazioni, ordinando ai funzionari politici, governativi, diplomatici dell’amministrazione presidenziale di rifiutarsi di comparire e di testimoniare in sede di giudizio innanzi alla Camera dei Rappresentanti.
Il 13 dicembre 2019 i membri componenti la Commissione giudiziaria della Camera dei Rappresentanti votarono per approvare due articoli inerenti a due proposte, a due mozioni finalizzate a mettere in stato di accusa, in stato di impeachment l’allora Presidente statunitense Donald John Trump di cui una era concernente un’accusa per abuso di potere ed un’accusa riguardava un caso di ostruzione al Congresso nel chiarire e nel testimoniare la verità rispetto ai fatti acclarati e contestati circa la situazione inerente alla posizione presidenziale di fronte alla contestazione dell’accusa. Dopo il dibattito tenutosi e conclusosi in aula, il 18 dicembre 2019 i Parlamentari “Rappresentanti”, membri eletti della Camera dei Rappresentanti, hanno quindi posto l’allora Presidente statunitense Donald John Trump in stato di accusa, in stato di impeachment, approvando entrambi gli articoli concernenti le mozioni di accusa. I due articoli inerenti alle due proposte, alle due mozioni finalizzate a porre in stato di accusa, in stato di impeachment per abuso di potere e per ostruzione al Congresso furono tuttavia respinti dal Senato, controllato a quell’epoca dai Repubblicani per la maggioranza dei voti di cui erano all’epoca titolati in quanto eletti, il 31 gennaio 2020. L’unico Rappresentante repubblicano dissenziente fu il Senatore Mitt Romney, il quale espresse il proprio voto in favore della messa in stato di accusa, in stato di impeachment per abuso di potere.

L’allora Presidente statunitense Donald John Trump divenne così il terzo presidente della storia negli Stati Uniti d’America ad essere sottoposto ad una procedura di messa in stato di accusa, di impeachment, dopo il Presidente Andrew Johnson nel 1868, stato di accusa molto grave posto nei confronti di Andrew Johnson, quando i parlamentari rappresentanti della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti d’America decisero di mettere sotto accusa l’allora Presidente in carica Andrew Johnson, incolpandolo di ben undici articoli di impeachment nel cui corso erano stati descritti dettagliatamente gli “alti crimini ed illeciti” presumibilmente da egli commessi esercitando in quel momento, in quella maniera, in quel contesto storico, le funzioni governative e presidenziali e di cui era egli così accusato quindi, in conformità con l’articolo 2 della Costituzione degli Stati Unitid’America a quell’epoca in vigore, l’accusa principale indicata dai parlamentari rappresentanti in sede di accusa alla Camera dei Rapprsentanti contro l’allora Presidente Andrew Johnson fu determinata dalla violazione della Legge “Tenure of Office Act”, approvata dal Congresso degli Stati Uniti d’America nel mese di marzo dell’anno 1867, del cui corso le norme riguardavano e trattavano il veto del presidente da poter opporre su determinate argomentazioni e materie. In particolare, il Presidente Andrew Jonhson aveva rimosso dall’incarico di Segretario alla Guerra Edwin M. Stanton e tentò di sostituirlo con il Maggiore Generale “Brevet”, corrispondente attualmente questa funzione a quella della “Carica Speciale Militare”, Lorenzo Thomas; poco prima, mentre i parlamentari rappresentanti nel Congresso non erano riuniti in sessione in assemblea, il Presidente Andrew Johnson aveva sospeso Stanton dall’esercizio e dalle potestà delle funzioni governative ed istituzionali e nominato il generale Ulysses S. Grant come Segretario alla Guerra “ad interim”; i Parlamentari membri Rappresentanti alla Camera dei Rappresentanti approvarono quindi gli articoli di messa in stato di accusa, di impeachment, il 2 e il 3 del mese di marzo dell’anno 1868 ed inoltrarono gli atti di accusa e di imputazione al Senato. Il processo al Senato iniziò tre giorni dopo, presieduto dal presidente della Corte Suprema degli Stati Uniti d’America Salmon P. Chase. Il 16 del mese di maggio dell’anno 1868 i membri parlamentari del Senato non riuscirono a condannare allora il Presidente Andrew Johnson su uno degli articoli, con i voti di 35 (trentacinque) favorevoli contro 19 contrari espressi in favore della condanna, ragione per cui non era così superata la necessaria maggioranza dei due terzi per un solo voto. Determinante fu a questo proposito il voto contrario espresso dal senatore del Kansas Edmund G. Ross, il quale venendo meno alla disciplina imposta dalla dirigenza del Partito a cui egli era iscritto, votò contro la condanna, così come fecero anche altri sei suoi colleghi repubblicani; il Senato, al momento della richiesta di messa in stato di accusa, in stato di impeachment, era costituito e determinato dalla presenza di 54 (cinquantaquattro) membri rappresentanti di 27 (ventisette) stati di cui 10 (dieci) stati ex-confederati i cui Senatori non erano stati riammessi alla rappresentanza parlamentare in Senato. La soglia per procedere quindi alla messa in stato di accusa, in stato di impeachment secondo la Costituzione era data da una maggioranza di due terzi dell’assemblea parlamentare riunita presente in aula, sarebbero stati necessari 36 (trentasei) voti favorevoli alla messa in stato di accusa, all’impeachment per poter procedere in questo senso, quindi almeno 36 (trentasei) voti espressi a favore e 18 (diciotto) contrari, esattamente la metà avrebbero quindi dovuto votare negativamente contro la mozione di messa in stato di accusa, di impeachment avanzata, fu necessario chiedere un tempo ulteriore, supplementare di dieci giorni prima di tentare un nuovo procedimento di messa in stato di accusa, di impeachment per ulteriori violazioni contestate, ciò non cambiò l’esito, tuttavia, poiché il 26 del mese di maggio dell’anno 1868 gli accusatori non riuscirono ad incriminare il Presidente Andrew Johnson su due articoli, il processo fu così archiviato; e contro il Presidente Bill Clinton nell’anno 1998 il quale fu assolto da tutte le accuse a seguito di un processo al Senato inerente al caso delle molestie avanzate in danno della giornalista Paula Jones.

Nell’anno 2019 il Presidente statunitense Donald John Trump all’epoca in carica nell’esercizio delle funzioni governative e presidenziali fu messo in stato d’accusa per le pressioni esercitate sul neo-eletto presidente ucraino Volodymyr Zelens’kyj, al fine di ottenere che fossero svolte indagini più approfondite e dettagliate su Robert Hunter Biden, figlio dell’attuale Presidente statunitense Joe Biden, quando all’epoca dei fatti contestati egli era suo probabile avversario quale candidato democratico alle di lì prossime elezioni presidenziali statunitensi il quale al termine delle votazioni per le elezioni ne uscì vincitore, il quale è membro del consiglio di amministrazione della Società “Burisma Group Holdings”, impresa societaria non governativa, produttrice di petrolio e di gas, di cui una divisione appositamente strutturata denominata “Burisma Geothermal” è specializzata ed operante nel settore geotermico e nella produzione di infrastrutture e di energia geotermica; un’altra divisione, la “Burisma Ukraine”, società titolare e licenziataria di venti licenze di estrazione, di produzione e di raffinazione degli idrocarburi petroliferi e gassosi e del gas; la divisione “Burisma Eurasia”, società anch’essa operante nei settori dell’estrazione, della produzione e della raffinazione del petrolio e del gas in Asia centrale, da cui sono fornite una serie di lavori di ingegneria industriale, tra cui quelli relativi alla ricerca ed all’esplorazione, alla perforazione ed alle attività di “MWD, Measurements while drilling”, alle misurazioni ed alle calibrazioni effettuate durante le perforazioni e le trivellazioni quindi le estrazioni e le separazioni, alla valutazione della formazione e dell’aggiornamento del personale addetto alle diverse funzioni direzionali, funzionali ed operative, alla manutenzione dei pozzi ed al controllo della produzione, alle tecnologie dell’informazione ed ai servizi di consulenza.
I delegati ed i rappresentanti dell’amministrazione e della direzione della Società “Burisma” hanno avviato le operazioni in Kazakistan nell’anno 2014 e nell’anno 2015 firmarono una serie di accordi con l’impresa nazionale “KazMunayGas, S.p.a.” e con le società ad essa affiliate; la Società “Burisma Group Holdings” è operante sul mercato ucraino dall’anno 2002, società di cui la sede centrale è residente a Limassol sull’Isola di Cipro, di cui nel Consiglio di Amministrazione come consigliere siede Robert Hunter Biden, il quale già operava in questa funzione durante il mandato del padre quale vicepresidente degli Stati Uniti d’America; diversi imprenditori stranieri furono nominati quindi incaricati a partecipare al consiglio di amministrazione della Società “Burisma Group Holding” nel corso dell’anno 2014. Tra i primi consiglieri ad assumere le funzioni nel consiglio di amministrazione di questa Società poterono essere noverati quali membri componenti a quell’epoca Aleksander Kwasniewski, già Presidente della Polonia, il quale fu nominato nel mese di gennaio dell’anno 2014. Tra le altre persone furono nominate inoltre nel mese di aprile dello stesso anno il politico ucraino Vadym Pozharskyi; il 18 aprile dell’anno 2014 fu annunciata la nomina di Robert Hunter Biden, figlio dell’attuale Presidente degli Stati Uniti d’America quale consigliere nel consiglio di amministrazione di questa Società, diventandone egli poi un membro effettivo il 12 maggio dell’anno 2014. Nel febbraio dell’anno 2016, Joseph Cofer Black, il già capo del centro anti-terrorismo della Central Intelligence Agency negli anni compresi dal 1999 al 2002 ed Ambasciatore per l’anti-terrorismo presso il Dipartimento dello Stato dal 2002 al 2004, si unì al consiglio di amministrazione della Società “Burisma Group Holding”.

Il primo procedimento di messa in stato di accusa contro il precedente Presidente Donald John Trump.

Di seguito sono riportati gli atti relativi al primo procedimento di messa in stato di accusa, di impeachment, a carico del precedente Presidente degli Stati Uniti d’America Donald John Trump.
Le didascalie sono lasciate in lingua inglese così come intitolate dall’Editore e dagli Autori del Magazine “Time”, del Canale Broadcaster per l’informazione televisiva “ABC News” e del giornale “Washington Post” sui rispettivi Canali YouTube.

13.11.2019 h. 05:37’:12’’.
From TIME. U.S. House Intelligence Committee holds open first hearings in the request of impeachment inquiry of the President Donald John Trump.
U.S. House Intelligence Committee holds open first hearings in Democrats’ request of impeachment inquiry of the President Donald John Trump.

15.11.2019 h. 06:18’15’’.
From TIME. U.S. House Intelligence Committee continues open hearings in the request of impeachment inquiry of the President Donald John Trump.
The U.S. House Intelligence Committee holds its first open hearings as Democrats build a case against President Donald John Trump. Ambassador Marie Yovanovitch, who served as Ambassador to Ukraine until her abrupt removal earlier this year, gives evidences.

19.11.2019 h. 04:59’:20’’.
From TIME. U.S. House Intelligence Committee’s enters in the second week of the open hearings concerning the request of the impeachment inquiry of the President Donald John Trump.
Ongoing coverage of the request of the impeachment inquiry of the President Donald John Trump. The committee will hear from Lt. Col. Alexander Vindman and Vice President Mike Pence aide Jennifer Williams.

19.11.2019 h. 06:20’:41’’.
From TIME. U.S. House Intelligence Committee’s open hearings concerning the request of the impeachment inquiry of the President Donald John Trump.
U.S. House Intelligence Committee starts afternoon session of today’s open hearings in Democrats’ request of the impeachment inquiry of the President Donald John Trump. The committee will hear from former Ukraine envoy Kurt Volker and former NSC aide Timothy Morrison.

20.11.2019 h. 11:30’:50’’.
From TIME. Laura Cooper and David Hale testify as Trump impeachment inquiry continues.
Laura Cooper and David Hale testify before House investigators continue the prosecution of the course of the inquiry in the impeachment of the President Donald John Trump.

18.12.2019 h. 11:55′:00”.
From WP-Washington Post. The full House of Representatives will debate and vote on the articles of the request of the impeachment inquiry of the President Donald John Trump.
If at least one of the articles passes, Trump will be the third president in U.S. history to be impeached. If the House decides to impeach, the Senate will hold a trial to consider if Trump should be removed from office. On this historic day, The Post’s Libby Casey will be joined by Washington Post reporters Elise Viebeck, Amber Phillips, and Rhonda Colvin to take you through the process.
Trump is the fourth president in U.S. history to face impeachment, which could be approved this week on the House floor. At the center of the Democrats’ case is that Trump sought to withhold military assistance and an Oval Office meeting until Ukraine announced investigations into former vice president Joe Biden and his son.

21.01.2020 h. 11:55’:00’’.
From ABC News. From the U.S. Senate: the first day of hearing of the trial concerning the impeachment of the President Donald John Trump.
The first day of hearing of the trial of the impeachment of the President Donald Trump from the U.S. Senate.

21.01.2020 h. 11:55’:00’’.
From WP-Washington Post. The first day of the trial of the impeachment of the President Donald John Trump.The discussion concerning the rules of the trial.
The Senate trial begins for the impeachment of the President Donald Trump. Today, the Senate will vote to start President Trump’s Senate impeachment trial with a resolution that sets up the rules of the trial, including how long it will last and how long everyone has to speak. Each side will get a set amount of hours to present its case for or against the president.
President Trump was impeached by the House of Representatives in December for abuse of power and obstruction of Congress. Impeachment does not mean that the president has been removed from office. In the next phase, the Senate must hold a trial to make that determination. A Senate impeachment trial has happened only two other times in American history and once in the modern era. At the center of the Democrats’ case is that Trump sought to withhold military assistance and an Oval Office meeting until Ukraine announced investigations into former vice president Joe Biden and his son.

22.01.2020 h. 08:59’:14’’.
From ABC News. From the U.S. Senate: the second day of hearing of the trial concerning the impeachment of the President Donald John Trump.
The second day of hearing of the trial of the impeachment of the President Donald Trump from the U.S. Senate.

22.01.2020 h. 11:55’:00’’.
From WP-Washington Post. The second day of the trial of the impeachment of the President Donald John Trump.
Opening arguments in the President Donald John Trump’s impeachment trial began on Jan. 22 in the Senate. House managers, led by Republicans, Adam B. Schiff (Democratic Party-California), will present three days of opening arguments. Then, senators will have 16 hours to ask questions in writing. Chief Justice John G. Roberts Jr. will read the questions out loud, and the appropriate side – defense or prosecution – can answer them.
President Trump was impeached by the House of Representatives in December for abuse of power and obstruction of Congress. Impeachment does not mean that the president has been removed from office. In the next phase, the Senate must hold a trial to make that determination. A Senate impeachment trial has happened only two other times in American history and once in the modern era. At the center of the Democrats’ case is that Trump sought to withhold military assistance and an Oval Office meeting until Ukraine announced investigations into former vice president Joe Biden and his son.

23.01.2020 h. 10:28’:48’’.
From ABC News. From the U.S. Senate: the third day of hearing of the trial concerning the impeachment of the President Donald John Trump.
The third day of hearing of the trial of the impeachment of the President Donald Trump from the U.S. Senate.

23.01.2020 h. 11:23’:12’’.
From WP-Washington Post. The third day of the trial of the impeachment of the President Donald John Trump.
Opening arguments in President Trump’s impeachment trial began on Jan. 22 in the Senate. House managers, led by the Republicans, Adam B. Schiff (Democratic Party-California), will present three days of opening arguments. Then, senators will have 16 hours to ask questions in writing. Chief Justice John G. Roberts Jr. will read the questions out loud, and the appropriate side – defense or prosecution – can answer them.
President Trump was impeached by the House of Representatives in December for abuse of power and obstruction of Congress. Impeachment does not mean that the president has been removed from office. In the next phase, the Senate must hold a trial to make that determination. A Senate impeachment trial has happened only two other times in American history and once in the modern era. At the center of the Democrats’ case is that Trump sought to withhold military assistance and an Oval Office meeting until Ukraine announced investigations into former vice president Joe Biden and his son.

24.01.2020 h. 11:23’:52’’.
From ABC News. From the U.S. Senate: the fourth day of hearing of the trial concerning the impeachment of the President Donald John Trump.
The fourth day of hearing of the trial of the impeachment of the President Donald Trump from the U.S. Senate.

24.01.2020 h. 09:44’:18’’.
From WP-Washington Post. The fourth day of the trial of the impeachment of the President Donald John Trump.

25.01.2020 h. 04:09’:24’’.
From ABC News. From the U.S. Senate: the fifth day of hearing of the trial concerning the impeachment of the President Donald John Trump.

25.01.2020 h. 04:13’:01’’.
From WP-Washington Post. The fifth day of the trial of the impeachment of the President Donald John Trump. The House managers wrapped up their arguments against President Trump on Jan. 24. Trump’s team, including lawyers Pat Cipollone and Jay Sekulow, now has 24 hours to present their case. After Trump’s lawyers conclude their presentation early next week, senators will have an opportunity to submit questions to both sides in writing. Following that, debate will turn to whether to call witnesses and subpoena documents.
Trump was impeached by the House of Representatives in December for abuse of power and obstruction of Congress. Impeachment does not mean that the president has been removed from office. In the next phase, the Senate must hold a trial to make that determination. A Senate impeachment trial has happened only two other times in American history and once in the modern era. At the center of the Democrats’ case is that Trump sought to withhold military assistance and an Oval Office meeting until Ukraine announced investigations into former vice president Joe Biden and his son.

27.01.2020 h. 08:24’:14’’.
From ABC News. From the U.S. Senate: the sixth day of hearing of the trial concerning the impeachment of the President Donald John Trump.

27.01.2020 h. 09:55’:48’’.
From WP-Washington Post. The sixth day of the trial of the impeachment of the President Donald John Trump.
The House managers wrapped up their arguments against President Trump on Jan. 24. Trump’s team, including lawyers Pat Cipollone and Jay Sekulow, now has 24 hours to present their case. After Trump’s lawyers conclude their presentation, senators will have an opportunity to submit questions to both sides in writing. Following that, debate will turn to whether to call witnesses and subpoena documents.
Trump was impeached by the House of Representatives in December for abuse of power and obstruction of Congress. Impeachment does not mean that the president has been removed from office. In the next phase, the Senate must hold a trial to make that determination. A Senate impeachment trial has happened only two other times in American history and once in the modern era. At the center of the Democrats’ case is that Trump sought to withhold military assistance and an Oval Office meeting until Ukraine announced investigations into former vice president Joe Biden and his son.

28.01.2020 h. 02:07’:46’’.
From ABC News. From the U.S. Senate: the seventh day of hearing of the trial concerning the impeachment of the President Donald John Trump.

28.01.2020 h. 04:17’:00’’.
From WP-Washington Post. The seventh day of the trial of the impeachment of the President Donald John Trump.

29.01.2020 h. 11:26’:25’’.
From ABC News. From the U.S. Senate: the eighth day of hearing of the trial concerning the impeachment of the President Donald John Trump.

29.01.2020 h. 11:55’:00’’.
From WP-Washington Post. The eighth day of the trial of the impeachment of the President Donald John Trump.
Senators begin the question and answer phase of the President Trump’s impeachment trial. President Trump’s lawyers continue their allotted 24 hours to make a presentation in the Senate impeachment trial. House impeachment managers and President Trump’s lawyers have concluded their opening arguments in the Senate. The impeachment trial moves into the question period for both sides on Jan. 29, when senators submit questions in writing to Chief Justice John G. Roberts Jr. The chief justice will read questions out loud, alternating between the majority and minority for up to eight hours.
Trump was impeached by the House of Representatives in December for abuse of power and obstruction of Congress. Impeachment does not mean that the president has been removed from office. In the next phase, the Senate must hold a trial to make that determination. A Senate impeachment trial has happened only two other times in American history and once in the modern era. At the center of the Democrats’ case is that Trump sought to withhold military assistance and an Oval Office meeting until Ukraine announced investigations into former vice president Joe Biden and his son.

30.01.2020 h. 11:32’:16’’.
From ABC News. From the U.S. Senate: the ninth day of hearing of the trial concerning the impeachment of the President Donald John Trump.

30.01.2020 h. 11:55’:00’’.
From WP-Washington Post. The ninth day of the trial of the impeachment of the President Donald John Trump.
Senators continue the question and answer phase of the President Trump’s impeachment trial. House impeachment managers and President Trump’s lawyers have concluded their opening arguments in the Senate. The impeachment trial is now in the question period for both sides, when senators submit questions in writing to Chief Justice John G. Roberts Jr. The chief justice will read questions out loud, alternating between the majority and minority for up to eight hours.
Trump was impeached by the House of Representatives in December for abuse of power and obstruction of Congress. Impeachment does not mean that the president has been removed from office. In the next phase, the Senate must hold a trial to make that determination. A Senate impeachment trial has happened only two other times in American history and once in the modern era. At the center of the Democrats’ case is that Trump sought to withhold military assistance and an Oval Office meeting until Ukraine announced investigations into former vice president Joe Biden and his son.

31.01.2020 h. 05:48’:24’’.
From ABC News. From the U.S. Senate: the tenth day of hearing of the trial concerning the impeachment of the President Donald John Trump.

31.01.2020 h. 08:51’:50’’.
From TIME. The tenth day of the trial of the impeachment of the President Donald John Trump.
President Donald Trump’s impeachment trial begins on this friday. Senators debate and vote on whether to seek on witnesses and documents in President Trump’s impeachment trial. A crucial vote is anticipated Jan. 31 on whether to call witnesses in the Trump impeachment trial, including former national security adviser John Bolton. In a manuscript of his new book, Bolton reportedly says that Trump directly tied the holdup of nearly $400 million in military assistance to Ukraine to investigations of the Biden family.
Trump was impeached by the House of Representatives in December for abuse of power and obstruction of Congress. Impeachment does not mean that the president has been removed from office. In the next phase, the Senate must hold a trial to make that determination. A Senate impeachment trial has happened only two other times in American history and once in the modern era. At the center of the Democrats’ case is that Trump sought to withhold military assistance and an Oval Office meeting until Ukraine announced investigations into former vice president Joe Biden and his son.

03.02.2020 h. 07:29′:07’’.
From ABC News. Senate impeachment trial of the President Trump resumes with closing arguments.

03.02.2020 h. 08:58’:50’’.
From WP-Washington Post. At the Senate the trial for the impeachment of the President Donald John Trump resumes with the illustration and the representation of the closing arguments.
Closing the arguments will begin Feb. 3 after the Senate rejected a measure to call witnesses in President Trump’s impeachment trial on Jan. 31. The trial will be the first in U.S. history without witnesses. Senators plan to vote two days later on the impeachment charges against Trump for abuse of power and obstruction of Congress.
Democrats had been pushing to call former national security adviser John Bolton and other officials who declined to participate in the House proceedings that led to Trump’s impeachment. But most GOP senators, led by Senate Majority Leader Mitch McConnell (Republican Party-Kentucky), rallied to the president’s defense and said he should not be removed from office.
Trump was impeached by the House of Representatives in December. The crux of the case for his impeachment is the allegation that he withheld military aid and a White House meeting to pressure Ukraine to investigate Joe Biden and his son. Hunter Biden served on the board of Burisma, a Ukrainian energy company, while his father was vice president.

05.02.2020 h. 07:19′:08”.
From TIME. Senators vote on articles of impeachment against President Trump.
Senators vote on the articles concerning the trial for the impeachment against the President Donald John Trump.

05.02.2020 h. 06:17′:41”.
From WP-Washington Post. The trial for the impeachment of the President Donald John Trump, the expression of the final vote by the Senate.
The historic trial will wrap on Feb. 5 with a likely acquittal in the Republican-led Senate. Senators plan to vote today at 4 p.m. ET on the impeachment charges against Trump for abuse of power and obstruction of Congress. Closing arguments began on Feb. 3 after the Senate rejected a measure to call witnesses – the trial will be the first in U.S. history without witnesses.
Democrats had been pushing to call former national security adviser John Bolton and other officials who declined to participate in the House proceedings that led to Trump’s impeachment. But most GOP senators, led by Senate Majority Leader Mitch McConnell (R-Ky.), rallied to the president’s defense and said he should not be removed from office.
Trump was impeached by the House of Representatives in December. The crux of the case for his impeachment is the allegation that he withheld military aid and a White House meeting to pressure Ukraine to investigate Joe Biden and his son. Hunter Biden served on the board of Burisma, a Ukrainian energy company, while his father was vice president.

Infine, nel 2021 alla scadenza quasi del mandato governativo e presidenziale l’allora Presidente statunitense Donald John Trump fu nuovamente posto in stato di accusa per aver incitato, favorito e sostenuto il compimento delle azioni dell’assalto e dell’assedio del Campidoglio avvenuti lo scorso 6 gennaio 2021. In seguito all’essere stato assolto dalle accuse contestategli, egli licenziò diversi funzionari dell’amministrazione governativa e presidenziale i quali, secondo il pensiero e lo spirito di cui interpretò la linea di comportamento tenuta, convincendosi di quanto non gli fossero stati e non gli erano stati così sufficientemente fedeli, durante il corso del mandato e delle funzioni governative e presidenziali da egli esercitate e svolte quindi nel corso delle investigazioni e della procedura della messa in stato di accusa, della procedura dell’impeachment. Egli mostrò la prima pagina del “Washington Post” facendo sì che in qualche maniera questa fosse particolarmente bene evidente alle telecamere ed alle fotocamere quindi ai giornalisti il giorno dopo l’essere stato assolto dalle accuse contestategli al Senato facendo sì che fosse ripreso il frontespizio della prima pagina del giornale da cui era riportata la notizia.

11 gennaio 2021. La seconda mozione di messa in stato di accusa.
La procedura finalizzata ad adire per la seconda volta la mozione per la messa in stato di accusa, in stato di impeachment, l’allora quarantacinquesimo Presidente degli Stati Uniti d’America Donald John Trump fu attivata tra l’11 gennaio 2021 ed il 13 gennaio 2021, una settimana prima della scadenza del termine del mandato governativo e presidenziale, in seguito all’assalto ed all’assedio avvenuti lo scorso 6 gennaio 2021 al Campidoglio, al Palazzo ove vi è la sede il Congresso degli Stati Uniti d’America, mozione supportata dai rappresentanti parlamentari di ambedue le parti politiche determinate e rappresentate dai partiti, il Partito Democratico sino a quell’epoca all’opposizione ed il Partito Repubblicano come espressione della maggioranza governativa e politica e legittimata alla presidenza della nazione dalle elezioni presidenziali vinte nell’anno 2016 e confermate poi nelle elezioni di medio termine tenutesi nell’anno 2018, con l’accusa di aver fomentato un’insurrezione contro il governo, nell’ambito delle proteste avvenute lo scorso 6 gennaio 2021. L’unico articolo della mozione fu approvato dai parlamentari rappresentanti riuniti in sessione in assemblea nell’aula del Congresso esprimendo complessivamente
una maggioranza di 232 (duecentotrentadue) voti favorevoli, di cui 10 (dieci) di questi voti furono espressi dai parlamentari rappresentanti repubblicani, rendendolo così il primo presidente della storia ad essere posto per due volte in stato d’accusa, in stato di impeachment. Per la storia fu la prima volta per cui il Presidente degli Stati Uniti d’America fosse stato accusato per due volte durante l’esercizio attivo della carica e delle funzioni istituzionali governative e presidenziali.

Il secondo procedimento di messa in stato di accusa contro il precedente Presidente Donald John Trump.

Di seguito sono riportati gli atti relativi al secondo procedimento di messa in stato di accusa, di impeachment, a carico del precedente Presidente degli Stati Uniti d’America Donald John Trump.
Le didascalie sono lasciate in lingua inglese così come intitolate dall’Editore e dagli Autori del Magazine “Time”, del Canale Broadcaster per l’informazione televisiva “ABC News” e del giornale “Washington Post” sui rispettivi Canali YouTube.

13.01.2021 h.07:23′:40”.
From Time. The House of Representatives impeached Donald Trump on January 13th, 2021, for a second time, marking the first time in U.S. history that a President has been impeached more than once.

09.02.2021 h. 04:12’20”.
From Time. The second Trump impeachment trial begins, the first day of the trial. The former president is charged with inciting an insurrection the January 6th, 2021, when a mob of his supporters broke into the Capitol to interrupt the electoral vote count.

09.02.2021 h. 05:47′:01”.
From ABC News. The second impeachment trial of the former President Donald John Trump, the first day of the trial.
Former President Donald John Trump’s historic second impeachment trial is now underway. He faces a single charge of incitement of insurrection over his actions leading up to the January, 6th, 2021.

09.02.2021 h. 06:04′:30”.
From WP-Washington Post. Senate debates constitutionality of the trial concerning the second impeachment of the President Donald John Trump, in this first day of the trial.
Former president Donald John Trump’s second impeachment trial will begins on February 9th, 2021. He is accused of “incitement of insurrection” after the deadly January 6th, 2021, riot at the Capitol.

10.02.2021 h. 07:41′:20”.
From Time. The trial concerning the second impeachment of the President Donald John Trump, the second day.
Former President Trump is charged with inciting the January 6th, 2021, the insurrection at the Capitol. This is the first time in U.S. history that a president has been impeached more than once.

10.02.2021 h. 09:49′:40”.
From WP-Washington Post. The second day of the trial concerning the second impeachment of the President Donald John Trump.
Former President Donald Trump’s second impeachment trial will continue on February 10th, 2021. He is accused of “incitement of insurrection” after the deadly Capitol riot. The first day of the Senate trial opened with House managers playing a graphic video of the January 6th, 2021, takeover interspersed with the former president’s words.
The Representative Jamie B. Raskin (Democratic Party – Maryland) argued that Trump’s lawyers have misconstrued the Constitution by arguing that presidents cannot be tried by the Senate after leaving office. Doing so, he said, would allow a president to do “anything he may want to do” during his final month in office.
The Post’s Libby Casey will anchor live coverage of the trial and be joined by reporters Rhonda Colvin, Joyce Koh, Nicole Ellis, Hannah Jewell and James Hohmann.

11.02.2021 h. 04:26′:05”.
From Time. The trial concerning the second impeachment of the President Donald John Trump, the third day.
Former President Trump is charged with inciting the January 6th, 2021, the insurrection at the Capitol. This is the first time in U.S. history that a president has been impeached more than once.

11.02.2021 h. 06:33′:40”.
From WP-Washington Post. The third day of the trial concerning the second impeachment of the President Donald John Trump.
Former president Donald Trump’s second impeachment trial will continue on February 11th, 2021. He is accused of “incitement of insurrection” after the deadly Capitol riot.
House managers have argued that the attack was “predictable” and “foreseeable” because of the former president’s provocations, including tweets and speeches that were displayed as part of their presentation. Unseen security footage presented by managers also showed the following:
– Vice President Mike Pence and his family being rushed from the Senate chamber
– Rioters chanting and searching for House Speaker Nancy Pelosi (Democratic Party – California)
– Senator Mitt Romney (Republican Party – Utah) running in the opposite direction of the rioters.
The Post’s Libby Casey will anchor live coverage of the trial and be joined by reporters Rhonda Colvin, Joyce Koh, Nicole Ellis, Hannah Jewell and James Hohmann.

12.02.2021 h. 06.30’10”.
From Time. The trial concerning the second impeachment of the President Donald John Trump, the fourth day.
Senators asked questions for both the House impeachment managers and Trump’s lawyers after both sides laid out their case. Former President Trump is charged with inciting the January 6th, 2021, the insurrection at the Capitol. This is the first time in U.S. history that a President has been impeached more than once.

12.02.2021 h. 08:31′:50”.
From WP-Washington Post. The fourth day of the trial concerning the second impeachment of the President Donald John Trump.
Former president Donald Trump’s second impeachment trial will continue on February 12th, 2021. He is accused of “incitement of insurrection” after the deadly Capitol riot.
House managers have argued that if senators do not convict Trump and prevent him from running for office again, the former president could incite more violence in the future. The managers used surveillance footage from the Capitol, along with Trump’s own words and tweets, to try to build a case against him.
The Post’s Libby Casey will anchor live coverage of the trial and be joined by reporters Rhonda Colvin, Joyce Koh, Nicole Ellis, Hannah Jewell and James Hohmann.

13.02.2021 h. 10:26’05”.
From ABC News. House votes to impeach the President Donald John Trump for the second time.
The House of the Representatives votes to impeach the President Donald John Trump for second time.

13.02.2021 h. 09:19′:25”.
From WP-Washington Post. The fifth day of the trial concerning the second impeachment of the President Donald John Trump.
On February 13th, 2021, the Senate voted to acquit former president Donald Trump of “incitement of insurrection” after the deadly Capitol riot.
The Senate abandoned a plan to call witnesses in the trial after initially voting to do so. In a surprising turn, lead impeachment manager Representative Jamie Raskin (Democratic Party – Maryland) asked that a statement from the Representative Jaime Herrera Beutler (Republican Party – Washington) be admitted into the record rather than she be subpoenaed for testimony. Herrera Beutler’s statement says that House Minority Leader Kevin McCarthy (Republican Party – California) told her that Trump had expressed sympathy for the mob during a heated phone call between the two as the January 6th, 2021, the attacks was unfolding.
The Post’s Libby Casey will anchor live coverage of the trial and be joined by reporters Rhonda Colvin, Joyce Koh, Nicole Ellis, Hannah Jewell and James Hohmann.

I parlamentari rappresentanti riuniti nel Senato respinsero la mozione di messa in stato d’accusa, in stato di impeachment, così come era stata proposta ed assolsero l’allora Presidente statunitense Donald John Trump, accusato dai parlamentari rappresentanti democratici e da alcuni parlamentari rappresentanti republicani di essere stato responsabile di aver incitato, istigato e provocato l’insurrezione criminale e violenta, l’assalto, l’assedio e le devastazioni alla Camera dei Rappresentanti al Campidoglio; di essere responsabile di aver commesso azioni e provocazioni di fattispecie criminali e delittuose gravissime di “incitamento all’insurrezione” contro il governo degli Stati Uniti e di “azione illegale in Campidoglio” avendo egli tenuto un discorso inerente alla “Marcia per salvare l’America” al “National Mall” per aver fagocitato le idee estremistiche e violente, insurrezionali e rivoluzionarie nelle frange di coloro i quali sostenevano l’elezione e la nomina di egli alla presidenza ed al governo del nazione statunitense nuovamente per il corso di un secondo mandato governativo e presidenziale, consigliando ai suoi elettori ed ai suoi sostenitori di marciare pacificamente verso il Campidoglio, insorgendo invece violentemente e compiendo un atto di invasione del Parlamento per evitare che fosse certificata e validata la vittoria elettorale del candidato democratico alla presidenza della nazione statunitense Joe Biden alle elezioni presidenziali tenutesi nei mesi precedenti dai parlamentari rappresentanti riuniti appositamente per deliberare nel merito al Congresso; nonostante il Presidente appena eletto Joe Biden avesse opposto il parere contrario alla messa in stato di accusa, in stato d’impeachment in sfavore del suo predecessore; l’allora Presidente statunitense Donald John Trump fu così assolto quando i parlamentari rappresentanti esprimendo 57 (cinquantasette) voti favorevoli alla messa in stato di accusa, in stato di impeachment contro 43 (quarantatré) voti contrari espressi essendo 67 (sessantasette) i voti necessari e sufficienti perché si potesse procedere in questo senso, nonostante il 9 febbraio 2021 durante il corso dell’assemblea parlamentare tenutasi nel Senato al cui termine 56 (cinquantasei) senatori, dei quali 6 (sei) erano repubblicani; i parlamentari rappresenti votarono a favore della costituzionalità e della regolarità della messa in stato d’accusa, in stato d’impeachment, dell’allora Presidente Donald John Trump, esprimendosi favorevolmente perché fosse espressa la condanna, in dissenso con quanto era stato concordato tra i parlamentari eletti nelle fila del Partito Repubblicano, essi votarono per le accuse contestate a favore dell’espressione della mozione della messa in stato d’accusa, in stato di impeachment, alcuni dei quali, per la precisione 7 (sette) senatori erano repubblicani; nonostante rispetto all’azione di porre in stato di accusa, in stato d’impeachment, il Presidente, fosse stato invocato il 25° emendamento della Costituzione degli Stati uniti d’America, esprimendo in merito a questa ulteriore mozione 223 (duecentoventitré) voti favorevoli contro 205 (duecentocinque) voti contrari e 5 (cinque) parlamentari rappresentanti si fossero astenuti e fosse stata quindi accettata e deliberata la risoluzione proposta dal Senatore repubblicano e Vice-Presidente degli Stati Uniti d’America Mike Pence nel merito dello specifico caso in esame, il quale negò e si rifiutò di procedere con la rimozione dell’allora Presidente degli Stati Uniti d’America Donald John Trump in carica dall’esercizio delle funzioni governative e presidenziali della nazione; decisione per cui non è quindi esclusa la possibilità per l’allora Presidente Donald John Trump di candidarsi nuovamente alle future elezioni presidenziali nell’anno 2024.
Nel momento in cui i parlamentari rappresentanti si riunirono a “Capitol Hill” nel Congresso degli Stati Uniti d’America per certificare i voti elettorali delle elezioni presidenziali conclusesi e deliberare quindi l’elezione del Presidente nazionale, quelli che avessero dovuto essere gli elettori, cittadini i quali ebbero votato favorendo, preferendo e sostenendo il candidato repubblicano Donald John Trump perché assumesse il secondo mandato presidenziale, già allora ed ancora in quel momento Presidente in carica degli Stati Uniti d’America, il 6 gennaio 2021; freddo e stancante, bigio, plumbeo e pronto a nevicare e sonnolento giorno d’inverno per altri versi in cui per la comunità cristiana si concludono le festività natalizie con la celebrazione dell’Epifania del Signore e la pagana befana con la “scopa”, ricorrenze segnate tristemente per già ben due volte, per due anni consecutivi, il 2020 ed il 2021, ormai dalla pandemia e dall’epidemia della “SARSCoronavirusCovid19Cov2”; divennero masnade, orde barbariche di facinorosi e di rivoltosi barbuti, forzuti in carne e muscolosi con i pantaloni mimetici minacciosi e le giacche “Harley”, le donne con le felpe colorate bianche, rosse e blu ed i cappellini da “baseball” rossi con la bandierina statunitense sul lato sinistro e sulla fronte scritto il celebre motto “Make America Great Again”, tradotto in lingua italiana con l’espressione “Facciamo l’America di nuovo grande”, spesso abbreviato con l’acronimo “MAGA”, slogan utilizzato nella politica statunitense, reso popolare ancor di più recentemente da Donald John Trump nella sua campagna elettorale presidenziale del 2016, in quella per l’anno 2018 di medio-termine ed in quelle per le elezioni presidenziali del 2020, di cui il sondaggista democratico Douglas Schoen definì per valutarlo quanto «questa espressione potesse e sia in grado da poter essere probabilmente lo slogan da campagna più risonante della storia recente» usato come strumento di comunicazione e di persuasione dal candidato alle elezioni presidenziali e poi Presidente eletto degli Stati Uniti d’America Donald John Trump, facendo breccia nella maggioranza dell’elettorato statunitense il quale credeva che il paese fosse in declino; sì che passata la “befana” è carnevale ad un passo, ma ben poco quanto nulla c’è e ci sarebbe da ridere, se non ci sarebbe da piangere e da restare attoniti e sgomenti ai soli atti di vedere quelle immagini e di sentire le cronache dei racconti in presa diretta ed in differita; le quali attraversarono il “National Mall” quindi assaltarono ed assediarono in maniera criminale e violenta il “Campidoglio”, il palazzo del Parlamento ove sono situate la sede del “Congresso”, la sede della “Camera dei Rappresentanti”, denominazione tradotta in lingua inglese con l’espressione “House of the Representatives”, il “Senato” e la “Corte Suprema di Giustizia” degli Stati Uniti d’America.

Gli assalitori con violenza ed atteggiamenti terroristici, minacciosi e rivoltosi dopo essere entrati di forza nell’edificio violandone i controlli e la sicurezza ed ogni sistema di prevenzione e di protezione ne devastarono e ne saccheggiarono le strutture e depredandone gli arredi e le cose, gli strumenti e gli oggetti anche privati e personali dei parlamentari e della Presidente del Congresso Nancy Pelosi, così provando ad impedire che la vittoria elettorale del candidato Presidente eletto alla presidenza degli Stati Uniti d’America Joe Biden venisse certificata e ratificata dai parlamentari rappresentanti riuniti in assemblea per deliberare a questo fine al Congresso; quel giorno così assunse ancora drammaticamente maggiore fato e tristezza dando tutta la sensazione di avvertire ancor più disagio, dispiacere e freddo, confusione e disorientamento. I manifestanti entrarono illegalmente nel Palazzo e si riunirono sui fronti est ed ovest della struttura, fu invasa ed occupata anche la piattaforma costruita perché fosse successivamente svolta la cerimonia del giuramento quindi dell’insediamento e dell’assunzione delle funzioni istituzionali presidenziali e governative. Cinque persone morirono durante il corso di quell’assalto insensato, compreso un Agente di sicurezza del “Campidoglio”, mentre furono ritrovati alcuni materiali ed oggetti esplosivi vicino ai pressi alla struttura, alcuni giorni dopo un altro Agente di sicurezza del Campidoglio si suicidò, gesto di cui non fu e non è chiaro perché egli lo abbia compiuto, forse per sfuggire in maniera estrema ad eventuali incriminazioni od incolpazioni per mancanze, negligenze o complicità nel compiere i doveri e le funzioni assegnategli da compiere ed alle responsabilità da assolvere quindi alle sanzioni disciplinari e penali inerenti alle azioni dell’assalto e dell’assedio compiute e perpetrate dai facinorosi rivoltosi. Inizialmente, l’allora Presidente degli Stati Uniti d’America Donald John Trump non dichiarò nulla e non prese misure per censurare e per condannare l’assalto avvenuto in quella maniera al “Campidoglio” ed in un discorso tenuto varie ore più tardi sottolineò ancora le sue teorie e le sue cospirazioni sulla frode elettorale per cui aveva perso le elezioni e la presidenza del paese.

Qualche ora più tardi i parlamentari rappresentanti riuscirono a riunirsi in assemblea, pur in condizioni ed in maniere precarie dato quanto era accaduto poche ore prima, certificando quindi i voti elettorali durante le prime ore del mattino del successivo 7 gennaio 2021; l’allora Presidente degli Stati Uniti d’America Donald John Trump quindi rilasciò una dichiarazione annunciando di procedere verso l’attuazione e la realizzazione di una “transizione ordinata” dei poteri governativi e presidenziali in favore del suo successore, in favore del Presidente eletto Joe Biden durante il giorno in cui saranno celebrati e tenuti il giuramento e l’insediamento del Presidente degli Stati Uniti d’America e dei segretari nominati ed incaricati delle titolarità e delle funzioni dei dicasteri governativi e presidenziali.

Le bandiere confederate.
Le bandiere “confederate” sono state uno dei simboli a caratterizzare ed a connotare in maniera caratteristica e pregnante questo momento drammaticamente storico, simbolo terribile identificato e raffigurato su queste bandiere strettamente collegato ai movimenti etnici e razziali, nazionalisti e suprematisti bianchi, alla superiorità ed alla supremazia etnica e razziale della razza bianca, alcuni di cui promotori e sostenitori dell’ideologia della causa persa della Confederazione, ovvero il pensiero secondo cui doveva essere perorata e perseguita la causa degli “Stati Confederati del Sud” della secessione degli stati meridionali “confederati” dall’Unione quindi ne dovevano essere conseguite le finalità e gli ideali, i principi ideologici e politici, compresa la conservazione del regime della schiavitù, istituto previsto dalla allora vigente legislazione, durata per più di un secolo, da prima della fondazione e della costituzione degli Stati Uniti d’America avvenute nel 1776, e continuata per lo più negli Stati del sud fino a quando fu approvato quindi posto in vigore di legge il passaggio del XIII Emendamento della Costituzione degli Stati Uniti d’America nel 1865 a seguito della conclusione della guerra civile, ricordata nel corso della storia come la guerra di secessione combattuta fra il 12 aprile 1861 ed il 23 giugno 1865 e la cui ultima battaglia fu conclusa il 13 maggio 1865 fra gli eserciti degli Stati da cui era definita l’Unione da cui fu poi costituita e definita l’America come entità nazionale e le armate secessioniste e separatiste degli Stati “confederati”, l’entità politica multipla sorta dalla riunione confederale degli Stati secessionisti e separatisti dall’Unione con essa, da cui fu originata la guerra combattuta e disputata perché fossero abrogate quindi proibite e non più consentite o non fossero legittimate e giustificate la schiavitù e la servitù nonché le segregazioni etniche e razziali; simbolo quello della bandiera “confederata” usato in segno di risposta al movimento per i diritti civili ed umani e alle leggi federali in materia di diritti civili ed umani, etnici e razziali negli anni ’50 e ’60 del XX secolo, le bandiere “confederate” e l’utilizzazione della bandiera come simbolo, del vessillo stesso collegate alla “confederazione” degli Stati del Sud, all’identificazione ed all’identità nazionale dello stato americano, costituiscono una serie di argomenti ampiamente e fortemente controversi, la connotazione della “bandiera di guerra confederata” è legata alla cultura degli stati del sud, ai diritti degli Stati, alla commemorazione storica della guerra civile americana, alla glorificazione della guerra civile e celebrazione della causa persa della secessione, al razzismo, alla schiavitù, alla segregazione, al suprematismo etnico e razziale bianco, all’intimidazione degli afro-americani quindi alle negazioni nonché alle revisioni ideologiche, nazionalistiche, politologiche e storiche.

Particolare ed intensa, caratterizzata da apprensione e da preoccupazione di notevole entità, è la sensazione avvertita nell’ascoltare e nel leggere, ricordando storicamente il susseguirsi del corso delle vicende correlate alla “bandiera confederata”, quanto è narrato dal Direttore Antonio Di Bella nel corrispondere nel “I Capitolo” intitolato “06/01/2021. Assalto a Capitol Hill” in merito a quanto è accaduto in quel momento quando fu assaltato, occupato ed assediato, devastato e depredato il Palazzo del Parlamento nella capitale della federazione, Washington D.C., nel Distretto di Columbia, la cui denominazione in lingua inglese è “The District of Columbia”, sul Colle del Campidoglio, denominato “Capitol Hill”, il cui edificio è caratterizzato dall’enorme cupola centrale innalzata su una rotonda, connettendo due ali, due settori laterali in cui sono situate le due Camere del Congresso da cui il Parlamento è costituito; il settore nord in cui è situato il “Senato”, la Camera “alta”, the “Senate of the United States of America”, il settore sud in cui è situata la Camera “bassa”, la “Camera dei Rappresentanti”, the “House of the Representatives”, al limite orientale del viale monumentale denominato “National Mall”, sede della “Camera dei Rappresentanti” e del “Senato” da cui è costituito il “Congresso” degli Stati Uniti d’America, il Parlamento federale, situato ad un solo isolato di distanza dal palazzo della “Corte Suprema di Giustizia”, i punti di riferimento istituzionali per eccellenza tra i più importanti e pensare a quanto sia accaduto, a quanto è accaduto quel 6 gennaio 2021:
Il presidente Donald Trump occupa un palco vicino alla Casa Bianca, al 1600 di Pennsylvania Avenue. Inveisce contro i risultati delle elezioni e i suoi lealisti si stanno già radunando davanti al Campidoglio, che è a poco piÚ di un chilometro da lÏ.
Intorno a noi ci sono venti o trentamila manifestanti pro-Trump. Gli uomini hanno barbe lunghe, abiti e cappelli stravaganti, bandiere colorate. Il clima è da scampagnata, ma nella massa colgo un dettaglio che mi fa pensare a scenari meno idilliaci: tra le bandiere c’è quella confederata. Durante la lunga e sanguinosa Guerra Civile degli Stati Uniti, combattuta tra il 1861 e il 1865, nessuna bandiera confederata è mai arrivata all’ombra del Campidoglio. Eppure, adesso, ho proprio sotto i miei occhi il vessillo rosso e blu degli Stati del Sud, la patria degli schiavisti ai tempi della Guerra di Secessione americana. Mi sembra davvero incredibile veder sventolare oggi quello che è a tutti gli effetti un simbolo dell’era della schiavitù. Un simbolo controverso e rifiutato, tanto che dopo la strage di Charleston, avvenuta il 17 giugno 2015, quando un ventunenne bianco uccise in chiesa nove afroamericani, si erano moltiplicati gli appelli affinché non sventolasse più sulla sede del governo e del parlamento dello Stato della South Carolina. Dell’autore della strage, Dylann Roof, esistono alcune immagini con la bandiera. Lui stesso è stato catturato grazie a una donna che ha riconosciuto la sua auto: la bandiera confederata era impressa sulla targa. Un simbolo che, però, nel sottobosco della società ha continuato a sopravvivere, fino ad arrivare qui, addirittura nel cuore di Washington.
Ancora non lo so, ma tra qualche ora scoprirò che, mentre me ne sto lì a fissare gli uomini con i vessilli rossi e blu, i fotografi stanno immortalando nel Congresso un uomo con la bandiera in spalla in mezzo ai ritratti dell’abolizionista Charles Sumner e dello schiavista John C. Calhoun. Incredibile. Sembra impossibile, perché, dopo la Seconda guerra mondiale, quella bandiera è diventata un simbolo delle leggi Jim Crow, che sostennero una feroce gerarchia razziale negli Stati del Sud, aggirando le tutele messe in atto dopo la fine della Guerra Civile. Un simbolo insomma popolare tra i suprematisti bianchi, anche al di fuori degli Stati Uniti. Vederla sventolare tra le mura del Congresso fa davvero impressione».

Benedetto Loprete