24.02.2021. Considerazioni e riflessioni su quanto accaduto in Repubblica Democratica del Congo. Morte dell’Ambasciatore Luca Attanasio e del Carabiniere Vittorio Iacovacci.

L’informativa urgente alla Camera. Di Maio al Parlamento: “Attanasio e Iacovacci vittime di un vile agguato”. Il ministro degli Esteri: “Chiesto a Pam e Onu di aprire un’inchiesta”.

Fonte tratta da: Rai. RaiNews24.

24 febbraio 2021

L’Italia “onorerà” il sacrificio dell’ambasciatore Attanasio e del carabiniere Iacovacci con “funerali di Stato” e non risparmierà “alcuno sforzo per arrivare alla verità sulla tragica fine”. Il ministro ha assicurato un maggiore “impegno” e “attenzione per l’Africa, un continente cruciale per gli equilibri del mondo”.
L’Italia “onorerà” il sacrificio dell’ambasciatore Attanasio e del carabiniere Iacovacci, con “funerali di Stato”. L’Italia non risparmierà “alcuno sforzo per arrivare alla verità sulla tragica fine”. Il ministro degli Esteri ha assicurato un maggiore “impegno” e “attenzione per l’Africa, un continente cruciale per gli equilibri del mondo”.
“È stato straziante accogliere, a fianco del presidente Draghi e dei familiari, le salme dei nostri due connazionali, vittime del vile agguato che ha stroncato le loro giovani vite e sconvolto quelle dei loro cari”, ha dichiarato il ministro degli esteri Luigi Di Maio riferendo alla Camera sull’agguato costato la vita all’ambasciatore Luca Attanasio e al carabiniere Vittorio Iacovacci. “L’ambasciatore e il carabiniere si sono affidati al protocollo delle Nazioni Unite, che li ha presi in carico fin da Kinshasa, su un aereo della missione Onu per il viaggio fino a Goma”, ha dichiarato il ministro degli Esteri. “La missione – ha aggiunto – si è svolta su invito delle Nazioni Unite, quindi, anche il percorso in auto si è svolto nel quadro organizzativo predisposto dal programma alimentare mondiale”.
“Quanto è successo ha evidenziato ancora una volta il tema della sicurezza di alcuni Paesi in cui operano i nostri diplomatici e militari. La Farnesina, a livello interno, nell’ambito delle costanti attività di prevenzione e mitigazione del rischio per il personale diplomatico-consolare all’estero, classifica la Repubblica Democratica del Congo in terza fascia di rischio (su 4). “A differenza di quanto riportato da alcuni organi di stampa, vorrei chiarire che la sicurezza dell’Ambasciata a Kinshasa è assicurata da due Carabinieri in missione quadriennale” – spiega Di Maio –, “ai quali si aggiungono due carabinieri in missione di tutela che si alternano regolarmente per periodi di 180 giorni. Il Carabiniere Vittorio Iacovacci rientrava in questa seconda tipologia e per questo aveva accompagnato l’Ambasciatore nella missione Onu a Goma e aveva con sé la pistola di ordinanza”. “L’Ambasciata a Kinshasa è dotata di due vetture blindate, con le quali appunto l’Ambasciatore si spostava in città e per missioni nel Paese, sempre accompagnato da almeno un carabiniere a tutela”, ha sottolineato Di Maio. “Vorrei anche chiarire che Kinshasa e Goma sono distanti circa 2.500 km. L’Ambasciatore e il Carabiniere si sono quindi affidati al Protocollo delle Nazioni Unite, che li ha presi in carico fin da Kinshasa, su un aereo della missione Onu “Monusco”, per il viaggio fino a Goma” spiega, aggiungendo che “in qualità di Capo Missione, l’Ambasciatore Luca Attanasio aveva piena facoltà di decidere come e dove muoversi all’interno del Paese. “La missione si è svolta su invito delle Nazioni Unite. Quindi, anche il percorso in auto si è svolto nel quadro organizzativo predisposto dal Programma Alimentare Mondiale. Per questo ho immediatamente chiesto al Pam a Roma e alle Nazioni Unite, interessando direttamente il Segretario Generale Guterres, di fornire un rapporto dettagliato sull’attacco al convoglio del Programma Alimentare Mondiale. Il Vice Segretario Generale per le Operazioni di pace delle Nazioni Unite, Jean-Pierre Lacroix, ha annunciato lo stesso lunedì l’avvio di un’indagine da parte della missione di legazione diplomatica ed umanitaria “Monusco”, la missione Onu in Repubblica Democratica del Congo”, ha concluso Di Maio.
Funerali di Stato.
“Il loro sacrificio illumina la vita dei molti, diplomatici e militari, che silenziosamente compiono il proprio dovere per difendere l’Italia e i nostri valori, in paesi lontani e a rischio. È un sacrificio che il paese onorerà con funerali di Stato. Tutti noi – ha aggiunto Di Maio – dobbiamo onorare questi nostri eroi stringendoci attorno alle loro famiglie”.
In corso accertamenti sulla dinamica dell’accaduto.
“Sulla dinamica dell’agguato” che ha portato alla mote dell’ambasciatore italiano nella Repubblica democratica del Congo Luca Attanasio e del carabiniere Vittorio Iacovacci, “sono in corso accertamenti anche da parte della Procura della Repubblica di Roma”. “Una squadra dei nostri carabinieri del Ros, su delega della Procura, si è già recata a Goma per una prima missione investigativa. Mi risulta che ne seguiranno altre”, ha dichiarato il ministro degli Esteri Di Maio.
L’agguato.
“Il convoglio – prosegue Di Maio – è stato attaccato alle 10.15 all’altezza del villaggio di Kanya Mahoro, nei pressi di una località chiamata ‘Tre Antenne’. Il gruppo, formato da 6 elementi, avrebbe costretto i mezzi a fermarsi ponendo ostacoli sulla strada e sparando alcuni colpi di armi leggere in aria. Tale ipotesi potrebbe essere avvalorata anche dal contenuto di un video nel quale si intravedono le fasi iniziali dell’evento con gli spari degli aggressori e la gente che getta a terra moto e biciclette con tutto il carico per allontanarsi”. “Il Governatore del Nord-Kivu – aggiunge – ha confermato che i sei assalitori, dopo aver sparato colpi in aria e bloccato il convoglio, hanno ordinato ai passeggeri di scendere dai veicoli. Il rumore degli spari ha allertato i soldati delle Forze Armate congolesi e i ranger del parco Virunga che, trovandosi a meno di un chilometro di distanza, si sono diretti verso il luogo dell’evento. Il Governatore ha aggiunto che per costringere le loro vittime a lasciare la strada ed entrare nella boscaglia, gli assalitori hanno ucciso l’autista del Pam”.
Sei gli assalitori dotati di armi leggere. “Il governatore del Nord-Kivu ha confermato che i sei assalitori, dopo aver sparato colpi in aria e bloccato il convoglio, hanno ordinato ai passeggeri di scendere dai veicoli. Il rumore degli spari ha allertato i soldati delle Forze Armate congolesi e i ranger del parco Virunga che, trovandosi a meno di un chilometro di distanza, si sono diretti verso il luogo dell’evento”. Così il ministro degli Esteri ricostruisce nell’informativa alla Camera l’attacco che ha portato alla morte di Luca Attanasio e Vittorio Iacovacci. “Il Governatore ha aggiunto che per costringere le loro vittime a lasciare la strada ed entrare nella boscaglia, gli assalitori hanno ucciso l’autista del Pam, verosimilmente presso Kibumba, a circa 25 km da Goma. In base alle prime ricostruzioni del Pam, gli assalitori avrebbero poi condotto il resto dei membri nella foresta. Poco distante dal luogo dell’evento – ha aggiunto il ministro – era appunto presente una pattuglia di Ranger dell’Istituto Congolese per la Conservazione della Natura, di stanza presso il vicino parco di Virunga e un’unità dell’Esercito, che avrebbero cercato di recuperare i membri del convoglio”.
L’ambasciatore Luca Attanasio.
“Luca era un giovane Ambasciatore sul campo, un grande conoscitore del Paese in cui operava dal 2017, un funzionario brillante e appassionato”, ha detto Di Maio. “Essere ambasciatore è una missione, anche se rischiosa. Ma dobbiamo dare l’esempio”, aveva detto Luca in occasione del premio Nassiria che gli era stato conferito a ottobre – ha aggiunto il ministro degli Esteri – Era innamorato del suo mestiere, dell’Africa e della sua famiglia. Lascia tre splendide piccole bimbe e la moglie Zakìa, con cui condivideva anche l’impegno del volontariato”.
Vittorio, un carabiniere addestrato.
Vittorio Iacovacci, il carabiniere rimasto ucciso insieme all’ambasciatore Luca Attanasio lunedì nella Repubblica democratica del Congo, era stato “addestrato dai nostri migliori reparti speciali” ed “inviato proprio per proteggere il Capo Missione”. Lo ha detto Luigi Di Maio, durante l’informativa, ricordando che “Vittorio, invece, una famiglia voleva formarla a breve, al termine imminente della sua missione in Congo”. È necessario “investire sempre più nel nostro capitale umano e nella nostra rete all’estero”, tenendo conto della “speciale posizione geopolitica dell’Italia al centro del Mediterraneo e della tradizionale propensione italiana al dialogo con l’Africa”. Si è espresso così Di Maio aggiungendo che “potremo onorare la drammatica testimonianza di Luca e Vittorio, un’eredità politica ed umana, a beneficio delle generazioni future di Europa e Africa”.
Solidarietà internazionale.
“Il barbaro agguato contro i nostri connazionali ha generato nei partner internazionali solidarietà e profonda commozione. Non appena avuta la notizia dell’attacco, ho lasciato il Consiglio Affari Esteri per rientrare in Italia. A Bruxelles, ho raccolto l’unanime solidarietà dei miei colleghi europei e dell’Alto Rappresentante Borrell. Ho poi ricevuto una telefonata dal Segretario di Stato americano Blinken, il quale mi ha espresso le condoglianze dell’Amministrazione americana per la perdita di un Ambasciatore che – mi ha detto testualmente – ‘lavorava per la democrazia, i diritti umani e la pace’”, ha dichiarato il ministro degli Esteri.
Condoglianze alle famiglie delle vittime. “In conclusione, desidero ringraziare il personale della Farnesina e di tutte le altre Amministrazioni che ci sono state vicine in questo triste momento e ci hanno aiutato ad assistere i familiari e organizzare il rientro delle salme e della famiglia di Luca. Vorrei ancora una volta stringermi al dolore dei familiari di Luca e Vittorio cui rinnovo la mia vicinanza e quella di tutto il Governo”, ha dichiarato in ultima battuta Di Maio concludendo l’informativa urgente alla Camera sulla morte dell’ambasciatore Luca Attanasio e del carabiniere Vittorio Iacovacci. In apertura, l’Aula aveva tributato un lungo applauso in memoria delle due vittime.

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Le salme di Attanasio e Iacovacci a Ciampino: la mano del Presidente Draghi sulle bare.

Fonte tratta da: Rai. RaiNews24.

24 febbraio 2021

Ad accogliere le salme il premier Mario Draghi e i ministri della Difesa e degli Esteri, Lorenzo Guerini e Luigi Di Maio. Un gruppo interforze ha allestito un picchetto d’onore per il diplomatico e il militare uccisi.
Le immagini dell’arrivo all’aeroporto di Ciampino, con un volo dell’Aeronautica Militare, delle salme dell’ambasciatore Luca Attanasio e del carabiniere di scorta Vittorio Iacovacci, uccisi nell’attentato a Goma in Congo. Sul posto, oltre alla famiglia Attanasio, partita nel pomeriggio dall’abitazione di Limbiate, presenti il premier Mario Draghi e i ministri della Difesa e degli Esteri, Lorenzo Guerini e Luigi Di Maio. Durante il picchetto d’onore allestito da un gruppo interforze, il Presidente Draghi si è avvicinato alle salme, avvolte nel tricolore, poggiando la mano. “L’Italia piange due servitori dello Stato. Onore all’Ambasciatore Luca Attanasio e a Vittorio Iacovacci, militare dell’Arma dei Carabinieri. Il nostro Paese non vi dimenticherà mai”, ha scritto su Facebook il ministro degli Esteri, Di Maio. Intanto cresce l’attesa per capire cosa sia successo nella foresta di Virunga. E se l’autopsia sui corpi potrebbero svelare nuovi particolari, fare chiarezza sugli interrogativi ancora aperti della tragica sorte dei connazionali è un compito affidato ai carabinieri del Ros, inviati nella Repubblica democratica del Congo su delega della Procura di Roma per acquisire le prime informazioni, i verbali e le testimonianze sulla morte dell’ambasciatore italiano e del loro collega che gli faceva da scorta. Raccogliendo le richieste del governo italiano, le autorità congolesi hanno assicurato la piena collaborazione con i militari e i magistrati italiani, mentre il presidente Félix Antoine Tshisekedi ha inviato un suo emissario a Roma per consegnare una “lettera personale” direttamente al premier Mario Draghi. La Farnesina, che ha già chiesto all’Onu un rapporto dettagliato su quanto accaduto, promette “il massimo sforzo” per una ricostruzione corretta e il ministro Di Maio riferirà in Parlamento nelle prossime ore. In Congo, i Ros intendono acquisire informazioni sulle armi in dotazione ai ranger che difendono il parco nazionale di Virunga, intervenuti subito dopo l’attacco al convoglio del Programma alimentare mondiale (Pam) su cui viaggiavano le due vittime italiane e l’autista congolese, Mustapha Milambo, morto per primo nell’imboscata lungo la strada tra Goma e Rutshuru, nella provincia del Nord Kivu, martoriata dalla presenza di milizie etniche, criminali e jihadiste, ma ritenuta percorribile “senza scorta” dalle Nazioni Unite. Attanasio e Iacovacci, portati nella foresta dai loro sei rapitori, sarebbero stati colpiti nello scontro a fuoco tra i ranger e gli assalitori: i militari italiani vogliono quindi appurare da quali armi siano partiti i proiettili che hanno ucciso. Su questo punto, però, la presidenza congolese non ha dubbi: i due italiani sono entrambi stati uccisi dai loro rapitori, armati di “cinque kalashnikov e un machete”. Scattato l’allarme dopo l’agguato, è la ricostruzione di Kinshasa “I ranger operativi nel parco e le Forze armate congolesi si sarebbero attivate contro il nemico cercando di creare il panico. A 500 metri, i rapitori hanno tirato da distanza ravvicinata sulla guardia del corpo, deceduta sul posto, e sull’ambasciatore, ferendolo all’addome”. Attanasio è morto “un’ora più tardi all’ospedale della Monusco a Goma”. Chiamate in causa dal governo congolese, le Forze democratiche per la liberazione del Ruanda (Fdlr), gruppo ribelle di hutu ruandesi sconfinati dopo il genocidio del 1994, hanno respinto ogni “accusa”, invitando le autorità e la missione Onu a “cercare nei ranghi” degli eserciti congolese e ruandese, uniti a loro dire da “un’alleanza contro natura per perpetrare il saccheggio dell’est della Repubblica Democratica Congolese”, zona ricchissima di risorse naturali e minerarie e terra di conquista dei vari signori della guerra. A fornire informazioni ai Ros – almeno sui primi momenti dell’agguato – sarà anche il racconto di Rocco Leone, da due anni nel Paese africano come vicedirettore del Pam, che viaggiava sullo stesso convoglio delle vittime, fortunatamente rimasto illeso e al momento in stato di shock.

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Agguato nella Repubblica democratica del Congo. Atterrato a Ciampino l’aereo con i feretri di Luca Attanasio e Vittorio Iacovacci.
Il premier Draghi a Ciampino per il rientro delle salme insieme ai ministri Guerini e Di Maio. Domani le autopsie, giovedì i funerali di Attanasio. Di Maio riferirà domani in Parlamento. La Procura di Roma apre un’indagine. I Ros a Kinshasa.

Fonte tratta da: Rai. RaiNews24.

23 febbraio 2021

Avvolte in una bandiera verde, bianca e rossa, le salme del giovane ambasciatore Luca Attanasio e dell’ancor più giovane carabiniere Vittorio Iacovacci sono state accolte a Ciampino. Alla discesa dall’aereo dell’Aeronautica militare, erano presenti il presidente del Consiglio, Mario Draghi, il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, il ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, oltre al comandante generale dell’Arma dei carabinieri e ai comandanti delle altre forze armate. Assente il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, costretto ad annullare la presenza per una labirintite. Sull’aereo viaggiavano anche la moglie e le tre figlie dell’ambasciatore, che con lui vivevano a Kinshasa, e alcuni dei congiunti del carabiniere che erano partiti appositamente da Sonnino (Latina) per assolvere a questo compito doloroso. Ad accogliere sulla pista i due feretri un picchetto militare interforze, composto anche da carabinieri del 13^ reggimento Friuli Venezia Giulia, che fa parte della seconda Brigata mobile dell’Arma, di cui Iacovacci era componente. Mercoledì verrà effettuata l’autopsia sui corpi delle due vittime. La Farnesina ha chiesto e ottenuto di effettuare in Italia l’esame autoptico disposto dalla procura di Roma, che indaga sulla morte dell’ambasciatore e del carabiniere uccisi durante un tentativo di sequestro. Le autopsie saranno effettuate presso l’Istituto di medicina legale del Policlinico Agostino Gemelli, mentre i carabinieri del Ros sono stati inviati a Goma per le indagini. A loro spetta il compito di acquisire i verbali delle testimonianze raccolte dalle forze dell’ordine congolesi e di verificare quali siano state le armi usate dai ranger che sono intervenuti per fermare i rapitori: non si esclude ancora, infatti, che a ferire i due italiani possa essere stato il ‘fuoco amico’. A coordinare le indagini i pm Sergio Colaiocco e Alberto Pioletti. Domani il ministro degli Esteri Luigi Di Maio riferirà al Parlamento su quanto accaduto e la Farnesina assicura che non sarà risparmiato “alcuno sforzo, in coordinamento con tutti i competenti apparati dello Stato, per arrivare ad una corretta ricostruzione del tragico attacco”.
Giovedì i funerali di Attanasio a Roma. Si celebreranno giovedì mattina alle 9.45 a Roma, nella Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, i funerali di Luca Attanasio. Lo ha reso noto il sindaco di Limbiate, Antonio Domenico Romeo, che si recherà a Roma, in rappresentanza del Comune insieme al parroco del paese.
Papa Francesco prega per le vittime dell’attacco in Congo. Papa Francesco “è informato di quanto successo in Congo e della morte dell’ambasciatore italiano Luca Attanasio, del carabiniere di scorta” Vittorio Iacovacci “e dell’autista” Mustapha Milambo, e “prega anche per loro durante questi giorni di esercizi spirituali”. Il Papa, nel telegramma al Capo dello Stato Mattarella, eleva “preghiere di suffragio per il riposo eterno di questi nobili figli della Nazione italiana” esortando a “confidare nella provvidenza di Dio, nelle cui mani nulla va perduto del bene compiuto, tanto più quando è confermato con la sofferenza e il sacrificio”. “A Lei signor Presidente – scrive ancora il Papa – ai congiunti e ai colleghi delle vittime e a tutti esorto a confidare nella provvidenza di Dio nelle cui mani nulla va perduto del bene compiuto tanto più quando è confermato con la sofferenza e il sacrificio”.
WFP: “Onu condurrà approfondita verifica dei fatti”.
“Il dipartimento per la sicurezza delle Nazioni Unite condurrà un’approfondita verifica dei fatti”. E’ quanto si legge in un comunicato del Wordl Food Programme. L’agenzia dell’Onu a Roma conferma che gli altri componenti del gruppo “tutto staff del Wfp sono salvi”. Oltre a Rocco Leone, vice direttore di Wfp nel Congo, vi era l’ assistente al programma di alimentazione scolastica del Wfp Fidele Zabandora, l’addetto alla sicurezza Wfp Mansour Rwagaza e l’autista Claude Mukata.
Presidente Congo a Mattarella: “Attanasio era amico del nostro Paese”.
“L’ambasciatore Luca Attanasio era un grande amico della Repubblica democratica del Congo”. E’ quanto ha scritto il presidente Félix Antoine Tshisekedi Tshilombo in un messaggio di condoglianze inviato al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ed ai familiari delle vittime dell’attacco di ieri. Nel messaggio, riportato in comunicato della presidenza diffuso dall’ambasciata di Kinshasa a Roma, il presidente sottolinea che verrà sempre ricordato “l’impegno costante” del diplomatico italiano “per il rafforzamento delle relazioni bilaterali tra il nostro Paese e l’Italia” e ” per le cause umanitarie per quali lavorava al momento della morte”. Il presidente Tshisekedi Tshilombo ribadisce poi la “ferma condanna di questo attentato terroristico” e l’ordine dato a “tutti i servizi competenti di fare luce su questo crimine odioso” per fare in modo che “i responsabili siano identificati e condotti davanti alla giustizia”.
Ancora ombre sulla vicenda.
Nella dinamica dell’agguato di ieri, ci sono alcuni fatti acclarati e diversi dubbi che gli inquirenti proveranno a sciogliere. L’ambasciatore era arrivato a Goma già venerdì scorso, riferisce un comunicato della presidenza congolese. “L’ambasciatore è arrivato a Goma venerdì 19 febbraio 2021 alle 10:30 a bordo del jet della Monusco immatricolato 5Y/Sim. Alle 09:27 di lunedì 22 febbraio”, viene aggiunto, “un convoglio di due veicoli del Programma alimentare mondiale ’Pam’ è partito da Goma alla volta del comune di di Kiwanja, in territorio di Rutshuru”. Secondo le testimonianze raccolte da fonti locali il convoglio Onu in cui viaggiavano era composto da due autovetture del Programma alimentare mondiale (Pam) e da sette persone, quattro congolesi e tre italiani. Il terzo italiano coinvolto nell’agguato – Rocco Leone, vice direttore del Pam a Kinshasa – è illeso. Gli altri tre che mancano all’appello sono cittadini congolesi che sarebbero stati rapiti dal commando. “I membri del convoglio, sette persone compreso Attanasio, sono stati prima bloccati e portati nella boscaglia da assalitori che parlavano in kinyarwanda, prima di essere uccisi dagli stessi assalitori, durante uno scontro a fuoco tra questi ultimi e un gruppo di guardie forestali di pattuglia nella zona, con il sostegno di militari delle forze armate congolesi”. Questa ricostruzione fornita a “InfoAfrica” da una fonte locale corrisponde in parte a quella diffusa in un comunicato dal ministero degli Interni congolese. Ma il quadro, è tutt’altro che chiaro e gli scambi di accuse tra le parti coinvolte confermano la complessità e l’instabilità dello scenario. Il presidente della Repubblica democratica del Congo, Félix Antoine Tshisekedi Tshilombo, ha deciso di inviare a Roma un suo rappresentante per consegnare una lettera personale al presidente del Consiglio Mario Draghi. E ha inviato una squadra a Goma a supporto delle indagini sul campo.
Lo scambio di accuse.
Ieri pomeriggio il governo congolese ha accusato dell’imboscata “elementi” delle Fdlr. Il gruppo ribelle ha stabilito basi nel Nord Kivu dopo il genocidio in Ruanda del 1994 e resta una forza di opposizione sia nei confronti dell’esecutivo di Kinshasa che di quello di Kigali, insediato dopo le stragi di 27 anni fa per lo più con il sostegno di combattenti tutsi. Ma le Forze democratiche di liberazione del Ruanda (Fdlr) hanno smentito con un comunicato un loro coinvolgimento, puntando il dito contro elementi dell’esercito congolese e di quello ruandese. Nella zona a dei monti Virunga, fra Congo, Ruanda e Uganda, operano molti gruppi ribelli che spesso prendono di mira i ranger del parco, famoso per i gorilla di montagna. Intanto, secondo il rapporto dell’intelligence italiana, “il Ministero dell’Interno della Repubblica Democratica del Congo ha immediatamente ritirato, dopo la sua pubblicazione, un tweet nel quale si sosteneva che l’azione delittuosa era specificamente diretta contro l’Ambasciatore italiano”. Sullo sfondo del rimpallo di accuse tra Kinshasa e ribelli hutu gli 007 non escludono il coinvolgimento delle milizie della Allied Democratic Forces (Adf), “di origine ugandese”, recentemente sospettato di adesione al jihadismo, e non è neppure escluso che l’attentato – inizialmente sembrato un tentativo di sequestro – possa essere stato a scopo di rapina. “L’evento”, si legge nel rapporto dell’intelligence, “si inserisce in un contesto securitario di estrema fragilità, che caratterizza l’area del Kivu del Nord negli ultimi 20 anni”.
La dinamica dell’agguato e i punti oscuri.
Se la dinamica dell’agguato, secondo le varie ricostruzioni, sembra accertata anche se mancano importanti elementi sulle responsabilità, resta un altro punto oscuro relativo all’assenza di una guardia armata al convoglio, a parte la presenza del carabiniere. Il fatto che il responsabile locale della polizia abbia affermato di non essere stato al corrente dello spostamento dell’ambasciatore nell’area, “in una zona così pericolosa, ha suscitato sorpresa e molti interrogativi”, ha precisato ancora la fonte locale. Di conseguenza, quali sarebbero i motivi che hanno spinto il convoglio dell’ambasciatore ad addentrarsi in un’area – lungo la strada che da Goma porta a Rutshuru – potenzialmente pericolosa senza scorta? Di certo, l’ambasciatore Attanasio non era nuovo a queste zone e ne conosceva le insidie. In Kivu era già stato, e nei giorni scorsi si era trattenuto a Bukavu, prima di far ritorno via battello a Goma. Tra l’altro, proprio nei giorni scorsi, una delegazione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu si era recata in quell’area incontrando le varie realtà presenti sul territorio, nell’ambito dell missione Monusco (la missione delle Nazioni Unite per la stabilizzazione nella Repubblica Democratica del Congo).
Fonti Farnesina: notizie su auto blindata poco accurate.
“Alcuni organi di stampa stanno facendo purtroppo un utilizzo strumentale dell’avviso pubblicato sul sito dell’ambasciata d’Italia a Kinshasa della procedura di acquisto di una nuova autovettura blindata. Sarebbe bastata una semplice telefonata per appurare che si trattava di una sostituzione di una delle vetture blindate già in dotazione alla sede. Corre dunque nuovamente l’obbligo di appellarsi al senso di responsabilità di tutti gli organi di stampa affinché in un momento così tragico non contribuiscano a diffondere informazioni poco accurate se non addirittura fuorvianti”. Lo riferiscono fonti dalla Farnesina.

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Le salme di Attanasio e Iacovacci a Ciampino: la mano del Presidente Draghi sulle bare.

Fonte tratta da: Rai. RaiNews24.

24 febbraio 2021

Ad accogliere le salme il premier Mario Draghi e i ministri della Difesa e degli Esteri, Lorenzo Guerini e Luigi Di Maio. Un gruppo interforze ha allestito un picchetto d’onore per il diplomatico e il militare uccisi.
Le immagini dell’arrivo all’aeroporto di Ciampino, con un volo dell’Aeronautica Militare, delle salme dell’ambasciatore Luca Attanasio e del carabiniere di scorta Vittorio Iacovacci, uccisi nell’attentato a Goma in Congo. Sul posto, oltre alla famiglia Attanasio, partita nel pomeriggio dall’abitazione di Limbiate, presenti il premier Mario Draghi e i ministri della Difesa e degli Esteri, Lorenzo Guerini e Luigi Di Maio. Durante il picchetto d’onore allestito da un gruppo interforze, il Presidente Draghi si è avvicinato alle salme, avvolte nel tricolore, poggiando la mano. “L’Italia piange due servitori dello Stato. Onore all’Ambasciatore Luca Attanasio e a Vittorio Iacovacci, militare dell’Arma dei Carabinieri. Il nostro Paese non vi dimenticherà mai”, ha scritto su Facebook il ministro degli Esteri, Di Maio. Intanto cresce l’attesa per capire cosa sia successo nella foresta di Virunga. E se l’autopsia sui corpi potrebbero svelare nuovi particolari, fare chiarezza sugli interrogativi ancora aperti della tragica sorte dei connazionali è un compito affidato ai carabinieri del Ros, inviati nella Repubblica democratica del Congo su delega della Procura di Roma per acquisire le prime informazioni, i verbali e le testimonianze sulla morte dell’ambasciatore italiano e del loro collega che gli faceva da scorta. Raccogliendo le richieste del governo italiano, le autorità congolesi hanno assicurato la piena collaborazione con i militari e i magistrati italiani, mentre il presidente Félix Antoine Tshisekedi ha inviato un suo emissario a Roma per consegnare una “lettera personale” direttamente al premier Mario Draghi. La Farnesina, che ha già chiesto all’Onu un rapporto dettagliato su quanto accaduto, promette “il massimo sforzo” per una ricostruzione corretta e il ministro Di Maio riferirà in Parlamento nelle prossime ore. In Congo, i Ros intendono acquisire informazioni sulle armi in dotazione ai ranger che difendono il parco nazionale di Virunga, intervenuti subito dopo l’attacco al convoglio del Programma alimentare mondiale (Pam) su cui viaggiavano le due vittime italiane e l’autista congolese, Mustapha Milambo, morto per primo nell’imboscata lungo la strada tra Goma e Rutshuru, nella provincia del Nord Kivu, martoriata dalla presenza di milizie etniche, criminali e jihadiste, ma ritenuta percorribile “senza scorta” dalle Nazioni Unite. Attanasio e Iacovacci, portati nella foresta dai loro sei rapitori, sarebbero stati colpiti nello scontro a fuoco tra i ranger e gli assalitori: i militari italiani vogliono quindi appurare da quali armi siano partiti i proiettili che hanno ucciso. Su questo punto, però, la presidenza congolese non ha dubbi: i due italiani sono entrambi stati uccisi dai loro rapitori, armati di “cinque kalashnikov e un machete”. “Scattato l’allarme dopo l’agguato, è la ricostruzione di Kinshasa”, “I ranger operativi nel parco e le Forze armate congolesi si sarebbero attivate contro il nemico cercando di creare il panico. A 500 metri, i rapitori hanno tirato da distanza ravvicinata sulla guardia del corpo, deceduta sul posto, e sull’ambasciatore, ferendolo all’addome”. Attanasio è morto “un’ora più tardi all’ospedale della Monusco a Goma”. Chiamate in causa dal governo congolese, le Forze democratiche per la liberazione del Ruanda (Fdlr), gruppo ribelle di hutu ruandesi sconfinati dopo il genocidio del 1994, hanno respinto ogni “accusa”, invitando le autorità e la missione Onu a “cercare nei ranghi” degli eserciti congolese e ruandese, uniti a loro dire da “un’alleanza contro natura per perpetrare il saccheggio dell’est della Repubblica Democratica Congolese”, zona ricchissima di risorse naturali e minerarie e terra di conquista dei vari signori della guerra. A fornire informazioni ai Ros – almeno sui primi momenti dell’agguato – sarà anche il racconto di Rocco Leone, da due anni nel Paese africano come vicedirettore del Pam, che viaggiava sullo stesso convoglio delle vittime, fortunatamente rimasto illeso e al momento in stato di shock.

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E’ accaduto vicino alla città di Kanyamahoro Congo, l’ambasciatore e il carabiniere “portati nella foresta e uccisi”.
Ucciso anche l’autista. Secondo fonti locali all’origine dell’attacco ci sarebbe stato un tentativo di rapimento, ma la matrice non è ancora chiara.
Mattarella: “L’Italia è in lutto, deprecare vile e proditorio attacco”. Draghi: “Profondo cordoglio; seguiamo sviluppi”. Di Maio: “Immenso dolore, ogni sforzo per fare luce sull’accaduto”.

Fonte tratta da: Rai. RaiNews24.

22 e 23 febbraio 2021

L’ambasciatore italiano a Kinshasa, Luca Attanasio, 43 anni, e un carabiniere, Vittorio Iacovacci, 30enne, sono stati uccisi insieme ad un autista, Mustapha Milambo, in un attacco a un convoglio delle Nazioni Unite nel parco dei Virunga, nella parte orientale della Repubblica democratica del Congo. Attanasio e Iacovacci sono finiti in un’imboscata di miliziani armati contro mezzi del World Food Programme in transito su una strada a nord della città di Goma, capoluogo della provincia orientale congolese del Nord Kivu. Un commando di 6 persone avrebbe prima attaccato il convoglio e ucciso l’autista. Gli assalitori avrebbero quindi condotto gli altri nella foresta e, proprio mentre stavano arrivando delle forze locali in soccorso, avrebbero sparato al carabiniere, circostanza nella quale anche l’ambasciatore è stato ferito mortalmente. Il comunicato della Presidenza del Congo Secondo un comunicato della presidenza congolese sono stati i rapitori a uccidere l’ambasciatore Luca Attanasio e il carabiniere Vittorio Iacovacci, sparando loro a bruciapelo. “Allertate, le Ecoguardie e le Fardc”, le Forze armate congolesi, “si sono messe alle calcagna del nemico. A 500 metri, i rapitori hanno tirato da distanza ravvicinata sulla guardia del corpo, deceduta sul posto, e sull’ambasciatore, ferendolo all’addome”, si afferma nel comunicato riportato dal sito “Cas-Info”. E’ durata un’ora l’agonia dell’ambasciatore italiano Attanasio: “quest’ultimo è morto per le ferite, un’ora più tardi, all’ospedale della Monusco di Goma”, precisa il comunicato della presidenza congolese. Forze Ruandesi negano responsabilità Le Forze Democratiche della Liberazione del Ruanda (Fdlr) negano la responsabilità dell’attacco avvenuto in Congo. È quanto si legge in un loro comunicato, ripreso sui social, in cui “condannano con forza” l’attacco e “respingono categoricamente” le accuse delle autorità di Kinshasa, dichiarando “di non essere per nulla implicati” nella vicenda e “chiedendo alle autorità congolesi e Monusco di far luce sulle responsabilità di questo ignobile assassinio”. Secondo Fdlr, l’attentato sarebbe avvenuto “non lontano” da pattuglie delle forze armate della Repubblica Democratica del Congo. “Le Fdlr rivolgono le loro condoglianze ai familiari delle vittime, al governo e al popolo italiano”, conclude la nota. Bandiere a mezz’asta in segno di lutto La Presidenza del Consiglio dei Ministri ha disposto, per la giornata di oggi e di domani, l’esposizione a mezz’asta della bandiera italiana e della bandiera europea sugli edifici pubblici degli Organi Costituzionali e dei Ministeri, in segno di lutto per la tragica scomparsa dell’Ambasciatore d’Italia nella Repubblica Democratica del Congo, Luca Attanasio, e del carabiniere Vittorio Iacovacci, a seguito del vile attacco avvenuto oggi a Goma.

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Congo, l’ambasciatore Attanasio e il carabiniere di scorta Iacovacci portati nella foresta e uccisi.

Fonte tratta da: Rai. RaiNews24.

22 febbraio 2021

La ricostruzione viene da fonti della polizia locale, ora da verificare con gli inquirenti italiani.
Portati nella foresta, dopo aver eliminato l’autista, e uccisi. Così sarebbero morti l’ambasciatore in Congo e il carabiniere di scorta, secondo una prima ricostruzione delle fonti di polizia locali, al vaglio degli inquirenti italiani. Il commando di 6 persone avrebbe prima attaccato il convoglio e ucciso l’autista. Gli assalitori avrebbero quindi condotto gli altri nella foresta e, proprio mentre stavano arrivando delle forze locali in soccorso, avrebbero sparato al carabiniere. Circostanza nella quale anche l’ambasciatore è morto.

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Scambio di accuse tra governo congolese e gruppi ribelli Congo, le indagini sull’agguato: un emissario di Tshisekedi oggi a Roma Secondo fonti locali all’origine dell’attacco costato la vita all’ambasciatore, al carabiniere e a loro autista ci sarebbe stato un tentativo di rapimento, ma la matrice non è ancora chiara.
Lettera personale del presidente congolese al premier Draghi. Le Forze Ruandesi: “Non siamo stati noi”. D’Incà, Di Maio riferirà alle Camere nelle prossime ore. La Procura di Roma apre un’indagine. I Ros a Kinshasa.

Fonte tratta da: Rai. RaiNews24.

23 febbraio 2021

Nella dinamica che ieri ha portato alla morte dell’ambasciatore italiano a Kinshasa, Luca Attanasio, del carabiniere Vittorio Iacovacci, e del loro autista congolese Mustapha Milambo, ci sono alcuni fatti acclarati e diversi dubbi che gli inquirenti proveranno a sciogliere. L’ambasciatore era arrivato a Goma già venerdì scorso, riferisce un comunicato della presidenza congolese. “L’ambasciatore è arrivato a Goma venerdì 19 febbraio 2021 alle 10:30 a bordo del jet della Monusco immatricolato 5Y/Sim. Alle 09:27 di lunedì 22 febbraio”, viene aggiunto, “un convoglio di due veicoli del Programma alimentare mondiale ’Pam’ è partito da Goma alla volta del comune di di Kiwanja, in territorio di Rutshuru”. Secondo le testimonianze raccolte da fonti locali il convoglio Onu in cui viaggiavano era composto da due autovetture del Programma alimentare mondiale (Pam) e da sette persone, quattro congolesi e tre italiani. Oltre ad Attanasio e Iacovacci, il terzo italiano coinvolto nell’agguato – Rocco Leone, vice direttore del Pam a Kinshasa – è in buone condizioni, dopo aver riportato solo lievi ferite. Gli altri tre che mancano all’appello sono cittadini congolesi che sarebbero stati rapiti dal commando. “I membri del convoglio, sette persone compreso Attanasio, sono stati prima bloccati e portati nella boscaglia da assalitori che parlavano in kinyarwanda, prima di essere uccisi dagli stessi assalitori, durante uno scontro a fuoco tra questi ultimi e un gruppo di guardie forestali di pattuglia nella zona, con il sostegno di militari delle forze armate congolesi”. Questa ricostruzione fornita a InfoAfrica da una fonte locale corrisponde in parte a quella diffusa in un comunicato dal ministero degli Interni congolese. Ma il quadro, è tutt’altro che chiaro e gli scambi di accuse tra le parti coinvolte confermano la complessità e l’instabilità dello scenario. Il presidente della Repubblica democratica del Congo, Félix Antoine Tshisekedi Tshilombo, ha deciso di inviare oggi a Roma un suo rappresentante per consegnare una lettera personale al presidente del Consiglio Mario Draghi.E ha inviato una squadra a Goma a supporto delle indagini sul campo.
Lo scambio di accuse.
Ieri pomeriggio il governo congolese ha accusato dell’imboscata “elementi” delle Fdlr. Il gruppo ribelle ha stabilito basi nel Nord Kivu dopo il genocidio in Ruanda del 1994 e resta una forza di opposizione sia nei confronti dell’esecutivo di Kinshasa che di quello di Kigali, insediato dopo le stragi di 27 anni fa per lo più con il sostegno di combattenti tutsi. Ma le Forze democratiche di liberazione del Ruanda (Fdlr) hanno smentito con un comunicato un loro coinvolgimento, puntando il dito contro elementi dell’esercito congolese e di quello ruandese. Nella zona a dei monti Virunga, fra Congo, Ruanda e Uganda, operano molti gruppi ribelli che spesso prendono di mira i ranger del parco, famoso per i gorilla di montagna. Tshisekedi si è detto costernato per quanto accaduto ed ha condannato “questo attacco terroristico”, assicurando il massimo impegno “per fare piena luce sulla vicenda” e “assicurare i responsabili alla giustizia”. Secondo la ricostruzione fatta dalle autorità congolesi, riportata dal sito cas-info, “gli aggressori, in un numero di sei, erano armati con 5 mitragliatrici tipo AK47 e un machete. Hanno sparato colpi di avvertimento prima di costringere gli occupanti dei veicoli a scendere e seguirli fino in fondo al Parco, dopo aver sparato a uno dei conducenti per creare il panico”. Con l’arrivo delle Guardie del parco e dei militari presenti nei dintorni si è innescata una sparatoria. Il commando armato avrebbe sparato a bruciapelo al carabiniere, morto sul posto, e all’ambasciatore ferendolo all’addome. Quest’ultimo è morto un’ora dopo all’ospedale della missione Monusco a Goma.”È già in corso un’indagine per chiarire le circostanze, le responsabilità e per intraprendere azioni repressive relative a questa tragedia”, ha annunciato il governo. “La Presidenza della Repubblica si impegna a fare regolarmente il punto sullo stato di avanzamento delle indagini appena avviate su iniziativa del Presidente della Repubblica.
Le Forze Ruandesi negano ogni responsabilità.
Le Forze Democratiche della Liberazione del Ruanda (Fdlr) negano la responsabilità dell’attacco avvenuto in Congo. È quanto si legge in un loro comunicato, ripreso sui social, in cui “condannano con forza” l’attacco e “respingono categoricamente” le accuse delle autorità di Kinshasa, dichiarando “di non essere per nulla implicati” nella vicenda e “chiedendo alle autorità congolesi e alla missione Onu Monusco di far luce sulle responsabilità di questo ignobile assassinio”. Secondo Fdlr, l’attentato sarebbe avvenuto “non lontano” da pattuglie delle forze armate della Repubblica Democratica del Congo. “Le Fdlr rivolgono le loro condoglianze ai familiari delle vittime, al governo e al popolo italiano”, conclude la nota.
La dinamica dell’agguato e i punti oscuri.
Se la dinamica dell’agguato, secondo le varie ricostruzioni, sembra accertata anche se mancano importanti elementi sulle responsabilità, resta un altro punto oscuro relativo all’assenza di una guardia armata al convoglio, a parte la presenza del carabiniere. Il fatto che il responsabile locale della polizia abbia affermato di non essere stato al corrente dello spostamento dell’ambasciatore nell’area, “in una zona cosi’ pericolosa, ha suscitato sorpresa e molti interrogativi”, ha precisato ancora la fonte locale. Di conseguenza, quali sarebbero i motivi che hanno spinto il convoglio dell’ambasciatore ad addentrarsi in un’area – lungo la strada che da Goma porta a Rutshuru – potenzialmente pericolosa senza scorta? In un comunicato, il Pam ha sostenuto che l’attacco “è avvenuto su una strada che era stata precedentemente dichiarata sicura per viaggi senza scorte di sicurezza”. Un’affermazione che apparentemente contrasta con le dichiarazioni da parte congolese. Di certo, l’ambasciatore Attanasio non era nuovo a queste zone e ne conosceva le insidie. In Kivu era già stato, e nei giorni scorsi si era trattenuto a Bukavu, prima di far ritorno via battello a Goma.
I Ros a Kinshasa per indagini.
Un team di investigatori del Ros, su delega della Procura di Roma, è partito alla volta di Kinshasa, capitale della Repubblica democratica del Congo, per affiancare gli investigatori locali nelle indagini relative alla morte dell’ambasciatore italiano, Luca Attanasio, e del carabiniere Vittorio Iacovacci. I pm di piazzale Clodio attenderanno, quindi, una prima informativa su quanto avvenuto.
La Procura di Roma apre un’indagine.
La Procura di Roma ha aperto un fascicolo di indagine in relazione alla morte dell’ambasciatore italiano in Congo, Luca Attanasio, e del carabiniere Vittorio Iacovacci. Nel procedimento, coordinato dal procuratore capo Michele Prestipino, si procede per sequestro di persona con finalità di terrorismo. I magistrati capitolini, che hanno competenza per i reati commessi all’estero e che hanno come vittime cittadini italiani, hanno delegato le indagini ai carabinieri del Ros.

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E’ accaduto vicino alla città di Kanyamahoro Congo, l’ambasciatore e il carabiniere “portati nella foresta e uccisi”. Ucciso anche l’autista. Secondo fonti locali all’origine dell’attacco ci sarebbe stato un tentativo di rapimento, ma la matrice non è ancora chiara. Mattarella: “L’Italia è in lutto, deprecare vile e proditorio attacco”. Draghi: “Profondo cordoglio; seguiamo sviluppi”. Di Maio: “Immenso dolore, ogni sforzo per fare luce sull’accaduto”.

Fonte tratta da: Rai. RaiNews24.

22 e 23 febbraio 2021

L’ambasciatore italiano a Kinshasa, Luca Attanasio, 43 anni, e un carabiniere, Vittorio Iacovacci, 30enne, sono stati uccisi insieme ad un autista, Mustapha Milambo, in un attacco a un convoglio delle Nazioni Unite nel parco dei Virunga, nella parte orientale della Repubblica democratica del Congo. Attanasio e Iacovacci sono finiti in un’imboscata di miliziani armati contro mezzi del World Food Programme in transito su una strada a nord della città di Goma, capoluogo della provincia orientale congolese del Nord Kivu. Un commando di 6 persone avrebbe prima attaccato il convoglio e ucciso l’autista. Gli assalitori avrebbero quindi condotto gli altri nella foresta e, proprio mentre stavano arrivando delle forze locali in soccorso, avrebbero sparato al carabiniere, circostanza nella quale anche l’ambasciatore è stato ferito mortalmente.
Il comunicato della Presidenza del Congo. Secondo un comunicato della presidenza congolese sono stati i rapitori a uccidere l’ambasciatore Luca Attanasio e il carabiniere Vittorio Iacovacci, sparando loro a bruciapelo. “Allertate, le Ecoguardie e le Fardc”, le Forze armate congolesi, “si sono messe alle calcagna del nemico. A 500 metri, i rapitori hanno tirato da distanza ravvicinata sulla guardia del corpo, deceduta sul posto, e sull’ambasciatore, ferendolo all’addome”, si afferma nel comunicato riportato dal sito “Cas-Info”. E’ durata un’ora l’agonia dell’ambasciatore italiano Attanasio: “quest’ultimo è morto per le ferite, un’ora più tardi, all’ospedale della Monusco di Goma”, precisa il comunicato della presidenza congolese.
Le Forze Ruandesi negano responsabilità.
Le Forze Democratiche della Liberazione del Ruanda (Fdlr) negano la responsabilità dell’attacco avvenuto in Congo. È quanto si legge in un loro comunicato, ripreso sui social, in cui “condannano con forza” l’attacco e “respingono categoricamente” le accuse delle autorità di Kinshasa, dichiarando “di non essere per nulla implicati” nella vicenda e “chiedendo alle autorità congolesi e Monusco di far luce sulle responsabilità di questo ignobile assassinio”. Secondo Fdlr, l’attentato sarebbe avvenuto “non lontano” da pattuglie delle forze armate della Repubblica Democratica del Congo. “Le Fdlr rivolgono le loro condoglianze ai familiari delle vittime, al governo e al popolo italiano”, conclude la nota.
Bandiere a mezz’asta in segno di lutto.
La Presidenza del Consiglio dei Ministri ha disposto, per la giornata di oggi e di domani, l’esposizione a mezz’asta della bandiera italiana e della bandiera europea sugli edifici pubblici degli Organi Costituzionali e dei Ministeri, in segno di lutto per la tragica scomparsa dell’Ambasciatore d’Italia nella Repubblica Democratica del Congo, Luca Attanasio, e del carabiniere Vittorio Iacovacci, a seguito del vile attacco avvenuto oggi a Goma.
InfoAfrica” parla di scontro a fuoco.
“I membri del convoglio, sette persone compreso l’ambasciatore Luca Attanasio, sono stati prima portati nella foresta dagli assalitori che hanno parlato in kinyarwanda, prima di essere uccisi dagli stessi aggressori, durante uno scontro a fuoco tra questi ultimi e un gruppo di guardie forestali di pattuglia nella zona, con il sostegno di militari delle forze armate congolesi”. Questa la ricostruzione fornita a “InfoAfrica” da una fonte locale che preferisce restare anonima per motivi di sicurezza. Una ricostruzione che solo in parte corrisponde con quella diffusa in un comunicato dal ministero degli Interni congolese. Secondo questa fonte, una quarta persona sarebbe stata tratta in salvo ed è adesso ricoverata in ospedale. Non è chiaro cosa sia successo agli altri tre componenti del convoglio. “Gli assalitori sono fuggiti” precisa la fonte, aggiungendo che si tratta di presunti miliziani delle Fdlr. “Molti attacchi nella regione sono programmati. E’ raro che accadano per caso. Si tratta a volte di imboscate a scopo di rapimento per chiedere un riscatto, a volte sono azioni commissionate, o ancora, possono essere commesse per eliminare gruppi rivali”. Il fatto che il responsabile locale della polizia abbia affermato “di non essere stato al corrente” dello spostamento dell’ambasciatore nell’area, “in una zona così pericolosa, ha suscitato sorpresa e molti interrogativi”. La cronaca Ieri mattina a Goma, nella Repubblica Democratica del Congo, c’è stato un attacco contro un convoglio della missione delle Nazioni Unite. Nell’attacco sono morti l’ambasciatore italiano Luca Attanasio e un carabiniere che era nel convoglio con il diplomatico, Vittorio Iacovacci 30 anni. Ucciso anche il loro autista. Altre persone sono rimaste ferite. Secondo fonti diplomatiche Attanasio è stato colpito da colpi d’arma da fuoco, è arrivato all’ospedale di Goma in condizioni critiche, ed è morto “in seguito alle ferite riportate”. Del convoglio faceva parte anche il capo delegazione Ue a Kinshasa. Un portavoce del Virunga National Park ha riferito che l’attacco nei pressi di Goma rientrerebbe in un tentativo di sequestro. Ma la matrice non è ancora chiara. l sito congolese “Actualite.cd”, citando “alcune fonti” circa l’imboscata scrive che “gli autori dell’attacco avrebbero avuto come obiettivo principale proprio il diplomatico italiano” precisa riferendo che “sono intervenute le Fardc”, ossia le Forze Armate della Repubblica Democratica del Congo, “e le guardie del Parco nazionale dei Virunga”. L’attacco è avvenuto vicino alla città di Kanyamahoro intorno alle 10.15. Diversi gruppi armati operano nella zona di Virunga, al confine tra Congo, Ruanda e Uganda, nell’est del paese. Oggi i Ros a Kinshasa per indagini Un team di investigatori del Ros, su delega della Procura di Roma, partirà oggi alla volta di Kinshasa, capitale della Repubblica democratica del Congo, per affiancare gli investigatori locali nelle indagini relative alla morte dell’ambasciatore italiano, Luca Attanasio, e del carabiniere Vittorio Iacovacci. I pm di piazzale Clodio attenderanno, quindi, una prima informativa su quanto avvenuto.
La Procura di Roma apre un’indagine.
La Procura di Roma ha aperto un fascicolo di indagine in relazione alla morte dell’ambasciatore italiano in Congo, Luca Attanasio, e del carabiniere Vittorio Iacovacci. Nel procedimento, coordinato dal procuratore capo Michele Prestipino, si procede per sequestro di persona con finalità di terrorismo. I magistrati capitolini, che hanno competenza per i reati commessi all’estero e che hanno come vittime cittadini italiani, hanno delegato le indagini ai carabinieri del Ros.
Pam: “Il convoglio doveva visitare un programma di alimentazione scolastica”.
Stando a quanto precisato dal Pam, Programma alimentare mondiale (in inglese Wold Food Programme, Wfp) in una nota, “diversi altri passeggeri che viaggiavano con la delegazione sono rimasti feriti durante l’attacco. La delegazione era in viaggio da Goma per visitare un programma di alimentazione scolastica a Rutshuru quando è avvenuto l’incidente”. Il Pam ha precisato che l’attacco “è avvenuto su una strada che era stata precedentemente autorizzata per viaggi senza scorte di sicurezza”.
France24: “Per attentato pista gruppo ruandese”.
Le autorità congolesi che stanno indagando sull’uccisione dell’ambasciatore italiano, Luca Attanasio, e del carabiniere, Vittorio Iacovacci, privilegiano al momento la pista del gruppo ribelle armato ’Forze democratiche per la liberazione del Ruanda’, meglio noto con l’acronimo Fdlr-Foca. Lo riferisce il canale francese all news France24 citando il governatore della Regione e ricordando che nella stessa zona nel 2018 furono rapiti due turisti britannici. Secondo gli Usa, il gruppo è responsabile di una dozzina di attentati terroristici realizzati nel 2009. In questi attentati, tutti nel Congo orientale, furono uccisi centinaia di civili.
Farnesina: “Attivati per riportare le salme in Italia”.
“Ci siamo già attivati per riportare i corpi” dell’ambasciatore italiano in Congo, Luca Attanasio, e del carabiniere Vittorio Iacovacci, “in Italia il prima possibile”. Lo dice il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, in un video. Esercito congolese: “Stiamo perlustrando la zona”.
Le forze armate congolesi rendono noto che stanno “perlustrando la zona per sapere chi sono gli assalitori” del convoglio. Il Parco Nazionale dei Virunga è nato nel 1925 ed è iscritto nella Lista del Patrimonio mondiale dell’Unesco. La riserva naturale di estende su oltre 7.700 chilometri quadrati ed è sorvegliata da 689 ranger armati, di cui almeno 200 sono stati uccisi nell’esercizio delle loro funzioni. Kinshasa: “Faremo di tutto per trovare colpevoli” Il ministro degli Esteri della Repubblica democratica del Congo, Mari Tumba Nzeza, ha promesso all’Italia che il governo congolese “farà di tutto per scoprire chi c’è alla base dello spregevole omicidio” dell’ambasciatore Luca Attanasio e del carabiniere che lo accompagnava. E’ quanto riferiscono i media locali, citando il messaggio di cordoglio inviato dal capo della diplomazia congolese al governo italiano. “E’ veramente con grande pena e tristezza che abbiamo appreso della morte del giovane ambasciatore italiano nel nostro Paese, avvenuta nell’ambito di una imboscata a danno di un convoglio del Programma alimentare mondiale”, ha affermato Tumba Nzeza in un video di cordoglio. Il governo del Congo accusa le forze di liberazione del Ruanda Il Governo congolese accusa i ribelli hutu del Fronte di liberazione del Ruanda dell’attacco di stamattina in cui sono morti l’ambasciatore italiano e il carabiniere di scorta.
Mattarella: “L’Italia è in lutto, deprecare vile e proditorio attacco”.
Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha inviato al Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Luigi Di Maio, il seguente messaggio: “Ho accolto con sgomento la notizia del vile attacco che poche ore fa ha colpito un convoglio internazionale nei pressi della citta di Goma uccidendo l’Ambasciatore Luca Attanasio, il carabiniere Vittorio Iacovacci e il loro autista. La Repubblica Italiana è in lutto per questi servitori dello Stato che hanno perso la vita nell’adempimento dei loro doveri professionali in Repubblica Democratica del Congo. Nel deprecare questo proditorio gesto di violenza gli italiani tutti si stringono nel cordoglio intorno alle famiglie delle vittime, cui desidero far pervenire le condoglianze piu’ sentite e la più grande solidarietà”.
Incontro Draghi – Di Maio a Palazzo Chigi.
Si è svolto a Palazzo Chigi unincontro tra il presidente del Consiglio, Mario Draghi, e il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, sull’attacco al convoglio Onu inCongo e il conseguente assassinio dell’ambasciatore italiano e del carabiniere di scorta. Draghi: “Profondo cordoglio; seguiamo sviluppi” “Il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, esprime profondo cordoglio del Governo e suo per la tragica morte di Luca Attanasio, Ambasciatore d’Italia nella Repubblica Democratica del Congo, e di Vittorio Iacovacci, appuntato dei Carabinieri che lo accompagnava a bordo di un convoglio a Goma”. E’ quanto si legge in una nota di palazzo Chigi. Il Presidente del Consiglio e il Governo “si stringono ai familiari, ai colleghi della Farnesina e dell’Arma dei Carabinieri. La Presidenza del Consiglio segue con la massima attenzione gli sviluppi in coordinamento con il Ministero degli Affari Esteri”, aggiunge la nota. Di Maio: “Immenso dolore, ogni sforzo per fare luce sull’accaduto” “Ho appreso con sgomento e immenso dolore della morte oggi del nostro Ambasciatore nella Repubblica Democratica del Congo e di un militare dei Carabinieri. Due servitori dello Stato che ci sono stati strappati con violenza nell’adempimento del loro dovere. Non sono ancora note le circostanze di questo brutale attacco e nessuno sforzo verrà risparmiato per fare luce su quanto accaduto. Oggi lo Stato piange la perdita di due suoi figli esemplari e si stringe attorno alle famiglie, ai loro amici e colleghi alla Farnesina e nei Carabinieri” afferma il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio. Il ministro ha poi lasciato il Consiglio degli esteri Ue per tornare in Italia ed incontrare il presidente del Consiglio Mario Draghi.
La carriera diplomatica di Attanasio.
L’ambasciatore italiano nella Repubblica democratica del Congo Luca Attanasio era nato a Saronno (Varese) il 23 maggio 1977. Dopo la laurea alla Bocconi di Milano in economia aziendale, nel 2001, aveva vinto il concorso in diplomazia e nel 2003 era stato nominato Segretario di legazione in prova nella carriera diplomatica. Confermato in ruolo dal 29 settembre 2004, era entrato nella segretaria particolare del Sottosegretario di Stato e poi nel 2006 nominato segretario commerciale a Berna, 20 marzo 2006. Diverse esperienze nelle ambasciate in Svizzera, Marocco, e Nigeria. Nel 2010 il trasferimento a Casablanca con funzioni di console. Dopo il rientro alla Farnesina come capo Segreteria della Direzione Generale Mondializzazione e Questioni globali nel 2013, nel 2014 di nuovo in Africa come Primo segretario ad Abuja per un’assegnazione breve. Ad Abuja era tornato come consigliere nel 2015. A Kinshasa era stato nominato Incaricato d’Affari il 5 settembre 2017, e poi confermato quale incaricato d’Affari con Lettere, nel gennaio 2019.
Il giovane carabiniere in servizio in ambasciata dallo scorso settembre.
Aveva 30 anni Vittorio Iacovacci, il carabiniere in servizio presso l’ambasciata italiana in Repubblica democratica del Congo ucciso questa mattina nell’attacco armato. Il militare era di Sonnino (Latina), dove la sua famiglia d’origine vive. Non era sposato né aveva figli. Era in servizio dallo scorso settembre presso l’ambasciata italiana ed era in forza al 13^ reggimento Friuli Venezia Giulia, a Gorizia, che fa parte della seconda Brigata mobile dell’Arma dei carabinieri, un nucleo di elite con proiezione operativa all’estero che in passato ha pagato un alto prezzo in vite umane, visto che tra le vittime nell’attentato di Nassiriya e negli agguati in Afghanistan ad opera dei talebani ci sono stati carabinieri di quella Brigata. Iacovacci aveva fatto un corso di addetto ai servizi di protezione e si occupava della tutela dell’ambasciatore. Il luogo dell’attacco La polveriera del parco dei Virunga dove è stato ucciso l’ambasciatore italiano Il parco dei Virunga, dove sono stati uccisi in un agguato l’ambasciatore Luca Attanasio e un carabiniere, è patrimonio mondiale dell’Unesco dal 1979, decretato in pericolo dal 1994. Il parco si trova nella provincia del Nord-Kivu nella Repubblica Democratica del Congo e nel corso degli anni è diventato terreno di scontro in una regione storicamente instabile dove gruppi armati si fronteggiano per il controllo delle risorse naturali.
Relazione 007: oltre 100 gruppi armati e cresce jihadismo.
La competizione per lo sfruttamento delle ricchezze (materie prime e minerali) caratterizza la Repubblica democratica del Congo, che sconta ancora le tensioni nelle sue province orientali, dove sono attivi oltre 100 gruppi armati ribelli. Così l’intelligence italiana nella sua ultima relazione. Il Paese, secondo il monitoraggio degli 007, sconta “un quadro di pronunciata fragilità sulla cui evoluzione appare ora gravare anche la crescita della violenza di segno jihadista”.
Raab: attacco scioccante, a fianco dell’Italia.
“I miei pensieri sono con le famiglie dell’ambasciatore italiano, Luca Attanasio, la sua guardia del corpo e l’autista del World Food Programme uccisi in uno scioccante attacco a un convoglio Onu nella Repubblica Democratica del Congo”. Lo scrive su Twitter il ministro degli Esteri britannico, Dominic Raab. “La Gran Bretagna è al fianco dell’Italia e del World Food Programme in questo momento”, aggiunge Raab.

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La scheda. Chi era Luca Attanasio, il diplomatico 43enne che nel 2020 prese il premio Nassiriya per la Pace.

Fonte tratta da: Rai. RaiNews24.

22 febbraio 2021.

Lombardo, dopo la laurea alla Bocconi, ha iniziato a occuparsi di Africa per la Farnesina. Lascia una moglie e tre bimbe piccole. Nel 2020 insieme a lei aveva vinto il premio Nassiriya per la Pace.
L’Ambasciatore Luca Attanasio, rimasto ucciso stamattina in un attacco in Congo, aveva 43 anni. Nato a Saronno, in provincia di Varese, era sposato con Zakia Seddiki, fondatrice e presidente dell’Associazione umanitaria ’Mama Sofia’ a sostegno delle donne in Africa. Padre di tre bimbe (di cui due gemelle), con la moglie lo scorso ottobre aveva ricevuto il premio internazionale Nassiriya per la Pace. “Quella dell’Ambasciatore è una missione, a volte anche pericolosa, ma abbiamo il dovere di dare l’esempio.” disse a Camerota (Salerno) il 12 ottobre scorso, in occasione del ricevimento del premio internazionale “Nassiriya per la Pace”, consegnato dalla locale associazione culturale “Elaia”. “In Congo – proseguiva Attanasio – parole come pace, salute, istruzione, sono un privilegio per pochissimi, e oggi la Repubblica Democratica del Congo è assetata di Pace, dopo tre guerre durate un ventennio”. Laureato alla Bocconi con il massimo dei voti, aveva intrapreso la carriera diplomatica tramite concorso e dopo una prima esperienza aziendale ricoprendo diversi incarichi, prima all’Ambasciata d’Italia a Berna (2006-2010), poi Console generale reggente a Casablanca, in Marocco (2010-2013). Dopo essere rientrato nel 2013 alla Farnesina, come Capo segreteria della direzione generale per la mondializzazione e gli affari globali, era tornato nel 2015 in Africa quale primo consigliere presso l’ambasciata d’Italia ad Abuja, in Nigeria. Dal 5 settembre 2017 era capo missione a Kinshasa, nella Repubblica Democratica del Congo, dove era stato riconfermato in qualità di Ambasciatore straordinario plenipotenziario accreditato in RDC, nella Repubblica Democratica del Congo.

La scheda. Goma. Chi era Vittorio Iacovacci, il carabiniere ucciso nell’agguato in Congo. Vittorio Iacovacci, 30 anni, era nato a Sonnino, provincia di Latina.

Fonte tratta da: Rai. RaiNews24.

22 febbraio 2021

Proveniente da un reparto d’élite dell’Arma dei Carabinieri, Vittorio Iacovacci, ucciso oggi nella Repubblica Democratica del Congo, era un effettivo del XIII Reggimento Friuli Venezia Giulia con sede a Gorizia. Iacovacci aveva anche ottenuto brillanti risultati nel suo percorso al Gis. Rientrato a Gorizia per motivi personali – scrive Infodifesa.it – Iacovacci è stato assegnato a Kinshasa in un contesto difficilissimo. Sino ad oggi ha fatto parte del team di “close protection”, insieme ad altri operatori del XIII Reggimento. La famiglia di Iacovacci è originaria di Sonnino, in provincia di Latina. La comunità militare e quella della sua cittadina lo ricordano con affetto e ammirazione. Per il giorno dei funerali a Sonnino è stato proclamato il lutto cittadino.

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La scheda. Congo, le indagini sull’agguato: un emissario del presidente Tshisekedi oggi a Roma.

Fonte tratta da: Rai. RaiNews24.

23 febbraio 2021

Nella dinamica che ieri ha portato alla morte dell’ambasciatore italiano a Kinshasa, Luca Attanasio, del carabiniere Vittorio Iacovacci, e del loro autista congolese Mustapha Milambo, ci sono alcuni fatti acclarati e diversi dubbi che gli inquirenti proveranno a sciogliere. L’ambasciatore era arrivato a Goma già venerdì scorso, riferisce un comunicato della presidenza congolese. “L’ambasciatore è arrivato a Goma venerdì 19 febbraio 2021 alle 10:30 a bordo del jet della Monusco immatricolato 5Y/Sim. Alle 09:27 di lunedì 22 febbraio”, viene aggiunto, “un convoglio di due veicoli del Programma alimentare mondiale ’Pam’ è partito da Goma alla volta del comune di di Kiwanja, in territorio di Rutshuru”. Secondo le testimonianze raccolte da fonti locali il convoglio Onu in cui viaggiavano era composto da due autovetture del Programma alimentare mondiale (Pam) e da sette persone, quattro congolesi e tre italiani. Oltre ad Attanasio e Iacovacci, il terzo italiano coinvolto nell’agguato – Rocco Leone, vice direttore del Pam a Kinshasa – è illeso, in buone condizioni, è stato portato in ospedale per controlli ma non ha riportato alcuna ferita. La moglie ha parlato con lui al telefono e l’avrebbe rassicurata sulle sue condizioni. Gli altri tre che mancano all’appello sono cittadini congolesi che sarebbero stati rapiti dal commando. “I membri del convoglio, sette persone compreso Attanasio, sono stati prima bloccati e portati nella boscaglia da assalitori che parlavano in kinyarwanda, prima di essere uccisi dagli stessi assalitori, durante uno scontro a fuoco tra questi ultimi e un gruppo di guardie forestali di pattuglia nella zona, con il sostegno di militari delle forze armate congolesi”. Questa ricostruzione fornita a “InfoAfrica” da una fonte locale corrisponde in parte a quella diffusa in un comunicato dal ministero degli Interni congolese. Ma il quadro, è tutt’altro che chiaro e gli scambi di accuse tra le parti coinvolte confermano la complessità e l’instabilità dello scenario. Il presidente della Repubblica democratica del Congo, Félix Antoine Tshisekedi Tshilombo, ha deciso di inviare oggi a Roma un suo rappresentante per consegnare una lettera personale al presidente del Consiglio Mario Draghi. E ha inviato una squadra a Goma a supporto delle indagini sul campo. Il presidente, inoltre, si recherà oggi a far visita a Zakia Seddiki, la moglie dell’ambasciatore italiano, “come vuole la tradizione africana’’, ha spiegato.
Lo scambio di accuse.
Ieri pomeriggio il governo congolese ha accusato dell’imboscata “elementi” delle Fdlr. Il gruppo ribelle ha stabilito basi nel Nord Kivu dopo il genocidio in Ruanda del 1994 e resta una forza di opposizione sia nei confronti dell’esecutivo di Kinshasa che di quello di Kigali, insediato dopo le stragi di 27 anni fa per lo più con il sostegno di combattenti tutsi. Ma le Forze democratiche di liberazione del Ruanda (Fdlr) hanno smentito con un comunicato un loro coinvolgimento, puntando il dito contro elementi dell’esercito congolese e di quello ruandese. Nella zona a dei monti Virunga, fra Congo, Ruanda e Uganda, operano molti gruppi ribelli che spesso prendono di mira i ranger del parco, famoso per i gorilla di montagna. Tshisekedi si è detto costernato per quanto accaduto ed ha condannato “questo attacco terroristico”, assicurando il massimo impegno “per fare piena luce sulla vicenda” e “assicurare i responsabili alla giustizia”. Secondo la ricostruzione fatta dalle autorità congolesi, riportata dal sito “cas-info”, “gli aggressori, in un numero di sei, erano armati con 5 mitragliatrici tipo AK47 e un machete. Hanno sparato colpi di avvertimento prima di costringere gli occupanti dei veicoli a scendere e seguirli fino in fondo al Parco, dopo aver sparato a uno dei conducenti per creare il panico”. Con l’arrivo delle Guardie del parco e dei militari presenti nei dintorni si è innescata una sparatoria. Il commando armato avrebbe sparato a bruciapelo al carabiniere, morto sul posto, e all’ambasciatore ferendolo all’addome. Quest’ultimo è morto un’ora dopo all’ospedale della missione Monusco a Goma. “È già in corso un’indagine per chiarire le circostanze, le responsabilità e per intraprendere azioni repressive relative a questa tragedia”, ha annunciato il governo. “La Presidenza della Repubblica si impegna a fare regolarmente il punto sullo stato di avanzamento delle indagini appena avviate su iniziativa del Presidente della Repubblica. Intanto,secondo il rapporto dell’intelligence italiana, “il Ministero dell’Interno della Repubblica Democratica del Congo ha immediatamente ritirato, dopo la sua pubblicazione, un tweet nel quale si sosteneva che l’azione delittuosa era specificamente diretta contro l’Ambasciatore italiano”. Sullo sfondo del rimpallo di accuse tra Kinshasa e ribelli hutu gli 007 non escludono il coinvolgimento delle milizie della Allied Democratic Forces (Adf), “di origine ugandese”, recentemente sospettato di adesione al jihadismo, e non è neppure escluso che l’attentato – inizialmente sembrato un tentativo di sequestro – possa essere stato a scopo di rapina. “L’evento”, si legge nel rapporto dell’intelligence, “si inserisce in un contesto securitario di estrema fragilità, che caratterizza l’area del Kivu del Nord negli ultimi 20 anni”.
Le Forze Ruandesi negano ogni responsabilità.
Le Forze Democratiche della Liberazione del Ruanda (Fdlr) negano la responsabilità dell’attacco avvenuto in Congo. È quanto si legge in un loro comunicato, ripreso sui social, in cui “condannano con forza” l’attacco e “respingono categoricamente” le accuse delle autorità di Kinshasa, dichiarando “di non essere per nulla implicati” nella vicenda e “chiedendo alle autorità congolesi e alla missione Onu Monusco di far luce sulle responsabilità di questo ignobile assassinio”. Secondo Fdlr, l’attentato sarebbe avvenuto “non lontano” da pattuglie delle forze armate della Repubblica Democratica del Congo. “Le Fdlr rivolgono le loro condoglianze ai familiari delle vittime, al governo e al popolo italiano”, conclude la nota.
La dinamica dell’agguato e i punti oscuri.
Se la dinamica dell’agguato, secondo le varie ricostruzioni, sembra accertata anche se mancano importanti elementi sulle responsabilità, resta un altro punto oscuro relativo all’assenza di una guardia armata al convoglio, a parte la presenza del carabiniere. Il fatto che il responsabile locale della polizia abbia affermato di non essere stato al corrente dello spostamento dell’ambasciatore nell’area, “in una zona cosi’ pericolosa, ha suscitato sorpresa e molti interrogativi”, ha precisato ancora la fonte locale. Di conseguenza, quali sarebbero i motivi che hanno spinto il convoglio dell’ambasciatore ad addentrarsi in un’area – lungo la strada che da Goma porta a Rutshuru – potenzialmente pericolosa senza scorta? In un comunicato, il Pam ha sostenuto che l’attacco “è avvenuto su una strada che era stata precedentemente dichiarata sicura per viaggi senza scorte di sicurezza”. Un’affermazione che apparentemente contrasta con le dichiarazioni da parte congolese. Di certo, l’ambasciatore Attanasio non era nuovo a queste zone e ne conosceva le insidie. In Kivu era già stato, e nei giorni scorsi si era trattenuto a Bukavu, prima di far ritorno via battello a Goma. Tra l’altro, proprio nei giorni scorsi, una delegazione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu si era recata in quell’area incontrando le varie realtà presenti sul territorio, nell’ambito dell missione Monusco (la missione delle Nazioni Unite per la stabilizzazione nella Repubblica Democratica del Congo).
Aereo dell’Aeronautica a Goma.
In serata a Ciampino il rientro delle salme: domani le autopsie L’aereo dell’Areonautica militare italiana è atterrato nel primo pomeriggio all’aeroporto di Goma, per riportare in Italia le spoglie dell’Ambasciatore Luca Attanasio e del Carabiniere Vittorio Iacovacci. Lo confermano fonti di stampa locali. Saranno effettuate domani presso l’Istituto di medicina legale del Policlinico Agostino Gemelli le autopsie sui corpi. Stasera le salme arriveranno a Ciampino. La Farnesina ha chiesto e ottenuto di effettuare in Italia l’esame autoptico disposto dalla procura di Roma, che indaga per sequestro di persona con finalità di terrorismo. A coordinare le indagini i pm Sergio Colaiocco e Alberto Pioletti.
Farnesina: ogni sforzo per corretta ricostruzione dell’attacco.
“Il Ministero degli Esteri non risparmierà alcuno sforzo, in coordinamento con tutti i competenti apparati dello Stato, per arrivare ad una corretta ricostruzione del tragico attacco in RDC nel quale hanno perso la vita l’Ambasciatore Luca Attanasio ed il Carabiniere Vittorio Iacovacci”. E’ quanto si legge in una nota della Farnesina. “A tale riguardo, come in ogni tragica circostanza che coinvolge nostri connazionali all’estero, e nel rispetto del dolore delle famiglie delle vittime, la Farnesina auspica la massima cautela nel dare spazio a ricostruzioni mediatiche che potrebbero rivelarsi approssimative o addirittura fuorvianti”, si aggiunge. “Nelle prossime ore è del resto prevista una informativa del ministro Di Maio in cui verranno fornite al Parlamento tutte le informazioni al momento disponibili”, si conclude nella nota.
I Ros a Kinshasa per indagini.
Un team di investigatori del Ros, su delega della Procura di Roma, è partito alla volta di Kinshasa, capitale della Repubblica democratica del Congo, per affiancare gli investigatori locali nelle indagini relative alla morte dell’ambasciatore italiano, Luca Attanasio, e del carabiniere Vittorio Iacovacci. I pm di piazzale Clodio attenderanno, quindi, una prima informativa su quanto avvenuto. I carabinieri del Ros dovranno acquisire i verbali delle testimonianze ieri e verificare quali siano state le armi usate dai ranger che sono intervenuti durante il tentativo di sequestro. Tra i testi ascoltati ieri c’è l’italiano funzionario del World Food Programme, Rocco Leone, due guardie del corpo congolesi e il secondo autista, rimasto illeso.
La Procura di Roma apre un’indagine.
La Procura di Roma ha aperto un fascicolo di indagine in relazione alla morte dell’ambasciatore italiano in Congo, Luca Attanasio, e del carabiniere Vittorio Iacovacci. Nel procedimento, coordinato dal procuratore capo Michele Prestipino, si procede per sequestro di persona con finalità di terrorismo. I magistrati capitolini, che hanno competenza per i reati commessi all’estero e che hanno come vittime cittadini italiani, hanno delegato le indagini ai carabinieri del Ros.
Ue: nessun funzionario o diplomatico dell’Unione rapito.
“Non abbiamo informazioni che un ufficiale Ue o un membro della delegazione Ue sia stato rapito” nel corso dell’attacco avvenuto ieri nella Repubblica Democratica del Congo. Lo ha detto Peter Stano, portavoce della Commissione europea.

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