Camera dei Deputati
XVIII LEGISLATURA

Resoconto stenografico dell’Assemblea
Seduta n. 459 di giovedì 18 febbraio 2021

Presidenza del PRESIDENTE:
Onorevole Deputato Roberto FICO.

La seduta comincia alle 9.

PRESIDENTE. «La seduta è aperta».

PRESIDENTE. «Invito il deputato segretario a dare lettura del processo verbale della seduta precedente».

ALESSANDRO COLUCCI, Segretario, legge il processo verbale della seduta di ieri.

PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.

(È approvato).

Missioni.

PRESIDENTE. «Comunico che, ai sensi dell’articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati Colletti, Gebhard, Lupi, Magi, Mammì, Piccolo, Schullian, Tasso e Vianello sono in missione a decorrere dalla seduta odierna.
I deputati in missione sono complessivamente 49, come risulta dall’elenco depositato presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell’allegato A al resoconto della seduta odierna. (Ulteriori comunicazioni all’Assemblea saranno pubblicate nell’allegato A al resoconto della seduta odierna)».

Discussione sulle comunicazioni del Governo.

PRESIDENTE. «L’ordine del giorno reca la discussione sulle comunicazioni del Governo.
Avverto che l’organizzazione dei tempi è pubblicata nell’allegato A al resoconto stenografico della seduta del 17 febbraio (Si veda l’allegato A della seduta del 17 febbraio 2021).
Ricordo che è stata disposta la ripresa televisiva diretta dell’intero dibattito, con esclusione della votazione per appello nominale».

(Discussione).

PRESIDENTE. «Dichiaro aperta la discussione».

PRESIDENTE. «È iscritta a parlare la deputata Valentina Barzotti. Ne ha facoltà».

PRESIDENTE. «Colleghi, per favore, un po’ di silenzio».

VALENTINA BARZOTTI (M5S). «Grazie, Presidente.
Presidente Draghi, ho ascoltato ieri con molta attenzione il suo discorso, soprattutto quei passaggi con riferimento al lavoro, e non posso che concordare con lei, quando dice ad esempio che siamo chiamati a rispondere alle necessità del Paese, ad avvicinarci ai problemi quotidiani di famiglie ed imprese. Il Movimento 5 Stelle è entrato nelle istituzioni e ha combattuto nelle istituzioni proprio per questo, per dare voce e strumenti a chi stava restando indietro. Infatti, Presidente Draghi, la società corre, corre sempre più veloce, e la politica non si era mai occupata di chi restava indietro. Noi l’abbiamo fatto, lo rivendichiamo con forza e ne siamo orgogliosi (Applausi dei Deputati del gruppo Movimento 5 Stelle) perché le disuguaglianze sociali, che hanno serpeggiato e che tuttora serpeggiano nel nostro Paese, hanno strappato a molti una prospettiva di futuro. D’altronde, l’ha ricordato anche lei: prima della pandemia, la percentuale dei nuovi poveri era pari al 31 per cento; con la pandemia, per effetto della pandemia sulla salute ma anche sull’economia, i nuovi poveri ammontano al 45 per cento. Reddito e pensione di cittadinanza sono stati strumenti di lotta alla povertà imprescindibili: ho qui i dati INPS del mese di gennaio e del mese di dicembre che ci dicono che il reddito di cittadinanza è stato percepito da 1,2 milioni di nuclei familiari, 2,8 milioni di persone coinvolte e un importo medio di 573 euro. Nel mese di gennaio si registrano 1,5 milioni di nuclei familiari, di percettori di reddito o di pensione di cittadinanza, con 2,9 milioni di persone coinvolte e, nel 34 per cento di questi casi, nei nuclei è presente almeno un minore. Evidentemente si tratta di uno strumento fondamentale per tutte quelle famiglie messe in ginocchio dalla crisi dovuta al COVID-19. Ma non solo. Osservatori terzi ci dicono che il reddito di cittadinanza ha avuto una funzione sociale importantissima, spesso sottovalutata o peggio denigrata con argomenti risibili da chi evidentemente vive su un altro pianeta: ha evitato il peggioramento delle condizioni sociali nelle fasce più fragili della nostra popolazione. Noi andiamo fieri delle nostre misure; riteniamo necessario continuare a percorrere questa strada nei mesi che verranno per avere uno Stato che sia veramente vicino ai cittadini e che garantisca pari opportunità. Le pari opportunità: penso a tutti, quando penso alle pari opportunità, ma soprattutto penso ai giovani, perché possano avere una prospettiva di futuro quando finiscono il loro percorso di studi, e penso alle donne, che ancora troppo spesso sono vittime di retaggi culturali che impediscono il loro accesso al lavoro. Gli ultimi dati Istat sono drammatici, sono allarmanti, ci dicono che, solo nel mese di dicembre, dei 101 mila posti di lavoro persi, 99 mila sono posti di lavoro delle donne (Applausi dei Deputati del gruppo Movimento 5 Stelle) e il dato grida la drammaticità della situazione: servono adeguati strumenti di sostegno all’occupazione rispetto a un mercato del lavoro che sta cambiando rapidamente e in modo radicale – le donne non possono più sostituire il welfare che manca -, servono più infrastrutture sociali, più asili nido anche nei posti di lavoro, politiche mirate ed efficaci, per non dover più essere costretti a scegliere tra posto di lavoro e famiglia (Applausi dei Deputati del gruppo Movimento 5 Stelle). Fuori questa pandemia infuria, questa tragedia sanitaria ha messo rapidamente in crisi anche il nostro sistema economico: i bar, i ristoranti, che tanto amiamo, lo sport, la cultura, il turismo; tanti sono stati i settori piegati dalla pandemia e devono continuare ad essere adeguatamente supportati con ristori celeri ed efficaci, senza perdere altro tempo, oltre a quello che evidentemente si sta perdendo per gestire una crisi politica, che è veramente incomprensibile che qualcuno sta rivendicando, ma evidentemente ci si dimentica che i giochi di palazzo qui non interessano ai cittadini. (Applausi dei Deputati del gruppo Movimento 5 Stelle).
Nell’ultimo anno i Ministri Catalfo e Patuanelli hanno fatto un lavoro coraggioso, determinato, imponente, per sostenere i livelli occupazionali e i settori in crisi. Da un lato, sono state autorizzate 4 miliardi di ore di CIG, liquidate integrazioni salariali mensili per oltre 29 milioni di euro e il blocco dei licenziamenti ha evitato la perdita di oltre 600 mila posti di lavoro. Dall’altro lato, si sono supportati i settori in crisi, puntando al rilancio sostenibile delle realtà produttive. Adesso il mantra dovrà essere: più attenzione ai territori e all’ambiente, a tutti quei tesori che la nostra bella Italia ci mette a disposizione; dalle Alpi alle isole il turismo dovrà essere un volano importante per la ripartenza del nostro Paese. Dobbiamo proseguire il lavoro di cui abbiamo posto le fondamenta in questi due anni verso una concreta transizione ecologica, economica e sociale. La strada è stata tracciata sin da inizio legislatura e non si torna indietro. Siamo stati portavoce dei cittadini più in difficoltà. Finalmente abbiamo aumentato gli importi delle pensioni di invalidità del 100 per cento, abbiamo contrastato e vogliamo continuare a contrastare il gioco d’azzardo, una piaga della nostra società e tragedia per le famiglie che lo vivono e che troppo spesso si sono trovate abbandonate. In questo ultimo anno, con la Ministra Catalfo, abbiamo iniziato, ad esempio, il processo di riforma degli ammortizzatori sociali e lavorato sulle politiche attive, per creare occupazione, per un mondo del lavoro che riduca le asimmetrie informative tra domanda e offerta di lavoro e il cosiddetto skill mismatch. In conclusione, Presidente Draghi, nessun passo indietro deve essere fatto. Questo è quello che chiede il Movimento 5 Stelle, cioè la forza che ha il maggior numero di rappresentanti in questo Parlamento. Abbiamo scelto di difendere i risultati ottenuti dal Movimento 5 Stelle e proseguire per migliorare il Paese e la vita quotidiana dei nostri cittadini». (Applausi dei Deputati del gruppo Movimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. «È iscritto a parlare il deputato Donzelli. Ne ha facoltà».

GIOVANNI DONZELLI (FDI). «Grazie, Presidente. Siamo in un tempo particolare, siamo nel tempo delle responsabilità, siamo, come Nazione ma anche come umanità, in una tempesta mai vista. E quando la barca è nella tempesta, non è più il tempo degli interessi personali, non è più il tempo dei tatticismi, non è più il tempo per quel brutto teatrino della politica che troppe volte abbiamo visto, è il tempo della responsabilità. E quando la nave è in tempesta, ciascun marinaio deve stare al proprio posto, non serve ulteriore caos, non servono marinai che si spostano da una parte all’altra della barca mentre infuria la tempesta. E il nostro posto, quello di Fratelli d’Italia, qual era, l’abbiamo chiarito tre anni fa: esattamente oggi, ironia della sorte, è l’anniversario di quando siamo saliti, con tutti i candidati di Fratelli d’Italia, all’Altare della Patria e abbiamo giurato solennemente che non avremmo tradito il mandato popolare (Applausi dei Deputati del gruppo Fratelli d’Italia). Abbiamo giurato solennemente che noi non saremmo stati disponibili ad accordi in spregio al voto che avremmo chiesto da lì a pochi giorni, non avremmo partecipato mai a patti di Governo diversi da quello della coalizione con cui ci presentavamo alle urne del 4 marzo. E il nostro non è un capriccio, Presidente, è la profonda convinzione del primato della politica anche su tecnici pur autorevolissimi; è la consapevolezza che mettere insieme idee incompatibili non porti a chiarezza, ma porti a caos, è la consapevolezza che in democrazia non vale la dialettica fichtiana della tesi, dell’antitesi e della sintesi, ma vale la teoria che si confrontano le tesi e il popolo decide qual è la tesi migliore (Applausi dei Deputati del gruppo Fratelli d’Italia), non arriva un tecnico, non scelto da nessuno, che fa una sintesi tra tesi e antitesi, perché questa è la democrazia, perché sceglie il popolo, che per la nostra Costituzione è sovrano; Costituzione che, mi permetto di dire con tutto il rispetto, avrei avuto piacere di sentire citare dal Presidente del Consiglio, insieme all’Europa, almeno la Costituzione italiana! (Applausi dei Deputati del gruppo Fratelli d’Italia).
Vede, quando parlo di idee diverse, Presidente, mi riferisco ad alcune cose banali, che lì, forse sì, basta il buonsenso, perché un qualsiasi Governo di buonsenso avrebbe impedito che tre intermediari, in piena pandemia, per comprare le mascherine dai cinesi, avessero preso in commissioni 70 milioni di euro, e tra questi tre intermediari magari ci fosse un collaboratore, come Mario Benotti, di esponenti del Partito Democratico (Applausi dei Deputati del gruppo Fratelli d’Italia); e mentre si davano 70 milioni di euro a intermediari e amici degli amici, si facevano chiudere le aziende, i ristoratori, il mondo della montagna. Un Governo di buonsenso questo lo avrebbe impedito, un Governo di buonsenso come quello, mi auguro, che state varando oggi, ovviamente, la prima cosa che dovrebbe fare è cacciare Arcuri (Applausi dei Deputati del gruppo Fratelli d’Italia), perché un uomo che si prende così tante responsabilità di così tanti fallimenti in un Governo di buonsenso non può rimanere un minuto in più. Ma oltre al buonsenso, ci sono le scelte politiche. In queste ore non ne state parlando, ma si stanno moltiplicando gli sbarchi: solo 300 in più dell’anno scorso quest’anno, il triplo rispetto al 2019. E allora, davanti agli sbarchi, qual è la linea di questo Governo? Il blocco navale, come chiede Giorgia Meloni, oppure quello portato avanti da alcuni esponenti di questa maggioranza che sono saliti sulle navi delle ONG a speronare le barche della Guardia di finanza italiana? Bisogna scegliere. Quale delle due strade? Qual è la strada sul lavoro? Quella del reddito di cittadinanza o quella che incrementa il merito? Qual è la strada in difesa dei lavoratori? I lavoratori si difendono ancora con la logica della CGIL e dello scontro tra padrone e operaio, oppure comprendendo che adesso il modo per difendere il lavoro è capire che sono sulla stessa barricata, il datore di lavoro e il lavoratore, perché siamo davanti a una crisi economica mai vista (Applausi dei Deputati del gruppo Fratelli d’Italia). Davanti al tema drammatico delle abitazioni, la soluzione qual è? Riuscire a trovare e a dare degli aiuti a chi non riesce a pagare l’affitto e ai proprietari immobiliari, o pensare di scaricare sui poveri piccoli proprietari immobiliari la differenza e il dramma sociale, facendo il blocco degli sfratti senza trovare una soluzione?».

PRESIDENTE. «Concluda».

GIOVANNI DONZELLI (FDI). «Concludo. Vede, dicevo che è il tempo delle responsabilità, è il tempo delle scelte, e noi, coerentemente con quanto abbiamo giurato tre anni fa, saremo al nostro posto sulla nave in tempesta. Il nostro posto è quello di rappresentare la democrazia, di rappresentare in un Parlamento l’opposizione, perché non c’è democrazia senza l’opposizione in Parlamento; ma saremo responsabili, perché alla nave, che è l’Italia in tempesta, noi ci teniamo da sempre, per storia, per cultura e per convinzione». (Applausi dei Deputati del gruppo Fratelli d’Italia).

PRESIDENTE. «È iscritto a parlare il deputato Cecconi. Ne ha facoltà».

ANDREA CECCONI (M-EUR-MAIE-PSI). «Grazie, Presidente. Presidente del Consiglio, Ministri, io parlo in rappresentanza della componente MAIE, che al Senato ha un suo nuovo gruppo formato da poco. Ieri ho ascoltato attentamente il suo discorso, che ho riletto più volte. Due cose mi hanno particolarmente colpito. La prima è che è un programma molto ambizioso, è un programma al cui interno ci sono tante cose, tante cose necessarie che in questo Paese da tanto tempo noi sappiamo vanno fatte, e per questo mi auguro che questa sia la volta buona in cui riusciamo, non dico del tutto, ma almeno in parte, a mettere mano a quello che è necessario sistemare nel nostro Paese. L’altra cosa, visto che abbiamo avuto modo di incontrarci già due volte durante le sue consultazioni, che ha svolto qui alla Camera, è la cura nell’ascolto che lei ha riposto nelle nostre parole; aveva detto, anche alla fine di una consultazione, che le nostre parole non sarebbero state vane e non sarebbero cadute nel vuoto, però è anche vero che all’interno delle sue linee programmatiche lei ha inserito tutte le indicazioni che noi le abbiamo sottoposto, le ha ovviamente elaborate secondo quello che era il suo pensiero, però dentro c’è effettivamente tutto. Un appunto, che le voglio fare, riguarda gli italiani all’estero: sono 6 milioni di cittadini, quindi l’equivalente del 10 per cento di cittadini italiani. Io comprendo che noi stiamo facendo un programma di Governo per risanare il nostro Paese, ma dovremmo anche curarci di provare a riportare a casa i nostri italiani che sono andati all’estero negli anni, perché quelli sono sempre e comunque una nostra ricchezza.
Ma la cosa su cui mi sono soffermato di più, la cosa che veramente mi ha fatto pensare che forse questo è il momento per noi tutti – e parlo non soltanto a lei, Presidente, ma anche a tutti i nostri colleghi – di mettersi insieme, uniti, per fare il bene del nostro Paese, è il passaggio in cui lei dice che noi abbiamo il compito di consegnare un Paese migliore e più giusto ai nostri figli e ai nostri nipoti.
Lei ha il doppio dei miei anni: questo non per sottolineare che io sono troppo giovane o lei è troppo grande, ma per sottolineare che veniamo da due generazioni completamente diverse. Lei proviene da un altro ambiente culturale rispetto al mio, ha vissuto in un Paese diverso dal mio e, quindi, probabilmente, la penseremo in modo diverso su tante cose, però il mio cruccio, come probabilmente sarà il suo nei confronti dei suoi nipoti, è che, fra vent’anni, io non mi vorrei ritrovare di fronte a mio figlio, ormai cresciuto, che mi dica: tu c’eri nel 2021 quando potevi mettere mano a questo Paese, quando potevi aiutare noi a vivere in un Paese migliore e voi non avete fatto niente, siete riusciti a fare quello che avete sempre fatto, avete pensato a voi stessi, alla vostra poltrona o a mettere uno stipendio in più in tasca. Ecco, io credo che il nostro compito sia quello di consegnare un Paese migliore e più giusto ai figli e ai nipoti e io spero che noi saremo all’altezza di questo compito».

PRESIDENTE. «È iscritto a parlare il deputato Tondo. Ne ha facoltà. Colleghi, per favore».

RENZO TONDO (M-NCI-USEI-R-AC). «Signor Presidente del Consiglio, innanzitutto desidero esprimerle il mio ringraziamento personale, il ringraziamento del nostro gruppo e delle persone che rappresentiamo per aver voluto accettare questo compito. Credo che lei avrebbe potuto avere tutte le ragioni, personali, umane e politiche, per declinare questo gravoso invito a guidare il Governo del nostro Paese in un momento come questo. Lei non si è tirato indietro, lei non ha disertato e di questo non solo gli italiani devono esserle grati.
Ciò detto, evitata all’Italia la sciagura del Governo Conte-ter grazie al senatore Renzi e messo fine al Governo giallo-rosso, il compito che ci sta di fronte è tale da far tremare i polsi; ora, però, è necessario che la politica si riappropri del suo ruolo. Dire che la salute viene prima di tutto è fin troppo scontato. Lei, Presidente, è ben consapevole che l’analisi fatta dal “Gruppo dei Trenta”, di cui lei è co-chair, dice che alla “fase 1” della gestione emergenziale della crisi deve ora seguire una strategia orientata al futuro dell’economia. Gli scenari che si prospettano per l’economia reale, in specie per le piccole e medie imprese, al termine degli aiuti straordinari a imprese e privati, al termine del blocco dei licenziamenti è molto preoccupante. Cominci subito, Presidente, a dare un’inversione di tendenza.
Veda, ieri io sono sceso a Trieste con un aereo che era pieno di gente, a contatto stretto con una persona che non conoscevo. Mi è difficile capire e spiegare agli altri cittadini che me lo chiedono perché si possa salire su un aereo, con un ambiente chiuso, e non si possa sciare (Applausi dei Deputati del gruppo Misto-Noi con l’Italia-USEI-Rinascimento AdC e del deputato Bond), perché si possa pranzare e non si possa cenare con i propri colleghi, perché non si possa andare a teatro. Le assurdità messe in campo dal Ministero della Salute possono essere corrette, debbono essere corrette: diamo più fiducia ai cittadini, più libertà per i cittadini e per l’economia. Presidente Draghi, metta mano a queste assurdità, ci dia la possibilità di far ripartire l’economia. Ieri è stato importante il suo discorso al Senato … ».

PRESIDENTE. «Concluda».

RENZO TONDO (M-NCI-USEI-R-AC). « … c’è stato un momento di serietà, di sobrietà di emozione che ci ha colpito e questa è la miglior garanzia, la migliore assicurazione dell’impegno alto che l’attende e nel quale noi saremo al suo fianco». (Applausi dei Deputati del gruppo Misto-Noi con l’Italia-USEI-Rinascimento AdC).

PRESIDENTE. «È iscritta a parlare la deputata Ermellino. Ne ha facoltà».

ALESSANDRA ERMELLINO (MISTO-CD-IE). «Grazie, Presidente. Presidente Draghi, Ministri, colleghi, il discorso pronunciato ieri in Senato ha rafforzato la mia personale convinzione che l’appoggio al suo Esecutivo sia l’unica strada possibile perché quella responsabilità nazionale, a cui lei, Presidente Draghi, ha fatto riferimento più volte, trovi compiuta applicazione e assuma piena concretezza politica nel tempo che rimane all’attuale legislatura. Un periodo certamente non congruo al compimento di un progetto politico di ampio respiro, ma sufficiente ad impostare una visione ispirata da un pensiero lungo, che spero chiunque ci sostituirà in futuro sia in grado di raccogliere e portare avanti. Un orizzonte politico capace di disegnare l’Italia del domani, a cominciare dalle battaglie del presente, è ciò che, da troppo tempo, sembra mancare alla politica del Paese e il mio augurio, ma anche la mia convinzione, è che, finalmente, ci sia spazio per provare a costruirlo.
In particolare, come donna, Presidente, ho apprezzato il suo riferimento alla parità di genere, un principio troppo spesso sbandierato come un orpello identitario, ma quasi mai, alla prova dei fatti, esercitato pienamente.
Questa idea non può essere costruita – non solo, comunque – tramite una parificazione numerica della rappresentanza né tantomeno con un esercizio di adeguamento salariale; tutte premesse comunque necessarie, sia chiaro. Si tratta, invece, di una sfida culturale che porti finalmente ad affermare il femminile come imprescindibile e necessario alla vita politica del Paese, ma avendo cura di conservarne l’identità, invece di piegarlo e tentare di avvicinarlo quanto più possibile al suo opposto, perché sarebbe un tentativo destinato al fallimento in partenza.
In secondo luogo, signor Presidente, voglio esprimere la mia approvazione anche per la sua esplicitata attenzione alla questione mediterranea. Ho dedicato il mio mandato parlamentare alla sicurezza nazionale e alla difesa, riscontrando spesso una totale mancanza di consapevolezza di quanto il ruolo geopolitico del Paese nell’area sia la condizione imprescindibile per la crescita non solo del prestigio internazionale dell’Italia, ma anche del suo sviluppo economico, della stabilità sociale e della sua popolazione e della capacità di governare con intelligenza e visione l’epocale dinamica migratoria in atto. La sicurezza nazionale, però, non consiste soltanto nella difesa dello Stato, delle sue strutture strategiche, ma è anche una questione di giustizia sociale, di efficienza sanitaria e di tutela ambientale.
Tre elementi che mi pare abbia considerato attentamente nella scelta delle sue parole e che, aggiungo, riguardano da vicino un’altra sfida a me molto cara: quella dell’Ilva di Taranto. Non solo come tarantina, ma anche come cittadina italiana ritengo che questa battaglia complessa, ma non impossibile, offra il banco di prova perfetto per verificare la capacità di incidere di questo nuovo Esecutivo. Il mio appoggio al suo Esecutivo è, dunque, frutto anche di questa speranza, insieme alla convinzione che, nello spirito di unità nazionale e responsabilità a cui ha voluto far riferimento, trovino risposta anche altre domande non più eludibili: la digitalizzazione della pubblica amministrazione … ».

PRESIDENTE. «Concluda».

ALESSANDRA ERMELLINO (MISTO-CD-IE). « … l’informatizzazione del processo penale, più incisivi strumenti per la lotta alla criminalità organizzata, non ultimo il contrasto alla denatalità, vera piaga sociale, le cui conseguenze catastrofiche non sono ancora manifeste né chiare a molti di noi. Ciò premesso, rinnovo la mia fiducia al suo Esecutivo e auguro buon lavoro a lei e ai suoi Ministri». (Applausi dei Deputati del gruppo Misto-Centro Democratico-Italiani in Europa).

PRESIDENTE. «È iscritto a parlare il deputato Giachetti. Ne ha facoltà».

ROBERTO GIACHETTI (IV). «Signor Presidente, sarò sintetico o, meglio, lapidario: per Italia Viva la sua agenda è la nostra agenda, la sua visione è quella che mancava, è quella che noi siamo felici di poter misurare in queste ore. Come avrà visto, Presidente, non abbiamo un territorio da marcare o richieste specifiche da farle, non creiamo intergruppi, non ci sono distinguo da parte nostra, perché, per quanto ci riguarda, quella che pensavamo fosse la migliore soluzione per il Paese in un momento così delicato l’abbiamo ottenuta, sì, forse, l’abbiamo anche promossa, per questo siamo stati anche insultati. Da ultimo, ieri abbiamo saputo e sentito dire da persone che quantomeno dovevano esserci amiche, che Renzi è una metastasi. Siamo arrivati a questo, Presidente, e ci siamo arrivati con il paradosso che, mentre nella politica continuano ad arrivare insulti e minacce, il suo Governo vola e lo spread precipita e, forse, qualcuno potrebbe interrogarsi o, forse, spingersi a capire che era proprio arrivato il momento di un cambio di passo (Applausi dei Deputati del gruppo Movimento 5 Stelle).
Ma noi siamo ottimisti, fiduciosi e pronti al grande lavoro che ci aspetta e pensiamo di avere, per farlo, la migliore guida possibile. Presidente, non me ne voglia, io ho sentito paragonarla a Ronaldo, ho sentito paragonarla a Baggio: adesso lei mi consentirà, visto che conosco anche qual è la sua fede calcistica, che abbiamo in casa nostra qualcuno, un gran capitano, che lo è stato e lo sarà sempre, al quale riconosciamo lungimiranza, intelligenza, precisione nei passaggi e che molto più a casa nostra, almeno per quanto mi riguarda, preferisco, se proprio dobbiamo stare in questa metafora, accostarla.
Ovviamente, Presidente, il tempo a disposizione non è molto e, quindi, mi limito a mettere in evidenza quello che mi ha colpito maggiormente. Lei non si è limitato, come accade sempre in questi casi, ad aprire un paragrafo separato per affrontare il tema delle nuove generazioni e del ruolo delle donne nella società, quasi che si trattasse di categorie da accontentare o che suona male trascurare.
No, lei ha impostato il discorso sulla crescita e il rilancio economico del Paese presentando come inscindibili, connaturate quasi tautologicamente, le questioni: non c’è rilancio senza un investimento sulle nuove generazioni, non c’è un progresso senza un’effettiva parità, in primis salariale, tra uomini e donne (Applausi dei Deputati del gruppo Movimento 5 Stelle). Mi lasci dire che, per quanto mi riguarda, questo è il vero cambio di passo, la vera scelta di campo, la vera novità; la necessità di un imponente ripensamento del sistema scolastico e della formazione in ottica professionale e il massiccio investimento sugli istituti tecnici va in tal senso. Presidente, la vorrei dire come Ignazio Silone: la scuola non è vita. Nella scuola si sogna, nella vita ci si deve adattare. E il problema che da un anno i nostri ragazzi non abbiano la possibilità di sognare, di ambire, di guardare a un futuro che non si debba scontrare necessariamente solo con i problemi posti dalla pandemia ci accompagna e dà anche il senso di quello che noi dobbiamo fare per concentrarci, come lei ha fatto molto bene a Rimini, quando ha parlato delle nuove generazioni, e in tutta la dorsale che ha riguardato il suo discorso. La volontà di saper coniugare competenze tecniche con i saperi di tradizione umanistica, l’avere individuato come spina dorsale per la crescita, da qui ai prossimi venti anni, le nostre migliori risorse, dimenticate colpevolmente da troppi anni, il sacrosanto rifiuto di porsi di fronte alla questione femminile in un’ipocrita concezione di riequilibrio quantitativo a favore, invece, di un piano di rilancio in cui moltiplicare le opportunità per le donne, anche attraverso l’accesso a nuove professioni, sono la chiave per trasformare finalmente il nostro Paese in una Nazione moderna, più giusta e fortemente competitiva. Non basta dire «occupiamoci di chi ha più pagato le conseguenze della pandemia». Occorre una strada, un obiettivo da raggiungere, e lei ci ha indicato entrambi. A proposito di competitività, Presidente, mi lasci fare un inciso su un punto: lei ha toccato il tema del turismo e ho apprezzato molto, in particolare, la sua scelta di individuare in questo settore un Ministero ad hoc. Il turismo, se incardinato all’interno di un sistema multisettoriale e nell’alveo dello sviluppo economico del Paese, davvero può rivelarsi come il nostro oro, il nostro tesoro più grande su cui fare leva per rilanciare l’economia. Quando la pandemia sarà sotto controllo, noi abbiamo il dovere di non restare indietro su questo, ho sentito anche la sua replica molto importante ieri; dobbiamo puntare strategicamente sulla promozione e la valorizzazione del nostro patrimonio, per far ripartire un sistema che ha enormi ricadute, non solo sul piano economico, ma anche per noi deve rappresentare una connotazione distintiva sul piano culturale e identitario. Per farlo abbiamo bisogno di una visione complessiva e più al passo con la modernità, capace di abbracciare e coinvolgere più piani, culturale, produttivo, infrastrutturale, e per farlo è indispensabile, come lei ha detto, ripensare completamente il modello. È la strada giusta e la condivido. Abbiamo, tra le tante cose, sentito lei ieri parlare della pubblica amministrazione: Presidente, per noi, per esempio, il tema della semplificazione e dello sblocco delle opere è diventato un assillo. Come Italia Viva abbiamo presentato proposte solide, come il “Piano Italia shock”, addirittura prima della pandemia. Nel suo discorso il tema della lotta alla burocrazia, che rallenta e imprigiona investimenti, ha avuto un largo spazio, e noi ne siamo felici, ma soprattutto mettiamo a disposizione le nostre idee e le nostre proposte per cambiare questo Paese.
Il suo discorso, Presidente, mi ha riportato alla memoria una frase di una persona con la quale ho passato gran parte della mia vita politica, e si riferisce a Marco Pannella, che ci ripeteva sempre, quando eravamo giovani militanti, questa frase: ci sono momenti nella storia politica o delle persone in cui occorre scegliere se non si vuole essere scelti dalle cose e dagli altri. Ecco, penso, Presidente, che considero un insegnamento, in politica come nella vita, questa frase; e scegliere, anzi, saper scegliere bene, è il metodo che si evince da tutto il suo discorso. Ed è a mio avviso esattamente questa la caratteristica più politica che esista e che si è andata smarrendo negli ultimi decenni. Negli anni, presa da una ricerca affannosa e quasi indiscriminata di un consenso pagante nell’immediato, ma che nega alla radice il significato stesso della propria missione, la politica ha smesso di scegliere, di individuare un percorso, di essere anche impopolare, ma efficace; e, nel farlo, ha cercato di dire tutto e il suo contrario, perdendo credibilità e arrecando un danno a se stessa, all’idea nobile che dovrebbe ispirarla e, di rimando, alle istituzioni nella loro interezza. Non scegliere è la peggiore scelta che si possa fare, e in questo momento, in cui siamo obbligati a rispondere con i fatti a un’emergenza e, al contempo, a un’enorme opportunità che l’Europa ci ha messo a disposizione, abbiamo l’occasione di restituire a noi stessi un po’ di dignità e ai cittadini tutti una visione, un programma, una prospettiva e un futuro migliore. Presidente, c’è il tema della giustizia. Lei ha un Ministro, la Ministra Cartabia, che non chiedo faccia grandi riforme, ma riesca a fare una cosa in questo Paese: riportare la cultura giuridica di Beccaria in questo Paese, dove possiamo arrivare finalmente a non sentire più qualcuno che paragona il giustizialismo e il garantismo (Applausi dei Deputati del gruppo Italia Viva e di deputati dei gruppi Forza Italia-Berlusconi Presidente, Misto-Centro Democratico-Italiani in Europa e Misto-Cambiamo!-Popolo Protagonista). Il garantismo è la Costituzione, il giustizialismo è un’aberrazione. C’è un tema anche, lo dico in modo volante: Presidente, ci liberi dalla presenza ossessiva dei tecnici. Lo dico molto francamente: c’è smarrimento, c’è sfiducia, c’è frustrazione nella gente anche perché ogni giorno noi assistiamo a uno spettacolo continuo di persone che dovrebbero avere un’unica idea da dare al Paese e invece sono continuamente in televisione a dire uno il contrario dell’altro. Facciano il loro lavoro, li aumenti, li riduca, li chiuda in una stanza e faccia in modo che il messaggio e la comunicazione al Paese sia univoca, perché il compito della scienza in questo momento è anche di dare indicazioni chiare. Non ci si può lamentare se poi i comportamenti sono schizoidi quando da tutte le televisioni, oltre al fatto che c’è chi discetta di politica, arrivano informazioni di questo tipo. Chiudo con una questione politica, Presidente: noi abbiamo un Governo molto largo e abbiamo, però, un Parlamento. Non penso che il Governo si debba occupare dei temi divisivi, ci sarà già molto da discutere sulla sua agenda, ma la vera sconfitta della politica non è la nascita di questo Governo; la sconfitta della politica è quella che matura da anni ogni volta che fugge, scappa e abdica alle sue responsabilità. Lei si occupi, con i Ministri, del Governo. Rivolgo un appello a tutte le forze politiche in quest’Aula: prendiamo in mano la politica e decidiamo (Applausi dei Deputati del gruppo Movimento 5 Stelle). Abbiamo temi divisivi, non si risolvono scappando. Penso al fine vita: la Corte costituzionale ci ha messo in mora, come è accaduto sulla legge elettorale, come è accaduto sulle unioni civili, come è accaduto sulla fecondazione assistita. Ora il Parlamento ha la grande opportunità di dimostrare quanto sia importante la politica, quale sia il valore della politica. E lo faccia anche sulle riforme, perché, mentre il Governo deve andare avanti con le riforme da lei viste, per completare l’opera ci vogliono le riforme istituzionali, una nuova legge elettorale. Ho proposto una bicamerale che ha tutto il tempo, con un accordo politico, perché la politica si assuma la sua responsabilità e porti a compimento un processo che va avanti da quaranta anni. È un’occasione straordinaria, ci vuole coraggio e generosità. Vorrei una bicamerale dove ci fossero tutti i leader di partito che si mettono intorno a un tavolo e, sulla base del più grande valore che c’è in politica, il compromesso, portino a casa qualcosa che serve a questo Paese, tanto quanto lo straordinario lavoro che farà lei con i suoi Ministri». (Applausi dei Deputati del gruppo Movimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. «È iscritto a parlare il deputato Schullian. Ne ha facoltà».

MANFRED SCHULLIAN (MISTO-MIN.LING.). «Presidente, signor Presidente del Consiglio, membri del Governo, come rappresentanti delle minoranze linguistiche, in particolare della minoranza linguistica del Südtirol, siamo fiduciosi che questo Governo non sia un’avventura senza visioni, ma, al contrario, l’inizio di un percorso consapevole, il centro di scelte responsabili e il garante di una riconversione strutturale, funzionale e morale di questo Stato. La precisione nell’individuazione delle problematiche che stiamo vivendo, la chiarezza nell’indicazione degli obiettivi, delle priorità e delle riforme, nonché la determinatezza nel considerare l’Italia come parte necessaria dell’Unione europea e dell’Alleanza atlantica ci convincono che la svolta sia fattibile.
Chiediamo unicamente di coinvolgere nella formulazione dei programmi, ed egualmente nella realizzazione degli stessi, gli enti territoriali e, in particolare, le autonomie speciali. Siamo sicuri che il rafforzamento delle autonomie e delle loro competenze possa contribuire al superamento di questa situazione difficile. In una res publica moderna, in un’Europa unita, un’Europa delle regioni, le minoranze non sono un peso ma una ricchezza. Le competenze e le prerogative delle autonomie non sono privilegi ma responsabilità. Le specialità non sono disparità ma riconoscimento delle diversità. Buon lavoro!».

PRESIDENTE. «È iscritto a parlare il deputato Sorte. Ne ha facoltà».

ALESSANDRO SORTE (MISTO-C!-PP). «Grazie, Presidente. Gentili colleghi, Presidente del Consiglio, è con soddisfazione sincera e anche con una punta d’orgoglio che noi di Cambiamo! confermiamo la fiducia al Governo e il voto favorevole al programma esposto. Siamo stati i primi in tempi non sospetti ad auspicare un Governo di unità nazionale da lei guidato quale sbocco allo stallo parlamentare e risposta alla grave emergenza che stiamo attraversando. Siamo certi che questo Governo rappresenterà il cambio di passo che gli italiani si aspettano. Obiettivi prioritari: sconfiggere la pandemia e rilanciare l’economia, dalle imprese, grandi e piccole, che vogliono ritornare protagoniste, alle lavoratrici e ai lavoratori, che chiedono la tutela dei loro diritti, ai giovani, il cui futuro sarà ancora più incerto dopo questa lunga fase di emergenza sanitaria ed economica. Coniugare le infrastrutture e l’ambiente: questa è la sfida. Le infrastrutture sono una sfida che non possiamo perdere. Oggi il “Recovery Fund” ci mette a disposizione strumenti concreti per promuovere lo sviluppo tecnologico e la transizione energetica in questo ambito cruciale. Come punto di ripartenza cito due esperienze di successo: le nuove autostrade lombarde, che ho avuto l’onore di aprire al traffico come assessore alle infrastrutture della Regione Lombardia, e il ponte di Genova. La “Pedemontana Lombarda” è la prima autostrada free flow senza barriere, senza caselli e con pagamenti elettronici. Meno code, quindi, meno inquinamento, meno caselli, meno consumo di suolo. Sulla “BreBeMi” si sta sperimentando l’elettrificazione dell’autostrada con sistemi di ricarica in itinere, in analogia a quanto sta avvenendo in Germania, in Svezia e in Israele. Il settore dei trasporti, con una continua crescita delle emissioni di CO2, necessita di interventi strutturali a breve termine per rispettare il target dell’Accordo di Parigi. Per questo può diventare un innovativo laboratorio tecnologico e ambientale. Riteniamo che gli investimenti per la conversione green delle autostrade italiane debbano poter accedere alle linee di finanziamento che saranno messe a disposizione dal Recovery Fund. Per realizzare le infrastrutture dobbiamo adottare il “modello Genova”, usato per la ricostruzione del ponte San Giorgio. La disapplicazione del codice degli appalti, l’adozione di norme certe, scritte ad hoc nel “decreto Genova” e un commissario efficiente hanno consentito la realizzazione di un’importante opera in dodici mesi».

PRESIDENTE. «Concluda».

ALESSANDRO SORTE (MISTO-C!-PP). «Questa efficacia e celerità dovrebbe essere la regola, non l’eccezione. Siamo una piccola forza, noi di Cambiamo!, ma stiamo crescendo in Parlamento e anche nel Paese. Noi, con in testa il Presidente Toti, Presidente Draghi, siamo al suo fianco». (Applausi dei Deputati del gruppo Misto-Cambiamo!-Popolo Protagonista).

PRESIDENTE. «È iscritto a parlare il deputato Magi. Ne ha facoltà».

RICCARDO MAGI (MISTO-A-+E-RI). «Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, Presidente Draghi, lei ha indicato con chiarezza e con forza la centralità dell’Europa come progetto comune, il rilancio dell’integrazione europea come prospettiva di uscita dalla crisi, di ricostruzione, di crescita e sviluppo sostenibile, una prospettiva necessaria e irreversibile.
È un’affermazione pienamente politica, è un’affermazione che noi di +Europa e Azione abbiamo sempre posto al centro della nostra iniziativa. Lo abbiamo, anzi, considerato il discrimine reale su cui da tempo si è giocato il vero scontro politico. In questi anni si è molto speculato, attaccando con forza non solo le imperfette istituzioni europee ma l’idea stessa e i valori che ne sono fondamento. Si è lucrato un consenso immediato contro la stessa idea di integrazione e di Europa. Poi, di fronte alla gravissima emergenza sanitaria che stiamo vivendo e alle sue conseguenze sociali ed economiche, è apparso, in maniera inoppugnabile, come gli strumenti, le risorse, la stessa speranza di un futuro di ripresa e di rilancio avessero il volto dell’Europa, non solo delle banconote che recano la sua firma ma del rinnovato senso di un destino comune. La formazione del suo Governo riporta alla realtà e sancisce quali siano le scelte di fondo del nostro Paese, rimettendo la barra dritta in un momento delicatissimo.
Concordiamo con lei quando dice che in questo momento il nemico è il virus e che la priorità delle priorità è la campagna vaccinale. Speriamo che su questo il suo Governo sappia fare meglio del precedente, che sfrutti a fondo le potenzialità e l’uso dei dati e della condivisione di essi nel contrasto e nel tracciamento della pandemia e sia verificata, con urgenza, ogni possibilità di produzione in Italia dei vaccini già approvati. Non vorremmo che l’avere investito risorse pubbliche in un vaccino italiano ci impedisca di farlo o ci rallenti. Per le condizioni in cui si trova il Paese sappiamo che non potranno esserci buoni investimenti senza buone riforme, riforme che devono accompagnare e, anzi, essere propedeutiche agli investimenti affinché questi possano avere i risultati auspicati. Per questo condividiamo profondamente gli obiettivi ambiziosi della sua azione di governo. Credere in un’Europa sempre più forte non significa, però, solo investire bene i soldi del Next Generation EU; significa anche difendere e garantire i diritti e le libertà di cui l’Europa è baluardo, significa lavorare finalmente per una politica estera comune che ponga i diritti umani come suo fondamento. Penso all’Egitto e alla libertà di Patrick Zaki, per il quale auspico che questo Governo voglia proporre la concessione della cittadinanza italiana, alla verità per il nostro Giulio (Applausi dei Deputati Misto-Azione-+Europa-Radicali Italiani e del deputato Scalfarotto), penso al dramma di migliaia di vite umane bloccate al gelo sulla rotta balcanica, penso alle drammatiche condizioni di sovraffollamento delle carceri italiane nel contesto della pandemia. Può non piacere a tutti, ma dire Europa significa anche questo o non significa nulla. Noi di +Europa, Azione e Radicali non faremo mancare tutto il nostro appoggio affinché non si sprechi questa preziosa e unica occasione. Buon lavoro, Presidente!». (Applausi dei Deputati del gruppo Misto-Azione-+Europa-Radicali Italiani).

PRESIDENTE. «È iscritto a parlare il deputato Durigon. Ne ha facoltà».

CLAUDIO DURIGON (LEGA). «Grazie, Presidente. Signor Presidente del Consiglio, rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, le sfide che questo Governo dovrà affrontare sono sotto gli occhi di tutti e non può che plaudirsi il passaggio, nel suo intervento, della contestualità nell’affrontare sia l’emergenza che le riforme di cui il Paese ha bisogno. Non esiste un prima e un dopo, ha detto ieri nel suo discorso al Senato. Dobbiamo occuparci di chi soffre adesso, di chi oggi perde il lavoro o è costretto a chiudere la propria attività. Ha aggiunto anche che centrali sono le politiche attive del lavoro. Non posso che condividerlo: gli ammortizzatori devono essere concepiti come strumenti di sostegno al reddito per un arco temporale circoscritto e delimitato, quale, appunto, può essere un’emergenza COVID; non possono e non devono più essere considerati una modalità sine die di affrontare la piaga della disoccupazione del nostro Paese. È necessario fare fin da subito la riforma degli ammortizzatori, uno strumento unico e fruibile a tutti quei lavoratori che, purtroppo, ne avranno bisogno, rendendolo sinergico alla formazione e alla riqualificazione. Politiche attive del lavoro significa pensare anche a una serie di interventi di natura economica e fiscale che possano tutelare l’occupazione collettiva. In tal senso, il nostro auspicio non può essere che quello di una significativa riduzione della pressione fiscale sul costo del lavoro ulteriore a quella già prevista nell’ultima legge di bilancio. La scadenza del 31 marzo – divieto di licenziamento – è dietro l’angolo e potrebbe riguardare circa un milione 200 mila lavoratori.
È stata certamente un’importante misura per fronteggiare l’impatto economico e sociale dell’emergenza, ma è altrettanto vero che ha cristallizzato una situazione non più rivedibile nel post pandemia, oltre che penalizzato i precari e i lavoratori meno garantiti. Ci sono 209 mila occupati in meno tra i lavoratori autonomi nel 2020, meno 393 mila i contratti a termine in un anno.
Un particolare accenno va alle lavoratrici, tema molto caro al nostro Presidente della Repubblica, a cui la crisi non ha risparmiato numeri negativi: circa 100 mila donne hanno perso il lavoro nel solo mese di dicembre scorso. Se, infatti, da un lato, il blocco ha rappresentato una misura necessaria ad evitare abusi di una situazione eccezionale e ad evitare una strage di licenziamenti, è pur vero che, per molte imprese, già massacrate dalla crisi socioeconomica conseguente a quella pandemica, ha rappresentato una morsa. L’impegno comune, dunque, credo che debba essere quello di traghettare una parte di questi lavoratori da una riva all’altra del mercato del lavoro, investendo sulla loro riallocazione e riqualificazione professionale ed utilizzando in questa fase di transizione tipologie contrattuali innovative già introdotte nel nostro ordinamento in via sperimentale, ma che hanno dato ottimi risultati; penso ad esempio al contratto di espansione, grazie al quale sono stati riqualificati oltre 50 mila lavoratori e, dunque, sono stati bruciati 50 mila posti di lavoro, strumento che, nella fase post pandemica di rilancio occupazionale, potrebbe rappresentare una tipologia contrattuale utile a tutte le imprese italiane. Ma penso anche alla loro uscita graduale e flessibile dal mercato del lavoro per conseguente ingresso in ambito pensionistico. Molto si è discusso, in questi giorni, di crisi di Governo, di consultazioni, di formazione di una nuova maggioranza, sulla “quota 100”, tanto cara alla Lega; personalmente, come ho potuto già dire in un’intervista a mezzo stampa di qualche giorno fa, non sono innamorato del nome “quota 100”, ma certamente sono preoccupato della ricaduta che la fine della sua sperimentazione ed un ritorno alle regole Fornero potranno avere nel mercato del lavoro e del ricambio generazionale: un mercato del lavoro ingessato è un accesso blindato alle nuove generazioni. La flessibilità in uscita e in entrata del mercato del lavoro deve essere strumento per le aziende per riuscire a programmare e costruire una strategia per salvaguardare e rilanciare le loro imprese.
Lei stesso, Presidente, ha espresso l’auspicio che il desiderio e la necessità di costruire un futuro migliore orientino saggiamente le nostre decisioni, nella speranza che i giovani italiani che prenderanno il nostro posto anche in quest’Aula ci ringrazino per il loro lavoro e non abbiano di che rimproverarci per il nostro egoismo. Ecco, Presidente, io credo che, affinché i nostri giovani possano ringraziarci, dobbiamo offrire loro opportunità di accesso al mercato del lavoro, magari anche con la tranquillità di poter affidare i propri figli ai genitori nel frattempo riusciti ad andare in pensione e, quindi, nella possibilità di essere dediti al ruolo di nonni.
Concludo, signor Presidente; è arrivato il momento di cambiare marcia, costruendo un percorso alle centinaia di vertenze aperte, di avere una prospettiva di rilancio; penso ad Alitalia, dove migliaia di lavoratori aspettano con ansia il loro destino, o all’Ilva, azienda strategica per il nostro Paese. Sono a ribadire il concetto che questo Governo di emergenza deve inserire nelle sue priorità il lavoro e, nel suo discorso, la ringrazio di averlo fatto. Le azioni che si dovranno mettere in campo devono arginare i disagi sociali, con meno assistenzialismo, attraverso politiche attive di formazione e ampliamento del contratto espansivo; serve, poi, garantire più flessibilità in entrata e in uscita nel mondo del lavoro, puntare all’avvio dei cantieri e al rilancio degli investimenti. Presidente, la sfida è grande, noi ci siamo, buon lavoro a lei e a tutta la sua squadra di Governo». (Applausi dei Deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

PRESIDENTE. «È iscritto a parlare il deputato Carelli. Ne ha facoltà».

EMILIO CARELLI (MISTO). «Grazie, Presidente. Presidente del Consiglio, Ministri, colleghi tutti, in un momento in cui le due gravi emergenze … ».

PRESIDENTE. «Onorevole Carelli, mi scusi, ma vedo che il microfono non funziona bene; magari, può andare a quello a fianco, o dietro; come vuole».

EMILIO CARELLI (MISTO). «In un momento in cui le due gravi emergenze che attanagliano l’Italia, quella sanitaria e quella economica, non trovano ancora soluzione, considero l’insediarsi di un Governo del Paese e della responsabilità, come è stato definito da lei, Presidente Draghi, un fatto estremamente positivo. Sono molti i punti qualificanti da lei indicati per il suo Governo; ha precisato che intende avviare una nuova ricostruzione e, per questo, considero scelte coraggiose quelle che lei ha annunciato per i vari settori: sanità, scuola, imprese, riforma e semplificazione del sistema fiscale, transizione ecologica e digitale, costruzione di una politica europea sui rimpatri, scelte di strategica importanza soprattutto se fatte da un Governo che si annuncia convintamente europeista e atlantista e che perseguirà la strada di un efficace multilateralismo. Inoltre, non posso non accogliere in maniera estremamente positiva l’importanza che lei, Presidente Draghi, ha espresso in merito alla centralità che le nuove generazioni dovranno avere nell’agenda di Governo: occupazione giovanile, parità di genere, fermare la fuga dei cervelli, investire nella ricerca e nell’educazione, cambio di rotta radicale che il nostro Paese deve effettuare sulla salvaguardia dell’ambiente e del pianeta. Ecco, sono queste alcune delle parole chiave che l’Esecutivo deve sottoscrivere e rilanciare.
Seguiremo con spirito critico la sua attività, verificando che gli impegni presi di fronte al Parlamento e all’Italia vengano puntualmente mantenuti. Questo significa che non accetteremo supinamente tutti i provvedimenti che verranno proposti, ma valuteremo di volta in volta con spirito critico la loro validità, decidendo se approvarli o no; sarà un esame continuo, integrato – spero – dal contributo fattivo che quest’Aula potrà e riuscirà a dare al fine di migliorarli. Nel frattempo, è importante che oggi ci stringiamo attorno a lei, Presidente Draghi, votando la fiducia al suo Governo, per il bene del Paese, dei nostri figli e di chi ancora oggi soffre per colpa della pandemia e della crisi economica».

PRESIDENTE. «È iscritto a parlare il deputato Nicola Stumpo. Ne ha facoltà».

NICOLA STUMPO (LEU). «Grazie, Presidente. Signor Presidente del Consiglio, Ministre, Ministri, colleghe e colleghi, innanzitutto voglio ringraziarla, Presidente, per la sobrietà di questi primi giorni. C’era bisogno e ci sarà bisogno di tanta sobrietà; ha parlato solo nei momenti preposti, non si è lasciato andare, come spesso accade ad altri, alle battute, non ha concesso veline; le faccio due esempi, i nomi dei Ministri non hanno riempito le pagine plaudenti dei giornali e, addirittura, nonostante lunghi editoriali si dicessero d’accordo sulla sua relazione, senza averla letta, già nei giorni precedenti, non avevano avuto neanche la scaletta e i tempi. Per quanto mi riguarda, questo è lo stile che apprezzo, che preferisco e la esorto a continuare così nell’interesse del Paese.
Presidente, lei ha ricevuto l’incarico in un momento molto delicato del nostro Paese, mentre qui, in quest’Aula, fino a pochi giorni fa, erano più le accuse da bar verso il precedente Governo che non quelle di merito. Alcune battute, che spero vengano definitivamente cancellate da quest’Aula per il rispetto che bisognerebbe portare tutti, mi riferisco sia ad alcuni pezzi della ex maggioranza che a quelli dell’opposizione, sui famosi banchi a rotelle, hanno irriso la nostra vicenda, mentre io la ringrazio per i ringraziamenti sinceri che lei ha fatto al precedente Governo per il lavoro fatto a partire dal “Recovery Plan”, perché, al di là delle chiacchiere, è da lì che si ripartirà, lo ha detto lei, ed è da lì che noi dovremo confrontarci per avere un futuro e dare un futuro al nostro Paese.
Ho poco tempo. Salto le cose, tante, che condivido delle linee guida: l’europeismo, la moneta unica, il fisco progressivo, la parità di genere, la transizione ecologica, la scuola, la lotta alla pandemia, il piano vaccinale. Vorrei, però, nel dire che condivido questa impostazione perché guarda al futuro e pensa alle nuove generazioni, soffermarmi su due aspetti. Il primo, il Mezzogiorno; il secondo, lo sviluppo attraverso il turismo, correlati tra di loro da questioni non secondarie, che sono, sì, sicuramente la legalità e la lotta all’illegalità e alle mafie, ma anche la capacità di guardare oltre.
Vede, lei più di me si ricorderà che, a metà degli anni Novanta, il Mezzogiorno cresceva più del Nord e l’Italia cresceva più della Germania. Per far sì che questo si ripeta, c’è bisogno di grandi infrastrutture al Sud. Non si può soltanto chiudere la vicenda del Mezzogiorno come la necessità che va fatta, non proclamata, della battaglia alle mafie. Ma per battere le mafie c’è bisogno di fare grandi investimenti e consentire a quei territori, a quei cittadini, di poter guardare la luce in fondo al tunnel. Allora, c’è bisogno di infrastrutture che colleghino il Mezzogiorno, che rendano il Mezzogiorno un pezzo del Paese con dei diritti. Io mi domando perché un cittadino di Reggio Calabria, per andare a Bari, debba passare per Roma. Non c’è nessuna logica perché questo debba accadere, mentre un cittadino di Genova può andare fino a Trieste. È possibile cambiare idea e anche inserirsi? Nel ”Recovery”, se c’è qualcosa che va ancora rafforzato, guarda al Mezzogiorno e agli investimenti e alle infrastrutture del Sud. Bisogna conoscerlo il nostro Paese. Quando si parla di dorsale adriatica, si dimentica che c’è lo Ionio, che è un pezzo di territorio abbandonato. Io nei prossimi giorni sarò ospite, insieme ad altri parlamentari del Sud, a parlare del diritto di quel pezzo di terra ad avere la possibilità di potersi muovere. Non ci sono i treni, non ci sono gli aerei, non ci sono le strade, non c’è sviluppo: c’è tanta ’ndrangheta in quel territorio. Cosa facciamo noi? E mi avvio a concludere, Presidente. È questo che io penso che noi dobbiamo invertire. Lo si può fare in questo momento, quando siamo tutti insieme e – con le parole che lei ha detto – ragioniamo da italiani e non di parte. Ritornerà il momento in cui ci saranno maggioranze politiche, ma ora, ora che c’è una maggioranza diffusa, se così posso dirla, io mi auguro che nel Sud ci sia il maggiore degli investimenti, si possa lavorare a far crescere il Sud, a riconsegnarlo al Paese, rimetterlo nel centro e nel cuore del Mediterraneo, dare ai cittadini del Sud la possibilità di essere cittadini di serie A. Vale per la loro mobilità, vale per la sanità, vale per lo sviluppo, vale per il futuro dell’Italia, vale per essere primi in Europa». (Applausi dei Deputati dei gruppi Liberi e Uguali, Movimento 5 Stelle, Partito Democratico e di deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente).

PRESIDENTE. «È iscritta a parlare la deputata Gribaudo. Ne ha facoltà».

CHIARA GRIBAUDO (PD). «Grazie, Presidente. Signor Presidente del Consiglio, a nome del gruppo del Partito Democratico voglio innanzitutto ringraziarla per la disponibilità concessa al Presidente della Repubblica e alle forze politiche per guidare il Paese in questo tragico frangente. Lo sforzo collettivo che abbiamo davanti è iniziato nel 2021 con il piano vaccinale, un piano che dobbiamo accelerare per tornare a vivere, per riaccendere la luce nella vita di tutti noi. Purtroppo, per molti cittadini, l’oscurità in questi mesi si è fatta più buia. Le giovani generazioni sono state letteralmente travolte dalla crisi. L’impossibilità di recarsi a scuola ha indebolito la già scarsa capacità del nostro sistema di istruzione di appianare le disuguaglianze sociali. I tirocinanti sono stati lasciati soli da uno Stato che consente di sfruttare questi ragazzi senza diritti per tagliare il costo del lavoro. Il blocco dei licenziamenti non è servito alla maggioranza dei giovani, per fermare l’emorragia di posti di lavoro a tempo determinato o di lavoro autonomo. Dobbiamo mettere fine a categorie novecentesche, dipendenti e autonomi, pubblico e privato, imprese grandi e piccole, che nella difficoltà ci hanno impedito di aiutare tutti allo stesso modo. Tutele universali, per tutti e per tutte: questo deve essere il welfare che torniamo a disegnare dopo la pandemia. Credo, però, che occorra far presto: l’ora X della fine dello stop ai licenziamenti sta per arrivare, ci saranno lavoratori che perderanno il posto e altri che lo ritroveranno. Non possiamo far finta che non sia così, ma noi dobbiamo fare in modo che nessuno venga lasciato solo nella fatica del cambiamento. Lei lo ha detto, Presidente: servono politiche attive del lavoro; formazione di qualità a tutti i livelli e su tutto il territorio nazionale. Alle politiche attive servono allora risorse finanziarie, assunzioni, formazione degli operatori e soprattutto una governance adeguata, a partire dal ripensamento di ruolo e di leadership dell’ANPAL.
Presidente, lei ha detto giustamente che l’interesse nazionale appassisce quando si concepisce al di fuori dell’Europa. Noi condividiamo l’impegno per una vera unione fiscale, perché abbiamo bisogno di capacità di spesa a livello europeo. Ma, nello stesso tempo, le ricordiamo che l’Europa ha bisogno anche di una vera unione sociale. La direttiva europea sui salari minimi ci fornisce l’occasione di costruire risposte anche in Italia a chi non ha un reddito dignitoso, nonostante svolga spesso dei lavori essenziali. Dobbiamo rafforzare la contrattazione collettiva, rendere più moderne e universali le nostre relazioni industriali, introdurre la garanzia di salari minimi. Senza una paga sufficiente, non c’è dignità del lavoro e, senza parità fra uomini e donne, non c’è l’Italia che vogliamo (Applausi dei Deputati del gruppo Partito Democratico). Lei ha ben ricordato i 18 punti di minore occupazione femminile nel nostro Paese, il gap salariale che penalizza le lavoratrici italiane e come le donne siano una minoranza nei ruoli di responsabilità economica e politica. Quella minoranza, Presidente – non lo dimentichiamo – esiste e resiste anche grazie alle poche norme sulle quote rosa, che sono state una leva forte e necessaria per allentare la cultura patriarcale dei sistemi di potere. Credo che le donne italiane, comprese quelle qui presenti, siano molto lontane dal formalismo dei farisei, perché la vita ci ha costretto a fare i conti con la concretezza di un mondo ostile. Quello che chiediamo alle nostre comunità politiche è rispetto. E quello che chiediamo al nostro Governo è di dare alle donne quel che è delle donne, l’attuazione del loro diritto costituzionale all’uguaglianza, che dovrebbe appartenere a tutti, uomini e donne. Abbiamo bisogno di un sistema di welfare che ci dia libera scelta, dagli asili nido, che rimangono sottofinanziati anche nel PNRR, ad un congedo di paternità di quattro mesi per condividere le responsabilità genitoriali. Presidente, una legge sulla parità salariale è stata approvata come testo base, all’unanimità, in Commissione lavoro. Se si vuole rendere credibilità alla politica, mi auguro che le forze parlamentari, insieme al suo Governo, la approvino presto. Si tratta di rimuovere gli ostacoli, Presidente, quegli ostacoli che nel nostro Paese esistono per tutti coloro che vogliono sollevarsi ed emanciparsi dalla loro condizione di difficoltà e sfiducia. Per questo obiettivo il Partito Democratico non farà mai mancare il convinto sostegno che lei ci chiede, ancorati a quei valori europei che sentiamo autenticamente nostri, come eredità preziosa della Costituzione nata dalla Resistenza. Questa eredità la porto con me, avendo avuto il privilegio di ascoltare i racconti dei nostri partigiani e partigiane e saldare alle mie scelte politiche i loro insegnamenti. Lei è stato molto gentile con questa classe politica, ma io le dico che, se la politica vuole essere all’altezza di un nuovo tempo di costruttori e costruttrici, allora deve abbandonare le brevità degli slogan quotidiani e lavorare con visione e lungimiranza, come accadde allora. Buon lavoro, Presidente, e buon lavoro a tutti noi». (Applausi dei Deputati dei gruppi Partito Democratico e Italia Viva).

PRESIDENTE. «È iscritta a parlare la deputata Aprea. Ne ha facoltà».

VALENTINA APREA (FI). «Grazie, Presidente. Colleghi, Ministri, Presidente Draghi, nell’esprimere soddisfazione per aver accolto l’appello del Presidente Berlusconi di dare vita ad un Governo di unità nazionale, in un momento così grave della nostra storia repubblicana, le confermo fin d’ora il pieno sostegno di Forza Italia agli impegni programmatici in materia di istruzione. Le ricette che lei ha richiamato sono da sempre le nostre ricette. Mi riferisco, in particolare, alle soluzioni da lei prospettate in materia di emergenza sanitaria, emergenza educativa, emergenza formativa ed occupazionale nei settori tecnologici più avanzati.
E non vi è dubbio che la pandemia ha accresciuto le sfide dell’istruzione: dal divario digitale alla perdita di apprendimento, i cui effetti sono ancora tutti da quantificare, ma, secondo l’UNESCO, l’entità del “learning loss” può corrispondere all’equivalente di un anno scolastico e può aver accresciuto significativamente gli squilibri territoriali e l’esclusione sociale. In Italia, Presidente, nessuno dispone di una misura della perdita di apprendimenti per la ragione che colpevolmente finora non è stata condotta alcuna rilevazione generalizzata sugli apprendimenti degli studenti. Occorre ora, con l’aiuto dell’Invalsi, quantificare al meglio il “learning loss” italiano per cercare di capire al più presto cosa si può recuperare e come farlo possibilmente per tutti e per ciascuno per non pregiudicare oltre gli studi oggi ed i lavori dei nostri giovani domani. Prioritario deve essere rendere le scuole sicure perché non lo si è saputo fare prevedendo, come chiediamo da tempo Presidente, presidi sanitari territoriali di natura scolastica con il medico scolastico, équipe psicopedagogiche (Applausi dei Deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente) e poi certamente garantire termoscanner, tamponi rapidi, vaccini, dotazioni regolari obbligatorie di strumenti di prevenzione, ma soprattutto nuove modalità di interazione tra le scuole autonome e gli enti locali per la definizione di modelli di organizzazione scolastica … ».

PRESIDENTE. «Colleghi… Colleghi, per favore».

VALENTINA APREA (FI). «Grazie Presidente…compatibili con il trasporto pubblico locale – che va comunque potenziato e reso più flessibile – e lo studio della possibilità di prolungamento del calendario scolastico se serve, Presidente, anche nei mesi estivi (Applausi dei Deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente), modello scholé estiva. Dall’emergenza educativa usciremo invece se sapremo scommettere su nuovi modelli di organizzazione scolastica più inclusivi e più innovativi, propri del terzo millennio, potenziando l’autonomia didattica, organizzativa, finanziaria, di ricerca e sviluppo per rispondere alle sfide del ventunesimo secolo. A questo scopo vanno attualizzate rapidamente le norme che regolano la scuola nel quadro dell’apprendimento permanente, considerando i vecchi e i nuovi analfabetismi anche di ritorno non solo dei giovani ma anche degli adulti, in un’ottica di “lifelong learning”. Ma la nostra scuola non sarà mai veramente europea, Presidente, se non sarà riconosciuto anche in Italia il diritto della libertà di scelta educativa delle famiglie per dare concreta attuazione al pluralismo scolastico con un unico sistema di finanziamento dell’istruzione per la scuola statale paritaria che sia pari al costo standard di sostenibilità; solo lei ci può riuscire, Presidente Draghi, glielo dico con tutta sincerità.
L’emergenza sanitaria ha già causato la chiusura di 143 scuole paritarie con la perdita di oltre 2 mila posti di lavoro e 30 mila iscritti; bisogna perciò fare presto. Fare presto anche per andare a scuola di futuro per una crescita innovativa e sostenibile di stampo europeo, che deve vedere un investimento straordinario in scuole innovative del primo ciclo e campus di scuole secondarie superiori con laboratori per il coding e per lo studio delle discipline “STEM” per avvicinare i giovani – e soprattutto le donne – alla scienza e alla tecnologia: siamo indietro. Serve però una nuova generazione di docenti sempre più tutor e sempre più coach, stabilizzati e qualificati per affrontare le nuove sfide a partire dal superamento del “digital divide”, vera piaga della scuola italiana. Ciò richiederà di investire in piani massicci di formazione in servizio, in nuovi percorsi di formazione iniziale delle lauree magistrali con un reclutamento fondato sulle autonomie scolastiche attraverso albi professionali e carriere dei docenti: merito anche per i docenti.
Vi è poi l’emergenza formativa ed occupazionale nei settori tecnologici che rimanda all’higher VET, ancora molto poco sviluppate nel nostro sistema formativo come da lei richiamato, solo l’un per cento degli iscritti nel livello terziario di istruzione si diploma nei nostri istituti tecnici superiori ITS. Per raggiungere i modelli delle realtà europee già ben rodate da lei richiamate della Francia e della Germania, occorre per questo inserire nell’agenda del nuovo Governo l’impegno non solo a prevedere nuovi e maggiori finanziamenti nel settore per dare stabilità e continuità all’offerta che oggi si basa su fondi statali e regionali prevalentemente dell’Unione Europea, ma soprattutto l’impegno a rilanciare e riformare in tempi molto brevi gli ITS con riferimento agli obiettivi strategici e ai finanziamenti del “Recovery plan partendo dalla nostra proposta di legge n. 544, già in discussione in Commissione cultura, che prevede innanzitutto … ».

PRESIDENTE. «Concluda».

VALENTINA APREA (FI). « … la riconfigurazione degli ITS in accademie per le tecnologie applicate, ovvero smart academy. Bisogna rivederne la governance, la natura e creare centri tecnologici avanzati per sviluppare i temi dell’innovazione e della formazione, insomma veri e propri luoghi di open innovation e luoghi di placement per contratti di apprendistato formativo e di ricerca. Concludo: Presidente Draghi, avremo modo di declinare questi punti in policy strategiche, ne sono sicura. Conti su di noi di Forza Italia che, come lei, abbiamo a cuore il destino delle giovani generazioni e non è una frase fatta. Buon lavoro, Presidente!». (Applausi dei Deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente).

PRESIDENTE. E’ iscritta a parlare la deputata Galizia. Ne ha facoltà».

FRANCESCA GALIZIA (M5S). Buongiorno Presidente, colleghe e colleghi, di fronte ad un’emergenza sanitaria ed economica ci vogliono scelte coraggiose. In questa chiave la partita europea è dirimente: negli ultimi anni con l’Europa abbiamo lavorato con impegno assiduo e portato a casa ottimi risultati, tenendo bene a mente quanto la nostra unica bussola fosse non certo l’interesse proprio, ma il bene comune. Il “Movimento 5 Stelle” ha sempre creduto in una nuova Europa e ha avuto un ruolo determinante nel suo cambiamento. A cambiare non è stata la posizione del “Movimento 5 Stelle”, come qualcuno erroneamente ha sostenuto, ma è l’Europa ad essere cambiata; e lo sta dimostrando, adottando approcci e scelte più costruttive ed inclusive, un’Europa finalmente che parla di condivisione di rischi, di nuove politiche espansive, di solidarietà. Il “Recovery Fund” ne è un esempio, quello più forte. Poco più di una settimana fa il Parlamento europeo ha approvato il Recovery Fund a larghissima maggioranza e ha dimostrato la sconfitta del sovranismo a livello europeo. Quei sovranisti che, ricordiamolo, si sono opposti fino alla fine ad uno strumento come il “Recovery Fund”. Gli egoismi nazionali sono stati spazzati via grazie alla maestria nelle trattative dell’ex Premier Conte: a lui dobbiamo anche i 209 miliardi del “Recovery Fund” ed è giusto ricordarlo. Ma se l’Europa sta cambiando volto rispetto all’ostilità del passato è anche per il contributo del “Movimento 5 Stelle”, alle battaglie intraprese. Tempo fa come “Movimento 5 Stelle” decidemmo di sostenere la maggioranza di Ursula von der Leyen. Abbiamo subito critiche, ma il tempo è stato galantuomo. Oggi con orgoglio possiamo affermare che siamo stati lungimiranti e soprattutto di essere promotori del cambiamento, tanto auspicato nell’Unione europea. La Presidente von der Leyen parla di rafforzare le tutele sociali, di “Green New Deal” e di collocamento obbligatorio dei migranti sbarcati nel nostro Paese e in altri paesi dell’Unione europea. Nel suo programma ci sono la riforma del Patto di stabilità e crescita, più investimenti per il digitale e l’avvio di una conferenza sul futuro dell’Europa: temi che come “Movimento 5 Stelle” abbiamo sentito sempre nostri, perché sono quelli in cui abbiamo creduto per realizzare il cambiamento. Nello specifico, signor Presidente, chiediamo che si proceda all’elaborazione di una proposta italiana di riforma del Patto di stabilità e crescita, una delle battaglie più sentite dal Movimento 5 Stelle: non basta sospenderlo, bisogna riformarlo! Dobbiamo adattarlo ed adeguarlo alla ripresa di una crescita post pandemia che sia bilanciata, sostenibile e inclusiva, di vero supporto al tessuto produttivo e sociale dell’Unione nella sua funzione di mercato economico. Ci opponiamo – e lo dichiariamo subito con forza – al ritorno del Patto di stabilità e crescita nel 2022, non sarebbe sostenibile! Inoltre, dovremmo utilizzare la conferenza sul futuro dell’Europa per la revisione della governance istituzionale, un’occasione unica, che veda la partecipazione della società civile in un approccio dal basso verso l’alto, trasparente, inclusivo ed equilibrato, per definire le nuove priorità dell’Unione europea.
E’ importante per noi che si attui anche l’armonizzazione del quadro fiscale dell’Unione europea in chiave “anti-elusione” ed “anti-dumping”, che porti a fissare un livello minimo di tassazione, in particolare societaria. Dobbiamo tutelare le nostre piccole e medie imprese dalla concorrenza sleale, è un dovere in questo momento di crisi. Il “Green Deal” europeo e gli investimenti che andiamo a finanziare sono la leva su cui risollevare il Paese. Al tempo stesso, porteremo avanti la transizione ecologica e digitale, entrambe funzionali a costruire un’Europa più equa, capace di redistribuire benessere e di mettere l’economia al servizio delle persone e non viceversa. Per l’Italia, e soprattutto per il Sud, arriva una grande occasione. L’Europa ha messo in campo misure straordinarie per una emergenza straordinaria perché gli strumenti che avevamo fino a quel momento erano poco funzionali e inefficaci, come il “MES”, strumento obsoleto che solo da noi in Italia è stato oggetto di tanto dibattito e discussione.
Uno strumento, il MES sanitario, che non è stato attivato da nessun Paese durante la pandemia. Questi sono i fatti. Ora abbiamo dinanzi a noi l’occasione del “Recovery”, una scommessa a tempo, che l’Italia ha colto perché ha scelto di crederci.
In un momento di emergenza come quella che stiamo attraversando bisogna guardare ai contenuti, e non deve esserci spazio per le tensioni politiche; il “Movimento 5 Stelle” lo ha compreso, scegliendo di andare avanti con il suo solito impegno, responsabile, conscio che nulla si possa ottenere senza determinazione e coraggio. Adesso vogliamo che l’Europa guardi avanti, non possiamo permetterci di tornare indietro, voltiamo definitivamente pagina rispetto ai tempi dell’austerità, per il bene dell’Italia e dell’Europa stessa. Noi, come “Movimento 5 Stelle” ci siamo e ci saremo. Buon lavoro, Presidente». (Applausi dei Deputati del gruppo Movimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. «È iscritto a parlare il deputato Cirielli. Ne ha facoltà».

EDMONDO CIRIELLI (FDI). Signor Presidente Fico, colleghi, signor Presidente incaricato, vorrei iniziare, Presidente, con una valutazione di carattere personale. Circa dieci anni fa, nel novembre 2011, ero presente in quest’Aula e ci fu chiesto, come parlamentari, di dare un voto di speranza, un voto da patrioti per salvare l’Italia; si presentava un altro tecnico brillante, con un curriculum del tutto invidiabile, come il suo, con l’incarico appunto di guidarci in mari perigliosi, in tempi straordinari; si chiamava Monti. Io, sinceramente, ho commesso l’errore più grande della mia carriera politica perché, da patriota – sono anche un militare -, in quella circostanza ci ho creduto e al primo voto di fiducia ho dato un voto favorevole. E’ passato un mese, fu presentato il successivo “decreto Salva Italia” – si chiamava così, beffardamente – e votai già contro; bene, quando si presentò Monti l’Italia aveva poco più di 1.800 miliardi di euro di debiti; dopo un anno che ci lasciò avevamo oltre 2.200 miliardi di euro di debiti; oggi, grazie alla maggioranza che siede a fianco a lei, composita, negli ultimi dieci anni, da 2.200 miliardi siamo arrivati a oltre 2.500 miliardi.
Lei, Presidente incaricato, ha un curriculum accademico, di studi, istituzionale, di grande spessore, chi lo può negare? Sicuramente la sua competenza, la sua preparazione sono comprovate; il tema è come utilizzerà questa competenza. Io credo che abbiamo tutto il diritto e, secondo me, anche il dovere, dal nostro punto di vista, di aspettare gesti concreti prima di darle la fiducia o qualche voto favorevole.
Aggiungo, Presidente Draghi: lei è stato, negli ultimi anni, oltre dieci, il Presidente della Banca Centrale Europea, il Governatore della Banca d’Italia; non è che era del tutto estraneo alle linee di guida di politica economica italiana; non mi sembra che i risultati di questi anni, peraltro con Governi per lo più tecnici, di larghe intese, esattamente come questo – certo, questo è molto ampio, molto composito – abbiano mai dato quei frutti sperati per i quali si chiede senso di responsabilità.
A questo, visto che io considero ampiamente il dibattito dei miei colleghi, soprattutto della nostra leader, esaustivo, e quindi condivido esattamente tutte le valutazioni che sono state fatte ieri al Senato dal nostro capogruppo Ciriani – oscurato stranamente dalla RAI – e oggi dalla Presidente Meloni, condivido già i ragionamenti che conosco, voglio tuttavia aggiungere un’ultima riflessione, e non è nulla di personale.
Vede, anche la presenza nel suo Governo del Ministro Lamorgese conferma l’impossibilità, da parte del nostro gruppo, di dare la fiducia perché, vede, se l’avesse scelta come Ministro dell’accoglienza, Ministro dell’immigrazione, probabilmente poteva avere anche un senso, ma è il Ministro dell’Interno e il “Ministro della sicurezza dei cittadini”. Il Governo, nel complesso, si occupa di sicurezza sociale, sicurezza economica, sicurezza sanitaria. Il Ministro dell’Interno deve garantire la sicurezza ai cittadini, agli stranieri, per carità, deve garantire che le Forze dell’ordine siano messe in condizione di operare nell’interesse dei cittadini e di essere anche loro sicure, e non è così. In tutti gli altri Paesi del mondo, durante l’epidemia si è quasi annullata l’immigrazione; in Italia, l’immigrazione, nell’ultimo anno, è schizzata a livelli stratosferici rispetto all’anno precedente; beh, penso che questa domanda qualcuno se la debba porre, l’insicurezza dei cittadini; proprio la sicurezza fisica, oltre quella delle Forze dell’ordine, figuriamoci, è assolutamente calata in maniera drastica; lei conferma il Ministro Lamorgese. Per noi che abbiamo a cuore anche la sicurezza fisica dei cittadini, non soltanto tutti gli altri aspetti che attengono alla vita economica, sociale – ci mancherebbe, quelli sono il presupposto -, la libertà, la sicurezza di girare liberamente nelle proprie strade rappresenta un elemento centrale per il patto sociale tra Stato e cittadini. In questo anno, il Ministro ha completamente fallito, lei lo ha confermato, e anche per questo il nostro voto di fiducia non può che essere “no”». (Applausi dei Deputati del gruppo Fratelli d’Italia).

PRESIDENTE. «È iscritto a parlare il deputato Colucci. Ne ha facoltà».

PRESIDENTE. «Colleghi, colleghi, per favore, abbassate un po’ la voce… Deputato Zoffili, deputato Sasso… Va beh, è un po’ di default… Sto scherzando. Prego, deputato Colucci».

ALESSANDRO COLUCCI (M-NCI-USEI-R-AC). Grazie, Presidente. Al Governo retto da lei, Presidente, professor Draghi, non possiamo che dire “”. Da mesi, da molto tempo in realtà, auspichiamo una sua discesa in campo, e per questo la ringraziamo, perché noi ci fidiamo di lei, della sua esperienza, della sua competenza e della sua grande autorevolezza, e ci riconosciamo nel programma che ha esposto al Parlamento; le cose che lei dice sono le cose che noi pensiamo. Ad esempio, sul tema sanitario, è necessario ed urgente un piano di vaccinazione rapido e completo per uscire dall’emergenza sanitaria; e, poi, sul tema del lavoro, il lavoro lo genera il lavoro. Abbiamo imparato da lei qual è la differenza tra il debito buono e il debito cattivo; il debito cattivo è quello che viene indirizzato per l’assistenzialismo; il debito buono è quello che crea investimenti e quindi che crea lavoro.
Condividiamo, inoltre, la sua preoccupazione sul sentimento diffuso nel nostro Paese, di depressione, di preoccupazione, di sconcerto. Noi crediamo che, da questo punto di vista, sia necessario intervenire sul tema della privazione della libertà e del lockdown; avevamo chiesto e chiediamo discontinuità rispetto al passato (). Non ci piace la scelta di interrompere così bruscamente e improvvisamente le attività sciistiche, come è successo qualche giorno fa, a poche ore dall’inizio di un’attività per cui gli operatori si erano organizzati; crediamo che ci voglia rispetto e che ci voglia la possibilità di far programmare la vita e l’attività delle persone; consideriamo quell’evento una coda, una triste coda del Governo precedente, però noi sappiamo che lei rispetta il lavoro delle persone e sappiamo che su questo ci sarà vera discontinuità.
Condividiamo poi con lei che questo Governo è veramente il Governo della nuova ricostruzione, e dobbiamo esserne all’altezza, come lo sono state le forze politiche nel dopoguerra, così lontane ideologicamente, ma unite per ricostruire il Paese.
Oggi – e questa frase che lei ha pronunciato ieri, in Senato ci è piaciuta molto – l’unità non è un’opzione, ma un dovere, e noi siamo con lei al suo fianco, non solo per dare la fiducia, ma per dare spunti, suggerimenti; e l’apprezzamento, l’attenzione che lei dà alla politica e al Parlamento, a differenza di altri nel passato che disprezzavano la politica e il Parlamento, ci convince (Applausi dei Deputati del gruppo Misto-Noi con l’Italia-USEI-Rinascimento-AdC) e ci piace e sappiamo che potremo lavorare insieme.
Quindi, per concludere, vogliamo condividere con lei la missione di consegnare un Paese migliore e più giusto ai nostri figli e ai nostri nipoti. Quindi, Presidente, in ragione dell’amore per il nostro Paese, che anche lei ha evocato, le auguriamo buon lavoro e auguro a tutti noi buon lavoro». (Applausi dei Deputati del gruppo Misto-Noi con l’Italia-USEI-Rinascimento-AdC).

PRESIDENTE. «È iscritta a parlare la deputata Lapia. Ne ha facoltà».

MARA LAPIA (MISTO-CD-IE). «Onorevoli colleghe, onorevoli colleghi, signor Presidente del Consiglio, siamo oggi chiamati a fare una scelta importante, una scelta di responsabilità: o mettiamo il Paese in sicurezza adesso, o il nostro sistema rischia un collasso dal quale sarà realmente difficile riprenderci. La priorità, ora, è fare in modo che il piano vaccinale prosegua a ritmi ancora più elevati, con il personale sanitario messo in condizione di lavorare in piena sicurezza, secondo linee guida precise e con un sistema sanitario rafforzato economicamente.
Questo Governo avrà il nostro sostegno se saprà ascoltare i problemi del Paese e, in particolare, le esigenze del Mezzogiorno d’Italia: sostegno al lavoro, alle imprese, alla crescita del sistema produttivo. Il Sud e le isole non chiedono sussidi, ma un piano di investimenti avanzato. Il Sud, Presidente, chiede una sola cosa: uguaglianza. Signor Presidente, le parlo da fiera donna del Sud e alla richiesta di uguaglianza per i territori del Meridione, si unisce quella per i diritti delle donne; le donne necessitano ancora di pari opportunità e trattamento, e la formazione del suo Governo ne è l’ennesima dimostrazione. Chiediamo garanzie di equità negli incarichi lavorativi e negli stipendi, e finanziamenti per l’accesso agli asili nido su tutto il territorio nazionale, perché l’uguaglianza parte dalle possibilità, senza dover per forza scegliere tra la carriera e la famiglia.
Presidente Draghi, oggi voglio augurarmi che transizione ecologica significhi accompagnarci verso un vero sviluppo sostenibile. La invito a cogliere, pertanto, il mio invito, in questo momento storico, di valutare l’opportunità di allinearci con gli altri Paesi europei, riprendendo in mano la modifica dell’articolo 9 della nostra Costituzione, già proposta da Marco Boato nel 2006, la quale prevedeva la tutela dell’ambiente e degli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni. Dobbiamo proteggere la biodiversità e avere rispetto degli animali. Solo estendendo la Carta fondamentale dei diritti del nostro Paese all’ambiente che lo costituisce, potremo occuparci realmente del nostro futuro.
Lei, oggi, Presidente, si presenta per chiedere la fiducia di questo Parlamento. Noi non apparteniamo alla fazione del “no” ad ogni costo, ma neanche del “sì” senza battere ciglio. Noi saremo sempre dalla parte dell’Italia e oggi ci prenderemo una grande responsabilità, una grande responsabilità su cui abbiamo ampiamente riflettuto. Prima di terminare questo intervento mi permetta di rivolgere a Giuseppe Conte, all’impegno con il quale ha traghettato questo Paese nelle sue ore più difficili, il mio più sentito e commosso ringraziamento. Concludo, Presidente, chiedendole di non governare l’Italia mirando a risultati basati su strategie puramente economiche, perché guardando solo ai numeri talvolta ci si dimentica delle persone e dell’anima di questo Paese, rischiando così la disgregazione del tessuto sociale. Chi è chiamato a rappresentare l’Italia dovrà servirla con umiltà, rispetto e amore; solo allora la politica, questa politica, avrà fatto il suo dovere. Buon lavoro Presidente Draghi». (Applausi dei Deputati del gruppo Misto-Centro Democratico-Italiani in Europa).

PRESIDENTE. «È iscritto a parlare il deputato Scalfarotto. Ne ha facoltà».

IVAN SCALFAROTTO (IV). «Buongiorno, Presidente Draghi, benvenuto. C’è stato un passaggio del suo discorso ieri al Senato che mi ha colpito davvero tantissimo ed è stato quando lei ha detto che l’Italia ha questa strana situazione di avere una reputazione molto migliore all’estero di quanto non l’abbia a casa propria. Devo dire che quando la sentivo, quando l’ho sentita pronunziare questa frase, mi ha colpito perché ho pensato che sono perfettamente d’accordo. Io ho vissuto all’estero per tanti anni, ho avuto l’onore e il privilegio di accompagnare le nostre imprese in giro per il mondo e ogni volta che mi sono trovato all’estero, con i nostri imprenditori, sono sempre stato accolto non soltanto come gli italiani brava gente, quelli della buona qualità della vita, ma siamo stati ricevuti con tutti gli onori e la considerazione di un Paese con il quale si vuole avere una relazione profonda, con il quale si vuole lavorare, con il quale si vuole avere una partnership.
Noi siamo riconosciuti in tutto il mondo per questa nostra grandissima capacità di saper fare le cose. Siamo la seconda manifattura d’Europa, si dice, e manifattura vuol dire saper fare le cose con le mani, saper fare cose belle da toccare, belle da annusare, belle da gustare, belle da vedere. Noi abbiamo una tradizione manifatturiera incredibile che ci viene riconosciuta dappertutto, che dobbiamo proteggere e tutelare. Il nostro made in Italy è desiderato in tutto il mondo e siamo anche riconosciuti, non solo per le cose che facciamo con le mani, ma anche per le cose che facciamo con la testa. I nostri studenti, i nostri ricercatori, i nostri scienziati sono contesi in tutto il mondo e questo per una ragione specifica, cioè che siamo un paese autorevole, siamo un paese autorevole. La nostra autorevolezza è fatta da molte cose, da molti concetti, uno dei quali si traduce benissimo con una parola inglese che, come succede qualche volta con le parole inglesi, è difficile da tradurre, perché ci conduce un po’ fuori strada. La parola è predictability, to be predictable, essere prevedibili. In italiano suona un po’ noioso; diciamoci la verità, prevedibile è uno che si sa già cosa farà, uno un po’ grigio. Invece prevedibile vuol dire essere conseguenti, almeno all’estero, conseguenti con le proprie azioni rispetto alle proprie parole, significa non essere erratici nei propri comportamenti. In una parola, è come essere nel traffico e, quando si deve girare, si deve mettere la freccia per evitare che, chi ci sta dietro, ci arrivi addosso.
Ebbene, a noi questa “predictability” in questi anni, soprattutto in questa legislatura, è molto mancata. Noi siamo stati il Paese il cui Presidente del Consiglio, nell’Aula solenne dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, ha rivendicato il populismo e il sovranismo, salvo poi diventare, dopo qualche tempo, la massima sintesi del progressismo italiano. Siamo coloro i quali hanno firmato uno sciagurato accordo con la Cina, un accordo che doveva essere commerciale ma era un accordo tutto politico, che ha spiazzato i nostri alleati. Siamo quelli che hanno annunciato di firmare il “Global Migration Compact”, e poi non l’hanno fatto mai. Siamo quelli che hanno impedito il riconoscimento di Juan Guaidò come Presidente del Venezuela, perché si trattava di intromettersi negli affari interni di uno Stato, salvo poi andare in Francia a dare incoraggiamento ai gilet gialli che mettevano a ferro e fuoco i nostri amici e vicini francesi.
Ora, io apprezzo molto l’evoluzione (ho avuto anche modo di dirlo al ministro Di Maio, che quando si evolve, secondo me, questa è un’ottima cosa), tuttavia questo ha colpito la nostra credibilità, cioè l’assenza di “predictability”. Invece io penso che questo Governo, se ha un elemento di discontinuità, è proprio in questo, cioè che restituisce al Paese credibilità internazionale; lo fa grazie alla sua biografia, signor Presidente, alle cose che ha fatto, alle cose che ha detto, alle cose che hanno costellato la sua carriera, ma lo fa anche per le parole che ha detto ieri al Senato. Lei ha parlato di una scelta irreversibile dell’euro, ha detto che “siamo ancorati” – che bella parola -, che siamo ancorati all’Unione europea, che siamo ancorati all’Alleanza atlantica, che siamo ancorati all’ONU.
Questo è un modo di recuperare credibilità ed è un’opportunità che, come tutte le opportunità, costituisce anche una responsabilità, perché quando hai un’opportunità e la sprechi, quella è una grande responsabilità. Noi dovremmo utilizzare questa opportunità di essere tornati in prima fila nella politica internazionale, sulla scena internazionale, per fare delle cose importanti. La prima delle quali è posizionare l’Italia tra quelli che fanno il tifo per il progresso, quelli che, nonostante sappiano che le cose possono andare orribilmente male – la pandemia ce lo sta dimostrando -, nel grande schema delle cose l’umanità è destinata ad andare avanti. Oggi stiamo meglio di ieri, il presente è meglio del passato e dobbiamo essere quelli che, in modo indefesso, lavorano per fare in modo che il futuro sia meglio del presente; dobbiamo essere lì, dobbiamo essere in prima fila per difendere i diritti umani. Io la ringrazio per quello che ha detto ieri. Lei ha parlato della Russia, ma io voglio ricordare la Bielorussia, voglio ricordare la situazione della comunità LGBT in Cecenia, le persecuzioni nello Xinjiang, quello che sta succedendo in Birmania, in Turchia, in Egitto; se ne potrebbero dire molte. Essere in prima linea per i diritti significa anche essere dalla parte del multilateralismo, essere dalla parte della cooperazione internazionale, essere contro ogni protezionismo.
C’era un pensatore francese dell’Ottocento, Frédéric Bastiat, che diceva che dove passano le merci non passano gli eserciti e per noi italiani questa deve essere la cosa più importante. Noi siamo un grande Paese esportatore. Il commercio internazionale, lo sappiamo, è diventato un fattore di politica estera e noi dobbiamo essere dalla parte di un commercio che sia equo e che sia libero, essere contro il protezionismo, essere per un mondo aperto. Capire e dire con forza che l’Italia prospera in un mondo fatto di ponti e non di muri, e l’Italia langue e deperisce in un mondo chiuso (Applausi dei Deputati del gruppo Italia Viva). Questa è una delle cose che ci portiamo in eredità dalla pandemia e questo senso dell’apertura, signor Presidente, non è soltanto una cosa per anime belle.
Io credo che questo senso dell’apertura e della costruzione di un mondo, dove l’Italia è in prima fila in questa battaglia, con la sua autorevolezza e la sua credibilità, serva anche a rendere il nostro Paese più prospero, non soltanto con le nostre esportazioni – noi siamo uno dei più grandi Paesi esportatori al mondo – e con la capacità di attrarre investimenti. Ma questa credibilità e questa autorevolezza oggi ci conducono a pagare – anche grazie a lei e alla nomina del suo Governo – molti meno interessi sul debito pubblico, che significa che abbiamo soldi da utilizzare per fare cose più utili; ci consentirà di avere i 209 miliardi del “Recovery Plan” che, ricordiamolo, non sono garantiti affatto, non li abbiamo già in tasca, ma dovremmo meritarceli, superando il vaglio severo delle istituzioni europee; servirà tutto questo a fare le cose che ci ha raccontato ieri in Senato, a portare avanti le donne, i nostri ragazzi, la scuola, un pianeta migliore. La prosperità è questo, è anche avere la forza di fare delle riforme.
E, allora, voglio chiudere, dicendo questo: noi abbiamo una grande possibilità per utilizzare questa ritrovata credibilità e ritrovare questa ritrovata autorevolezza, che è il G20: People, Planet, Prosperity, lo ha ricordato anche ieri. Io penso che il fatto che noi ci presentiamo al G20 come un Paese che è consapevole della propria pluralità, ma che, davanti a un’emergenza di questo genere, trova la forza e lo scatto di reni per affrontare le difficoltà unito, sarà una grande opportunità, non soltanto per l’Italia e per l’Europa, ma credo anche per il resto del mondo». (Applausi dei Deputati del gruppo Italia Viva).

PRESIDENTE. «È iscritta a parlare la deputata Rossini. Ne ha facoltà».

EMANUELA ROSSINI (MISTO-MIN.LING.). «Presidente, ho apprezzato molto il suo richiamo al senso di responsabilità verso le nuove generazioni. Gli under 30 ci chiedono di essere partecipi dei processi che metteremo in atto con il “Next Generation EU”. Le chiedo: come Governo e come Parlamento, interfacciamoci con loro, perché possano essere co-creatori con noi di soluzioni politiche ai problemi dei giovani e anche di valutazioni quantitative di impatto sulla loro vita delle misure che metteremo in campo. Credo poi molto nell’azione lungimirante che avrà un modello di sviluppo comune europeo, anche per radicare il nostro sistema democratico. Lavoriamoci insieme per far percepire i benefici di un sistema che condivide politiche economiche e sociali e risorse! In ultimo, nel darle gli auguri di buon lavoro, io credo che noi qui non possiamo aspettarci da lei e dal Governo nulla di più di quello che ci aspettiamo da noi stessi e, se ci mettiamo in questa vibrazione di unità, che è corresponsabilità, io credo che riusciremo a mobilitare tutte le energie belle che ci sono nel nostro Paese!
Buon lavoro a lei e a tutta la squadra di Governo». (Applausi dei Deputati del gruppo Misto-Minoranze Linguistiche).

PRESIDENTE. «È iscritto a parlare il deputato Rospi. Ne ha facoltà».

GIANLUCA ROSPI (MISTO-C!-PP). «Grazie, Presidente. Presidente, ci troviamo oggi davanti a una delle fasi storiche più sfidanti del secondo dopoguerra, forse la più complicata della nostra Repubblica. La crisi economica e sociosanitaria globale da COVID-19 ci ha portato sull’orlo di un burrone. Gli ingegneri però, Presidente, dove gli altri vedono un burrone, vedono un ponte da costruire e io, da ingegnere, oggi, vedo l’avvio di una nuova fase, l’inizio della costruzione delle fondamenta di quel ponte che – speriamo tutti noi – ci porti fuori da questa crisi. L’unità politica, che noi di Popolo Protagonista chiedevamo da mesi, oggi si è realizzata. Lo abbiamo sempre detto e lo diciamo più convintamente oggi che, dalle emergenze, si esce solo se si è uniti. Permettetemi, però, di dire una cosa, colleghi: questa fase sfidante, che stiamo vivendo oggi, lo è soprattutto per la politica, che dovrà decidere chi vuole essere oggi e cosa vorrà essere domani. La politica oggi dovrà scegliere se e come costruire il ponte, o se cadere nel burrone. Noi tutti oggi dovremmo fare un passo indietro – lo ha detto anche il Presidente Draghi – per fare tutti insieme un passo avanti, ma non più a discapito di qualcosa o qualcuno, piuttosto “a favore di”. Dovremo riattivare le energie migliori presenti nel Paese, per progettare nuove comunità intelligenti ed ecosostenibili, città integrate con l’ambiente, energia pulita per le industrie, promuovere insomma la qualità della vita a favore del bene comune.
C’è da chiedersi a questo punto dove vogliamo portare il nostro Paese, verso quale prospettiva e verso quale modello di crescita. Queste le domande, Presidente, a cui rispondere nelle prossime settimane. E poi, Presidente, abbiamo il dovere morale di dare risposte concrete ai nostri ragazzi, che sono il presente e il futuro di questo Paese. I giovani sono quella parte della popolazione che ha nelle sue mani la forza trainante e produttrice, i giovani sono coloro che credono nelle idee e nell’innovazione, sono la parte più creativa e libera della nostra società; a loro, Presidente, dobbiamo dare più attenzione, dobbiamo dare risposte concrete, non più astratte.
Permettetemi, colleghi, in conclusione, di fare un accenno al Sud d’Italia, la terra da cui provengo. Il Sud d’Italia e l’Italia tutta è la punta di lancia europea immersa nel Mediterraneo e il Mediterraneo è il mercato del futuro, fatto di economie emergenti sulle quali noi e l’Europa dovremmo investire. Dobbiamo lavorare tutti insieme, colleghi, per creare quella piattaforma logistica del Sud d’Europa nel Sud d’Italia, mettendo a sistema tutta la capacità attrattiva dei nostri porti, in maniera da intercettare tutte le merci in transito, sviluppare distretti retroportuali innovativi e altamente tecnologici nelle zone economiche speciali».

PRESIDENTE. «Concluda».

GIANLUCA ROSPI (MISTO-C!-PP). «Concludo, Presidente, dicendo che la sua visione, Presidente Draghi, è la nostra visione. Le auguro buon lavoro e le dico fin da subito che potrà contare sul nostro appoggio». (Applausi dei Deputati del gruppo Misto-Cambiamo!-Popolo Protagonista).

PRESIDENTE. «È iscritto a parlare il deputato Pagano. Ne ha facoltà».

PRESIDENTE. «Colleghi, colleghi, per favore!».

ALESSANDRO PAGANO (LEGA). «Signor Presidente del Consiglio, voglio cominciare da una questione che mi sta molto a cuore: la denatalità. La denatalità in Italia ha assunto i caratteri dell’emergenza, con riflessi devastanti sull’economia e le prospettive future di crescita. Nel 2019, per il settimo anno consecutivo, è stato registrato un nuovo superamento al ribasso del record di denatalità: i nati sono stati soltanto 420 mila, il 4,5 per cento in meno rispetto all’anno prima e ben il 27 per cento in meno rispetto al decennio precedente. Anche nel 2020 si è registrata una drastica ulteriore riduzione delle nascite. Oggi in Italia ci sono cinque anziani per ogni bambino e il tasso di denatalità fa registrare numeri abnormi al Sud. Questo preoccupante trend demografico negativo ha dato e sta dando un contributo diretto sensibilmente negativo all’economia del nostro Paese: abbiamo poco più di un lavoratore per ogni pensionato. Ma non è soltanto la riduzione dell’offerta aggregata di lavoro ad incidere sui cosiddetti fondamentali di un Paese, bensì la complessiva incidenza del capitale fisico sugli andamenti della produttività, considerato che quest’ultimo è il risultato della differente forza fisica, ma anche delle diverse capacità cognitive tra giovani e meno giovani, nonché della diversa propensione all’innovazione. Un Paese vecchio è carente di inventiva, sottoinveste, è poco dinamico, è sempre meno produttivo, diminuisce la sua competitività sui mercati internazionali, vede ridursi il dinamismo sui consumi; in altre parole, alimenta un circuito di stagnazione e mina la coesione sociale, poiché un popolo si sfilaccia fra tanti individui che non guardano più al futuro con speranza, ma sono impegnati a guardarsi, l’uno con l’altro, con diffidenza e con sospetto. Abbiamo molto apprezzato la sua insistenza sulle responsabilità verso le generazioni future e sulla necessità di guardare ad esse piuttosto che alle prossime elezioni. Per questo mi permetto di dire che la sostenibilità del nostro welfare, la competitività, la crescita economica, e direi la sopravvivenza stessa della Nazione, impongono a questo Governo di determinare un’inversione di incidenza sul trend, con nuove politiche demografiche e di welfare. Per la concreta ricostruzione del Paese occorre generare una rinnovata fiducia per la natalità, proteggere e promuovere la dimensione familiare nei suoi ambiti più diversi, dal fisco, all’istruzione, all’appropriata presa in carico di tutte le persone fragili e diversamente abili. Lo stesso Presidente Mattarella, non più tardi di una settimana fa, diceva: «La natalità è il punto di riferimento più critico principale di questa stagione e va assunta ogni iniziativa per contrastare questo fenomeno», fenomeno che è particolarmente drammatico al Sud perché si sta aggiungendo ad altri fattori strutturali e congiunturali.
Il Sud, dal 2017 ad oggi, ha perso quasi il 20 per cento di PIL e l’occupazione è calata di oltre 10 punti percentuali (tre volte in più rispetto al Nord); i suoi giovani sono al 40 per cento NEET, cioè non impegnati né nello studio, né nella formazione e nel lavoro; molti altri giovani, quelli con elevati livelli di scolarizzazione, emigrano invece al Nord e all’estero, impoverendo il capitale umano del Sud. La pandemia ha funto da ulteriore acceleratore e amplificatore delle ingiustizie e delle diseguaglianze che interessano le due macro-aree del Paese, aggredendo una struttura socio-economica di per sé già esposta e precaria a causa della frammentarietà del lavoro e della debolezza del tessuto produttivo: Presidente, siamo in piena emergenza sociale!
A tal fine, dobbiamo segnalare che le fragilità giovanili sono state amplificate, al Sud come al Nord, dalla chiusura di palestre, piscine, strutture sportive e conseguenti movimenti sportivi, che hanno generato sfiducia e che hanno dato il colpo di grazia sociale e psicologico alle nostre già fragili popolazioni giovanili.
Evidenziare i problemi e le difficoltà del Mezzogiorno senza avanzare proposte concrete per il suo rilancio equivale, però, ad un esercizio sterile e fine a se stesso, e non è questo il mio obiettivo. Allora, Presidente, mi permetto di mettere in evidenza che, mai come in questo momento, è necessaria una coesione territoriale da recuperare attraverso la politica generale, che considera obiettivi riferiti a tutto il Paese, ma che è in grado di concentrarsi sulle condizioni che rendono la loro applicazione più difficile in talune aree. La messa a sistema degli investimenti pubblici e privati con il “Recovery” costituisce l’occasione, dopo cinquant’anni, per abbandonare le politiche sterili e clientelari, che erano state funzionali al protagonismo di classi dirigenti inadeguate, e recuperare una prospettiva di sistema per il Sud. Solo un approccio di sistema per il Sud può consentire che questo intervento pubblico nell’economia e nella società tenga presenti i divari potenziali di applicazione nei diversi territori e predisponga ex ante adeguati correttivi. Solo un approccio di sistema da parte del Governo nazionale in termini di politica generale può evitare gli appositi rischi di eccessiva frammentazione o concentrazione degli interventi, nonché il perdurare di un’ottica di sussidio inefficace e distorsiva, che non determina nulla nelle aree. Solo la politica generale può porre enfasi sia sulla qualità e l’efficienza, che sulla qualità delle risorse. Non occorre al Paese un falso meridionalismo piagnone che si accontenta di denunciare torti per pretendere risorse pubbliche, senza offrire efficacia, qualità e risultati. Occorre un meridionalismo consapevole, all’interno di una politica generale che non consideri il Sud perenne periferia in cerca solo di risorse da distribuire. Senza la crescita del Mezzogiorno a un ritmo che si avvicina a quello del Centro-Nord, sarà impossibile registrare uno sviluppo economico del Paese secondo parametri europei e mondiali. Circa le cause che macroscopicamente balzano agli occhi, emerge la scarsa efficienza della pubblica amministrazione, di sanità, istruzione, assistenza sociale, tribunali e infrastrutture.
Concludo. Presidente, in Italia da troppi anni il grande assente è stato il “contributo”- lo dico tra virgolette – dei singoli cittadini alla società. Ciò è avvenuto per un clima di sfiducia. L’assenza di fiducia a tutti i livelli ha generato questi risultati: sfiducia fra cittadini, fra istituzioni, fra cittadini e istituzioni. Come pensare di far partire il Sud o la natalità – per restare sui temi che umilmente mi sono permesso di offrire – in assenza di fiducia, magari anche frutto di scelte perlomeno discutibili, come quella che abbiamo visto ultimamente in campo sanitario?
Anche per questi motivi, signor Presidente del Consiglio, riteniamo che il Paese sia pronto per ripartire e, come è già noto, la Lega darà il suo contributo dando la fiducia al Governo da lei guidato». (Applausi dei Deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

PRESIDENTE. «È iscritto a parlare il deputato Fassina. Ne ha facoltà».

STEFANO FASSINA (LEU). «Grazie, Presidente Fico. Caro Presidente Draghi, nella sua comunicazione, ieri, ho apprezzato il rispetto profondo da lei espresso verso i partiti e i movimenti rappresentati in Parlamento. Lei si è detto in disaccordo con chi ha riconosciuto il fallimento della politica nel passaggio preliminare che ha portato alla nascita del suo Governo. Apprezzo e rispetto, tuttavia voglio guardare in faccia la realtà: dobbiamo constatare amarissimamente che il fallimento della politica c’è stato; ha fallito anche quella politica illusa di aver vinto. Qui, in Italia, a differenza di quanto avviene ovunque nelle democrazie mature, oltre all’emergenza sanitaria e all’emergenza economica, viviamo anche un’emergenza democratica: siamo l’unico grande Stato occidentale a sperimentare Governi del Presidente, Governi tecnici. Come sa, queste sono categorie sconosciute in Germania, in Francia, in Spagna o nel Regno Unito. Negli ultimi tre decenni siamo al quarto Governo nato direttamente, motu proprio, dalla Presidenza della Repubblica. È tutto perfettamente legittimo, ma è un’anomalia, un indicatore di inadeguatezza delle forze politiche e delle classi dirigenti e, conseguentemente, un indicatore di malfunzionamento della democrazia. Il professor Massimo Cacciari, in un commento su La Stampa, intitolato “Democrazia ultimo atto” ha scritto, qualche giorno fa: “È assolutamente inevitabile che il popolo sovrano si chieda: a che servono le rappresentanze politiche se nei momenti più difficili bisogna ricorrere ad autorità da fuori?”. La domanda è rivolta a noi, care colleghe e cari colleghi. Lei, Presidente Draghi, si è generosamente messo a servizio dell’Italia e le dobbiamo essere grati, ma la domanda per noi incombe e rimuoverla vuol dire continuare a fallire. Le cause dell’emergenza democratica sono molteplici: tra le prime – ritengo – c’è la totale delegittimazione dell’avversario come tratto di identità dei principali partiti e movimenti politici italiani. Ma può funzionare un sistema democratico dove ci si scomunica a vicenda, a colpi di sovranisti e antieuropeisti da una parte, globalisti e immigrazionisti dall’altra, traditori della patria e patrioti? Può funzionare un sistema democratico dove ogni elezione è raccontata strumentalmente a rischio di catastrofe? Non può funzionare, e attraverso il suo Governo dobbiamo affrontare anche l’emergenza democratica. Il suo Governo dovrebbe essere il Governo di tutti, quindi un Governo di scopo. Da qui, il mio auspicio per la partecipazione anche di Fratelli d’Italia, perché dobbiamo cogliere l’opportunità della natura del suo Governo e del suo profilo super partes, per arrivare alla legittimazione reciproca e alla condivisione generale della collocazione dell’Italia nel quadro europeo, senza chiedere atti di fede nell’europeismo liberista e senza ambiguità sull’exit; altrimenti la politica perde autonomia, perde autorevolezza, perde credibilità, perde efficacia, e la democrazia perde senso agli occhi del popolo sovrano.
Caro Presidente Draghi, secondo il lessico della nostra Costituzione, il suo Esecutivo è, può essere, deve essere, Governo della Nazione più che Governo del Paese, mi permetta. Nella nostra Carta fondamentale, il Paese è l’organizzazione politica, istituzionale, sociale, economica. Il Paese è, per definizione, il terreno delle distinzioni e delle divisioni fisiologiche tra interessi e valori diversi. La Nazione, invece, è il terreno storico, culturale, spirituale, unificante. Non a caso la nostra Costituzione, all’articolo 67, quando definisce la funzione di ciascuno di noi, prescrive di rappresentare la Nazione. Lo richiamo perché, soltanto se sentiamo la nostra comune appartenenza, possiamo riconoscerci tra soggetti politici e i cittadini italiani possono esprimere la solidarietà necessaria ad affrontare e superare le emergenze. Richiamo ciò perché soltanto chi è solido nella propria identità nazionale, consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le nazioni.
Concludo, care colleghe e cari colleghi, rivolgendomi a ciascuno di noi. È prima di tutto nostro compito affrontare e risolvere l’emergenza democratica: riconosciamoci e facciamo le riforme costituzionali necessarie. Il Governo Draghi è condizione necessaria, ma non sufficiente; attenzione, non possiamo sbagliare.
Per dare il mio contributo anche a vincere tale sfida, voto la fiducia al Governo da lei presieduto, Presidente Draghi. Buon lavoro, buon lavoro a tutti noi». (Applausi dei Deputati del gruppo Liberi e Uguali).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la Deputata Piccoli Nardelli. Ne ha facoltà».

FLAVIA PICCOLI NARDELLI (PD). «Grazie, Presidente. Ringrazio il Presidente Draghi, perché nel suo discorso ha dato spazio e respiro ai temi della cultura, della scuola, dell’università e della ricerca … ».

PRESIDENTE. «Colleghi, per favore, sento un brusio. Per favore, grazie. Andiamo avanti».

FLAVIA PICCOLI NARDELLI (PD). « … focalizzando sulla promozione del capitale umano uno degli obiettivi centrali del progetto di riforme che il suo Governo si propone di attuare. Consegnare un Paese migliore e più giusto ai figli e ai nipoti è una missione che deve tener conto della complessità del sistema scolastico italiano, indagando le cause che hanno determinato fratture e discontinuità nei percorsi formativi del nostro Paese. Sappiamo che oggi la didattica a distanza, nonostante il grande lavoro degli insegnanti, ha aumentato le disuguaglianze e che si sono accumulati ritardi di apprendimento che vanno misurati con dati oggettivi, come quelli che l’Invalsi ci fornisce. Lo faremo, con l’attenzione che il tema merita.
Il suo discorso, Presidente, ribadisce il rapporto che esiste tra scuola, società e cultura. Per la cultura molto si è fatto in questi mesi di difficoltà, che hanno visto chiudere cinema, teatri, spettacoli dal vivo, ma anche librerie, biblioteche e archivi. Si è intervenuti con ristori significativi, ampliando, via via, il numero dei beneficiari ed estendendo i contributi a settori finora mai raggiunti. Oggi si prosegue e si rafforzano le azioni di tutela e di protezione dei lavoratori, nella consapevolezza che occorre ricostruire un settore in profondissima crisi.
Per la scuola, invece, da tempo facciamo nostre le urgenze evidenziate dalle indagini europee diventate ineludibili dopo un anno di pandemia, come quella che stiamo vivendo. Occorre continuare ad impegnarci per ridurre la dispersione scolastica, per riportare a scuola in presenza gli alunni, tutti gli alunni, senza rinunciare ai grandi vantaggi che la didattica a distanza assicura, e dobbiamo, soprattutto, garantire a tutto il Paese le connessioni necessarie, che oggi rappresentano davvero un nuovo diritto di cittadinanza da assicurare a tutti, dal nord al sud del Paese.
Sappiamo, però, che dobbiamo aumentare l’attrattività e il prestigio della professione di insegnante, lavorare sulla selezione e sul reclutamento, potenziare le competenze digitali, promuovendo l’eccellenza dell’insegnamento a tutti i livelli e sostenendo una nuova organizzazione dei programmi e dell’apprendimento, valutando, Presidente, la qualità degli insegnanti stessi non solo in base all’anzianità di servizio ma anche per il merito che si conquistano ogni giorno a scuola. Per questo, Presidente, è necessario aumentare gli investimenti sull’istruzione, passando dall’attuale 3,8 del PIL al 5 per cento e raggiungendo così la media europea, e garantire i livelli essenziali delle prestazioni pro capite per istruzione e formazione, considerando il fabbisogno per ogni bambino in modo uniforme su tutto il territorio nazionale, assicurandone la gratuità per gli indigenti. Utilizzare il “Next Generation EU” per rafforzare il sistema di istruzione e per il contrasto alla povertà materiale ed educativa ci consentirà di incidere sulla disomogeneità territoriale. Ne abbiamo bisogno per aumentare i nidi, per assicurare il tempo pieno a scuola, incrementando l’occupazione femminile e dando un concreto supporto a una piena libertà di scelta da parte delle donne.
Siamo consapevoli che la pandemia ha davvero provocato ferite profonde nelle nostre comunità, anche sul piano culturale ed educativo. I cambiamenti epocali accelerati dal COVID, la globalizzazione, la trasformazione digitale, la transizione ecologica hanno cambiato il mercato del lavoro e richiedono continui adeguamenti nella formazione di tutti gli ordini di scuola. Abbiamo ancora bassi livelli di formazione universitaria: troppo pochi sono i nostri laureati ed è nota la difficoltà nel nostro Paese di fare incontrare l’offerta e la domanda nel mondo del lavoro. Ecco perché lavoreremo sugli ITS e sulle lauree professionalizzanti, utilizzando al meglio le risorse del “Recovery Plan”. Ma il “PNRR” ci impone un cambio di prospettiva: occorre condividere potenzialità e risorse, far fronte alla pandemia e affrontare il futuro mettendo in comune dati e ricerche, garantendo forme di responsabilità collettiva. La crisi attuale può essere l’occasione di modificare la nostra idea di fruizione culturale rispetto alle filiere tradizionali dell’apprendimento. Occorre ripensare modelli più flessibili e decentrati … ».

PRESIDENTE. «Concluda».

FLAVIA PICCOLI NARDELLI (PD). « … costruire nuove alleanze tra la cultura e la rivoluzione digitale e riconoscere spazi alle “digital humanities”, valorizzare il patrimonio materiale e immateriale, garantendo coesione sociale per generare cultura inclusiva. Questo, Presidente, dovrà essere il nostro comune obiettivo». (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico e di deputati del gruppo Movimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. «È iscritto a parlare il Deputato Pella. Ne ha facoltà».

PRESIDENTE. «Colleghi, colleghi».

ROBERTO PELLA (FI). «Grazie, Presidente Fico. Egregio Presidente del Consiglio, il Governo che nasce oggi è figlio di un’idea del Presidente Berlusconi, che ha chiesto di affrontare uniti l’emergenza sociale, economica e sanitaria del Paese. Grazie, Presidente Draghi, per essersi messo a disposizione dell’Italia e per i contenuti illustrati nel suo discorso, che includono il riacquisto della centralità del Parlamento e che riporteranno il nostro Paese ad assumere un posizionamento chiaro, anche dal punto di vista geopolitico, in Europa e rispetto alle dinamiche globali.
Grazie se vorrà accogliere una riflessione, che le rivolgo anche nella mia veste di sindaco e di vicePresidente vicario dell’Associazione nazionale dei comuni italiani: mettiamo al centro i comuni e tutte le autonomie come elemento strategico e come centri di competenza. Aver convocato regioni, province e comuni è stato un grande segno di attenzione: chiediamo di proseguire in questo solco, grazie anche all’impegno che la Ministra Gelmini saprà garantire in virtù della sua competenza.
In particolare, vorrei segnalare due elementi. I comuni sono i principali e più efficienti investitori pubblici, con un quarto delle opere pubbliche realizzate. Anche in merito ai finanziamenti europei, i comuni hanno, nel ciclo corrente, gestito risorse pari a 2,5 miliardi di euro. I settori individuati dalla Commissione europea riguardano strettamente gli ambiti di azione dei comuni, temi alla base anche delle tre “P” della nostra Presidenza G20, che lei, Presidente Draghi, saprà condurre con autorevolezza. Sono gli stessi elementi di valutazione posti in rilievo dalla Corte dei conti in audizione sul PNRR, secondo cui l’ampia diffusione delle opere dimostra alta potenzialità anche rispetto al tema del divario del Mezzogiorno, sul quale la Ministra Carfagna da sempre dimostra notevole sensibilità. Avere territori funzionanti con elevate qualità di vita sarà sempre uno dei principali fattori di attrazione per imprese e investitori e il punto di partenza per coniugare sviluppo, sostenibilità ed equità.
Vorrei sottolineare l’opportunità di partire dai territori con decisioni coraggiose e puntuali attraverso finanziamenti diretti per gli interventi individuati e riduzione dei passaggi formali e burocratici, anche rivedendo il codice degli appalti, affinché la capacità di spesa diventi indicatore corale di valutazione. Sono felice che lei abbia tracciato questo percorso e sono certo che il Ministro Brunetta se ne occuperà con il massimo impegno in termini di semplificazione e innovazione, di potenziamento delle risorse dopo anni di tagli e blocchi.
Gli enti locali rappresentano la prossimità e il presidio di fiducia nelle istituzioni, dai comuni montani, che amministrano il 54 per cento del territorio a rischio ambientale, alle città metropolitane, ove risiede il 37 per cento della popolazione e forti sono gli impatti di salute legati all’urbanizzazione, ai quasi 6 mila campanili di minore dimensione demografica, a rischio spopolamento. Avvertiamo anche l’urgenza di una riforma che ridisegni ruoli e competenze delle province in un più ampio riassetto amministrativo che porti a compimento il regionalismo differenziato.
Antonio Tajani saprà guidare, in virtù della sua riconosciuta e pluriennale esperienza a livello degli organismi europei, il lavoro di Forza Italia nei prossimi mesi, dalla campagna vaccinale di massa al complesso delle azioni previste nel piano elaborato dal Presidente Berlusconi, che ha dimostrato, ancora una volta, determinazione generosità e passione. Oggi siamo, con responsabilità e senso del dovere, al fianco del Governo e del Paese per realizzare insieme gli obiettivi di questo storico mandato. Buon lavoro, Presidente Draghi». (Applausi dei Deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente).

PRESIDENTE. «Deputati, per favore, ritorniamo più in silenzio».

PRESIDENTE. «È iscritto a parlare il deputato Vacca. Ne ha facoltà».

GIANLUCA VACCA (M5S). «Grazie, Presidente. Presidente Draghi, inizio subito dicendo che sono favorevolmente colpito dalle sue parole di questi giorni. Lei ha parlato di centralità dei giovani, della formazione, ha mostrato una grande attenzione per il mondo della scuola, per il prezzo che le generazioni future rischiano di pagare a causa delle misure affrontate per la pandemia, alcune sicuramente necessarie ma altre, ahimè, no, perché dovute a scelte di alcuni presidenti di regione che hanno deciso, spesso con toni anche sprezzanti – e questo dispiace -, di sacrificare il diritto all’istruzione dei nostri figli. E questo nonostante l’ex Ministra Azzolina e tutto il Governo uscente, al quale va la nostra riconoscenza, abbiano fatto tutto il possibile, anche in termini di risorse, per far sì che le scuole fossero le ultime a chiudere e le prime a riaprire (Applausi dei Deputati del gruppo Movimento 5 Stelle). Eppure, non è stato possibile garantire omogeneità in tutta Italia, lei l’ha ricordato molto bene.
Ogni studente ha subito dei danni per il ricorso necessario alla didattica a distanza, ma alcuni hanno subito di più e continuano a farlo. Oggi c’è un’intera generazione che ci chiede aiuto, anzi, più generazioni che ci chiedono aiuto, perché rischiano di crescere con gravi gap formativi e disagi psicologici dovuti alla mancanza di socialità di questi mesi. Far tornare i ragazzi in classe e aiutarli a recuperare le lacune non è un’impresa impossibile, ma è necessaria, e lei lo ha ricordato benissimo. Difendere il diritto all’istruzione anche durante la pandemia, dando priorità alla scuola pubblica statale, è ciò su cui il “Movimento 5 Stelle” lavora da sempre, e non abbiamo alcuna intenzione di distrarci da questo obiettivo. Una seconda sfida, poi, sarà fare tesoro di quello che questa esperienza, per quanto terribile, ci ha dato di positivo, anche attraverso un’ottimale programmazione delle risorse del piano “Next Generation EU”, la spinta alla digitalizzazione, compresa la formazione per i docenti, l’innovazione come nuova modalità di guardare alla scuola, dalla didattica all’arredo e all’edilizia scolastica.
Dovremo essere bravi a trasformare provvedimenti necessari a contrastare la pandemia in patrimonio materiale e immateriale per rinnovare e innovare le nostre scuole. E mi permetta di cogliere l’occasione per ringraziare i docenti, i tanti, purtroppo, ahimè, ancora precari, gli assistenti e i dirigenti per la professionalità e la dedizione che hanno mostrato in questi mesi difficili. Un miglioramento del nostro sistema formativo deve necessariamente passare da una valorizzazione professionale, ma anche economica, di tutto il personale scolastico. Bene, Presidente, il suo riferimento a quella che, per troppo tempo, in Italia è stata una cenerentola del sistema formativo, e parlo del sistema dell’istruzione professionalizzante. Un potenziamento di tutta la filiera, dagli istituti secondari al sistema terziario, quindi lauree professionalizzanti e ITS, non è più rinviabile. In ottica di “lifelong learning” e, in generale, di apertura al territorio, anche le università dovranno giocare un ruolo sempre più attivo. Un obiettivo primario, quando parliamo di università, non può che essere l’aumento del numero di laureati: siamo ancora fanalino di coda, nonostante i dati incoraggianti degli ultimi anni.
Dovremo continuare a incrementare il diritto allo studio, così come le risorse destinate ai nostri atenei, e andrà riformato l’accesso al ruolo, svecchiando il corpo docente più anziano d’Europa, riducendo il precariato universitario e incentivando mobilità e internazionalizzazione. La sfida sarà riuscire ad attrarre cervelli e fare in modo che andare all’estero sia una scelta e non una necessità. Come lei ha ripetuto più volte, non può esserci futuro senza innovazione e ricerca. C’è il tema delle risorse e della scarsa spesa, anche privata, per ricerca e sviluppo, ma c’è il tema dell’Agenzia nazionale della ricerca. L’Italia è l’unico Paese ancora a non avere un’Agenzia; sarà fondamentale, dopo averne riformato la “governance”, renderla operativa quanto prima. Presidente, la cultura è la nostra identità, la nostra eredità e il nostro futuro; anche qui, come per la scuola, ci troviamo ad affrontare le nefaste conseguenze della pandemia, con un intero settore culturale in ginocchio, imprese, associazioni, enti, lavoratori più o meno tutelati, artisti, i cinema e i teatri ancora chiusi. Bisognerà necessariamente ripartire da qui, continuando a sostenerli, per poi accelerare su innovazione, ampliare l’accesso libero al patrimonio, stimolare il lavoro creativo e il valore aggiunto dei servizi innovativi.
E dopo i grandi attrattori, l’attenzione andrà rivolta al nostro patrimonio diffuso, ai piccoli borghi, come già d’altronde previsto nel PNRR. Concludo con lo sport: anche lei conosce l’importanza della pratica sportiva, nonché il peso sociale ed economico di quel mondo. Per questo, Presidente, siamo rimasti molto sorpresi dall’assenza dello sport dalle deleghe governative. Come ben sa l’ex Ministro Spadafora, che ringraziamo per il lavoro svolto, c’è un mondo in profonda sofferenza, che pretende, a ragione, la massima attenzione, e c’è una riforma della governance da completare. Per questo chiediamo con forza di riammettere lo sport a pieno titolo al Governo. Presidente Draghi, il Paese ha davanti a sé delle sfide cruciali, che potranno essere vinte solo se ora si riconosce l’enorme valore dell’istruzione, della cultura, della formazione e della ricerca, e se si traduce questa visione in azioni e interventi concreti. Noi saremo sempre determinati a farlo. Buon lavoro a lei e a tutto il Governo». (Applausi dei Deputati del gruppo Movimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. «È iscritto a parlare il deputato Rizzetto. Ne ha facoltà».

WALTER RIZZETTO (FDI). «Grazie, «Presidente Fico. Buongiorno, Presidente Draghi, e benvenuto. Presidente, lei è dotato di una maggioranza amplissima. Ho notato nelle ultime settimane molte cadute da cavallo, per così dire, parafrasando un linguaggio quasi biblico, sulla via di Damasco; probabilmente non si vedevano tante conversioni da 2 mila anni in questo mondo, però, Presidente Draghi, lei è perfettamente consapevole del fatto che il suo Governo è dotato di forze che, intrinsecamente e ideologicamente, sono differenti tra di loro. Nessuno, né all’interno di quest’Aula né, molto probabilmente, al di fuori di quest’Aula, mette in dubbio la sua notevole autorevolezza. Fratelli d’Italia ha detto una cosa: mai al Governo con il Partito Democratico, e continueremo su questo solco (Applausi dei Deputati del gruppo Fratelli d’Italia), un solco di garanzia per quanto riguarda la democrazia parlamentare.
È chiaro, è evidente, anche nella stessa sua prossemica d’Aula, un cambio di passo, fortunatamente, rispetto al Governo precedente; però quando, fondamentalmente, volgerà lo sguardo da questa parte, troverà un’opposizione seria, un’opposizione virtuosa, un’opposizione di prospettiva rispetto alle esigenze del nostro Paese, oltre che propositiva. Noi, Presidente, crediamo nella bellezza di un impegno politico leale, libero e onesto, ed era proprio per questo che si ambiva al voto come massimo esempio di democrazia nei confronti dei nostri concittadini. Ieri mi ha colpito un intervento, il suo intervento nello specifico al Senato della Repubblica, quando lei parla di sovranità diffusa. Sulla scorta di quanto lei ha affermato, dico che, per una sovranità diffusa, serve un’Europa solidale. E allora, Presidente, oggi non esiste un’Europa solidale quando, ad esempio, nei confronti dei nostri imprenditori, dei nostri artigiani, esiste purtroppo una tassazione differente rispetto agli Stati europei, una burocrazia differente rispetto ai nostri lavoratori ed imprenditori, che obbliga le nostre imprese, non ad andare ad internazionalizzare, ma a delocalizzare addirittura intra moenia, cioè all’interno della stessa Europa, perché un lavoratore da qualche altra parte, non dall’altra parte del mondo, ma nella stessa Europa, costa esattamente il 30, 40, 50 per cento in meno rispetto all’Italia.
Crediamo in un’Europa solidale quando la stessa Europa, in Commissione europea, va a definire, ad esempio, Lampedusa come Europa e non soltanto come Italia, al netto del fatto che ci sono altri Paesi europei, come la Francia, che, voi lo sapete, a Ventimiglia alzano i muri. Esiste un’Europa solidale quando i nostri giovani hanno un salario decente. Esiste un’Europa solidale quando le donne, a parità di mansione, avranno lo stesso diritto al salario dei colleghi maschi. Esiste un’Europa solidale, Presidente, quando il merito sostituirà la mera assistenza. In ogni caso, è opportuno che, in qualsiasi tipo di Parlamento, che in qualsiasi tipo di istituzione, esista un’opposizione: Fratelli d’Italia lo farà in modo virtuoso. Per questa nuova avventura saremo sempre dalla stessa parte, ovvero dalla parte dell’Italia. Chiudo ricordando, Presidente, un grande scrittore, Giovannino Guareschi, che diceva: «gli italiani – se ci si mettono di picca – non muoiono neanche se li ammazzano». Ecco, noi dobbiamo essere, Presidente, questa Italia. Buon lavoro, Presidente Draghi. Qui ed ora serve rialzare le sorti del nostro Paese e darci una prospettiva di futuro migliore: noi, orgogliosamente e in modo collaborativo, all’opposizione!». (Applausi dei Deputati del gruppo Fratelli d’Italia).

PRESIDENTE. «È iscritto a parlare il deputato Fusacchia. Ne ha facoltà».

ALESSANDRO FUSACCHIA (MISTO-CD-IE). «Grazie, Presidente. Signor Presidente del Consiglio, lei arriva a guidare il Paese con una credibilità personale che non ha pari, ma le strutture a sostegno della sua azione e di quella del Governo restano quelle della vigilia del suo arrivo; sono macchine pubbliche demoralizzate, fragilizzate da anni di disattenzione e tentativi di strumentalizzazione, e sospetto che ciò da cui dovrà più guardarsi potrebbero non essere i discorsi di Giorgia Meloni, ma i romanzi di Franz Kafka. Con il voto di oggi lei si mette al vertice di una complessissima e disarticolata macchina dello Stato, che ha bisogno di essere rigenerata.
Su questo servono idee chiare non solo sul da farsi ma anche su dove e come farlo. Dove, perché nuovi concorsi veloci per reclutare i giovani con competenze diverse richiedono un’analisi rapida e precisa dei fabbisogni, dai Ministeri ai comuni, che può discendere solo dagli obiettivi che ci diamo e, quindi, da quel lavoro strategico sul piano di ripresa e resilienza che lei ha richiamato ieri. Come, perché noi non abbiamo una PA normale: abbiamo una PA dove tutto diventa normale. E, allora, non basterà assumerli questi giovani; servirà evitare che vengano normalizzati il giorno dopo la loro assunzione.
Presidente Draghi, lei è un modello per tanti. Lo è stato per me, giovane funzionario a Bruxelles. Lo sia, anzitutto, per i giovani oggi. Lei incarna cosa può fare un giovane italiano che decide di impegnarsi, studiare, andare all’estero per formarsi, fare esperienza, tornare a servire il Paese. Ieri al Senato ha detto che l’economia e la società ripartono se c’è fiducia. Trasmetta questa fiducia, renda attrattivo e appetibile il mestiere dell’impegno pubblico. Il Paese ha un enorme bisogno di riscoprire l’orgoglio di vite condotte al servizio della comunità in ogni spazio di azione collettivo, in ogni pubblica amministrazione, in ogni scuola, dove la presa in carico degli studenti passa inevitabilmente da un enorme lavoro di cura dello Stato nei confronti dei nostri docenti. Altrimenti, Presidente, “Next Generation EU” non funzionerà. Consegneremo a Bruxelles, al prossimo Governo e alla prossima legislatura un piano bellissimo, fatto di progetti disegnati meglio ma che resteranno inattuati, perché le amministrazioni pubbliche li avranno conosciuti ma non li avranno capiti e perché non avremo, nel frattempo, fatto crescere nuove generazioni di cittadini pronti a investire su loro stessi per rinnovare il mondo dell’impresa, le organizzazioni della società civile e le università, pronti a diventare progetti di ricerca e mestieri nuovi.
Diventi, Presidente Draghi, il migliore datore di lavoro che ogni dirigente pubblico abbia mai avuto, diventi il migliore amico di ogni sindaco d’Italia, il miglior compagno di banco di ogni studentessa. Nel mondo complesso di oggi la cosa più importante che un Paese possa fare è trasferire potere ai propri cittadini e renderli forti, dando loro strumenti per affrontare qualsiasi mondo si ritroveranno a vivere. Formazione dall’asilo alla pensione, incentivi per rimettersi in gioco, parità di genere e cultura intese come tutto ciò che può aiutarci a reimmaginare insieme un progetto di Paese, perché la sanità ci porterà fuori dalla pandemia ma solo la parità, solo la cultura ci porteranno da qualche parte.
Da noi, Presidente, lei e ognuna delle sue Ministre e dei suoi Ministri avrà comprensione e collaborazione, anche fuori dagli schemi. Faccia ogni cosa diversamente e noi ci saremo non solo per proporre leggi, depositare emendamenti, presentare interrogazioni; ci saremo per tenere unita quest’Aula con il Paese là fuori, per moltiplicare le orecchie e gli occhi a disposizione delle istituzioni repubblicane. Ci saremo, Presidente, per costruire tutto ciò di cui avremo bisogno quando, alla fine del suo mandato, ci sarà solo una cosa che non potremo permetterci: tornare indietro e ricominciare daccapo. Grazie e buon lavoro!». (Applausi dei Deputati del gruppo Misto-Centro Democratico-Italiani in Europa).

PRESIDENTE. «È iscritta a parlare la deputata Fregolent. Ne ha facoltà».

SILVIA FREGOLENT (IV). «Grazie, signor Presidente. Grazie, signor Presidente Draghi, per le sue parole, che ha annunciato ieri al Senato, e anche per il modo con il quale lei si è posto alle istituzioni. Parole sobrie e anche una certa emozione nel varcare l’Aula del Senato, che ha ridato dignità a questi luoghi forse un po’ troppo frastornati, in questi mesi, da continue dirette Facebook che preannunciavano DPCM. Una sobrietà di stile di cui questo Paese ha bisogno per rinascere.
Vede, signor Presidente, la pandemia ha colpito drammaticamente il nostro Paese forse di più di altri, con tantissime vittime, con medici e operatori sanitari che tutti i giorni lottano a mani nude contro questa pandemia, ma soprattutto ha fiaccato gli animi degli italiani. Oggi lei ha un ruolo difficile insieme a tutti noi: quello di dare speranza e fiducia a un Paese sfibrato, stanco, di salvarlo come salvò la moneta unica quando divenne Presidente della Banca centrale europea.
I miei colleghi, ieri al Senato e oggi alla Camera, hanno evidenziato i punti che legano il suo programma alla mission di “Italia Viva”. Diciamo che noi siamo convintamente fautori del suo programma. Il collega Scalfarotto ha parlato prima della politica estera, il collega Giachetti ha evidenziato l’importanza del turismo, della produzione industriale, della produzione agricola, delle nostre eccellenze artigianali, di quanto è bello e importante essere italiani nel mondo.
A me preme sottolineare alcuni punti del suo programma, in primo luogo la transizione ecologica. Per molto tempo fare ambiente in questo Paese è voluto dire nuove tasse, nuove pene, nuova burocrazia. Oggi il “Recovery Plan” ci dà la possibilità, con il 37 per cento delle risorse del PNRR, di modificare radicalmente il nostro modo di produrre, dall’energia sostenibile ai modi nuovi di accumulo dell’energia proveniente da fonti rinnovabili, dalla ferrovia col trasporto di merci ai porti verdi, a un nuovo modo di produrre in agricoltura, alla risorsa acqua, un bene essenziale che in questo Paese viene troppo sprecato. Ecco, risorse importanti e intelligenze importanti. In questo anno drammatico per l’occupazione, nei green jobs sono stati allocati un milione 642 mila unità. Un mondo che cresce, nonostante, a volte, leggi matrigne.
Secondo: la scuola. Lei ha ricordato l’importanza per i nostri ragazzi di essere in presenza. Italia Viva è dal marzo 2020 che lo chiede. Il nostro è stato il Paese che ha chiuso per più giorni le scuole rispetto agli altri ed è un fatto drammatico. Come lei ha giustamente sottolineato, la didattica a distanza ha potuto far completare gli studi, ma ha creato delle disparità. Occorre far ripartire la scuola in presenza con i vaccini degli insegnanti, con i tamponi ai ragazzi, con i mezzi di trasporto efficaci, ma soprattutto occorre fare test puntuali ai ragazzi, per vedere il divario che si è creato tra loro, e corsi di recupero personalizzati. Bene il suo richiamo alle professioni tecniche, sia secondarie che universitarie. Bisogna ridurre e accorciare il divario che c’è nel nostro Paese tra la formazione e il mondo del lavoro.
Tasse. Guardi, quando lei ha parlato di riforma fiscale generale e non di ridurre puntuali tasse a noi si è aperto il cuore, perché è quello che noi da sempre diciamo. Tasse più basse e più semplici da pagare. I nostri imprenditori, i nostri artigiani, le piccole e medie imprese passano interi mesi a finire gli adempimenti fiscali invece di aggredire i mercati e produrre. Meno tasse più semplici da pagare. Le Commissioni finanze di Camera e Senato stanno facendo un’audizione formale sulla riduzione dell’IRPEF, sulla modificazione dell’IRPEF: il lavoro dei miei colleghi è a sua disposizione.
Ma quello che serve, signor Presidente, è far ripartire il Paese. Io mi chiedo perché gli italiani possono andare in un centro commerciale e, invece, non possono andare in un teatro, in un cinema con le distanze di sicurezza, con le mascherine, igienizzandosi le mani e aprendosi lo spirito. Questo Paese è sfinito: ha bisogno di bellezza, ha bisogno di cultura, ha bisogno di trovare la propria anima (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva).
Vede, lei è chiamato a ridare speranza. Sant’Agostino diceva che la speranza ha due bellissimi figli: lo sdegno e il coraggio; lo sdegno per la realtà delle cose e il coraggio per cambiarle. Io ringrazio Teresa Bellanova, Elena Bonetti e Ivan Scalfarotto per averci dato oggi la possibilità di cambiare le cose. Senza il loro gesto, che ha sacrificato le poltrone personali per un bene più comune, lei oggi in quel banco non sarebbe seduto. Ecco, per me è una grande gioia, invece, vederla lì, perché si dà soprattutto un messaggio al nostro Paese: che il merito è una parola reale, che sapere fare le cose è qualcosa che viene chiesto in un determinato tempo al Paese per farlo crescere e progredire, che non tutti possono fare tutto ma che le persone capaci devono trovare la giusta dimensione.
Questo Paese è pieno di persone capaci, di persone dignitose che chiedono solo di essere messe nelle condizioni per andare avanti. Chi oggi si chiama fuori da questa sfida per sondaggi elettorali o per identità ideologiche assurde si chiama fuori dalla storia, si chiama fuori da una sfida importante: far rinascere questo Paese dalla pandemia che lo ha fiaccato, ridare speranza ai giovani, alle donne, agli anziani, alle persone che chiedono di poter far ripartire questo Paese con dignità e con serietà, come hanno fatto i nostri padri e come hanno fatto i nostri nonni. Oggi ci richiamiamo ai valori costituzionali ed è giusto così: ricordare da dove siamo partiti per sapere dove sapremo andare». (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva).

PRESIDENTE. «È iscritto a parlare il deputato Molteni. Ne ha facoltà».

NICOLA MOLTENI (LEGA). «Grazie, Presidente. Presidente, è con maturità, con responsabilità, con serietà e sano pragmatismo che la Lega, la Lega di Matteo Salvini, il movimento che vanta la più antica storia tra i partiti oggi presenti in Parlamento, partecipa a questo Esecutivo, e lo fa con convinzione, senza titubanze, mettendosi a disposizione del Paese. Si tratta di una forza politica, la Lega, di Governo, che ha cultura amministrativa, che rappresenta la pancia ma anche e soprattutto la testa e il cuore del Paese; che vive i territori, che è radicata nelle comunità, che governa con profitto e attenzione agli enti locali e ai governi regionali; che ascolta e sa interpretare da sempre i bisogni autentici del mondo economico, produttivo e sociale del Paese, in una parola del mondo del saper fare e del saper fare bene. Si tratta di quelle eccellenze e di quei tesori che rendono l’Italia unica nel mondo e che tutti ci invidiano, ma che oggi soffrono e sono in ginocchio. Si tratta di una responsabilità, di un’attenzione e di una cura al Paese, necessarie in tempo di pace, che diventano doverose in tempo di pandemia. Non ci sottraiamo ai nostri doveri, ma ci prodighiamo quando il Paese chiama. È una forza politica che, nel momento del bisogno, sa prendersi le proprie responsabilità e, soprattutto, sa mettersi al servizio della comunità nazionale con coraggio, con orgoglio, senza paura, senza calcoli politici e senza cedimenti, anteponendo gli interessi comuni alle logiche di parte. È con questo spirito che la Lega interpreta questo eccezionale momento di crisi sanitaria, economica e sociale.
Presidente, due riflessioni veloci. La prima: abbiamo apprezzato le parole che ha utilizzato per toccare un tema sensibile, storicamente complesso, sicuramente globale, ma con ricadute nazionali, anche inevitabilmente divisivo e carico di attenzioni da parte dei cittadini, ovvero la gestione dei fenomeni migratori. L’urgenza e l’emergenza vanno inevitabilmente altrove, ma siamo altrettanto consapevoli che i fenomeni migratori, soprattutto quelli extra UE, sia per mare che per terra, sia dal Mediterraneo che dai Balcani, vanno gestiti e vanno governati. Il traffico di migranti va contrastato, lo sfruttamento va impedito. L’immigrazione è un fenomeno globale e, quindi, complesso e, come tutti i fenomeni complessi, necessita di risposte globali e adeguate. In assenza di una risposta globale e internazionale – quindi, sovranazionale – i singoli popoli doverosamente e necessariamente attuano, con una equilibrata ponderazione di tutela degli interessi, le idonee politiche di protezione. Serve, quindi, un cambio di passo da parte delle istituzioni europee. È inevitabile che se manca una risposta europea, la soluzione diventa nazionale, dove ognuno – in questo caso ognuno dei ventisette – difende e protegge, accoglie o respinge in base all’interesse nazionale: si chiama spirito di sopravvivenza.
Un cambio di rotta europeo avvenuto, apprezzato e da tanti auspicato in campo economico e finanziario. Ora attendiamo e lavoriamo da protagonisti per un’accelerazione delle politiche di condivisione, di solidarietà e di tutela dei confini esterni da parte dell’Europa: gli strumenti ci sono, serve la volontà politica. La sfida, come lei l’ha giustamente definita, è nella stesura del Patto sulla migrazione e l’asilo. Un negoziato rispetto a un Patto che va migliorato, che oggi ancora, purtroppo, penalizza i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo – Paesi di primo ingresso, Paesi di primo approdo, Paesi come il nostro, come la Spagna, come la Grecia, Cipro e Malta – che hanno in questi anni pagato un prezzo pesantissimo e, io dico, un prezzo ingiusto. Il superamento di Dublino, a cui dovrebbe e deve tendere il Patto, rimane ad oggi sulla carta. In questi anni non abbiamo visto il volto solidale, cooperativo e di condivisione del fenomeno da parte dell’Europa. I rimpatri dei non aventi diritto alle forme di protezione internazionali – i cosiddetti migranti economici – sono stati lasciati unicamente nelle disponibilità, con le evidenti difficoltà, degli Stati membri; vi sono difficoltà nella sottoscrizione degli accordi bilaterali, ma soprattutto nel rispetto e nella funzionalità operativa degli stessi. Se questa è la sfida, ovvero responsabilizzare una politica europea dei rimpatri, ebbene, noi siamo pronti a raccogliere questa sfida e a fare la nostra parte: difendere l’Italia per difendere l’Europa. È nell’interesse dell’Europa aiutare l’Italia anche sul fronte migratorio. Chi sbarca in Italia sbarca in Europa e l’Italia non può essere lasciata sola.
Un’ultima considerazione, Presidente. Si è parlato di sicurezza – sicurezza sanitaria, sicurezza economica, sicurezza sociale – ma c’è anche la sicurezza intesa come ordine pubblico, come legalità, come pubblica sicurezza, intesa come prevenzione, come controllo del territorio, come sicurezza urbana, come contrasto alle mafie e alla criminalità organizzata diffusa. Non bisogna abbassare la guardia, la presenza dello Stato deve essere costante e visibile. Bisogna continuare ad investire risorse anche sulla sicurezza, a maggior ragione di fronte a una crisi sanitaria, diventata economica, che diventa crisi sociale, che porta disuguaglianza e povertà e stimola, purtroppo, gli appetiti criminali. Se non c’è lo Stato, inevitabilmente, si afferma altro. Un pensiero, quindi, ai poliziotti, ai carabinieri, agli agenti della Guardia di finanza, agli agenti della Polizia penitenziaria, ai Vigili del fuoco, agli agenti della Polizia locale che in questo anno difficilissimo hanno moltiplicato sforzi, sacrifici, senso di abnegazione e senso del dovere per amore del Paese (Applausi dei Deputati del gruppo Lega-Salvini Premier). A loro va il nostro ringraziamento. Concludo, Presidente: essere sicuri significa essere liberi; difendere la libertà della civiltà europea non è un’opzione, ma un dovere. Grazie e buon lavoro, Presidente». (Applausi dei Deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

PRESIDENTE. «È iscritta a parlare la deputata Muroni. Ne ha facoltà».

ROSSELLA MURONI (LEU). «Grazie, signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, Ministri e Ministre, mi auguravo non ci fosse bisogno del suo Governo, Presidente Draghi; ho sperato che il dibattito surreale delle ultime settimane si risolvesse prima e in altro modo. Il fallimento della precedente maggioranza e il conseguente richiamo alla responsabilità del Presidente Mattarella hanno reso necessario rivolgersi a lei. Ora, in questo nuovo quadro, abbiamo tutti il compito di offrire il nostro contributo per affrontare l’emergenza sanitaria, oltre che quella economica e sociale, che percorre il nostro Paese. Abbiamo davanti mesi difficili, scelte cruciali per il presente e altrettanto decisive per il futuro della nazione, in un contesto politico sicuramente non agevole. È difficile – glielo assicuro, Presidente – dopo tre anni di legislatura e di duri scontri ritrovarsi in maggioranza con coloro con cui poco o nulla si condivide sul piano dei valori e della visione. Eppure, Presidente, le sue parole mi sembra segnino una possibilità concreta per questa maggioranza. Il suo è stato un discorso asciutto con alcune chiarissime scelte di campo, in primo luogo sull’Europa, perché, come ha giustamente detto, non c’è sovranità nella solitudine. Ciò vale per un Paese, per una società, ma anche per chi, come noi, è chiamato a fare una scelta difficile, ma necessaria: votare la fiducia a questo Governo.
Irreversibili e coraggiose, allora, devono essere le scelte, altrettanto vitali per il futuro. Ne cito tre che ritengo essenziali, signor Presidente, a cominciare da quella sulla parità di genere. Noi donne conosciamo bene il sacrificio che è richiesto ogni giorno a ciascuna di noi, tra carriera e famiglia; non c’è nulla di farisaico nelle quote rosa, signor Presidente; è letteralmente un meccanismo di legittima difesa che si renderà necessario fino a quando non metteremo fine a questa profonda ingiustizia che vede noi donne relegate ai margini, penalizzate, e le nostre capacità mortificate. Il Paese ha bisogno di noi e non si uscirà, neanche da questa crisi, senza il nostro contributo (Applausi dei deputati del gruppo Liberi e Uguali). Poi, quella sulla fiscalità, signor Presidente, che deve essere davvero uno strumento di equità sociale, ma anche trasformativo. Sul fronte della fiscalità ambientale, con l’applicazione del principio “chi più inquina, più paga”; una progressività non solo in nome dell’equità sociale, ma anche in nome della giustizia climatica e ambientale. Ancora, quella sulla scuola, laddove, nonostante lo straordinario impegno di docenti e personale, non siamo in grado di offrire agli studenti i giusti strumenti per affrontare le sfide del domani. Condivido le sue proposte su sicurezza e tempi, ma – Presidente – glielo dico da madre di due adolescenti, la prima cosa da garantire subito è che le classi che si formeranno per il prossimo anno non siano sovraffollate. Mai come quest’anno non possiamo permetterci classi pollaio; dobbiamo ridurre i numeri per prenderci cura di quella “generazione COVID” che, dopo due anni di cosiddetta didattica a distanza, ha già sviluppato deficit formativi e relazionali. La mia storia personale e le ragioni del mio impegno politico, però, Presidente, mi inducono a offrirle in particolare una riflessione sul tema della transizione ecologica.
Un primo importantissimo effetto – e io di questo la ringrazio – lei lo ha già innescato: ora, almeno a parole, siamo tutti un po’ più ambientalisti. Mai, prima d’ora, il dibattito pubblico ha ruotato così insistentemente sull’emergenza climatica e le azioni che dobbiamo intraprendere. Mai era successo che un Presidente del Consiglio dicesse in maniera netta degli effetti del mutamento climatico su ambiente e salute, della distruzione della biodiversità come fattore che ha facilitato il salto di specie e la pandemia, dell’amplificazione che l’inquinamento ha dato al Coronavirus e al ruolo dell’uomo in questo processo distruttivo.
Per questo, Presidente, la prima lacuna che va colmata nel Recovery Plan è la totale assenza della biodiversità. Il motivo lo ha ben spiegato lei nel suo intervento: crisi climatica e COVID insieme hanno prodotto effetti devastanti su salute, economia e tenuta sociale del Paese. La via per uscire davvero dalla crisi è tracciata: coniugare le ragioni del benessere con la tutela dell’ambiente e la giustizia sociale, dare solide basi a uno sviluppo innovativo, inclusivo e sostenibile. Adesso che la transizione ecologica ha il suo Ministero e sono in arrivo 209 miliardi di euro dall’Europa, abbiamo l’occasione unica, Presidente, di farla davvero questa trasformazione e di costruire un’Italia davvero sostenibile.
Con il precedente Governo abbiamo ottenuto risultati apprezzabili, ma certo non sufficienti. Serve molto, molto più coraggio di quanto ne abbiamo avuto finora. E, allora, Presidente Draghi, il suo Esecutivo ne avrà a sufficienza di coraggio per dire stop ai 19 miliardi con cui ogni anno, in forma diretta e indiretta, il nostro Paese sussidia attività ambientalmente dannose? Ne può trovare un comodo elenco depositato presso il Ministero dell’Ambiente.
Ora che siamo tutti un po’ più ambientalisti, almeno a parole, adesso che la transizione ecologica ha il suo Ministero e che sono in arrivo 209 miliardi della “Next Generation EU”, abbiamo l’occasione di farlo davvero. Quindi, è necessario che quel 37 per cento di risorse si trasformi anche in centinaia di migliaia di posti di lavoro green dignitosi e diffusi, non solo tecnologici. Penso al turismo sostenibile, all’agricoltura davvero pulita.
Avrà, però, il suo Governo, signor Presidente, il coraggio e la convinzione di fare davvero dell’Italia, per esempio, il Paese dell’energia pulita? L’Italia non è l’ecosistema più adatto per investire in rinnovabili e se ne stanno accorgendo un numero crescente di imprese che scelgono altri Paesi, contribuendo al vistoso calo subito dalle nuove installazioni di rinnovabili in Italia negli ultimi anni. È un problema che con il Ministero della transizione ecologica si può superare, evitando il rimpallo autorizzativo a cui ci avevano abituato i vecchi ministeri. Ma questo non basta. Accelerare sulle rinnovabili vuol dire occuparsi di burocrazia, affrontando i ritardi italiani. All’attuale ritmo, raggiungeremo gli obiettivi 2030, previsti dal Piano nazionale clima ed energia, solo nel 2085. Signor Presidente, io nel 2085 non ci sarò più, ma ci saranno coloro a cui in questo momento stiamo letteralmente sottraendo risorse, quella next generation a cui dobbiamo responsabilità, concretezza e visione, obiettivi per i quali servono alcune riforme strategiche, per le quali ci vuole coraggio, dalla semplificazione degli iter autorizzativi dei nuovi impianti di energia pulita, per spingere a una generazione rinnovabile e diffusa, passando per il rafforzamento della pubblica amministrazione con nuove competenze … ».

PRESIDENTE. «Concluda».

ROSSELLA MURONI (LEU). « …e capitale umano – concludo Presidente – ad una legge sul dibattito pubblico.
Come parlamentare non farò mancare il mio contributo né le mie critiche costruttive, quando lo riterrò necessario, perché il suo Esecutivo sarà giudicato dalle scelte che compirà, più che dalle intenzioni con cui oggi si presenta a noi.
Io signor Presidente, voterò la fiducia, perché ho ascoltato parole sul presente e sul nostro ruolo nel mondo, sulle ambizioni che il nostro Paese deve coltivare. Se faremo tutto questo, se lo faremo insieme, in un rapporto che mi auguro essere costruttivo, se il Governo manterrà le sue promesse, allora e solo allora non avremo lasciato solo una buona moneta, ma anche un pianeta migliore. Grazie, Presidente, buon lavoro a lei e al suo Governo». (Applausi dei deputati del gruppo Liberi e Uguali).

PRESIDENTE. «È iscritta a parlare la deputata Quartapelle. Ne ha facoltà».

LIA QUARTAPELLE PROCOPIO (PD). «Grazie, Presidente. Cari colleghi, Presidente Draghi, nel suo intervento c’è una frase che mi ha molto colpita ed è stato quando lei si è dichiarato in disaccordo con chi pensa che il suo Governo sia conseguenza del fallimento della politica. Lei lo ha detto: nessuno fa un passo indietro rispetto alla propria identità; semmai ne fa uno avanti nel rispondere alle necessità del Paese, nell’avvicinarsi ai problemi quotidiani delle famiglie e delle imprese. Questo avvicinarsi, questo fare passi in avanti nell’interesse generale, è l’espressione più alta e nobile della politica.
Non sarà facile, non siamo abituati all’unità, non siamo allenati al lavoro faticoso e paziente di selezionare gli obiettivi per avanzare insieme. La politica si è troppo spesso confusa con la retorica della divisione e con le risse. Certo, è stato per noi troppo spesso più facile svilire gli avversari che cogliere le assonanze. Ora, però, tutti dobbiamo avere chiaro che non ci sono altre maggioranze in questo Parlamento. In questo momento della nostra Repubblica, l’unità è la forma più alta di responsabilità. Lo dobbiamo al dolore, ai sacrifici, alle fatiche dei cittadini e soprattutto delle cittadine italiane, che tanto hanno dato in questa pandemia.
Il dovere dell’unità, però, non consiste in uno stare insieme di facciata. È la strada maestra per affrontare le tremende difficoltà della pandemia e della recessione, è la risorsa fondamentale per costruire un Paese migliore e più giusto per chi verrà dopo di noi.
Anche in campo internazionale l’unità del Paese è la risorsa decisiva per contare davvero. Troppe volte, troppo spesso, lo abbiamo sottovalutato: un Paese unito ha più leadership in Europa e nel mondo. Specie oggi che l’Europa ha voltato pagina e vuole porsi nuovi traguardi, l’Italia, grazie anche al suo impegno e a quello del suo Governo, deve e può esserci da protagonista.
Le sue parole ci dicono che un Paese unito difende meglio quello che è sotto attacco in tanta parte del mondo, cioè la democrazia. Non dimentichiamolo mai: nella storia e nel mondo di oggi la democrazia non è la regola, è l’eccezione. Lo abbiamo visto dopo le primavere arabe, con quello che è accaduto nella sponda sud del Mediterraneo. Lì troppe volte non c’è democrazia e, quindi, non c’è pace e ci sono troppe persone che scappano da quella oppressione e da quella instabilità.
La democrazia è un’eccezione e può essere spazzata via in ogni istante. Lo dimostra la resistenza di Aung San Suu Kyi al colpo di stato in Myanmar. Lo dimostrano l’ardore e il coraggio di chi vive in una dittatura e lotta per la libertà, una lotta che avviene nel cuore stesso dell’Europa, nel cuore stesso dell’Unione europea, come i cittadini bielorussi che, nonostante il gelo, le violenze e gli arresti, ogni domenica da sei mesi, guidati dalle donne, scendono in piazza (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico). Lo dimostrano il coraggio di Aleksej Navalny a Mosca e di Joshua Wong a Hong Kong. Loro, insieme a tanti e tante attivisti, si sono fatti incarcerare, per continuare la lotta in casa loro e noi dobbiamo sostenerli.
Presidente Draghi, lei ci ha consegnato questa idea di Italia, europea, sicura di sé, leale con gli alleati storici, non quella di un’Italia impaurita, ripiegata su sé stessa, che odia i suoi vicini. Caro Presidente, la sua idea d’Italia, orgogliosa, generosa, solidale, è la nostra». (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. «È iscritto a parlare il deputato Palmieri. Ne ha facoltà».

ANTONIO PALMIERI (FI). «Presidente Draghi, quattro minuti per tre temi: digitale, famiglia, Terzo settore. Tre temi tenuti insieme da una prima parola, anzi da un primo verbo, perché è il Governo del fare, quindi servono i verbi. E il verbo è completare, digitale. Ci sono da completare i tanti cantieri digitali aperti e già finanziati, che permetteranno a famiglie, cittadini e imprese di poter godere dei servizi pubblici in modo adeguato. Ma c’è da completare anche una cosa, della quale nessuno finora ha parlato, cioè l’implementazione in Italia della direttiva europea che riguarda l’accessibilità digitale. Su questo punto tornerò nella seconda parte del mio intervento, ma glielo segnalo, perché è di grande importanza.
Famiglia. La Ministra Bonetti garantisce una continuità nell’azione. Noi abbiamo, come Forza Italia, sostenuto la proposta di legge dell’assegno unico. L’abbiamo sostenuto con vigore e credendoci. Aspettiamo ardentemente il 1° luglio, ma non vi sfugga che al Senato devono ancora approvare la norma che noi abbiamo approvato qui alla Camera lo scorso fine luglio e, essendo una legge delega, tocca poi a voi fare tempestivamente le norme che consentiranno all’assegno di essere effettivamente erogato il 1° luglio.
Abbiamo – avete – quattro mesi davanti: possono essere tanti, ma, come insegna la storia, possono essere, purtroppo, anche molto pochi.
Terzo settore: riguardo al Terzo settore io le consiglio di leggere l’editoriale di Elisabetta Soglio sul Corriere della Sera di tre giorni fa. Le dà un suggerimento molto semplice – lei lo può leggere in trenta secondi e per la persona che è lo capisce in un secondo -, un suggerimento molto semplice anche qui per portare a compimento la riforma del Terzo settore che noi, ancora una volta dall’opposizione, abbiamo sostenuto nel 2016 e che ancora dopo cinque anni aspetta di essere completata. Vede, Presidente Draghi, io ho l’onore di essere in questa Camera dal 2001. Quando sono arrivato, nel 2001, eravamo in tre a parlare di innovazione digitale, qui: l’allora Ministro Lucio Stanca, Paolo Gentiloni e il sottoscritto, quindi tutti capite chi fosse il più scarso dei tre. Tuttavia, fortunatamente, oggi non siamo come allora; siamo nell’era digitale. In Forza Italia ci sono colleghe e colleghi che seguono con passione e competenza il tema e c’è un intergruppo parlamentare per l’innovazione che non farà mancare il suo sostegno all’attività del Governo, in quello che è il secondo verbo che unisce digitale, Terzo settore e famiglia, che è il verbo “accompagnare”. Presidente Draghi, ci sono milioni e milioni di italiani che temono il digitale, che hanno paura del 5G, che hanno paura dell’impatto che i social e i videogiochi hanno e possono avere nella crescita dei ragazzi e delle ragazze, che temono che l’intelligenza artificiale e i robot possano portare via lavori e non produrne di nuovi. Allora, è importante che noi, che voi, che il Governo accompagni queste persone a non avere paura del digitale, a non avere paura del presente e del futuro, perché ne va realmente della possibilità di tenere insieme tutti attraverso questi strumenti che abbiamo a disposizione.
Accompagnare, per quanto riguarda la famiglia, significa essere consapevoli che l’assegno unico non risolverà tutto. Dobbiamo tornare a rendere solidale, sostenibile, auspicabile il fatto di “mettere su famiglia”, come si diceva una volta, e fare figli. Servono le altre implementazioni, le altre norme di cui lei ha già parlato nel suo intervento al Senato, serve soprattutto un’azione culturale per far capire che avere figli non è un ostacolo al compimento della propria vita e della propria libertà, ma ne è, semmai, il completamento, e ve lo dice un uomo che ha avuto lo straordinario dono di diventare padre per la prima volta a 47 anni.
Terzo settore: accompagnare significa che le istituzioni devono smettere di considerare il “Terzo settore” come un mero fornitore di servizi, ma accoglierlo per quello che è, cioè uno straordinario strumento di coesione sociale, di rinnovata fiducia, che è un obiettivo quanto mai necessario da rimettere insieme in queste circostanze.
Concludo, Presidente. Lei, ieri, ha richiamato più volte al dovere dell’unità: è lo stesso richiamo che il Presidente Berlusconi ha fatto fin da marzo dell’anno scorso. Ora, finalmente, ci siamo. Noi ci siamo, siamo contenti di questo, non faremo mancare il nostro sostegno al nascente Governo e, per questo, vi auguriamo e le auguro un buon lavoro tenendo a mente questi due verbi: completare e accompagnare, per famiglia, Terzo settore e digitale (Applausi dei Deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente)».

PRESIDENTE. E’ iscritta a parlare la deputata Martinciglio. Ne ha facoltà».

VITA MARTINCIGLIO (M5S). «Grazie Presidente. Onorevoli colleghi, uno dei temi che trova d’accordo tutte le forze politiche oggi presenti in Parlamento, almeno a parole, è la necessità di una riforma fiscale organica. Lo stesso Presidente Draghi nel suo intervento ha posto la riforma dell’Irpef e del sistema fiscale in generale al primo posto. Vent’anni di interventi parziali hanno prodotto un quadro giuridico confusionario, iniquo e inefficiente, che imprigiona le migliori energie produttive e produce disuguaglianze. Questo è il punto centrale: più le diseguaglianze sociali, di reddito e di genere, aumentano, più il sistema economico si allontana dalla sua crescita potenziale.
La profonda recessione dovuta al COVID-19, non ha fatto altro che peggiorare la situazione di partenza e nel 2021 le imprese sconteranno, con ogni probabilità, elevati livelli di potenziamento con ricadute sull’occupazione potenzialmente molto negative. Da qui dobbiamo partire per sciogliere uno dei nodi strutturali della nostra economia: quali dovranno essere le direttive? Innanzitutto la progressività del fisco, che è un principio costituzionale. La priorità per il Movimento 5 Stelle è sempre stata quella di abbassare la pressione fiscale sul ceto medio e in generale sulle famiglie, anche attraverso l’assegno unico per i figli, che abbiamo introdotto nell’ultima legge di bilancio. In secondo luogo è importante intervenire sulla tassazione del lavoro, così da ridurre il cuneo fiscale, un percorso già iniziato estendendo fino ai redditi da 40 mila euro annui la riduzione dell’Irpef in busta paga per un beneficio che può arrivare a 100 euro al mese.
Il terzo caposaldo è la lotta all’evasione e all’elusione fiscale. In questo caso dobbiamo intervenire a due livelli. Il primo è la digitalizzazione, sulla quale ci aiuterà anche il Recovery Fund. Ricordo a questo proposito che l’introduzione della fattura elettronica ha già dato alcuni benefici al bilancio pubblico e che in generale negli ultimi anni l’evasione fiscale si è ridotta su tutte le imposte a partire dall’IVA. Il secondo è su scala europea: l’elusione purtroppo è prassi entro i confini dell’Unione, con alcuni paesi che spingono molto sulla leva del dumping fiscale per attrarre capitali. Anche questo è un tema che sta molto a cuore al Movimento 5 Stelle. Se non è possibile limitare il principio di libera circolazione dei capitali, che è posto a fondamento dell’Unione, è necessario almeno porre il tema sul dumping fiscale sotto i riflettori, ad esempio approvando la direttiva che obbligherebbe le aziende multinazionali a dichiarare i ricavi prodotti ogni anno e le tasse pagate in ciascuno degli Stati membri nei quali operano. Anche sulla rottamazione delle cartelle esattoriali occorre fare una profonda riflessione perché il 2020 è stato un anno assolutamente eccezionale e bisogna tenerne conto.
Un’altra priorità è la tutela e la valorizzazione delle professioni, del lavoro autonomo in generale e delle partite IVA. Le partite IVA sono una categoria particolarmente penalizzata dalla crisi, perché prive di quella rete di protezione sociale che contraddistingue invece il lavoro subordinato. Sulle partite IVA bisognerà avere coraggio e visione, rilanciando meccanismi di incentivo fiscale per chi si mette in proprio e riducendo notevolmente gli adempimenti tributari. Infine, due temi a cui tengo particolarmente. Innanzitutto, il fisco green, cioè un sistema fiscale che favorisca uno sviluppo compatibile con l’ambiente e il contrasto alle diseguaglianze di genere. Nel primo caso si tratta di estendere l’azione che abbiamo già iniziato, ad esempio col Superbonus 110 per cento, e che i primi dati dimostrano essere molto promettente. Nel secondo caso è urgente tutelare un’altra categoria particolarmente colpita da questa crisi che sono le donne lavoratrici, spesso costrette a ridurre l’orario di lavoro per sopperire alle restrizioni sulla didattica in presenza. Si potrebbero concepire incentivi fiscali specifici per favorire l’assunzione delle donne sulla scia di quanto già fatto nell’ultima manovra. Di questi temi le Commissioni finanze e bilancio di Camera e Senato stanno discutendo da tempo. Abbiamo scelto un metodo di lavoro molto semplice e lineare: prima si studia a fondo l’argomento e poi si costruiscono proposte di ampio respiro, coerenti, alternative tra loro, da cui il Governo può prendere spunto. Ecco perché, ormai da un mese, in Commissione finanze abbiamo iniziato le audizioni di istituzioni e studiosi di rilievo e presto arriveremo ad una sintesi che auspichiamo sia il più possibile condivisa da tutte le forze politiche. Le Commissioni finanze di Camera e Senato mettono a disposizione del nuovo Governo il lavoro in corso. Ci rendiamo conto che la crisi da COVID-19 ha impegnato severamente la finanza pubblica e che, probabilmente, si ridurranno gli spazi fiscali, ma è importante cominciare a mettere ordine in un settore decisivo per la crescita di oggi e soprattutto di domani. Buon lavoro a lei e a tutti noi». (Applausi dei Deputati del gruppo Movimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. «È iscritto a parlare il deputato Delmastro Delle Vedove. Ne ha facoltà».

ANDREA DELMASTRO DELLE VEDOVE (FDI). «Grazie, Presidente. Il “no” di Fratelli d’Italia alla fiducia non sarà un “no” al Presidente del Consiglio, ma sarà un “no” più che motivato e articolato al suo Governo, un Governo contraddistinto, Presidente, ce lo lasci dire, pur in questo clima di unanimità, da una sinistra, inquietante continuità con il Governo che ci ha preceduto e che ci ha condotti sull’orlo del precipizio economico e sanitario; un Governo che, anche in queste ore, sta rappresentando tutte le deficienze, latitanze e carenze di cui parlava Fratelli d’Italia, visto che i maggiori contraenti di questo nuovo patto di governo passano il tempo più a fare dei distinguo l’un contro l’altro che a pensare come affrontare la pandemia, rassegnando Presidente, nonostante lei, l’idea di una maggioranza per tribù l’un contro l’altra armata.
Ci lasci dire che anche noi, Presidente, pur non condividendo l’assunto in forza del quale lei è diventato Presidente, ovverosia che le elezioni sarebbero una pericolosissima tentazione golpista, ovverosia che l’Italia è una democrazia di serie B, che non può votare, mentre tutta l’Europa ha votato nel 2020 e voterà nel 2021, ovverosia che il popolo italiano è costituito da interdetti che non sanno scegliere i migliori, perché i migliori verranno calati dall’alto, nonostante tutto ciò, anche noi abbiamo atteso la lista dei migliori. Presidente, poi è arrivata la lista dei migliori, è arrivata; e fermiamoci, come dire, al suo tridente d’attacco: Di Maio, Lamorgese, Speranza; beh, migliori; Di Maio, quel migliore che, a proposito del suo intervento, Presidente, sulla necessità di aiutare l’economia reale, è quel migliore, Di Maio, che, nella legge di bilancio del 2021, trovava 5,3 miliardi per la cooperazione internazionale e solo 3,8 miliardi per le imprese interessate dalla chiusura per contrastare la pandemia; tradotto: le imprese, che Di Maio aveva chiuso per decreto, valgono di meno della cooperazione internazionale; Di Maio, quel migliore che, a proposito del suo intervento, Presidente – e l’ho ascoltato – con un richiamo delicato ai nuovi poveri che si affacciano alla “Caritas” … . Bene Di Maio, è quel migliore per il quale nella legge di bilancio ci sono (articolo 70) 40 milioni per derrate alimentari e generi di prima necessità per i nuovi poveri, ma ci sono 619 milioni di doni alla cooperazione internazionale, ossia a tutti i poveri del mondo tranne gli italiani. Lo ha lì, lo ha alla sua sinistra, Di Maio; ne approfitti magari per sussurrargli che, quando lei parla di Mediterraneo allargato, non intende allargare il Mediterraneo al sultano Erdogan, come ha fatto Di Maio in questi anni, per inerzia, incapacità e latitanza della nostra politica estera. Ne approfitti per spiegare a Di Maio almeno il concetto geografico di “atlantismo”. Capisco, Di Maio fatica a trovare sulla cartina geografica italiana Matera, ma vedere dov’è la Cina e dove l’America è facile a tutti noi, e allora glielo sussurri nell’orecchio, perché io sono sicuro, “Fratelli d’Italia” è sicura che il suo appello all’atlantismo è sincero e genuino, però le possiamo anche dire che rischia di suonare falso, retorico e distonico se il Ministro degli Esteri rimane il campione della Cina in Italia, il rappresentante di quel movimento che ci ha consegnato mani e piedi alla Cina, sottoscrivendo la “Via della Seta” … ».

PRESIDENTE. «Si avvii alla conclusione».

ANDREA DELMASTRO DELLE VEDOVE (FDI). « … che per noi è la via della sottomissione.
Alla sua destra un altro migliore, Lamorgese, quel migliore per cui ci sono 70 mila poliziotti, più i droni, per controllare gli italiani, mentre triplicano gli sbarchi sulle nostre coste, quel migliore che, quando parla di infiltrazioni, critica le manifestazioni di quattro commercianti e non pensa alle infiltrazioni denunciate dalla DIA nell’economia reale da parte della criminalità organizzata, per mancanza di liquidità che il suo Governo non ha dato.
Altro migliore, Speranza, quello i cui neuroni concepiscono solo le chiusure per affrontare l’emergenza pandemica, colui che studia, giorno e notte, lunari e marziani codici Ateco per chiudere le attività, piuttosto che protocolli di sicurezza per farle riaprire; ancora, colui che … ».

PRESIDENTE. «Concluda».

ANDREA DELMASTRO DELLE VEDOVE (FDI). « … e vado alla conclusione, appena è stato reinsediato, ne ha approfittato per flagellare nuovamente gli impianti sciistici e gli imprenditori. Ebbene, Presidente, e concludo, noi non abbiamo la presunzione di essere i migliori, ma sappiamo chi sono i peggiori, e la storia di questo anno si è incaricata di certificarlo: sono tutti lì. Se, nonostante i peggiori che ha nella sua pancia, lei saprà distillare buone idee per l’Italia, noi ci saremo, distinti e distanti, come sempre, dai peggiori, per coerenza e serietà, ma sempre al fianco dell’Italia». (Applausi dei Deputati del gruppo Fratelli d’Italia).

Modifica nella composizione di gruppi parlamentari.

PRESIDENTE. «Comunico che, con lettera pervenuta in data 18 febbraio 2021, il deputato Giuseppe D’Ambrosio, già iscritto al gruppo parlamentare Movimento 5 Stelle, ha dichiarato di aderire al gruppo Misto, cui risulta pertanto iscritto».

PRESIDENTE. «A questo punto, come concordato in Conferenza dei presidenti di gruppo, sospendiamo la seduta, che riprenderà alle ore 13,30».

La seduta, sospesa alle 12,05, è ripresa alle 13,35.

Presidenza della VICE-PRESIDENTE Onorevole Deputata MARIA EDERA SPADONI.

Missioni.

PRESIDENTE. «Comunico che non vi sono ulteriori deputati in missione alla ripresa pomeridiana della seduta.
I deputati in missione sono complessivamente 49, come risulta dall’elenco depositato presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell’allegato A al resoconto della seduta odierna».

Si riprende la discussione.

PRESIDENTE. «Riprendiamo la discussione sulle comunicazioni del Governo».

PRESIDENTE«È iscritta a parlare la deputata Gava. Ne ha facoltà».

VANNIA GAVA (LEGA). «Presidente, onorevoli colleghi. Ci apprestiamo a votare convintamente la fiducia al Governo e lo facciamo con maggiore determinatezza dopo aver ascoltato, dal Presidente Draghi, un programma realizzabile, concreto ed innovativo. Ci convince, in particolare, la declinazione non catastrofista delle tematiche ambientali e l’approccio pragmatico alla sfida globale per il futuro del pianeta. Ci convince … ».

PRESIDENTE. «Scusi collega, forse meglio se cambia microfono».

VANNIA GAVA (LEGA). «Posso riprendere daccapo, immagino».

VANNIA GAVA (LEGA). «Presidente, onorevoli colleghi, ci apprestiamo a votare convintamente la fiducia al Governo e lo facciamo con maggiore determinatezza dopo aver ascoltato, dal Presidente Draghi, un programma realizzabile, concreto ed innovativo. Ci convince, in particolare, la declinazione non catastrofista delle tematiche ambientali e l’approccio pragmatico alla sfida globale per il futuro del pianeta. Ci convince la volontà di entrare con dignità e con la forza delle idee in un dibattito che è mondiale, europeo e nazionale.
Noi la seguiremo, Presidente Draghi, con le nostre libere convinzioni e soprattutto con le nostre proposte, senza demagogia e con grande pragmatismo, soprattutto con la nostra storia, una storia di grande e piccola amministrazione quotidiana che, in tema di ambiente, di sostenibilità, di rapporto con il patrimonio naturale, è la storia dei territori e delle comunità più europee d’Italia. La storia di quelle regioni dove è nata l’idea stessa di economia circolare, grazie ad impegno, sacrificio, investimenti in ricerca e grazie alle capacità, per quanto di competenza, di semplificare procedure e normative.
Presidente Draghi, lei ci ha ricordato quali siano gli effetti diretti sulle nostre vite, sulla nostra salute, del riscaldamento globale citando sua Santità e il suo apostolato, fondato sulle riflessioni dell’Enciclica Laudato si’ e ci ha ricordato la dimensione universale del rapporto tra l’uomo e la natura. E’ un monito importante per determinare le scelte del futuro sulla base delle tendenze globali, del radicamento del sistema economico circolare, della necessità di un riequilibrio ecologico di un territorio fragile e, in parte, compromesso, affrontando da protagonista le sfide del Green New Deal.
Le nostre idee sono al servizio dell’obiettivo unitario, idee concrete basate su politiche di prossimità territoriale, meno vincoli e più opportunità, più decentramento e meno burocrazia. Raggiungere la decarbonizzazione del Paese attraverso una transizione significa certezza dei tempi e del diritto, una certezza che chiedono investitori, imprese e lavoratori. Come lei ha detto testualmente, signor Presidente, il cambiamento climatico penalizza alcuni settori produttivi, senza che vi sia un’espansione in altri settori che possa compensare.
Ecco, dobbiamo essere noi ad assicurare questa espansione con una combinazione di politiche strutturali. Questo è l’approccio più corretto a questa sfida globale.
Crediamo pertanto nella necessità di rafforzare politiche energetiche basate sulle fonti rinnovabili e sullo sviluppo delle nuove frontiere della scienza, come la ricerca applicata sul tema dell’idrogeno. Crediamo nella necessità di coniugare sviluppo urbano e mobilità sostenibile, infrastrutture e logistica, puntando sull’innovazione e sulla digitalizzazione. Dobbiamo intervenire, finalmente, sulle tante, ancora troppe, terre dei fuochi del nostro Paese, impegnandoci non solo a reprimere con la giusta e doverosa severità, ma anche a dare ai figli di quei territori il futuro e il diritto al futuro, soprattutto. Un futuro fatto di aria pulita e di acque pulite perché basato sulla crescita di un’economia non più sommersa e non più truffaldina, ma legale e innovativa e, quindi, non solo investimenti per la bonifica e la reindustrializzazione sostenibile e il contenimento del consumo del suolo, ma rapida attuazione dei progetti in sinergia con il mondo dell’impresa.
Con unità di intenti saremo, inoltre, chiamati a dare una risposta certa alla fragilità del nostro territorio. In queste aule siamo soliti occuparci di dissesto idrogeologico ogni volta che un’alluvione porta morte e disperazione. Ecco, è giunto il momento di una riorganizzazione seria dell’intero meccanismo (Applausi dei Deputati del gruppo Lega-Salvini Premier), fondandolo realmente sulla prevenzione del rischio e non sull’emergenza continua.
Così come siamo stati chiamati ad un grande salto di qualità nell’applicazione dei principi dell’economia circolare, investendo anche qui in tecnologia e innovazione per la trasformazione dei rifiuti in risorsa. I temi che dovremo affrontare non finiscono qui: la necessità di esercitare un ruolo di leadership, anche europea, sui tavoli della COP26, la tutela della biodiversità, l’attuazione del Protocollo di Nagoya, la valorizzazione del capitale naturale e la necessità di ripensare, promuovere e strutturare il sistema delle aree protette nazionali e il ruolo degli enti parco sul territorio.
Non da ultimo, la necessità di dare il giusto valore alla struttura e alla governance delle politiche ambientali. La nascita del Ministero della Transizione ecologica sia veramente un punto di svolta per tutti i lavoratori e le lavoratrici delle istituzioni degli enti preposti, dal Ministero, appunto, al Sistema nazionale di protezione ambientale, dalle ricercatrici e ricercatori di ISPRA, ai tecnici della Sogesid.
Per raggiungere un grande obiettivo serve una squadra forte e coesa e, quindi, la transizione ecologica, asse prioritario della ripresa, richiede un impegno intenso e convinto e noi ci siamo, Presidente. Auguriamo a lei a tutta la sua squadra di Governo un buon lavoro (Applausi dei Deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

PRESIDENTE. «È iscritto a parlare il deputato Erasmo Palazzotto. Ne ha facoltà».

ERASMO PALAZZOTTO (LEU). «Gentile Presidente, Presidente del Consiglio, colleghi deputati e colleghe deputate. Votare la fiducia ad un Governo come questo ha, per chi ha la mia storia, un prezzo molto alto. Ma noi, come lei, Presidente, siamo qui oggi per rispondere ad un appello del Presidente Mattarella, che, avendo saggiamente escluso la possibilità del voto, soluzione più naturale per una crisi di questa natura, a causa della pandemia e delle sfide ad essa collegate, ci ha chiamato tutti e tutte ad un Governo ed a una maggioranza di emergenza per portare il Paese fuori da questo momento così difficile.
Devo dirle, sinceramente, Presidente, che proprio per questo, sulla composizione del Governo, mi sarei aspettato qualche cosa di più. Mi sarei aspettato che l’enorme forza politica, data dall’essere “deus ex machina” di una crisi irresponsabile, aperta nel mezzo di una pandemia, sarebbe stata sufficiente per svincolare la composizione del suo Governo dalla dinamica dei partiti che compongono la maggioranza. Non è stato così e questo renderà le cose un po’ più difficili. Non sarà un pranzo di gala questo Governo; si confronteranno al suo interno idee di società diverse e dovrà fare i conti con una certa spregiudicatezza della politica italiana, senza la quale, forse, oggi, non saremmo neanche qui.
La dialettica tra maggioranza ed opposizione si sposterà dalla dinamica parlamentare a quella del Governo, con tutto quello che questo comporta. Mi pare che il senatore Salvini abbia già anticipato con quale spirito intende partecipare a questo Governo: maggioranza responsabile fino ad ora di pranzo, opposizione antieuropeista fino alla sera.
Devo confessarle che vedere il collega Borghi, della Lega, così tranquillo in questi giorni, mi fa quasi specie anche se, in qualche modo, mi rassicura. Sarà, quindi, suo compito stabilire i limiti di una campagna elettorale permanente a cui siamo stati abituati in questi anni ed alle forze politiche dimostrare di essere all’altezza della difficile sfida che abbiamo davanti a noi. Mi auguro, Presidente, che la sua credibilità internazionale, la sua competenza e la sobrietà istituzionale con cui è iniziato il suo mandato siano sufficienti a limitare i danni, ma sicuramente sono la risorsa più preziosa che ha il Paese in questo momento. Ho ascoltato con attenzione il suo discorso ed ho apprezzato l’ambizione modernizzatrice dello Stato, in particolare i passaggi sulla necessità di una riforma fiscale organica, volta ad una maggiore progressività, sulla riforma della pubblica amministrazione, sulle linee-guida di spesa del “Next Generation EU”. E’ vero, dalla capacità che avremo di modernizzare il Paese e di rendere competitivo il nostro sistema produttivo e lo Stato, dipenderà il futuro delle prossime generazioni; ma non si dimentichi, Presidente, del presente, della sofferenza delle famiglie, dei ceti sociali più deboli, dei lavoratori in cassa integrazione, che in questa crisi stanno lentamente scivolando verso la soglia di povertà, delle crescenti disuguaglianze sociali che attraversano il nostro Paese. Dobbiamo nominarli in quest’Aula, perché i problemi, per affrontarli, bisogna prima riconoscerli. Modernizzare il Paese, Presidente, significa non solo renderlo competitivo sul piano tecnologico e finanziario, ma anche sotto il profilo della qualità della vita e dei diritti delle persone. Gli standard più avanzati europei riguardano anche la vita delle persone, riguardano il livello dei salari, che è tra i più bassi in Europa, le condizioni di vita della popolazione carceraria, i diritti delle persone “LGBTQ”, i diritti di oltre un milione di ragazzi nati in questo Paese a cui è negata la cittadinanza. Non so se sarà possibile affrontare tutti questi temi nel tempo di un Governo di emergenza, ma so che anche queste sono emergenze e che abbiamo il dovere di provarci: noi, almeno, saremo qui a chiederglielo. Come sono qui a chiederle, signor Presidente, che l’Italia pretenda dall’Europa il rispetto delle norme a tutela dei diritti umani nella frontiera, perché non possiamo più assistere indifferenti alle scene di Lipa in Bosnia, con i bambini abbandonati dalle polizie europee in mezzo alla neve, né tanto meno essere testimoni di imbarcazioni lasciate alla deriva per giorni in zone di soccorso europeo, quasi a sperare che affondino per non assumersi la responsabilità di governare i flussi migratori. Vorrei che almeno su questo si trovasse un accordo tra di noi: prima si salva, poi si discute; prima si mettono in sicurezza le persone, gli si dà un pasto caldo se da giorni camminano senza scarpe nella neve, si portano sulla terraferma, se sono in viaggio dopo essere fuggiti dai lager libici, e poi si discute su come si suddivide la responsabilità dell’accoglienza tra i Paesi europei (Applausi dei Deputati dei gruppi Liberi e Uguali e Partito Democratico). «Nessuno si salva da solo», signor Presidente, per citare, anche io, Papa Francesco. Infine, Presidente, mi permetta di concludere il mio intervento su una questione che per me dovrebbe essere centrale nell’agenda politica. Questo sarà il secolo dei diritti umani, della loro scomparsa o della loro riaffermazione: l’Italia ha il dovere di schierarsi dalla parte giusta della storia e, per farlo, dobbiamo avere il coraggio di ridefinire il confine dei rapporti con Paesi che calpestano quotidianamente diritti umani e libertà civili. Io personalmente non credo che si possano continuare a coltivare normali rapporti commerciali e diplomatici con Paesi come la Turchia, che detiene da ventidue anni Abdullah Ocalan in condizioni disumane sull’isola di Imrali, o che ha arrestato i leader di uno dei principali partiti di opposizione, Selahattin Demirtas e Figen Yuksekdag. Neppure con l’Arabia Saudita di epoca rinascimentale del caso Khashoggi … ».

PRESIDENTE. «Deve concludere».

ERASMO PALAZZOTTO (LEU). « …e soprattutto – e concludo, Presidente – con l’Egitto. Il suo Governo raccoglie una pesante eredità: quest’anno si aprirà in Italia il processo per l’omicidio di Giulio Regeni, questa vicenda investe la coscienza civile del nostro Paese, ma riguarda anche la sua dignità e la credibilità internazionale. Dovremo affermare con chiarezza che non possiamo fare affari e mantenere normali rapporti diplomatici con un Paese che non ci permette di processare i responsabili dell’uccisione e della tortura di un cittadino italiano ed europeo (Applausi dei Deputati del gruppo Liberi e Uguali). Lo dobbiamo alla memoria di Giulio Regeni… ».

PRESIDENTE. «Collega, deve concludere».

ERASMO PALAZZOTTO (LEU). « …al diritto e alla giustizia della sua famiglia, ma lo dobbiamo in primo luogo a tutti noi, signor Presidente. Grazie e buon lavoro (Applausi dei Deputati del gruppo Liberi e Uguali)!».

PRESIDENTE. «È iscritta a parlare la deputata Elena Carnevali. Ne ha facoltà».

ELENA CARNEVALI (PD). «Grazie, signora Presidente. Presidente del Consiglio, non abuserò della sua capacità di ascolto. In estrema sintesi, ma con empatia, voglio dirle che siamo grati del suo servizio al Paese, a lei e al Governo nella sua interezza. Un anno fa, lei definì la pandemia “una tragedia umana di proporzioni potenzialmente bibliche”: lei usa parole con ponderatezza e con saggezza. Quella tragedia umana, che si è dimostrata essere così per le vite perse, i lutti subiti, le famiglie coinvolte e lo sconvolgimento delle nostre priorità, vede – grazie soprattutto all’impegno e all’abnegazione degli operatori e operatrici sanitarie, della straordinaria capacità della scienza nella scoperta dei vaccini, insieme allo sforzo delle istituzioni – l’argine perché quel “potenzialmente biblico” esaurisca la sua forza annientatrice. Tenere unito il Paese in questa circostanza ha rappresentato il compito più difficile, arduo ed impervio, che è valso per noi come per ogni singola Nazione, per l’Unione europea, in cui non solo ci identifichiamo come Paese, ma riconosciamo che solo con la forza dell’Unione saremo in grado di sconfiggere gli effetti della pandemia e assicurare quelle provviste vaccinali necessarie per celerità, sicurezza dei tempi e quantità. Di questo noi abbiamo assolutamente urgenza per rendere la campagna vaccinale più efficace: è la nostra impresa più grande, non solo sanitaria, ma anche la nostra impresa economica; da questa dipenderà anche la buona riuscita della nuova ricostruzione. Il Governo che l’ha preceduta – ringrazio dell’impegno il Premier Conte e tutti i Ministri – ha operato con tutte le sue forze, la sua capacità e le sue fatiche, anche nel supportare le regioni in quel difficile compito di coordinamento, per le responsabilità che la Costituzione gli riconosce in termini di organizzazione e di programmazione, chiedendo e riconoscendo, secondo l’articolo 120 della Costituzione, quella leale collaborazione; non una corsa dei singoli, dunque, non una competizione tra le regioni, non una gara degli acquisti per singoli; su questo abbiamo bisogno di parole di chiarezza e di trasparenza. Noi lo sappiamo, i virus non conoscono confini e, se non c’è sovranità nella solitudine, questo vale nel rapporto dell’Italia con l’Europa, così come all’interno del nostro Paese (Applausi dei Deputati del gruppo Partito Democratico). Toccherò, nel mio breve intervento, pochi punti che riguardano la salute, nella sua accezione più ampia, e il vasto mondo delle politiche sociali. Parto dalla seconda: il luogo primario in cui queste si realizzano sono gli enti locali, siano essi singoli o in forma associata. L’Italia, con i suoi quasi 8.000 comuni, le sue orografie differenti, le grandezze diverse, le diversità territoriali, rappresenta il primo presidio. Io, Presidente Draghi, le chiedo una raccomandazione: in questo Governo ci sono cinque Ministeri coinvolti, quello della Salute, del Lavoro e delle politiche sociali, delle Pari opportunità e della famiglia, della Disabilità e delle Politiche giovanili; rammendare e superare le fratture, che già la pandemia ha ulteriormente marcato, in un quadro in cui non ci sono ancora i livelli essenziali delle prestazioni sociali, deve diventare un tema dell’agenda politica in cui ci siamo riconosciuti per i valori e per i temi posti, mettere a sistema quelle canne d’organo, spesso più parallele che convergenti, in un’ottica unitaria. Lo sanno bene le donne, le famiglie con i figli, con meno lavoro retribuito e più lavoro di cura, le persone con disabilità, che hanno pagato il prezzo più caro della crisi, i giovani con bassi salari o perché quell’ennesimo tirocinio non si trasforma in lavoro. Accanto all’approvazione della legge sull’assegno universale serve un’offerta di servizi flessibili, valorizzando il principio di sussidiarietà, non come delega-abbandono dello Stato, realizzando quelle condizioni per cui quella competizione dei generi tra soggetti oggi impari, a parità di talenti, si realizzi.
Salute: oggi i cittadini vivono con meno tolleranza l’attesa vaccinale e anche la difficoltà delle assunzioni delle decisioni, spesso dovute non ai dati di giornata, ma al tendenziale severo, che purtroppo si sta riaffacciando. Recuperare quell’accumulo di liste d’attesa e anche contrastare l’epidemia è nostro dovere e non è un’impresa facile. Le dico solo un dato a lei fortemente conosciuto e chiudo: investiamo il 6,6 per cento del PIL nazionale nella salute. Investire lì – lo so – produce debito, ma è debito buono perché, oltre sicuramente a garantire il diritto primario, è un fattore di sviluppo e di produzione. Possiamo rafforzare l’asse manifatturiero, che deve continuare ad essere l’architrave del sistema italiano. Sento molto parlare di riformismo in questi giorni nelle Aule parlamentari, ma il riformismo non è neutro: in base a come lo interpretiamo … ».

PRESIDENTE. «Concluda».

ELENA CARNEVALI (PD). …e lo attueremo si possono avere esiti diversi. Troverà nel Partito Democratico la forza più autentica e tangibile per poter realizzare queste opportunità». (Applausi dei Deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. «È iscritta a parlare la deputata Catia Polidori. Ne ha facoltà».

CATIA POLIDORI (FI). «Grazie, Presidente. Signor Presidente del Consiglio, membri del Governo, onorevoli colleghi, il cambio di passo che il Paese attendeva, e che Forza Italia, con il Presidente Berlusconi, immaginava da mesi e ha favorito, si è finalmente concretizzato nell’Esecutivo a sua guida; un cambio di passo evidente nello stile – me lo consenta – sobrio e nelle ambiziose ma concrete finalità esposte nel suo intervento programmatico. Abbiamo apprezzato il rispetto mostrato nei confronti del ruolo e delle prerogative del Parlamento, finora, a dir la verità, mortificato. Abbiamo condiviso le priorità da lei illustrate: la gestione della pandemia e il piano vaccini massivo, requisito prioritario per uscire dalla crisi anche economica; e, poi, la centralità del lavoro, un’idea organica di fisco, aiuti mirati, investimenti pubblici e l’attenzione al Mezzogiorno. Vede, Presidente, io, da umbra, auspico molto che nell’agenda di Governo entri a pieno titolo anche il centro Italia, che soffre ancora le conseguenze del terremoto oltre che della pandemia, scoppiata quando ancora si attendeva di sgombrare i borghi dalle macerie e ricostruire la comunità prima ancora degli edifici. Abbiamo tirato un sospiro di sollievo nel sentirla annunciare il posizionamento internazionale dell’Italia, europeista ed atlantista, le idee su infrastrutture, energia e ambiente, con buona pace dei teorici della decrescita felice; e il coinvolgimento delle donne nel processo di rilancio del Paese, che, come lei ha ricordato, insieme ai disabili e ai giovani, sono quelle che hanno pagato di più il prezzo della pandemia. Sono aumentati i femminicidi e le violenze e diminuite, ahimè, durante il lockdown, tutte le denunce alle forze dell’ordine. Viene uccisa una donna ogni tre giorni: è un dato assolutamente drammatico. Con 260 mila posti persi da febbraio a dicembre, l’occupazione femminile è tornata indietro di ben quattro anni; e dire che le nostre donne non hanno mai smesso di lavorare, a casa e al lavoro, negli ospedali e nei laboratori di ricerca, nei supermercati e a scuola, anche se con la didattica a distanza, senza poter più peraltro contare su quella risorsa inestimabile che sono i nonni. Sono state costrette a scegliere tra la cura della famiglia, figli e anziani a carico, e il loro lavoro. Non ci interessa riferirci alle donne in termini di quote rosa e non ci interessa nemmeno riscrivere la grammatica. Ci interessa invece che la società intera possa beneficiare delle energie della metà della nostra popolazione – lo ripeto, la metà della nostra popolazione – per uscire dalla crisi. E anche su questi argomenti le saremo al fianco con la nostra delegazione, in cui peraltro ha scelto due donne su tre. Tutti obiettivi strategici di altissimo livello. Il nostro rapporto sarà improntato alla leale collaborazione istituzionale, coscienti della complessità del momento che richiede una classe politica pronta a sacrificare le proprie ambizioni in nome del bene comune.
Presidente, quel suo whatever it takes è ora che lo pronuncino le forze repubblicane. Auguri di buon lavoro, Presidente Draghi, a lei e al suo e al nostro Governo». (Applausi dei Deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente).

PRESIDENTE. «È iscritta a parlare la deputata Ilaria Fontana. Ne ha facoltà».

ILARIA FONTANA (M5S). «Grazie, Presidente. Il pianeta è attraversato da un evento che rappresenta uno spartiacque: c’è il mondo prima del COVID e c’è il mondo dopo il COVID, quello che in quest’Aula, anche con il voto di oggi, abbiamo il dovere di contribuire a costruire. Per il Movimento 5 Stelle è stato chiaro fin dai primi momenti quale fosse la responsabilità davanti alla quale ci poneva la pandemia e non per questo abbiamo fatto passi indietro. Anzi, per noi è stato chiaro fin dall’inizio – e la ricerca scientifica lo conferma – anche quale sia il nesso tra l’estrattivismo sfrenato, a cui è improntato l’attuale modello economico lineare, e l’emergere di nuove patologie, il rapporto di causa-effetto tra perdita di biodiversità, inquinamento e pandemia. Per questo abbiamo messo in campo proposte e misure in grado di produrre diversi “co-benefici”, per usare un termine cui ha fatto ricorso lei, Presidente Draghi. Penso a scelte importanti come la moratoria sulla ricerca di idrocarburi, lo stop al carbone entro il 2025, misure “win-win” per cittadini, imprese e Stato, misure come il “Superbonus 110 per cento”; penso anche all’introduzione delle comunità energetiche e agli incentivi per la mobilità elettrica.
L’ambiente è un elemento costitutivo per il Movimento 5 Stelle, è il nostro DNA e ci battiamo da sempre a tutti i livelli per trasformarlo in un faro che guarda al futuro. Se oggi si parla di 209 miliardi destinati all’Italia, di cui buona parte destinata alla sostenibilità, se il “Green New Deal” è al centro di questo nuovo corso, se l’Europarlamento approva il nuovo Piano per l’economia circolare, non è certo un caso ma frutto anche del lavoro che abbiamo fatto negli anni sui territori e nei comuni, in Europa, passando per il Parlamento. Quello che chiede la fiducia a quest’Aula si annuncia come un Governo ambientalista. Vedremo se sarà davvero così, anche da come saprà difendere e rafforzare queste conquiste (Applausi dei Deputati del gruppo Movimento 5 Stelle). Con caparbietà, convinzione e lungimiranza abbiamo chiesto e ottenuto l’istituzione del Ministero della Transizione ecologica, nato rinforzando e dando nuove competenze al Ministero dell’Ambiente. Pretendere che le competenze dei diversi ministeri interessati non siano più disperse in mille rivoli non è una semplice questione di forma ma un ulteriore passo sulla strada finora percorsa. Valuteremo nel concreto tutte le competenze affidate a questo nuovo Dicastero: per noi deve essere trainante nelle politiche economiche e in ogni altra decisione che riguardi il futuro del Paese (Applausi dei Deputati del gruppo Movimento 5 Stelle). Ogni iniziativa, ogni opera, ogni incentivo deve porsi quantomeno nell’ottica di non creare danno agli ecosistemi e alla salute delle persone. È questa per noi la transizione ecologica: creare un’economia nuova, che prevenga la produzione di rifiuti ed emissioni inquinanti, che crei il benessere e posti di lavoro duraturi e sicuri. Non tollereremo una visione miope, basata su tecnologie vetuste come quella, ad esempio, basata sul recuperare materia, calore ed energia da fonti inquinanti. Abbiamo ascoltato da lei, Presidente Draghi, parole sulle rinnovabili e sull’idrogeno: per noi sono le opzioni fondamentali della rivoluzione energetica che serve al Paese e al pianeta. Sull’idrogeno vogliamo chiarire subito che è un’opzione utile soltanto se affiancata all’aggettivo “verde”, l’unica tecnologia effettivamente pulita su cui possiamo e vogliamo investire.
Un altro punto fermo riguarda il ruolo residuale che deve avere il recupero energetico dei rifiuti, ultima spiaggia di qualunque gerarchia di gestione rifiuti da oltre vent’anni. Anche l’Unione europea non vede più ragione di creare nuovi inceneritori: dobbiamo chiudere progressivamente quelli esistenti, puntando su impianti sempre più virtuosi, mirati a ridurre i rifiuti (Applausi dei Deputati del gruppo Movimento 5 Stelle). Entreremo sempre nel merito delle decisioni anche per capire quali iniziative saranno effettivamente ambientaliste e quali, invece, saranno da rispedire al mittente perché sotto una patina di verde nascondono colori ben più cupi e preoccupanti. Il Paese non ha bisogno di “greenwashing”, Presidente, ma di un cambio reale di paradigma. Presidente, quest’anno sarà cruciale per l’uscita dalla pandemia ma anche per imprimere una svolta nella lotta al cambiamento climatico. Siamo pronti a contribuire a una politica agricola in grado di dare una forte accelerazione per l’obiettivo “emissioni zero” al 2050, un’agricoltura in grado di innovare, di favorire il ricambio generazionale e una maggiore competitività tramite la digitalizzazione, una nuova generazione di macchinari agricoli e imbarcazioni della pesca con tecnologie di precisione. Dobbiamo assolutamente sostenere la nascita di nuove comunità energetiche rinnovabili. Dobbiamo estendere il “Superbonus 110 per cento” fino al 2023 e anche alle strutture turistico-ricettive messe a dura prova dalle restrizioni imposte dalla pandemia (Applausi dei Deputati del gruppo Movimento 5 Stelle).
Se parliamo di decarbonizzazione, non possiamo poi non riferirci al sistema dei trasporti. Innovare significa dare centralità al trasporto su ferro, al trasporto pubblico locale e alla mobilità ciclabile. Queste sono le tre priorità su cui occorre muoversi con il Piano nazionale per la ripresa e la resilienza. Partiamo dalle esigenze dei cittadini, analizzando le modalità di spostamento di persone e merci, per poi parlare di infrastrutture. Questo ci permetterà di ridurre gli sprechi e di risolvere i problemi reali delle persone.
Per dare risposte concrete e serie, bisogna avere una visione ecocentrica ed ecosistemica, tenere insieme innovazione e biodiversità, attenzione alla rigenerazione urbana e al benessere animale, alle aree interne e alla ricostruzione dei territori e delle comunità colpite dai terremoti, anche in un’ottica di prevenzione. Dobbiamo porre attenzione all’ecosistema marino, a cui l’Italia, nonostante i suoi oltre 7.400 chilometri di costa, ha voltato troppo spesso le spalle, così come alle nostre città, che soffocano nella morsa dello smog. Dobbiamo utilizzare i sussidi oggi destinati alle attività inquinanti per riconvertire quelle stesse attività e dobbiamo avere il coraggio di dire basta alle fonti energetiche fossili. Fermiamo le nuove trivellazioni, come ha fatto il Presidente Biden appena insediato.
Il Governo tutto e il Ministro per la transizione, in particolare, hanno l’arduo compito di tenere insieme tutti questi aspetti e, in più, quelli sociali e culturali. Il Movimento 5 Stelle vigilerà affinché si percorra questa strada. Utilizzeremo il peso della nostra compagine parlamentare e la forza di tutte le nostre idee per accompagnare questo percorso con spirito critico, ma costruttivo, nell’interesse esclusivo del Paese, ricordando sempre – e concludo, Presidente – che l’ambiente è la nostra casa comune e, come tale, va tutelato e salvaguardato. Teniamo sempre bene a mente che tutte le azioni che mettiamo in campo oggi influenzeranno la vita delle prossime generazioni». (Applausi dei Deputati del gruppo Movimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. «È iscritto a parlare il deputato Rampelli. Ne ha facoltà».

FABIO RAMPELLI (FDI). «Grazie, Presidente. Signori deputati, signor Presidente del Consiglio, in questi giorni abbiamo più volte sfidato la nostra coscienza. Echeggiavano vacui richiami alla responsabilità poco pregni di contenuti, quasi delle minacce: se non votate per noi siete fuori dal sistema, sarete additati come cafoni che imbrattano i muri e attaccano briga, estremisti che tramano, quelli che erano fuori dall’arco costituzionale per intenderci, minacciando di volerci spedire là. Di rado si è visto un accanimento simile contro chi sceglie l’opposizione: prove tecniche di regime? Ebbene, sappiate che l’intimidazione scivola storicamente sul piano inclinato della nostra indifferenza. Le nostre scelte sono sì ragionate, ma hanno sempre una scintilla metafisica ad animarle, sono ispirate spesso da quell’invocazione sublime di Papa Giovanni Paolo II, che scosse il mondo dicendo: non appiattitevi nella mediocrità, prendete nelle mani la vostra vita e fatene un autentico e personale capolavoro. Il suo richiamo, Presidente Draghi – non si allarmi, perché il paragone con un beato avrebbe messo chiunque fuori gioco -, non è stato altrettanto efficace.
Prima questione, non secondaria. Lei e il suo Governo, rispetto alla democrazia, da che parte state? Perché non ha accettato di mettere in sicurezza la salute degli italiani con un piano di vaccinazione efficace, consegnare il 30 aprile il “Recovery Plan” a Bruxelles e tornare alla normalità, conducendo i cittadini a libere elezioni? Eppure, lo fece Ciampi: nel 1993, l’Italia affrontava l’emergenza di Tangentopoli, guidò un Governo a tempo e riconsegnò il suo mandato per far celebrare elezioni anticipate. Perché non ha messo sul tavolo questa opzione così lineare? L’avremmo considerata anche noi. Perché non vuole sottoporsi al giudizio del popolo e fa sfigurare l’Italia al cospetto di tutte le democrazie del pianeta, dirette o indirette, facendosi nominare, invece che legittimare dal basso? Per fare ciò che ieri ha illustrato occorre un mandato popolare, non basta una raccomandazione illustre. Forse, perché volete che questo Parlamento, delegittimato nel consenso e superato dalla riforma costituzionale, scelga il successore al Quirinale? O perché, se si votasse ora, finirebbe tanto a poco in favore del centrodestra? O, forse, perché lei, che viene da un altro mondo, considera oligarchia, tecnocrazia sistemi concorrenti, tentato, magari, dal praticarli senza che la Costituzione lo preveda?
Domande come questa mi perseguitano, direbbe Walt Whitman. Cosa v’è di nuovo in tutto questo? Che la vita esiste, l’identità, che il potente spettacolo continua e che tu puoi contribuire con un verso, che noi possiamo contribuire con un verso: prendete nelle mani la vostra vita e fatene un capolavoro, appunto. La Presidente Giorgia Meloni le ha detto che saremo un’opposizione patriottica, non vogliamo nulla in cambio: veniamo dalla cultura del dono di San Martino e Gabriele D’Annunzio, regaliamo più di quanto abbiamo.
Vogliamo ringraziarla per questo, invece di fare i capricci? Cosa significa? Che se lei salverà l’Alitalia e ne impedirà la svendita a Lufthansa, così come la produzione siderurgica nazionale, noi ci saremo. Se realizzerà il ponte sullo Stretto per far giungere le eccellenze siciliane a Lione in dieci ore con l’Alta velocità, se investirà sulla logistica e realizzerà porti ai nodi di scambio per fermare le merci asiatiche prima che giungano ad Amburgo, noi saremo al suo fianco (Applausi dei Deputati del gruppo Fratelli d’Italia). Se porterà l’Italia in Africa a realizzare infrastrutture e lavoro, a combattere lo sfruttamento neocolonialista, bloccando i flussi migratori, se farà dell’economia verde una economia identitaria e non uno strumento per avvantaggiare tecnologie tedesche e materie prime cinesi, faccia conto su di noi. Se farà pagare ai giganti del web tasse uguali alle imprese italiane, impedendo la concorrenza sleale, proporrà all’Europa i dazi di civiltà contro la Cina comunista per dare impulso all’industria, conferirà ai lavoratori autonomi gli stessi diritti dei lavoratori dipendenti, sosterrà le imprese, abbasserà le tasse, moltiplicherà la ricchezza per combattere davvero la povertà, trasferirà i poteri finalmente a Roma capitale e le risorse adeguate, noi saremo in prima fila.
Se, quattro ore prima della riapertura degli impianti sciistici, brucia 12 miliardi di euro dell’indotto, se confermerà il commissario Arcuri, tra gazebo milionari e provvigioni ingiustificate, noi la contesteremo (Applausi dei Deputati del gruppo Fratelli d’Italia). Se, come già accaduto, rinuncerà ad attivare lo strumento della golden power e consegnerà alla francese Crédit Agricole, a costo zero, il Credito Valtellinese, se avvantaggerà le finanze francesi o tedesche che vogliono papparsi banche e assicurazioni italiane, noi le daremo molto filo da torcere. Su Monte dei Paschi di Siena le ricordo che abbiamo sostenuto importanti sacrifici non per privatizzarla a vantaggio di altri. La cessione di Borsa Italiana alla Francia è stata una vergogna targata PD: ci faccia vedere se è capace di riportarla a casa, l’aiuteremo. La fusione dell’ex FIAT, con la cessione degli stabilimenti e una governance a maggioranza francese, senza alcun passaggio politico, è stata una cessione di sovranità sbagliata. Lei dice che non c’è sovranità nella solitudine: condivido, ma non c’è neppure nella cessione acritica a utopie illuministe, con le quali taluni vorrebbero realizzare progetti egemonici già tentati nei secoli con le guerre e, spesso, c’è più solitudine nella moltitudine. Non crede?
Ha citato tante volte – e mi avvio a concludere – il termine “Paese”. I ragazzi del ‘99, quelli di Solferino e Curtatone, i ribelli delle Cinque Giornate, i rivoluzionari della Repubblica romana, i soldati di Nikolajewka e di El Alamein, i magistrati, i poliziotti, i carabinieri uccisi da mafia e criminalità non sono morti per un “Paese”. L’Italia non è un villaggio, ma una cultura millenaria. Ha ragione lei, è una comunità di cui andare orgogliosi, che ha conquistato con il sacrificio, anche estremo, libertà e indipendenza. Forse è meglio dire Nazione, Stato o Patria: ci faccia un pensiero. Lei ha evocato, ieri, la metafora dell’amore: voler bene, diceva Saint-Exupéry, prevede che ci si attenda qualcosa in cambio del proprio sentimento. È bello, è giusto, ma l’amore è un’altra cosa: offrire lavoro e lealtà più di quanta ne riceverà dai partiti che la sostengono è amore puro, per l’Italia. Per citare con leggerezza uno straordinario cantautore italiano, forse non lo sa, ma anche questo, soprattutto questo, è amore». (Applausi dei Deputati del gruppo Fratelli d’Italia).

PRESIDENTE. «È iscritto a parlare il deputato Rixi. Ne ha facoltà».

EDOARDO RIXI (LEGA). «Presidente, onorevoli colleghi, Presidente del Consiglio dei Ministri, vorrei richiamare la vostra attenzione sulle infrastrutture e sui trasporti, cioè due questioni di assoluta rilevanza nell’attuale contesto di emergenza sanitaria ed economica, un contesto che non ammette altri passi falsi né ulteriori indugi. Ecco perché ritengo che l’azione di questo Governo non possa che concentrarsi su pochi macro-obiettivi predefiniti, perseguendo i quali si può realizzare il tanto auspicato rilancio del Paese.
Non basta però porre degli obiettivi, occorre anche ragionare su come raggiungerli. E per questo, a nome del gruppo Lega-Salvini Premier, proverò a fornire spunti di riflessione in ordine agli strumenti necessari per ridare più efficienza alle nostre linee logistiche. Coerentemente con lo spirito europeo, il primo obiettivo infrastrutturale non può che essere il completamento dei corridoi “TEN-T”. L’Italia, per diverse ragioni, ha come sistema infrastrutturale e trasportistico uno dei più vecchi, ma anche dei più complessi di tutta Europa. Oggi assicurare la continuità dei corridoi è un’assoluta priorità, realizzando i collegamenti mancanti, assicurando quelli tra le differenti modalità di trasporto, eliminando i colli di bottiglia. I principali interventi infrastrutturali incompiuti o del tutto mancanti nel nostro Paese si collocano proprio nei quattro corridoi che attraversano l’Italia.
Si pensi al corridoio Mediterraneo, su cui insistono la TAV Torino-Lione, la Pedemontana, l’Alta Velocità Brescia-Verona-Padova e quella Venezia-Trieste. Sul corridoio Reno-Alpi ci sono i valichi alpini, la Gronda di Genova, l’Alta Velocità Genova-Milano, lo sviluppo dei sistemi portuali del Mar Ligure occidentale e orientale. Sul corridoio Baltico-Adriatico c’è l’Alta Velocità Venezia-Trieste e quella Bologna-Padova, per non parlare poi del corridoio Scandinavo-Mediterraneo, che dal tunnel del Brennero attraversa tutto lo Stivale, fino ad arrivare al più grande di tutti gli interventi, cioè il ponte sullo Stretto di Messina. Il secondo obiettivo che pongo all’attenzione del Governo è il rilancio dell’economia del mare: il nostro Paese vanta il maggior numero degli sbocchi sul mare e una linea costiera pari a circa 8 mila chilometri. Siamo i secondi, sostanzialmente, su tutto il continente europeo. L’Italia in trasporto marittimo ha subito gravemente l’impatto del COVID-19, pur rimanendo sempre operativa e garantendo, nel caso dello shipping, l’approvvigionamento di diversi beni.
In particolare, nel primo semestre 2020 l’import-export via mare ha registrato un calo in valore del 21 per cento e un calo in tonnellate dell’11 per cento. Lo stesso può dirsi per il settore crocieristico che, nel 2020, ha registrato un crollo di circa il 93,5 per cento, con un impatto devastante sul settore turistico e delle imprese. Ecco perché l’economia del mare è un segmento che non può essere trascurato e considerato secondario, e auspico che sia presa in adeguata considerazione, perché purtroppo, nell’ultimo Governo, sostanzialmente non è pervenuta neanche sul piano del Recovery. Segnalo solo che i principali porti italiani necessitano di interventi e investimenti urgenti per almeno 4 miliardi di euro. Peraltro, il rilancio dell’economia del mare si riverbera in positivo su tutto il sistema del trasporto italiano, favorendo l’intermodalità, consentendo di ridurre l’impatto sull’ambiente, garantendo trasporti più sostenibili e linee logistiche più corte a tutto il nostro settore industriale. Solo così l’Italia e il Mediterraneo possono tornare a essere centrali nel sistema logistico europeo. Infine, il terzo obiettivo, e cioè la realizzazione di infrastrutture efficienti.
Apprezzo l’equilibrio che questo Governo intende ricercare nel favorire lo sviluppo economico del Paese unitamente alla sostenibilità ambientale di qualunque intervento. Realizzare infrastrutture efficienti non significa ostacolare ogni iniziativa in nome dell’ideologia, condannando, di fatto, l’Italia alla decrescita, bensì dare vita a opere che siano belle e utili per la collettività e che sfruttino le migliori tecnologie possibili e le meno impattanti. Emblematico è il caso del ponte di Genova San Giorgio, ricostruito in soli 14 mesi grazie al cosiddetto “modello Genova”, caratterizzato dall’applicazione delle norme europee sugli appalti, avvio simultaneo dei processi autorizzativi, sinergia istituzionale, utilizzo delle migliori tecnologie disponibili sul mercato.
Per perseguire questi tre obiettivi occorre intervenire sulle regole del gioco. Come richiesto dalla Commissione europea e come evidenziato da lei stesso, Presidente Draghi, gli investimenti per il rilancio del nostro Paese implicano necessariamente importanti investimenti sulla preparazione tecnica, legale ed economica dei funzionari pubblici, e soprattutto radicali interventi di revisione delle regole. Serve rendere più agevole il dialogo e la collaborazione fra le amministrazioni coinvolte affinché l’azione dell’una non ostacoli quella dell’altra. Un esempio utile: una revisione delle regole sulla cessazione della qualifica di rifiuto produce benefici inimmaginabili per la realizzazione delle infrastrutture, la sostenibilità ambientale e lo sviluppo economico. Questo avviene in altri Paesi europei, come ad esempio la Germania.
Migliorare la cooperazione amministrativa significa anche accrescere la capacità e la velocità di spesa delle risorse, con evidenti benefici per l’economia reale. E ancora, rendere le amministrazioni pienamente dialoganti, magari digitalizzandole realmente, significa trovare una rapida soluzione a tante annose questioni che incombono. Penso, ad esempio, ai dossier Alitalia e Autostrade, alla manutenzione dei ponti, dei viadotti e delle gallerie italiane. Migliorare le regole del gioco significa aumentare la velocità di reazione delle istituzioni e accrescere la loro capacità di incidere sul sistema Paese. In questo modo, pensare, progettare e realizzare infrastrutture potrà determinare la creazione di valore; ed è proprio di valore che il nostro Paese, Presidente Draghi, ha bisogno in questo momento». (Applausi dei Deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

PRESIDENTE. «È iscritta a parlare la deputata Maria Anna Madia. Ne ha facoltà».

MARIA ANNA MADIA (PD). «Grazie, Presidente. Stiamo vivendo un tempo di straordinarietà: siamo dentro una pandemia che fino a un anno fa non potevamo neanche concepire, centinaia di morti ogni giorno, più di 90 mila morti nostri concittadini dall’inizio della pandemia, l’emergenza delle fragilità psicologiche. C’è una luce in fondo al tunnel, che è la campagna vaccinale, ma ci sono anche molte incognite: penso alle varianti, penso all’approvvigionamento dei vaccini. In questo momento, i Governi del resto d’Europa stanno aumentando le restrizioni. Il secondo elemento di straordinarietà è che la crisi economica derivata da questa pandemia è già crisi sociale. Sono state le donne le più penalizzate e penso che la priorità del Governo oggi debba essere certamente quella di tutelare chi non è stato tutelato in questi mesi, ma anche tutelare chi vive nell’incertezza: i lavoratori, penso, ad esempio, che non sanno ancora che cosa succederà al blocco dei licenziamenti; gli imprenditori che non sanno come riorganizzare l’azienda per ripartire.
Di grande importanza sarà il coinvolgimento e il ruolo delle parti sociali, e spero che ci sia l’obiettivo di un vero e proprio patto sociale tra sindacati, organizzazioni datoriali e Governo per evitare, in modo condiviso, il dramma sociale. C’è un terzo elemento di straordinarietà: dall’inizio della pandemia in questo Parlamento, di fatto, noi siamo in una sessione di bilancio perenne. Sono stati cinque gli scostamenti di bilancio, oltre 100 miliardi. Penso sia un bene avere, spero, definitivamente archiviato le politiche dell’austerità, soprattutto in un momento di grande emergenza e di bisogni dei nostri cittadini, ma noi dobbiamo tenere un faro acceso sull’identità riformista. Banca d’Italia ci ha ricordato che, nel primo semestre del 2020, la variazione percentuale del debito pubblico sul PIL è stata la più alta degli ultimi vent’anni. Il quarto elemento di straordinarietà è che stiamo dentro il più grande trasferimento economico verso il nostro Paese dal dopoguerra: penso, ovviamente, alle risorse del “Recovery. Questo deve mettere una volta per tutte la parola fine su qualunque velleità di sovranismo e nazionalismo, ma consegna a noi un dovere, che è quello di usare queste risorse al meglio per l’Italia, per la collettività, per riorientare gli assi di sviluppo a favore delle nuove generazioni.
Credo servano investimenti più robusti nella transizione digitale, che certo deve portare più opportunità, ma anche più equità, perché la tecnologia non è neutrale e sta a noi, sta ai Governi saperla indirizzare per il bene della collettività, per accorciare e non per allargare la forbice delle disuguaglianze. I temi sono tanti, dal diritto alla connessione, che passa per la banda ultralarga e il 5G, alle competenze digitali, alla digitalizzazione della sanità, all’interoperabilità delle banche dati fra pubbliche amministrazioni. Presidente, questo è un pezzo di attuazione della riforma della pubblica amministrazione fondamentale. Il quadro normativo già c’è; occorre, però, vincere le resistenze delle amministrazioni.
E, ancora, il tema della sovranità tecnologica, del cloud, del progetto europeo “Gaia-X”; il grande tema del riequilibrio del rapporto di forza con le big del tech, che certamente passa per la questione fiscale, ma non solo, e per una serie di altri aspetti che sono stati ben impostati dalle ultime proposte della Commissione europea (e noi dovremmo interrogarci su come redistribuire il valore dei dati prodotti dai cittadini). Questa è una delle grandi sfide del progetto europeo, dentro cui il Governo italiano deve stare con tutta la consapevolezza necessaria. Per tutto questo serve un Governo forte, forte in Italia e forte, per l’Italia, in Europa. Oggi noi lo abbiamo, è di unità nazionale, con un Presidente autorevole e con il pieno sostegno del gruppo del Partito Democratico». (Applausi dei Deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. «È iscritto a parlare il deputato Alessandro Cattaneo. Ne ha facoltà».

ALESSANDRO CATTANEO (FI). «Grazie Presidente, onorevoli colleghi. Grazie, Presidente Draghi, per l’attenzione con cui sta seguendo il dibattito di oggi; grazie per le sue parole che abbiamo trovato convincenti. Vede, ciò che ci ha convinto di più è che finalmente l’Italia torna ad avere una visione ispirata a degli ideali all’interno dei quali si declinano delle azioni. Questo è fare politica, questo è tornare a dare una dignità alla centralità della politica. In questi valori, a cui si ispira la visione che lei ci ha proposto, noi ci ritroviamo; è quell’Italia liberale, garantista, popolare, europeista, che non da oggi ma da sempre Forza Italia afferma con il lavoro del Presidente Berlusconi (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente), con la nostra tradizione che portiamo in tante esperienze di governo.
All’interno del suo discorso poi abbiamo trovato convincenti le sue parole sia nel metodo che lei ci offre che nel merito delle questioni che solleva e affronta. Nel metodo, finalmente torna la stagione della competenza; finalmente la competenza, l’autorevolezza, l’aver studiato per poter dire delle cose, affrontando temi rispetto ai quali si ha una competenza basata su una storia di vita. Sono, per noi, un cambio di passo di cui sentivamo fortemente il bisogno. Poi, vi è anche un altro cambio di paradigma: torniamo a offrire agli italiani la ricerca di un consenso basato sulla solidità del costruire un’alternativa per il futuro. Noi non cerchiamo più consenso, con questa esperienza di Governo, in una mobilitazione contro, in un agitare la pancia, in un soffiare sulle debolezze degli italiani, ma, finalmente, torniamo a cercare il consenso con la solidità delle proposte e misurandoci pragmaticamente con la concretezza dei risultati che porteremo. Questo è un cambio di paradigma che ci convince.
Poi, ci convincono, nel merito, le grandi sfide che ci attendono, in primis il piano dei vaccini, su cui abbiamo già fatto proposte concrete come gruppo; il Recovery Fund, che va rivisto perché deve diventare la grande mobilitazione – questo mancava nella prima scrittura – di risorse private e soprattutto dev’essere l’occasione per essere il volano di un’enorme esperienza riformista, riforme che lasciamo in eredità per un Paese e per un’Italia migliore. Ancora, mi faccia dire, tra le varie priorità da sempre care al nostro gruppo, la riforma fiscale. In Commissione finanze stiamo lavorando con un’indagine conoscitiva sul tema dell’Irpef, insieme ad altri aspetti, che affronteremo e metteremo a disposizione per un’ampia riforma fiscale, che deve prevedere più semplicità e possibilmente meno tasse per far correre questo Paese sulle proprie gambe come merita (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente).
Ancora, i temi da sempre a noi cari: il tema delle infrastrutture, cioè quella spesa buona che il pubblico deve fare. Pensate a quello che è accaduto con l’Alta velocità, fatta dai nostri Governi; pensate come ha cambiato il volto dell’economia ma anche della società stessa. Dobbiamo tornare a una grande stagione di investimenti infrastrutturali: noi ci crediamo! Ma, più ampiamente, quella che abbiamo davanti è una sfida del tempo, che ci impone sempre il cambiamento. Noi siamo abituati a cambiare di fronte alla pandemia, di fronte alle tecnologie che avanzano ma, vede, la politica buona deve accompagnare questo cambiamento perché il cambiamento possa diventare l’occasione per avere delle opportunità. Noi vogliamo che l’Italia torni a essere il Paese delle opportunità e non il Paese delle paure. Forza Italia c’è e ci sarà; Forza Italia sarà al suo fianco con le idee di sempre, i nostri valori e tutta la nostra serietà». (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente).

PRESIDENTE. «È iscritta a parlare la deputata Carla Giuliano. Ne ha facoltà».

CARLA GIULIANO (M5S). «Grazie, Presidente. Signor Presidente del Consiglio, Ministri, onorevoli colleghi e colleghe, il Movimento 5 Stelle ha sempre messo al centro della sua azione politica i temi e gli obiettivi nell’interesse dei cittadini. Con questa priorità abbiamo lavorato sia quando eravamo all’opposizione, sia ora che siamo al Governo, ed è ciò che continueremo a fare anche con l’Esecutivo Draghi: perseguire il bene dei cittadini. Abbiamo subìto una crisi al buio, incomprensibile, nella fase più delicata della nostra storia repubblicana. Abbiamo ascoltato e raccolto l’appello del Presidente della Repubblica, che ci ha chiaramente indicato i rischi legati a elezioni anticipate in un momento così drammatico. Non lo abbiamo fatto a cuor leggero, lo abbiamo fatto per quel senso di responsabilità che ha sempre ispirato la nostra azione al servizio delle istituzioni. Deve essere, però, subito chiara una cosa: non abbiamo firmato nessuna cambiale in bianco e il Movimento non rinuncia alla sua identità, tanto meno sul tema della giustizia. Il lavoro fatto con l’ex Ministro Bonafede è importantissimo. Pensiamo all’approvazione della nuova norma sul voto di scambio politico-mafioso, che, con l’aumento delle pene e il Daspo a vita, contrasta in modo efficace ogni infiltrazione della mafia all’interno della politica. Abbiamo dotato il Paese di una legge anticorruzione apprezzata a livello internazionale e abbiamo imposto la trasparenza nella gestione dei partiti e delle fondazioni collegate ai partiti. Abbiamo con orgoglio portato avanti una battaglia contro l’ingiustizia, con la sospensione della prescrizione dopo la sentenza di primo grado, battaglia che anche l’Europa ha apprezzato. Non solo: con il codice rosso abbiamo introdotto una corsia preferenziale per le indagini che riguardano casi di violenza su donne e bambini, e abbiamo introdotto norme più severe e nuovi reati, come, ad esempio, il “revenge porn”. Proprio in un momento in cui il “lockdown” ha aggravato la condizione di tante donne, non possiamo smettere di lavorare ogni giorno per tutelarle.
Grazie all’impegno dell’ex Ministro Bonafede e del Movimento 5 Stelle, abbiamo migliorato le misure relative al contrasto dello spaccio di stupefacenti attraverso siti web e, dopo la tragica vicenda di Willy, che tutti ricordiamo, con la “norma anti-rissa” abbiamo rafforzato il cosiddetto “Daspo urbano”. Grazie al nostro lavoro abbiamo fatto sì che chi introduce o detiene indebitamente telefoni cellulari all’interno delle carceri verrà ora sanzionato penalmente. Ulteriore conquista di civiltà per i cittadini è certamente rappresentata dalla nuova norma sulla class action, grazie alla quale finalmente i cittadini possono associarsi per far valere i loro diritti. Sono depositate, poi, alla Camera e al Senato le riforme del processo civile e penale, per ridurre drasticamente i tempi della giustizia, e la riforma del CSM e dell’ordinamento giudiziario, per separare nettamente la politica dalla giustizia ed eliminare le derive del cosiddetto “correntismo”. Questi sono tutti passi fondamentali per difendere la legalità e altrettanto sono fondamentali anche in prospettiva del “Recovery”. In questo senso importante sarà l’impegno imminente sul processo civile. Non è un caso, Presidente, che nel piano elaborato con l’ex Presidente Conte abbiamo previsto 2 miliardi proprio per il comparto giustizia, che vanno ad aggiungersi al miliardo e 10 milioni stanziati in legge di bilancio per l’innovazione della giustizia. Tre sono gli obiettivi principali: rendere il processo più rapido ed efficiente, avere più fondi per la nuova edilizia giudiziaria e smaltire l’arretrato grazie a nuove professionalità; sono obiettivi che vanno portati avanti senza se e senza ma. A tal proposito ricordiamo il “piano Bonafede” sulle assunzioni, un piano che non ha precedenti. Questi risultati vanno tutti a vantaggio dei cittadini e sono obiettivi che intendiamo difendere e di cui l’Italia deve essere fiera perché, nonostante la grave emergenza che abbiamo vissuto, la giustizia è stata utilizzata come uno dei pretesti per una crisi di Governo, ma ora non può essere più utilizzata come terreno di scontro.
Presidente, noi sosterremo questo Governo con la lealtà che ci contraddistingue. Lealtà significa dire le cose in maniera chiara e trasparente. Queste riforme sono ormai conquiste di civiltà su cui non intendiamo arretrare». (Applausi dei Deputati del gruppo Movimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. «È iscritto a parlare il deputato Riccardo Zucconi. Ne ha facoltà».

RICCARDO ZUCCONI (FDI). Grazie, signor Presidente. Presidente Draghi, in un passaggio delle sue comunicazioni ha sostenuto l’importanza del turismo, rilevando, però, che è una filiera di aziende che dovrà cambiare radicalmente.
In altro passaggio è rimarcato che il sostegno dello Stato dovrà concentrarsi sulle aziende vitali e questo, visto l’operato del precedente Governo, ci preoccupa. Ancora, “alcune aziende potranno non riaprire”; signor Presidente, questo non è l’approccio giusto, soprattutto nel campo del turismo, dove le micro aziende, laddove si è sviluppato enormemente il settore extra alberghiero e del turismo esperienziale, hanno dimostrato di saper reggere in periodi normali la sfida dell’economia.
Allora, vogliamo che ci chiarisca se, intanto, quello del turismo viene considerato o meno un settore vitale e come si valuti il sistema di micro e piccole aziende che lo caratterizza, perché vorremmo che finalmente oggi fosse chiaro a tutti che quel sistema, sì, nelle proprie dimensioni, ha oggettivi tratti di fragilità, ma anche punti di forza, di duttilità, e che si valuti come esplichi una funzione sociale insostituibile che non può essere giudicata coi parametri classici del produttivismo. Come formiche di cui quasi non ci si accorge, finché non ti invadono casa, quelle micro imprese di albergatori e di ristoratori, i camping, i negozi di vicinato, le agenzie turistiche, i pubblici esercizi, i trasporti pubblici, ma anche i piccoli artigiani hanno saputo poi sviluppare un impatto occupazionale eccezionale rispetto al monte ricavi e rispetto ad altri settori; in realtà produttive sempre più robotizzate, il lavoro umano è invece una parte essenziale di quelle aziende. Quale importanza si attribuisce a questo dato oggettivo dal punto di vista dell’occupazione?
Presidente Draghi, crediamo che le sia del tutto evidente che gran parte del suo lavoro sarà tentare di rimediare ai danni causati al Paese dal precedente Governo e in questo lei ha tutta la nostra fraterna comprensione; del resto, l’episodio della mancata riapertura del comparto del turismo invernale è tragico ed esemplare, in questo senso. Comprendiamo, ma attendiamo proposte e precise linee di indirizzo nel rimarcare che il Governo Conte era sostenuto da quegli stessi partiti della sinistra che quei danni hanno prodotto e che sono, oggi, determinanti, essenziali e predominanti nel tenere in vita il suo Governo.
Lo ripetiamo, servono proposte e linee di indirizzo precise e chiare, come quelle fornitele dal Presidente Meloni in occasione del confronto avuto in fase di consultazione, come quelle che Fratelli d’Italia, già dall’inizio della legislatura, ha puntualmente presentato e che sono state totalmente ignorate, sulla riforma e l’irrobustimento del settore del turismo, sulla tassazione del web, sulle riqualificazioni delle strutture ricettive, sulla detassazione della fiscalità sul lavoro, sulla essenziale istituzione di un Ministero del turismo, che è una nostra proposta che vediamo oggi timidamente accolta, quando per anni è stata osteggiata e insabbiata. Avremmo molte altre proposte, che le forniremo, ma in questo caso vogliamo significarle che coerenza, competenza, lealtà alla patria e alle istituzioni, impegno e lavoro sono ciò che connoterà l’azione di Fratelli d’Italia nello svolgere un ruolo come forza di opposizione al suo Governo. Dunque, Presidente, auguriamoci reciprocamente un buon lavoro». (Applausi dei Deputati del gruppo Fratelli d’Italia).

PRESIDENTE. «Colleghi, vi chiedo di indossare correttamente la mascherina, coprendo naso e bocca, e di evitare assembramenti. Colleghi … colleghi del Movimento 5 Stelle … ».

PRESIDENTE. «È iscritto a parlare il deputato Claudio Borghi. Ne ha facoltà».

CLAUDIO BORGHI (LEGA). Signor Presidente, quante volte in passato, nel suo vecchio ruolo, avrei voluto parlarle, eccola qui; adesso, mi fa un certo effetto vederla in quella sedia. Come forse saprà, non sono stato tenero col suo predecessore e sono contento di voltare pagina; d’altra parte, a differenza di molti laudatores dell’ultima ora, io non ho dovuto cancellare nulla sui social, l’ho criticata quando pensavo fosse giusto farlo e l’ho applaudita quando pensavo lo meritasse.
Lei, oggi, ci domanda fiducia e in cambio le è toccato ascoltare ore delle nostre richieste e altre ne ascolterà. Aggiungo brevemente le nostre che iniziano dalla più importante di tutte, signor Presidente: occorre ripristinare le libertà costituzionali e un corretto funzionamento della democrazia (Applausi dei Deputati del gruppo Lega-Salvini Premier). Traduco: basta chiudere persone o aziende con DPCM o, peggio, con dirette Facebook o comunicati stampa; riportiamo tutto in Parlamento, nell’alveo istituzionale, e condividiamo le scelte.
Altro punto fondamentale: la fine dell’austerità; c’è un Paese da ricostruire, abbiamo purtroppo molti disoccupati e molte cose utili da fare, quindi, spesa buona, ad alto moltiplicatore; mancano solo i soldi, ma, chi meglio di lei per trovarli? Vede, io sono un appassionato d’arte e so che la firma è il segno di chi crea, qui leggo la sua, quindi, ci siamo capiti…
Poi parlerà il mio collega Bitonci sull’aspetto fiscale, ma c’è un aspetto di questo tema che mi preme ricordarle: le tasse sulla casa. Io lo so che le “country specific recommendations” del 2019 per il nostro Paese richiedevano un aumento della tassa sulla casa, mediante cambio degli estimi catastali. Ebbene, questa è una delle tante cose sbagliate che in passato l’Unione europea ci ha chiesto e che sono state accettate acriticamente; cambiamo direzione anche in questo caso. Non ci deve essere tassazione senza reddito; se ci sono tante persone in questo momento disoccupate, ma che hanno la casa, io non posso pagare le tasse vendendo l’abbaino o vendendo un bagno (Applausi dei Deputati del gruppo Lega-Salvini Premier). Quindi, lasciamo da parte questo tema.
Altra cosa, le pensioni; “quota 100” è stata probabilmente venduta molto male dal punto di vista della conoscenza. Confidiamo su di lei per spiegare che, se il sistema è contributivo, non si regala niente a nessuno con flessibilità per andare in pensione, perché uno decide di andare in pensione prima, i contributi sono i suoi, sempre quelli si riprende, si prenderà una pensione più bassa per un tempo maggiore, è solo una questione attuariale. Quindi, le chiediamo di spiegarla bene questa cosa, perché in passato all’estero è sempre stata percepita come un regalo. Non c’è nessun regalo nella flessibilità di uscita di un sistema pensionistico contributivo.
A lei e al Ministro Franco – non lo vedo qui, ma che piacere vedere una persona competente al Ministero dell’Economia (Applausi dei Deputati del gruppo Lega-Salvini Premier) – spetta una doverosa operazione verità sui conti. Crediti garantiti: sono 130 miliardi, mi risulta siano coperti per 7; secondo me non torneranno indietro in questa misura. Il patrimonio destinato, non appena si inizierà a utilizzarlo, produce debito; i crediti di imposta sono meno gettito futuro, le tasse differite, i milioni di cartelle esattoriali, a meno che non vogliamo pensare di farle avere di colpo sulla testa di persone che sono in questo momento disoccupate senza la possibilità di pagarle, in qualche maniera un calo di gettito lo daranno; quindi, mi aspetto pulizia sui conti. Quello che io avevo chiamato un monte sotto il tappeto, ecco, scopriamolo e facciamo pulizia: chi meglio del ragionier Franco, professore, ragioniere in quanto ex Ragioniere generale, per poter fare questa operazione?
Mi aspetto, inoltre, poi, che lei ci riporti fra gli Stati adulti dell’Unione europea, quindi, senza bisogno di domandare soldi a fonti di emergenza, tipo il “MES”, di cui, peraltro, mi aspetto che essendo divenuto inutile – il collega Faraone, il senatore Faraone ha detto che lei è il nostro “MES”, benissimo – quindi, essendo divenuto inutile, mi aspetto che non si ratifichi la riforma (e però questo spetta al Parlamento, quindi, non lo dico a lei, lo dico ai miei colleghi), ma anche, e qui, signor Presidente, ho colto con molto favore l’accenno nel suo discorso, che si apra una riflessione sulla parte prestiti del Recovery Fund, perché, ora che non c’è più bisogno di fare propaganda con i 209 miliardi e così via e dato che, adesso, il MES non è conveniente, parimenti non sono convenienti quei prestiti. Per cui mi aspetto che si apra una riflessione su quello e si faccia come la Spagna, il Portogallo e gli altri Paesi – tra virgolette – “adulti” che hanno pieno accesso ai mercati e, quindi, non hanno necessità di indebitarsi con l’Unione europea.
In quest’ottica, quella di un nuovo patto di reciproco rispetto fra Parlamento e Governo, sono certo che converrà con me che non può domandare a questa Assemblea, nella sua attuale composizione, oltre che adesione a dogmi (per quelli ci sono le religioni, quindi lasciamo perdere), ma anche richieste di cessione di sovranità. Perché, anche a prescindere dalla stessa possibilità costituzionale di cedere sovranità (l’articolo 11 parla di limitazioni in condizioni di parità) c’è qualcosa di più grande di me e di lei ed è la democrazia, che impone il rispetto della volontà popolare. Vede, 500 su 630 componenti di questa Camera sono stati eletti con programmi che prevedevano semmai i recuperi di sovranità. Sì, Presidente, chiudo. Pertanto, sono convinto che converrà con me. E, guardi, non le cito dal programma del Movimento 5 Stelle del 2018, sennò le faccio salire lo spread e, quindi, direi che è meglio evitare. Quindi, sono convinto che concorderà con me, se dico che, su questioni di tale rilevanza, sarà necessario passare per il massimo esercizio di democrazia ovvero le prossime elezioni.
Nell’attesa di queste, ci rappresenti con orgoglio, serva la patria con la capacità che tutti le riconoscono e porti nel mondo il nostro interesse nazionale! Lei ha detto – e chiudo, signor Presidente – che non c’è sovranità nella solitudine; c’è solo l’inganno di ciò che siamo, nell’oblio di ciò che siamo stati. Magari è anche vero, io sono di Como, confino con la Svizzera e non so se gli svizzeri si possono definire non sovrani o soli ma sia pure; il fatto è che fino a ieri l’impressione non è stata di condivisione di sovranità, ma di sottomissione. E io dico che non c’è sovranità nella sottomissione; c’è solo l’inganno di mostrare … ».

PRESIDENTE. «Deve concludere».

CLAUDIO BORGHI (LEGA). « …com’è diversa – e chiudo davvero – una servitù che, per secoli, è stata inflitta alle nostre genti e che fu riscattata dal sangue dei nostri avi. La storia d’Italia è costellata di eroi, di santi, ma anche di traditori. Lei ha l’onore e la possibilità di riscattarci e diventare un eroe. Lo faccia e la forza della Lega la sosterrà. Lo faccia e io sarò con lei in tutto e per tutto».

PRESIDENTE. «Grazie… ».

CLAUDIO BORGHI (LEGA). «Tradisca quel tricolore per qualsiasi altra bandiera e saremo implacabili!».

PRESIDENTE. «Grazie, collega … ».

CLAUDIO BORGHI (LEGA). «Noi siamo qui ogni giorno a lavorare con lei, a ricordarle il suo dovere e la sua missione». (Applausi dei Deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

PRESIDENTE. «È iscritto a parlare il deputato Emanuele Fiano. Ne ha facoltà».

EMANUELE FIANO (PD). «Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, signor Presidente del Consiglio, non starò qui a darle delle lezioni di economia, diciamo. Personalmente credo di aver coltivato, nel tempo lungo che ho dedicato nella mia vita alla politica, la convinzione che non esista una distinzione vera tra ragione e sentimento, quando operiamo per la res publica. Ho percepito che ella, nella giornata di ieri, rivolgendosi ai colleghi senatori della Repubblica, esplicitando la sua emozione per l’ingresso in quella sala, abbia dimostrato quanto questa umanissima congiunzione valga sempre. Sembrerà strano che io mi rivolga a lei con questo argomento, riconosciuto economista di valore mondiale, tecnico, come usa dirsi oggi nella comunicazione pubblica, e che dovrebbe dunque rappresentare l’emblema della massima razionalità applicabile alla risoluzione dei problemi, l’emblema della freddezza, anche di calcolo, considerando questa dimensione in parte desueta nella relazione politica. Lo faccio, di citare quel suo incipit, anche perché considero che le scelte, che hanno fatto i partiti ed i gruppi, che hanno scelto di appoggiare il Governo da lei presieduto, lo hanno fatto, superando storiche e persistenti differenze di impostazione politica e culturale, perché lo hanno fatto in ragione di un sentimento di necessità, di unità e di coesione nel momento dell’emergenza, che può pervenire solo da una nuova interpretazione del senso della politica. Qui serve non solo la razionale ragione di parte, ma solo e soprattutto il sentimento di appartenenza ad un medesimo destino.
È già capitato in questo Paese in altre fasi molto difficili. È successo con il compianto Carlo Azeglio Ciampi, è successo con Mario Monti. A me sembra che noi si stia inaugurando una fase diversa da quelle, una fase di definitiva sconfitta, signor Presidente, nel nostro Paese, dell’ubriacatura populista e della irrazionalità colorata di politica.
Lei ha compiuto, per quella che è la mia modesta opinione, tre apprezzabilissimi sforzi nel suo discorso programmatico, oltre a moltissime questioni di merito, di cui hanno già parlato in molti.
Uno, ha sottolineato – non era d’obbligo, essendo questo implicito – il ruolo del Parlamento come referente legislativo, non notarile, delle difficili e programmatiche scelte che dovrà prendere questo Governo.
Due, ella ha citato la politica non come sconfitta, ma come protagonista. Premesso che io penso che sconfitte politiche ci siano state, lei ha detto una cosa semplice e centrale. La politica deriva da polis, dalla comunità; non deriva da partito, la parte, senza affatto disdegnare che la politica sia anche scegliere una parte. La domanda che ci viene posta e che ci è stata posta, quando abbiamo scelto noi, come Partito Democratico, di aderire a questo progetto: le differenze tra noi possono convergere sulle priorità decisive per disegnare il futuro del Paese? Questo non è solo il quesito che si pone al suo Governo, che nasce anche grazie all’autorevole presenza in campo del Presidente Mattarella, a cui va ovviamente il nostro deferente saluto, ma il quesito che si pone alla politica: che cosa siamo disponibili a cedere della nostra sovranità di parte per un interesse superiore? La politica – lo si legge anche nelle righe del suo intervento – sarà protagonista. Tutto ciò che decideremo saranno scelte politiche; le indicazioni che lei ha già fornito inducono scelte politiche; le scelte strutturali sulla sanità pubblica, sulla transizione ambientale, su quella digitale, sul mercato del lavoro, sulla fiscalità, sulla giustizia, sul funzionamento dello Stato, tutto decide della qualità della polis. Questa sfida è per lei, come scienziato dell’economia, ma ugualmente per noi, come politici. Il suo discorso al Parlamento e al Paese è semplicemente il discorso di un altro orizzonte, nella misura in cui chiama tutti noi ad una nuova fase, nella relazione tra l’urgenza e l’idea futura di Paese, tra il rammendo di oggi e l’ideale di domani. Questo è uno di quei momenti in cui tenere insieme due fattori.
Infine, terzo e ultimo punto, Presidente, e ho finito. Lei non ha voluto citare – credo qui per un sacrosanto rispetto istituzionale e anche, forse, per una gradazione delle urgenze – le necessarie riforme istituzionali. Noi, l’Italia, proprio per quella condivisa contrarietà ai due tempi della politica, di cui lei ha parlato, ne abbiamo bisogno. Sia per le necessità derivanti dal nuovo assetto dimensionale che avrà il futuro Parlamento, sia per le necessità di ragionare sulla legge elettorale migliore che possa dare rappresentatività al popolo italiano ed efficienza contemporanea di Governo, noi non possiamo abbandonare questi temi sine die. Conosciamo le urgenze impellenti del Paese, ma sappiamo anche che una macchina, che debba cogliere obiettivi decisivi, ha necessità di essere efficiente. La democrazia deve essere giusta, trasparente, solida, rappresentativa, ma anche funzionante».

PRESIDENTE. «Concluda».

EMANUELE FIANO (PD). «Noi, detto questo, signor Presidente, le auguriamo buon lavoro e saremo al suo fianco». (Applausi dei Deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. «È iscritta a parlare la deputata Michaela Biancofiore. Ne ha facoltà».

MICHAELA BIANCOFIORE (FI). «Grazie, Presidente. Presidente Draghi, il suo discorso di insediamento ieri, al Senato, traboccava di emozione, tradendo il profilo dell’uomo rispetto alla più nota capacità del super tecnico, una cifra umana che dovrebbe essere di esempio ai tanti che si sono avvicendati prima di lei su quella sedia, con la spocchia di chi aveva scalato la cima del potere, a fronte di chi ne sente e ne conosce la responsabilità. Un discorso gravido, lasciatemi dire, di italianismo – qualcuno ha parlato ieri di nascita dell’unione italiana – e, quindi, evidentemente di europeismo. È qui il caso di ricordare che non si può essere italiani senza essere europei; non c’è Europa senza Italia; non dimentichiamo mai che la firma del trattato avvenne a Roma, perché l’Italia è Paese fondante dell’Unione europea.
C’era un ragazzo nella mia terra, il Trentino-Alto Adige, dove Italia non è una parola qualunque, patria di De Gasperi e della sua intuizione del mercato unico e dell’autonomia speciale, un ragazzo, Antonio Megalizzi (Applausi dei Deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente), che diceva che la sua passione era l’Europa, ma era chiamato “Antonio l’italiano” e che, per amore di quell’Europa dei popoli, dell’unione fra genti e cultura e della pace, ha trovato la morte per mano di chi quegli ideali voleva soffocarli. Oggi sarebbe orgoglioso, Presidente, di quello che stiamo realizzando, perché il sogno del partito della Nazione era il suo sogno.
Ma noi europei, Presidente Draghi, portiamo molte colpe per aver rinunciato a diventare gli Stati uniti d’Europa, come rilanciò il Presidente Berlusconi, affossando il progetto di Costituzione europea che aveva un preambolo di Tucidide, che oggi è l’emblema del suo Governo: uniti nelle diversità. Ma mi si lasci dire che la politica ha perso tempo; il popolo italiano aveva intuito prima qual era la strada, non consegnando la vittoria a nessuno degli schieramenti nel 2018 e, quindi, indicando la via dell’unità nazionale. Lei, accettando l’incarico, mi ha convinta, perché ha raccolto quella volontà popolare, facendola il Governo del Paese.
E mi ha molto colpito nel suo esordio quando ha mostrato rispetto per il Parlamento italiano in quanto rappresentante di quella volontà troppo spesso dissacrata. È per questo stesso motivo, Presidente Draghi, che le chiedo di tenere presente nel suo mandato che il programma del mio centrodestra, coalizione del buonsenso richiamato da Silvio Berlusconi, è l’espressione maggioritaria nel Paese e nelle regioni: “Fate presto, non c’è più tempo”, è stato il grido di dolore del quattro volte Premier Silvio Berlusconi, cogliendo la richiesta di speranza che esalava dal Paese. “La società nel suo complesso non può accettare un mondo senza speranza, ma deve, raccolte tutte le proprie energie e ritrovato un comune sentire, cercare la strada della ricostruzione. (…) Poiché l’inazione ha essa stessa conseguenze e non esonera dalla responsabilità”; citato, Mario Draghi al Meeting di Rimini.
Abbiamo lo stesso DNA, Presidente Draghi, e le nostre strade, quelle di Forza Italia e del Presidente Berlusconi e le sue, erano e sono destinate ad incrociarsi. Ha ragione e dunque è giunto il momento di accantonare le categorie della sinistra e della destra, di essere sopra, di sentirsi, anche se pro tempore, tutti parte della squadra dell’Italia. Le chiedo, però, Presidente, nel suo mandato di non affidarsi solo ai tecnici ma ai tanti politici detentori della creatività italiana. Questo è il momento delle idee e della visione, che sono la marcia in più dell’Italia. Siamo chiamati a giocare la partita delle partite, quella della vita sulla morte, la morte di ulteriori milioni di italiani da scongiurare e delle imprese e dell’economia, della democrazia e della libertà, delle quali, forse solo oggi, dopo tante restrizioni, capiamo il valore».

PRESIDENTE. «Concluda».

MICHAELA BIANCOFIORE (FI). «Un momento solo, Presidente. Distinti ma uniti, parafrasando il refrain social del lockdown. Fare squadra è il ritornello che più ho sentito uscire dalla bocca di ciascuno di noi in questo anno buio. Dalle città, dai paesi, dai borghi del nostro amato Paese, dalla mia Bolzano a Lampedusa hanno colpito tutti noi le immagini degli italiani che appesero in massa ai balconi e alle finestre le nostre bandiere tricolori, come il 2 giugno o quando vinciamo i mondiali. Per essere un po’ rock e non solo solenni, una canzone di Edoardo Bennato … ».

PRESIDENTE. «Collega, deve concludere».

MICHAELA BIANCOFIORE (FI). « … “Italiani”, dice: “Dicono di noi: (…) è vero, sempre guelfi e ghibellini, terroni e padani, (…) un po’cialtroni ed un po’ geniali, (…) schiavi del pallone (…) e al bar tutti allenatori, è vero libertari-libertini e a volte puritani, ma fortunatamente italiani”. Auguri Presidente e auguri alla nostra Italia». (Applausi dei Deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente)

PRESIDENTE. E’ iscritta a parlare la deputata Gilda Sportiello. Ne ha facoltà».

GILDA SPORTIELLO (M5S). Presidente, prendo la parola oggi perché credo che ci sia la necessità e soprattutto l’urgenza di parlare in maniera netta e chiara di Sud e di coesione territoriale. Questo Governo ha l’occasione di ripensare il nostro Paese e non di riportarlo alle condizioni in cui vivevamo prima della pandemia. Lo si può ripensare superando quelle contraddizioni e quelle disuguaglianze strutturali che nel nostro Paese non sono mai state risolte. Se vogliamo davvero fare questo e se vogliamo davvero che il Recovery Fund sia un’occasione non irrimediabilmente persa, allora dobbiamo partire tutti da una consapevolezza: che l’Italia non riparte in questo momento insieme, non riparte con le stesse possibilità e non riparte con gli stessi servizi. Sono i dati a parlare. Partiamo dai giovani, uno degli assi portanti del “Recovery Fund”. Nelle regioni del Mezzogiorno l’occupazione giovanile arriva al 29 per cento, un dato che non ha pari in Europa, e in questo dato non tengo conto di tutti quei giovani che nel tempo sono stati costretti – non lo hanno scelto – ad emigrare. Occupazione femminile, un altro asse portante del “Recovery Fund”: mentre in Italia, prima della pandemia più o meno si attestava intorno al 52 per cento, nelle regioni del Sud si arrivava al 29 per cento. Questo significa che sette donne su dieci nel Meridione non lavorano. Allora, guardiamo ai servizi per l’infanzia, agli asili, perché magari potrebbero aiutare l’occupazione femminile; invece anche qui la fotografia è impietosa. Mentre nelle regioni del Nord ci si attesta intorno al 33 per cento, che è la media europea a cui ci si avvicina e in alcuni casi addirittura la si supera, nelle regioni del Sud siamo lontanissimi da questa media e, addirittura, regioni come la mia Campania, toccano il minimo con il 7,6 per cento.
Ancora, la sanità: la pandemia ci ha dimostrato l’importanza di avere un servizio equo e garantito per tutti. Come “Movimento 5 Stelle”, da tempo proponiamo una revisione dei criteri di riparto dei fondi per la sanità per garantire l’erogazione dei livelli essenziali di assistenza su tutto il territorio nazionale, per garantire un’equità di accesso alle cure. Servono dei criteri che possano fotografare il reale bisogno, le reali situazioni e le reali esigenze, come ad esempio l’indice di deprivazione. Ancora, un altro tema: le infrastrutture. Ancora oggi, in quest’Aula, sentivo parlare di grandi progetti. In realtà, nelle regioni del Meridione bisogna partire dalla costruzione di una rete ferroviaria che ci permetta di viaggiare come in tutte le altre parti d’Italia. Bisogna potenziare il trasporto pubblico locale, bisogna manutenere strade, autostrade, rafforzare la rete idrica e investire in edilizia pubblica residenziale. A peggiorare questo quadro che è già così difficile, voglio darvi un ultimo dato: l’80 per cento dei comuni in dissesto e pre-dissesto sono comuni del Mezzogiorno. Sgomberiamo subito l’idea che sia solo ed esclusivamente un problema territoriale o della classe politica dirigente, perché dietro questo dato ci sono delle scelte politiche che nel tempo hanno portato a una distribuzione iniqua delle risorse. Questo lo dice chiaramente il fatto che ancora oggi non abbiamo individuato ed approvato i livelli essenziali delle prestazioni che permetterebbero a tutto il Paese di viaggiare alla stessa velocità con gli stessi servizi (Applausi dei Deputati del gruppo Movimento 5 Stelle), invece ci rifacciamo ancora al criterio della spesa storica che non le risolve le diseguaglianze, le aumenta perché dà di più a chi già ha di più.
Il “Recovery Fund” non è un’occasione Presidente, è l’occasione, perché non possiamo chiedere all’Europa unità, solidarietà e coesione se, per primo, il nostro Paese è spaccato. Le risorse del “Recovery Fund” sono state divise tra gli Stati membri individuando dei criteri che portassero proprio allo scopo di risolverla la coesione sociale; quei criteri sono gli stessi che devono essere utilizzati anche per distribuire all’interno del nostro Paese le risorse del “Recovery Fund”. Allora, il Parlamento l’ha detto chiaramente, lo ha messo nero su bianco sia alla Camera che al Senato, dicendo che non basta la clausola del 34 per cento per risolvere il divario territoriale nel nostro Paese: bisognerà fare di più.
Presidente, siamo in un momento storico in cui tutto il Paese deve ripartire, ma questo Paese non potrà mai ripartire se prima il Mezzogiorno non recupera, ripartendo poi tutti insieme. L’Italia non può ripartire senza il Sud, ce lo dice la storia e noi ne siamo convinti e il Movimento 5 Stelle sarà sempre dalla parte di chi si batte per garantire gli stessi servizi, le stesse possibilità e gli stessi diritti in tutto il Paese». (Applausi dei Deputati del gruppo Movimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. E’ iscritta a parlare la deputata Wanda Ferro. Ne ha facoltà».

WANDA FERRO (FDI). «Presidente Draghi, Fratelli d’Italia non voterà la fiducia al suo Governo. È una scelta di coerenza con gli impegni che abbiamo assunto con gli italiani, ma anche rispetto a tutto ciò che abbiamo in qualche modo sempre avuto come posizione di dissenso e che abbiamo mantenuto verso le scelte scellerate del precedente Governo, che purtroppo troviamo largamente rappresentato nella sua squadra. Vede, la sua riconosciuta autorevolezza non può sufficientemente mascherare i limiti di molti dei suoi Ministri. Il suo doveva essere il Governo dei migliori, ma accanto a lei sono seduti importanti rappresentanti di quella soap opera che è stato l’ultimo Governo Conte, che è crollato sotto il peso dei propri fallimenti. Il Ministro Speranza, quello della disastrosa gestione dell’emergenza sanitaria, dello scandalo del piano pandemico e dell’assoluta mancanza di trasparenza sui dati sanitari; la Ministra Lamorgese, che durante il lockdown inseguiva gli italiani con i droni mentre spalancava i porti agli sbarchi dei clandestini; il Ministro Di Maio. Vede, Presidente Draghi, io credo che se Platone e Aristotele, teorizzando la forma di governo dell’aristocrazia, quindi il Governo dei migliori, avessero immaginato di vedere ventiquattro secoli dopo seduto accanto a lei il Ministro Di Maio, avrebbero bevuto entrambi la cicuta come Socrate (Applausi dei Deputati del gruppo Fratelli d’Italia).
Presidente Draghi, sono certa che se lei avesse potuto scegliere liberamente la sua squadra avrebbe fatto scelte del tutto differenti; avrebbe voluto accanto a lei in questa difficile sfida profili rispondenti per capacità al merito e non alla necessità di accontentare i singoli partiti o correnti all’interno dei partiti.
Magari avrebbe scelto qualche donna in più, visto che la sinistra, femminista a parole, mortifica l’impegno delle donne quando c’è da affidare ruoli di responsabilità e di prestigio. Comprendo il suo sforzo, siamo addirittura solidali con lei per la sua capacità di accettare dolorosi compromessi pur di rispettare il mandato del Presidente Mattarella, ma sono proprio qui le ragioni del nostro “no”, nel metodo della nascita di questo Governo, nel quale lei ha dovuto necessariamente far rispecchiare un Parlamento diviso, privo di una maggioranza coesa e capace di esprimere un programma di Governo chiaro e organico. Per questo chiedevamo di andare al voto, di dare la parola ai cittadini, come si fa in ogni democrazia quando si presenta una crisi politica. La pandemia è stata solo un pretesto per non tornare alle urne. I partiti come il PD, che consideravano improponibile votare per il rinnovo del Parlamento a causa del rischio sanitario, chiedono il voto dove hanno una convenienza, come sta avvenendo per le regionali in Calabria. Insomma, pare che il PD abbia scoperto una nuova variante del COVID che colpisce durante le elezioni politiche e mai durante quelle amministrative. La sensazione è che per molti di coloro che sostengono il suo Governo, più che lo spirito di salvezza nazionale abbia contato, in qualche modo, il personale istinto di sopravvivenza. Presidente Draghi, lei non ha la forza e la legittimazione popolare, ma su di lei si concentrano le aspettative e le speranze dell’Italia intera; questa è una grande responsabilità, ma è anche la sua forza, da cui dovrà trarre il coraggio dell’autonomia e delle scelte difficili. Nelle decisioni che andranno nell’interesse degli italiani, troverà in Giorgia Meloni e in Fratelli d’Italia i suoi alleati più leali, corretti e affidabili, alleati che non le chiedono prebende, poltrone, Ministeri, ma le chiedono soltanto di fare il bene e di avere coraggio; soprattutto, le chiedono di segnare una netta discontinuità con il Governo Conte, che, al netto del fumo mediatico, in qualche modo ha fallito nella gestione dell’emergenza sanitaria, nel contrasto alle ripercussioni economiche, mettendo in ginocchio interi settori della nostra economia e sperperando miliardi di spesa cattiva, nella quale voglio ricordare il reddito di cittadinanza, i banchi a rotelle, l’Expo di Dubai, tante marchette all’interno dei provvedimenti. Presidente Draghi, noi valuteremo nel merito i suoi provvedimenti, in materia di fisco, di sostegno alle imprese, di riapertura delle attività, della scuola aperta in sicurezza. Nelle sue dichiarazioni programmatiche molte cose non le condividiamo, ma vogliamo capire di più, capire che intende dire per sovranità nazionale, preoccupati di quell’idea delle imprese, in qualche modo una selezione naturale che dipenderà dalle scelte di questo Governo. E poi ci sono cose che non abbiamo sentito: l’impegno per il Sud. Il Sud non necessita più di assistenzialismo, ma di infrastrutture, di ambiente, di istruzione, di tutto ciò che può essere, in qualche modo, il “Recovery Plan”. E, ancora, avremmo voluto sentire un impegno sulla sicurezza, sul contrasto alle mafie, che deve essere prioritario, viste le ingenti risorse e, soprattutto, ciò che sta avvenendo già con le mascherine di Arcuri. Concludo Presidente, noi di Fratelli d’Italia certamente le auguriamo un successo nelle complesse sfide che attendono la Nazione, siamo dalla sua parte, da patrioti; non restiamo all’opposizione perché attendiamo di marciare sulle macerie dell’Italia, come qualcuno vorrebbe far credere, ma perché, in una democrazia compiuta, c’è bisogno di una opposizione seria e attenta, che sia da stimolo e faccia da sentinella a chi governa. Faremo opposizione con grande senso di responsabilità, come lo abbiamo già fatto con i precedenti Governi, in maniera seria, propositiva e costruttiva, ma soprattutto le auguriamo, Presidente Draghi, di avere compagni di viaggio altrettanto affidabili e responsabili». (Applausi dei Deputati del gruppo Fratelli d’Italia).

PRESIDENTE. «È iscritto a parlare il deputato Massimo Bitonci. Ne ha facoltà».

MASSIMO BITONCI (LEGA). «Grazie, Presidente, Presidente Draghi, Ministri, onorevoli colleghi. Ho ascoltato con attenzione il suo intervento di ieri al Senato e non posso che condividere i passaggi in cui lei parla, in tema di fisco, del sistema tributario come meccanismo complesso le cui parti si legano l’una all’altra. Non è una buona idea cambiare le tasse una alla volta, e, poi, una riforma fiscale segna, in ogni Paese, un passaggio decisivo; indica priorità, dà certezze, offre opportunità, è l’architrave della politica di bilancio. In questa prospettiva va studiata una revisione profonda dell’Irpef, con il duplice obiettivo di semplificare e razionalizzare la struttura del prelievo, riducendo gradualmente il carico fiscale e preservando la progressività. Come non essere d’accordo con lei, signor Presidente? I sistemi fiscali occidentali sono complessi, lo sono per attrarre a tassazione svariate basi imponibili, mantenendo ove possibile, come nel nostro sistema, i criteri di progressività richiamati dall’articolo 53 della Costituzione; ma il nostro sistema fiscale è divenuto talmente complesso e vessatorio per famiglie ed imprese che il total tax rate per PMI e professionisti supera il 64 per cento del fatturato. Secondo un recente studio di Confindustria, su 50 mila euro di fatturato si pagano 13.625 euro di saldo Irpef, 5.241 euro di acconto Irpef, 956 euro di addizionale regionale Irpef, 236 euro di addizionale comunale Irpef, 71 euro di acconto addizionale comunale Irpef, 53 euro di diritti di Camera di commercio, 1.689 euro di IRAP, 797 euro di acconto IRAP, 7.191 euro di contributi previdenziali, 3.779 euro di acconto sui contributi previdenziali; il totale dei versamenti è, quindi, pari a 33.248 euro su 50 mila, cifra che porta il total tax rate sopra la quota del 64,5 per cento (Applausi dei Deputati del gruppo Lega-Salvini Premier). Senza contare le imposte sul patrimonio come l’IMU, che colpisce seconde case, fabbricati commerciali, artigianali e industriali anche senza produzione di reddito. Imprenditori che pagano, unico caso al mondo, un’imposta che si chiama IRAP, che colpisce anche le imprese in perdita. Non sarebbe utile, Presidente, cancellarla, semplificando la base imponibile e trasformarla magari in un’addizionale regionale all’Ires? Come possiamo pensare, signor Presidente, che una partita IVA italiana possa essere concorrenziale e sopravvivere con tale imposizione? La riforma del sistema tributario, come da lei, Presidente, richiamato, segna in ogni Paese un passaggio decisivo e, assieme a questa, una necessaria semplificazione e sburocratizzazione degli adempimenti che costano a famiglie ed imprese, secondo uno studio della CGIA agli artigiani di Mestre, ben 57,2 miliardi di euro, e se a questi aggiungiamo anche i mancati pagamenti da parte dello Stato centrale e delle autonomie locali nei confronti dei propri fornitori, il cattivo funzionamento del nostro settore pubblico grava sul sistema produttivo italiano per quasi 100 miliardi di euro l’anno (Applausi dei Deputati del gruppo Lega-Salvini Premier). Semplificare e sburocratizzare, si può, signor Presidente. Si pensi solo al riordino delle esenzioni dei regimi preferenziali, così da alleggerire l’incidenza delle tax expenditures sul nostro sistema tributario. Il Rapporto annuale sulle spese fiscali 2020 ha censito, per la componente erariale, 602 voci, a fronte delle 533 del Rapporto annuale sulle spese fiscali 2019, in aumento per effetto delle agevolazioni introdotte nel corso della pandemia. A questo punto, non sarebbe opportuno discutere, per esempio, come in altri Paesi, di una no tax area comune per le diverse tipologie di reddito – da lavoro dipendente e assimilati, da pensione, e da lavoro autonomo – diretta ad esentare integralmente dal prelievo fiscale la quota di reddito necessaria per i bisognosi e per i componenti del nucleo familiare (Applausi dei Deputati del gruppo Lega-Salvini Premier)? Non sarebbe, questa, una reale misura di equità fiscale a favore dei più sfortunati e disagiati? Possiamo pensare ad alleggerire la tassazione dei redditi medi da 28 mila a 55 mila euro, che sono colpiti da un’Irpef troppo progressiva, che incide in maniera molto accentuata su queste famiglie. In questo caso è rispettato il dettato costituzionale, quando 29 milioni di italiani, il 49,9 per cento del totale, non ha redditi e l’evasione fiscale supera i 100 miliardi l’anno?
Non va meglio in tema di contenzioso tributario e del sistema di accertamento e riscossione delle imposte e tributi: il magazzino fiscale ha superato i mille miliardi; 50 milioni di atti e cartelle dell’Agenzia che ora sono sospesi, ma che dovranno essere inviati a breve, con una pandemia in corso, 450 mila cittadini che hanno perso il lavoro nel 2020, 300 mila imprese che hanno chiuso l’attività e un milione di posti di lavoro a rischio, quando ci sarà lo sblocco dei licenziamenti. Questi, signor Presidente, non sono evasori (Applausi dei Deputati del gruppo Lega-Salvini Premier), sono contribuenti che la dichiarazione l’hanno fatta, ma che, poi, non sono stati in grado di pagare le imposte.
Possiamo pensare, non a un condono – ripeto, non a un condono – ma a un nuovo patto con il fisco, una nuova stagione di transazione fiscale, di definizione del contenzioso, una nuova rottamazione, visto che sanzioni ed interessi in Italia superano il 200 per cento contro una media europea del 15 per cento.
Concludo, signor Presidente. Equità fiscale, riforma del fisco, testi unici rispetto alla progressività, riforma della giustizia tributaria e del processo civile, tax expenditure sulle detrazioni e deduzioni, semplificazioni fiscali e amministrative per la pubblica amministrazione e un fisco più amico: questo chiedono le nostre imprese, questo chiedono i nostri cittadini.
Presidente Draghi, nell’augurarle buon lavoro a lei e la sua squadra, le confermo che la Lega c’è e le darà il sostegno che ci porterà fuori da questa pandemia». (Applausi dei Deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

PRESIDENTE. «È iscritta a parlare la deputata Chiara Braga. Ne ha facoltà».

CHIARA BRAGA (PD). «Signora Presidente, signor Presidente del Consiglio, desidero ringraziarla per avere delineato, nel suo intervento, con grande nettezza, i tratti dell’azione del suo Governo che le confermano la fiducia e il sostegno leale del Partito Democratico e la riconoscenza per aver accolto, con senso di responsabilità, l’incarico affidatole dal Presidente della Repubblica.
Voglio concentrare i pochi minuti del mio intervento su due aspetti: il legame tra la gestione dell’emergenza, che ancora stiamo vivendo, e la costruzione del futuro e il saldo ancoraggio europeista del suo Governo. Si tratta di due aspetti strettamente correlati. La forza devastante della pandemia ha provocato cambiamenti profondi, non solo nella vita di tutti noi, ma anche nella capacità dell’Europa di rispondere con strumenti di protezione inediti, come SURE e nuove politiche di sviluppo, a partire dal programma “Next Generation EU”.
L’obiettivo della ricostruzione del Paese non potrà realizzarsi riproponendo ricette del passato, richiede un’autentica capacità di rigenerazione su basi nuove che, proprio nella visione europea, trovano fondamento, in particolare, nell’obiettivo strategico della neutralità climatica al 2050 e nell’orientamento di tutte le politiche economiche europee nella direzione degli obiettivi dello sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030.
Abbiamo ritrovato, nelle sue linee programmatiche, la piena coerenza con questa visione, a partire dall’avere delineato le competenze di un Ministero per la transizione ecologica e dall’impegno per l’inserimento in Costituzione del principio dello sviluppo sostenibile. Crediamo che il percorso, avviato con l’esperienza del Governo guidato dal Presidente Conte, debba proseguire con ancora maggiore determinazione, per realizzare una nuova stagione di sviluppo ambientalmente sostenibile e socialmente desiderabile. Un salto in avanti che permetta di superare steccati ideologici e di realizzare, nella concretezza delle politiche, azioni realmente in grado di accompagnare questa transizione.
Economia circolare che non è solo corretta gestione dei rifiuti, ma un grande piano per le energie rinnovabili e l’efficienza energetica, politiche industriali in tutti i settori che facciano della sostenibilità ambientale un punto di competitività e di crescita occupazionale. L’ex Ilva di Taranto è per noi l’emblema di un modello che abbiamo iniziato a perseguire: produrre acciaio pulito impiegando idrogeno per salvaguardare produzione e lavoro e realizzare urgentemente la riparazione e la bonifica dei danni ambientali e sanitari ereditati dal passato.
Un progetto organico di sostegno alla trasformazione ecologica del settore agricolo e della pesca, attraverso processi di digitalizzazione, innovazione e ricerca, per concorrere agli obiettivi climatici, per produrre cibo sano e di qualità, in coerenza con la strategia europea “Farm to Fork”.
Politiche a tutela della biodiversità, come lei opportunamente ha ricordato, signor Presidente, per prevenire l’impatto dei cambiamenti climatici di nuove future epidemie, a partire dalla straordinaria ricchezza dei parchi e delle aree protette. Risorse e strumenti per la messa in sicurezza dei territori e dei corsi d’acqua e la prevenzione del dissesto idrogeologico; una nuova stagione di politiche per le città che affronti insieme il tema della rigenerazione fisica, della riorganizzazione degli spazi, dei tempi, di nuove politiche dell’abitare. E i tempi sono più che maturi per una nuova normativa sulla rigenerazione urbana e per una legge nazionale a tutela del suolo, anche rilanciando, al riguardo, una forte iniziativa europea. La ripresa del Paese potrà avvenire solo colmando divari territoriali che frenano le molte energie inespresse, che rappresentano fattori di disuguaglianza, che colpiscono soprattutto le donne e i giovani.
Ricomporre la frattura tra Nord e Sud del Paese, ma anche tra aree interne, aree montane e rurali e città e, nelle stesse città, tra centri e periferie. Abbiamo strumenti importanti: penso alla strategia delle aree interne e i contratti istituzionali di sviluppo, alla fiscalità di vantaggio per il Mezzogiorno, che devono essere rafforzati. E poi, signor Presidente, un appello accorato per quei territori che vivono una doppia emergenza: la pandemia che si somma alla distruzione causata da terremoti e calamità naturali, in particolare nel centro Italia.
Gli investimenti in infrastrutture per una sostenibilità che si basi su regole chiare e stabili, che garantiscano efficienza e velocità, insieme a trasparenza e legalità. La transizione ecologica non sarà un pranzo di gala, come tutti i processi veri di cambiamento non sarà neutra. L’obiettivo della decarbonizzazione avrà un impatto su interi settori produttivi e noi non ci accontentiamo di annunciare obiettivi: da vera forza riformista saremo al suo fianco per governare questo processo, per accompagnare la trasformazione del lavoro, consegnare alle generazioni future un buon pianeta e proteggere coloro che sono più esposti agli impatti di questo cambiamento.
Per questo condividiamo lo sforzo sulla riforma della pubblica amministrazione e crediamo che il PNRR sia un importante banco di prova. Il nostro non sarà solo un sostegno politico parlamentare, ma una fattiva collaborazione con lei e i suoi ministri, per gestire, con le nostre scelte e i nostri atti, misure all’altezza della difficoltà di questa fase. Metteremo a disposizione la nostra competenza, la nostra lealtà e anche qualcosa di più: l’esercizio delle funzioni parlamentari con disciplina e onore, che significa chiudere la stagione dei tatticismi e dei narcisismi e affrontare insieme, in questa fase inedita e dolorosa … ».

PRESIDENTE. «Concluda».

CHIARA BRAGA (PD). « … per guardare al presente e prepararsi al futuro, come lei ci ha indicato. Buon lavoro, Presidente». (Applausi dei Deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. «È iscritta a parlare la deputata Deborah Bergamini. Ne ha facoltà».

DEBORAH BERGAMINI (FI). «Presidente Draghi, benvenuto nell’Aula di Montecitorio.
Lei ieri ha pronunciato un discorso, non soltanto programmatico, ma anche fortemente identitario. Lei ha richiamato le forze politiche all’unità, alla responsabilità, in ordine alla salvaguardia del Paese e ha scelto di ricordare a tutti la bellezza e la forza dell’essere italiani: da qui dobbiamo ripartire (Applausi dei Deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente).
Ci è molto chiaro che lei intende imprimere un cambio di passo all’Italia e Forza Italia è con lei, perché noi vogliamo esattamente la stessa cosa. Per riuscirci abbiamo bisogno di un’Italia più forte e più rappresentativa in Europa.
Vogliamo meno Vie della Seta, più tutela del made in Italy e più accordi, come il CETA, che aiutano il nostro export.
Abbiamo apprezzato molto il suo riferimento all’atlantismo e all’europeismo, Presidente Draghi, non solo per questioni di cultura e di valori di appartenenza, ma anche per questioni economiche. La nostra bilancia commerciale con gli Stati Uniti è più che positiva: gli Stati Uniti comprano da noi il triplo di quello che noi compriamo da loro. Per non parlare di Francia e Germania, i nostri principali partner commerciali, ai quali il nostro export vende moltissimo. Non altrettanto si può dire della Cina, invece, che vende a noi molto più di quanto noi riusciamo a vendere, a lei. Ecco, noi vorremmo che il focus della politica estera italiana fosse riportato sul tema del commercio, sul tema dell’export, del turismo e di tutto ciò che rende grande l’immagine dell’Italia nel mondo.
Vogliamo salvaguardare le imprese italiane dall’applicazione di normative penalizzanti come, per esempio, la direttiva Bolkestein. Vogliamo contribuire a che l’Unione Europea superi la sua dimensione intergovernativa, per approdare, finalmente, a una vera dimensione comunitaria, senza la quale non ci sarà Europa. Per riuscirci dobbiamo lavorare molto, senza distrazioni, perché sappiamo che, fra l’altro, il nostro cammino è in salita, non tutti in Europa confidano nelle virtù degli italiani. Però, pensiamo che anche l’Europa, esattamente come l’Italia, debba cambiare passo, debba cambiare visione, debba cambiare progettualità e anche governance. Quella di oggi è un’Europa ancora troppo composita, ancora troppo fragile. Il traino franco-tedesco non è stato sufficiente a darle la forma giusta.
È un’Europa che, se guarda indietro, vede ancora scarsa propensione alla solidarietà, un’armonizzazione ancora tutta da fare in temi importanti come il fisco, la difesa comune, la competizione interna, e che vede anche una politica estera comune pressoché inesistente, dove l’unico vero successo è stato quello dell’allargamento e anche quello con qualche ombra. Se guarda avanti, l’Europa si scopre disorientata, ancora incerta se la tragedia della pandemia si rivelerà un’occasione di ripartenza o un’opportunità già perduta. All’Europa, l’Italia, con la nascita di questo Governo, ha saputo dare un grande esempio di ripartenza: forze politiche da sempre contrapposte hanno sacrificato qualcosa di sé per un percorso comune, momentaneo certo, ma necessario».

PRESIDENTE. «Concluda».

DEBORAH BERGAMINI (FI). «Sto per concludere. Anche l’Europa ha bisogno di rivoluzioni come quella che sta avvenendo qui in Italia e che nascono da capacità specifiche: ha bisogno di più Italia. Lei, Presidente, ha detto che l’Italia è necessaria all’Europa come l’Europa lo è all’Italia, e Forza Italia, che è un movimento europeista sin dalla sua fondazione, non può che essere con lei nel sottolineare questo senso di reciprocità. I nostri valori, la nostra appartenenza alle radici europee, ci spingono a sostenere l’operato del suo Governo, affinché l’Italia possa recuperare il suo protagonismo in Europa e tornare al tavolo dei fondatori con l’onore che le spetta. Buon lavoro». (Applausi dei Deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente).

PRESIDENTE. «È iscritta a parlare la deputata Baldino. Ne ha facoltà».

VITTORIA BALDINO (M5S). «Grazie, Presidente. Colleghe e colleghi, rappresentanti del Governo, Presidente Draghi, ieri ho ascoltato con molta attenzione le sue comunicazioni e devo dire che la sua preoccupazione è anche la nostra. Noi tutti, infatti, dobbiamo chiederci e ci siamo chiesti se abbiamo fatto e stiamo facendo abbastanza per le future generazioni, perché condivido il suo pensiero: ogni spreco, ogni torto che facciamo loro è una sottrazione dei loro diritti e, quindi, del loro benessere. È con questo spirito che il Movimento 5 Stelle si è affacciato nelle istituzioni e ha governato il Paese per tre anni ed è con questo spirito che, anche in una situazione senza precedenti per l’Italia e per tutta la comunità internazionale, abbiamo deciso di raccogliere l’appello del Presidente Mattarella. Lo abbiamo fatto, però, a condizione di non fare alcun passo indietro rispetto alla nostra identità e rispetto agli obiettivi già raggiunti. Abbiamo governato questo Paese per tre anni nel momento più difficile e possiamo andare fieri e orgogliosi di averlo fatto sempre con l’unico obiettivo di pensare al bene del Paese, mai al nostro tornaconto politico. Presidente Draghi, se tra qualche decennio i nostri nipoti premieranno quelli che si sono tirati indietro, oppure quelli che oggi stanno scegliendo di essere protagonisti di questo delicato passaggio, dipende dagli obiettivi che il Governo da lei presieduto perseguirà e con quale visione: penso all’ambiente, al contrasto delle disuguaglianze, alla distribuzione della ricchezza, penso alla qualità del lavoro, penso al ruolo dell’Europa, penso alla coesione territoriale e al rilancio del Sud come volano per un intero Paese. La pandemia, infatti, ci ha svelato con chiarezza quali sono i punti di forza e i punti di debolezza del nostro sistema Paese e oggi abbiamo la possibilità di investire sui primi e limitare i secondi, sfruttando questa rinnovata stagione di solidarietà europea inaugurata con il Recovery Plan. Tuttavia, tutte le riforme che lei ha citato, tutti gli obiettivi strategici, che noi condividiamo e che sono contenuti anche nel Recovery Plan, passano necessariamente attraverso quella che secondo noi è la madre di tutte le riforme, cioè la riforma della pubblica amministrazione. Una pubblica amministrazione più veloce ed efficiente, più agile e snella è una garanzia per il rilancio del Paese e per l’attuazione degli investimenti, per il miglioramento della qualità dei servizi erogati e, quindi, per il miglioramento della qualità degli utenti, quindi dei cittadini italiani. Nel corso dell’emergenza la macchina amministrativa ha dimostrato una grande capacità di adattamento; grazie anche al massiccio ricorso allo smart working è riuscita comunque ad erogare i servizi essenziali e ha fatto un grandissimo sforzo per superare le proprie fragilità, dovute ad un basso livello di digitalizzazione e ad un basso livello di competenza digitale dei dipendenti pubblici. Per questo, grazie all’ottimo lavoro svolto dalla Ministra Dadone, che ringrazio, abbiamo ripensato il ruolo della pubblica amministrazione, rimettendo il cittadino al centro e avviando una serie di riforme che troveranno una sponda proprio con gli 11 miliardi del Recovery Fund, dedicati proprio alla pubblica amministrazione. Mi riferisco al potenziamento delle infrastrutture digitali, all’interoperabilità delle banche dati; mi riferisco alla mappatura dei procedimenti amministrativi, all’avvio di una nuova stagione di concorsi che potrà dare nuova linfa alla pubblica amministrazione grazie a quella staffetta generazionale tra esperienze maturate e nuove competenze. Mi riferisco al potenziamento e alla regolamentazione del lavoro agile, questa nuova modalità di organizzazione del lavoro su cui noi crediamo tantissimo, grazie agli innumerevoli vantaggi in termini di qualità e di quantità del lavoro, di sostenibilità ecologica, in termini di produttività del lavoro. Ma, qui dobbiamo dirlo, le amministrazioni pubbliche si sono trovate rapidamente a dover convertire, scoprendo ben presto i vantaggi e gli svantaggi. Quindi, riteniamo che bisogna, comunque, proseguire nel solco già tracciato di una regolamentazione, cogliendo l’opportunità della pandemia che non ha fatto altro che, in qualche modo, accelerare alcuni processi. Per questo, il nostro sarà un contributo leale, ma sarà un contributo vigile e condizionato al perseguimento degli obiettivi a cui il Movimento ha subordinato il nostro ingresso in maggioranza. Il suo Governo, come il precedente, dovrà affrontare la duplice sfida epocale della ricostruzione del Paese, ma anche della gestione dell’emergenza, che, dobbiamo dirlo, ancora non è finita: dobbiamo fare presto. Questo è il momento, quindi, di anteporre la logica del bene comune alla promozione personale, la logica del noi alla logica dell’io, raccogliendo anche il recente invito di Papa Francesco ai partiti politici. Noi siamo pronti, consapevoli della delicatezza del momento e delle scelte da assumere qui ed ora per il futuro dei nostri figli, e in questo “qui ed ora” il Movimento farà sentire forte la propria voce. Concludo, Presidente, augurandole buon lavoro, in bocca al lupo a lei e soprattutto all’Italia». (Applausi dei Deputati del gruppo Movimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. «È iscritto a parlare il deputato Tommaso Foti. Ne ha facoltà».

TOMMASO FOTI (FDI). «Signora Presidente e signor Presidente del Consiglio, in questi giorni c’è stato un revival sui media, ma non solo, volto a ricordarci “Patria”, “Italia”, quasi che alla nostra parte politica, quella di Fratelli d’Italia, questi fossero sconosciuti o li dovessimo rinverdire. Ebbene, mi sia consentito di dire che la destra politica è stata una forza parlamentare che dal 1948 ha occupato questi banchi, non è una parentesi elettorale e non ha certo peccato sotto il profilo di portare l’italianità in politica. Lo abbiamo fatto, negli anni Cinquanta, nella battaglia vittoriosa per Trieste che tornava all’Italia (Applausi dei Deputati del gruppo Fratelli d’Italia); l’abbiamo fatto alla fine degli anni Settanta, contro il Trattato di Osimo, che regalava terre italiane all’ex Jugoslavia; l’abbiamo fatto nel 2004, signor Presidente del Consiglio, quando ci siamo battuti per l’approvazione di una legge che desse dignità ai martiri delle foibe (Applausi dei Deputati del gruppo Fratelli d’Italia) e riconoscesse il sacrificio delle vittime dell’esodo istriano giuliano dalmata. Ma le dirò di più, perché questi banchi hanno visto personaggi che si sono alternati, che alla bandiera di partito hanno sempre anteposto la bandiera tricolore. Vede, signor Presidente del Consiglio, sia ben chiaro: nessuno ci può dare lezioni anche sul fatto di aver tenuto in alto quella bandiera; l’abbiamo fatto in periodi in cui legittimamente, ma all’opposto di noi, altri ritenevano e pensavano che la riscossa del popolo passasse dal trionfo di un’altra bandiera, la bandiera rossa (Applausi dei Deputati del gruppo Fratelli d’Italia)! E dirò di più: anche rispetto al recupero alla comunità nazionale del senso e del valore di patria, eravamo in pochi, a destra, che chiamavano l’Italia “Patria”.
Siamo lieti che, in questi ultimi giorni, la stragrande maggioranza delle persone intervenute si sia riconosciuta in quella che era una nostra ben precisa posizione politica. E le dirò di più, quando abbiamo dato vita a questa forza politica che si chiama Fratelli d’Italia, non abbiamo pensato di dare un nome affascinante ad una ditta o ad un’impresa commerciale: per noi questa è una comunità di valori e di destino. E, allora, le ragioni della nostra scelta, rispetto a quella che è indubbiamente una proposta politica diversa dalle ultime del passato, risiedono in una scelta politica che ci deriva anche da un impegno che ci siamo assunti fin da giovani, quando ci è stato insegnato che la destra o è coraggio o non è, che la destra è coerenza o non è. E a proposito della coerenza, signor Presidente del Consiglio, l’avessimo dovuta confondere con la convenienza, noi avremmo accettato una proposta di partecipare a questo Governo allargato, avremmo anche noi i nostri rappresentanti su quei banchi. Ma la coerenza non è convenienza, così come il coraggio non è irresponsabilità. E allora noi, come Fratelli d’Italia, abbiamo fatto una scelta che è di ragione e di cuore al tempo stesso. Di ragione, perché per noi è un errore e sarebbe stato un errore partecipare ad un Governo dove le forze politiche che lo sostengono hanno avuto legittimazione di programmi opposti, di tesi opposte, di valori tra loro non conciliabili. Ed è stata una scelta anche di cuore, perché avevamo giurato prima delle elezioni, davanti ai nostri elettori, che non avremmo mai partecipato a un Governo con il Partito Democratico e con il Movimento 5 Stelle (Applausi dei Deputati del gruppo Fratelli d’Italia). Noi questa posizione l’abbiamo mantenuta con coerenza e con coraggio.
Se vogliamo andare ad alcuni temi importanti per la Nazione, si è parlato molto del “Recovery Fund”. Ebbene, questo è un insieme di piani che porteranno, probabilmente, l’Italia ad avere 200-210, a seconda dei casi, miliardi a disposizione, la metà dei quali sarà destinata al settore delle infrastrutture. Allora, signor Presidente del Consiglio, io le chiedo: ma davvero si ritiene e ritenete che, dopo 547 modifiche al codice degli appalti, dopo che non sono stati attuati ben quaranta provvedimenti previsti dallo stesso, dopo che il settore degli appalti è bloccato dalle inefficienze di quel codice, voi pensate davvero che si possa prescindere da un cambiamento radicale di quelle norme (Applausi dei Deputati del gruppo Fratelli d’Italia)? Noi non lo pensiamo. Noi riteniamo che si debba cambiare radicalmente. Lo volete fare anche fra un’ora dopo la fiducia? Avrete il nostro voto favorevole a quel cambiamento. Ed ancora, sono passati meno di tre anni dal crollo del ponte Morandi, da quel tragico evento che ha portato nel lutto tante famiglie ed ancora siamo qui a chiederci se si farà una revoca del provvedimento di concessione ad Autostrade per l’Italia o si farà ritirare il pacchetto azionario ad un gruppo composto da Cassa depositi e prestiti e da due fondi internazionali stranieri al modico prezzo di 10 miliardi, così che la famiglia Benetton possa avere una liquidazione pari a 3 miliardi di euro (Applausi dei Deputati del gruppo Fratelli d’Italia). È questo che voi pensate sia l’interesse nazionale o ci volete proporre una soluzione che abbia veramente e a tutto tondo un interesse nazionale? Ed ancora, signor Presidente, su questi banchi e da questi banchi abbiamo chiesto di elevare il limite nell’uso del contante, eravamo non soli a sostenere questa posizione. Il suo Governo finalmente deciderà di aumentare quel limite o sarà condizionato, per l’ennesima volta, da quelle forze, come il Partito Democratico e il Movimento 5 Stelle, che a questa soluzione si sono opposte strenuamente? Ed ancora, in tema di sfratti – e vado alla conclusione -, signor Presidente, lei ritiene, finalmente, che in Italia si possa avere una legge equa che non scarica sui proprietari degli immobili tutte quelle che sono le responsabilità sociali in capo allo Stato o continuerà ad essere vittima di coloro i quali ritengono che la proprietà è e sia e rimanga un furto? Allora, signor Presidente, noi abbiamo molto rispetto per coloro i quali, spesso e volentieri, ci richiamano all’importanza dei mercati finanziari, ma ne abbiamo molto di più per le persone che soffrono e che frequentano i mercati rionali, perché lì è la nostra gente (Applausi dei Deputati del gruppo Fratelli d’Italia). Il voto contrario di Fratelli d’Italia, signor Presidente, non ci impedisce peraltro di augurarle buon lavoro. La nostra, l’abbiamo detto, sarà un’opposizione patriottica di donne e di uomini, chiari nelle idee, coerenti nelle proposte, coraggiosi nelle scelte». (Applausi dei Deputati del gruppo Fratelli d’Italia).

PRESIDENTE. «È iscritto a parlare il deputato Bordo. Ne ha facoltà».

MICHELE BORDO (PD). «Signora Presidente, colleghi, il Paese, dopo la caduta del Governo Conte, ha rischiato una pericolosa crisi di sistema. Il Partito Democratico non poteva non accogliere l’appello del Presidente della Repubblica. Noi abbiamo avuto sempre stima e fiducia in lei, Presidente Draghi, sappiamo quanto sia stato fondamentale il suo lavoro per rafforzare la moneta unica e l’Unione europea. Per noi, l’appartenenza all’Europa è sempre stata un valore. Lei ha ragione quando sostiene che senza l’Italia non c’è l’Europa, ma fuori dall’Europa c’è meno Italia. Tanti cittadini hanno compreso, specie in questi mesi, l’importanza fondamentale dell’Unione europea. Forse, anche per questa ragione, il sovranismo è stato ridimensionato rispetto a qualche anno fa, anzi, forse è stata proprio la consapevolezza di questa scommessa persa sull’inutilità dell’Europa ad aver spinto alcuni a fare retromarcia su tutta la linea. Noi salutiamo con soddisfazione questo cambiamento radicale di posizione: è un bene che, dopo aver teorizzato l’uscita dalla moneta unica, adesso, si riconosca la strategicità e l’irreversibilità dell’Europa. Speriamo solo che questo riposizionamento non sia solo tattico, ma strategico. Certo, non è semplice credere a chi, per anni, ha inseguito le suggestioni di Putin, di Visegrád, di Trump, di Bannon, dell’Italexit e, ancora oggi, siede nello stesso gruppo di Le Pen e dell’estrema destra tedesca, ma, se la svolta fosse sincera, sarebbe un bene per l’Italia, atteso che contribuirebbe alla trasformazione del nostro sistema politico. Il Paese non ha bisogno di lacerazioni continue e di strappi, ma di confronto civile e risposte concrete. Questo è lo sforzo che deve fare questo Governo di salvezza nazionale. Condividere per una fase così drammatica il Governo del Paese non significa – è stato detto – annullare le differenze tra le forze politiche. Noi e la Lega siamo alternativi e abbiamo posizioni diverse su molti temi. Noi faremo le nostre proposte, lavoreremo sui programmi, anche con l’obiettivo di consolidare l’asse politico con una parte della vecchia maggioranza. D’altronde, è stato proprio lo sforzo unitario del campo democratico a consentire a tutti di arrivare con maggiore convinzione al sostegno di questo Governo. L’unità di queste forze può aiutare l’Esecutivo, ma anche costituire il punto di partenza di un percorso politico da allargare nel Paese ad altre formazioni ed esperienze, con l’obiettivo di ricostruire un rapporto fecondo con la società e i cittadini.
Il successo di questo Governo sarà misurato innanzitutto dalla sua capacità di dare risposte alle diverse emergenze del Paese. Il Partito Democratico ha indicato le sue priorità, ne hanno parlato nel corso del dibattito le colleghe e i colleghi che sono intervenuti: scuola, digitalizzazione, vaccini, sanità, politiche attive del lavoro e di genere, industria verde, per non essere più costretti a scegliere tra salute e lavoro, come purtroppo accade ancora a Taranto e in tante altre parti d’Italia. E poi lotta alle diseguaglianze e alla povertà, fisco progressivo, sostegno alle imprese. Chiederei anche attenzione massima per il Mezzogiorno d’Italia: servono investimenti significativi, sgravi fiscali per le nuove assunzioni, credito d’imposta, opere infrastrutturali, dotazioni tecnologiche, ma occorre anche una visione strategica che assegni al Mezzogiorno, cerniera tra due continenti, una missione straordinaria affinché l’Italia intera possa giocare un ruolo da protagonista nel Mediterraneo.
Il Partito Democratico, e concludo, condivide i propositi programmatici enunciati dal Presidente Draghi e sosterrà questo Governo con grande lealtà. Il suo Governo, come lei ha detto, Presidente, nasce anche grazie al passo in avanti di alcune forze politiche per rispondere alle necessità e alle urgenze del Paese, tra le quali, e ho concluso, secondo noi c’è anche il rafforzamento delle istituzioni e della loro credibilità. Forse è utile cominciare a discutere di quelle riforme istituzionali ed elettorali necessarie per permettere alla nostra democrazia di essere più forte. Per tutti questi motivi, noi voteremo la fiducia al suo Governo». (Applausi dei Deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. «È iscritta a parlare la deputata Calabria. Ne ha facoltà».

ANNAGRAZIA CALABRIA (FI). Grazie, Presidente. Presidente Draghi, grazie prima di tutto per aver voluto mettere al servizio dell’Italia le sue capacità e le sue competenze, la sua autorevolezza. Lei, Presidente, nel suo intervento ha citato Cavour: ebbene, è stato lo stesso Cavour ad affermare che la grande politica è quella delle risoluzioni audaci. In questa prospettiva, la nascita del suo Governo è frutto della grande politica, quella di cui ha bisogno un grande Paese, quella che ha saputo accogliere l’invito del Presidente della Repubblica, mettendo l’interesse dell’Italia prima di quello di parte (Applausi dei Deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente), che ha saputo valorizzare le ragioni dell’unità rispetto a quelle dell’ideologia. Quella che ha investito sull’impegno concorde e collettivo per l’elaborazione di un progetto ambizioso di costruzione e ricostruzione dell’Italia. E l’unità non è un escamotage per celare il fallimento della politica, non è abdicazione: è la virtù del mettere a servizio della propria comunità la propria identità, le proprie idee e i propri valori. Forza Italia ha fatto del senso di responsabilità, del senso dello Stato e delle istituzioni la bussola durante la pandemia. Ci siamo stretti intorno a un obiettivo comune, consapevoli del fatto che la crisi imponesse un unico orizzonte possibile, quello dell’unità; lo abbiamo auspicato per primi, lo rivendichiamo con forza. Durante la sua cerimonia di intronizzazione, Papa Francesco disse: il vero potere è servizio. Ecco, che cos’è, se non servizio, il vero potere concesso ai governanti; essere al servizio di un grande Paese con un grande popolo ed esserne a servizio con spirito repubblicano.
Ed è vero, non esiste più né un prima né un dopo, perché, quando si riaccenderà la luce, nulla sarà più come prima; ed è quindi il tempo di allineamento di piani e di prospettive, il tempo di superare le dicotomie.
Non si può affrontare un’urgenza senza un’idea di Paese e senza visione del domani non c’è cura per l’emergenza di oggi. Tecnica e politica devono necessariamente correre sullo stesso binario, veloci, insieme, per un obiettivo comune. Occorre riannodare i fili di un senso comune dello Stato fondatore dell’Unione europea, ancorato alle radici dell’Alleanza atlantica, della NATO, che abbia come punto di riferimento il coraggio, l’ambizione, le competenze, la competitività, la solidarietà, la sussidiarietà e il merito. Tifiamo tutti, Presidente, per la quota del merito, l’unica quota per cui davvero vale la pena di combattere (Applausi dei Deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente). Dobbiamo superare le fragilità e le diseguaglianze emerse prepotentemente con la crisi, riscoprendo l’orgoglio e la grandezza di una grande Nazione alla guida del G20. E, nel superamento delle dicotomie, credo che questo sia il momento storico in cui sia ormai improcrastinabile un vero patto fra generazioni. Presidente, lei nel suo intervento si è chiesto se la sua generazione ha fatto e sta facendo abbastanza per le generazioni che verranno. Purtroppo è un fatto che il nostro sistema sia ammalato di egoismo generazionale: penso al sistema previdenziale, al welfare, al debito pubblico, agli sprechi, penso ai nostri giovani costretti ad andare all’estero. E un Paese che non permette ai suoi giovani di spendere i propri talenti in casa è un Paese che ha fallito la sua missione educativa e di sviluppo (Applausi dei Deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente). Per una effettiva equità generazionale abbandoniamo la logica dei sussidi e rendiamo il nostro Paese più fertile sul piano delle opportunità; più opportunità per garantire un’effettiva parità di condizioni competitive. E condividiamo la dimensione strategica dei progetti del Next Generation EU, con particolare riferimento alla crescita sostenibile e alla sfida ambientale; tuttavia, per assicurarla, occorre concentrare le risorse sulle imprese, che sono il motore della crescita del PIL e dell’occupazione, e non solo attraverso i risarcimenti e la Cassa integrazione, di cui pure hanno un disperato bisogno. Bisogna facilitare gli investimenti delle imprese nei nuovi prodotti, nell’efficientamento dei processi produttivi, nella digitalizzazione e nella transizione ecologica.
Concludo, Presidente: solo la storia ci dirà se i 210 miliardi del Recovery Plan saranno il nostro Piano Marshall e se riusciremo in un nuovo miracolo economico, se i nostri figli e i vostri nipoti un giorno ci ringrazieranno, ma, Presidente, la Repubblica è la nostra comunità sociale e politica, dello Stato e delle regioni, dei comuni. Oggi noi possiamo solo affermare con forza che ci stringiamo attorno ad essa, in un impegno collettivo serio e determinato, perché noi, con gli italiani tutti, siamo la Repubblica». (Applausi dei Deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente).

PRESIDENTE. «È iscritto a parlare il deputato Ricciardi. Ne ha facoltà».

RICCARDO RICCIARDI (M5S). «Grazie, Presidente. Presidente, noi diamo il nostro augurio di buon lavoro a lei e a tutto il nuovo Governo, e lo facciamo non come una mera formalità o come un semplice gesto di cortesia; lo facciamo perché l’Italia ha un bisogno vitale, in questo momento, che ci sia un Governo che continui un buon lavoro. Nella narrazione giornalistica questo Governo è stato la sconfitta della politica. Allora, però, dobbiamo rimettere un attimo in fila i fatti, perché quand’è che la politica perde? La politica perde quando non fa gli interessi dei cittadini, quando non difende i cittadini, quando non ottiene risultati. Qui c’è stata una parte politica che ha gestito una pandemia quando il virus è arrivato in Europa, ed è arrivato in Italia come primo Paese. C’è una parte politica che ha ottenuto, in una trattativa estenuante, 209 miliardi, la più grande fetta del “Recovery Plan”, fondamentali per il rilancio del Paese.
C’è una parte politica che ha organizzato una campagna vaccinale che, qualche giorno fa, Ursula von der Leyen, Presidente della Commissione europea, di fronte al Parlamento europeo, ha citato ad esempio per tutti gli altri Paesi d’Europa. E questa non è una politica che perde: questa è una politica che ha difeso i cittadini, ha ottenuto risultati per i cittadini ed è stata sempre dalla loro parte, perché è quella buona politica che abbiamo fatto insieme alle altre forze che lealmente hanno sostenuto il precedente Governo, e parlo delle altre due forze, il Partito Democratico e Liberi e Uguali, che hanno lealmente sostenuto il Governo.
Una politica che si è seduta ai tavoli in buona fede, cercando sempre soluzioni, cercando sempre proposte; e, quando ti siedi ai tavoli con quella buona fede, una sintesi la trovi sempre. Poi, è vero, c’è stata una parte politica che, invece, ha mostrato la peggior faccia della politica, quella che a quei tavoli non si è seduta in buona fede, quella che a quei tavoli ha cercato rotture e non soluzioni, quella che, nonostante una pandemia, ha messo in crisi un intero Governo perché avevano davanti solo un unico interesse: se stessi e non gli altri. E io, Presidente, voglio avvisare che, ogniqualvolta lei otterrà un buon risultato, da questa parte politica, rappresentata da un certo leader, lei sentirà una voce che le dirà: “il merito è nostro di questo, il Governo Draghi l’ho inventato io”. Sicuramente, però, quando lei – e mi auguro mai – farà qualcosa che non va bene, da quella parte sentirà solo silenzio.
E quando le cose magari non andranno bene, da quella parte, se negli indici di popolarità ci sarà un vertiginoso calo, comincerà a sentire sbraitare ricatti sui social, sulle televisioni e sui giornali. È un film già visto (Applausi di deputati del gruppo Movimento 5 Stelle), è un film dove soprattutto questi personaggi volevano che il Movimento 5 Stelle non apparisse e, invece, il Movimento 5 Stelle è qui anche per relegare ai margini della politica chi fa politica in questo modo, mettendo avanti se stessi e non gli altri continuamente.
Noi siamo qui anche perché prendiamo come ispirazione le parole di una persona che probabilmente, invece, aveva tutte le ragioni per cedere alla rabbia, alla delusione e per mettere se stesso di fronte agli altri. Invece, questa persona ci ha detto: “Non è il momento dell’autoisolamento, non possiamo trascurare il bene del Paese, non possiamo voltargli le spalle”. Queste sono le parole di un grande uomo, sono le parole di Giuseppe Conte (Applausi dei Deputati del gruppo Movimento 5 Stelle). Noi non voltiamo le spalle al Paese nel momento in cui il Paese ha bisogno di questa buona politica. Lo facciamo, certo, con il bagaglio di perplessità e di dubbi che si porta dietro un Governo che nasce con queste premesse, però prima dei dubbi io vorrei parlarvi delle certezze che ci sono.
Le certezze sono che in Italia, per la prima volta, abbiamo un Ministero della transizione ecologica, che avrà in sé le deleghe dell’energia e dell’ambiente e che gestirà grande parte di quei Recovery Fund che fino a ieri per qualcuno erano una sorta di truffa – adesso, invece, sono un’opportunità per tutti – e le gestirà e filtrerà tutto in chiave ambientale. Questo Ministero è stata la condizione che noi abbiamo posto affinché questo Governo si formasse col sostegno del Movimento 5 Stelle.
Un’altra certezza è il riconoscimento del lavoro del nostro Ministro degli esteri, Luigi Di Maio, che in un anno così ha condotto operazioni delicatissime, come la liberazione di Silvia Romano, come la liberazione dei pescatori siciliani, come il ritorno in patria da anni di Chico Forti (Applausi dei Deputati del gruppo Movimento 5 Stelle) e, oltre a questo, l’attività fondamentale per le nostre aziende con lo sviluppo nel settore dell’export.
Un’altra certezza che abbiamo è il riconoscimento del lavoro di un Ministro che non è espressione nostra – è il Ministro della Salute Roberto Speranza – perché questo è riconoscere la gestione sanitaria della pandemia al Governo Conte. Questa continuità significa che coloro i quali oggi appoggiano il Governo dovranno spiegarci perché dicevano che eravamo in un regime sanitario e in una dittatura sanitaria (Applausi dei Deputati del gruppo Movimento 5 Stelle).
Un’altra certezza, di cui abbiamo già appreso dalle consultazioni: il MES non serve più a niente. Noi, fino a dieci giorni fa, sentivamo utilizzare un’argomentazione terrificante, come cercare le migliaia di vittime del COVID, per dire: ma come, in un Paese dove abbiamo 80 mila morti, non si prende il MES? Solo per fare propaganda politica si utilizzavano le vittime e oggi improvvisamente il MES non è più una priorità. Noi lo abbiamo sempre detto (Applausi dei Deputati del gruppo Movimento 5 Stelle)!
Un’altra certezza è il riconoscimento, che lei ha fatto, Presidente, del nostro cavallo di battaglia, quel reddito di cittadinanza, che – mettetevelo bene in testa: è il cavallo di battaglia del Movimento 5 Stelle – ha salvato tre milioni di persone e oggi lo riconoscono un po’ tutti.
Dopo queste certezze veniamo anche ai dubbi, perché sicuramente ci sono dei dubbi che fanno conseguire delle domande; e le domande, a cui vogliamo rispondere qui in maniera pubblica e diciamo solenne, sono: difenderete le riforme sul campo della giustizia? Vede, Presidente, per noi non è questione di difenderle o di discutere; per noi non esiste alcun margine di trattativa sui principi che il Movimento 5 Stelle ha portato nel campo della giustizia. Non c’è margine di trattativa su quella che è stata definita la migliore legge anticorruzione d’Europa e questa (Commenti) … non c’è margine di trattativa su un principio che una persona come Alfonso Bonafede è riuscito a tradurre in legge, il principio fondativo della legalità. Su questo noi non transigeremo mai (Applausi dei Deputati del gruppo Movimento 5 Stelle)!
Un altro dubbio è: ma come farete a conciliare una visione ambientalista con chi parla di inceneritori? È semplice: non si concilia, perché un Governo, come lei dice, che nasce ambientalista non potrà mai concepire opere e infrastrutture che vanno in tutt’altra direzione e il Movimento 5 Stelle sostiene e sosterrà un Governo davvero ambientalista. Se qualcun altro ha altre idee, ci dovrà spiegare perché concilierà queste altre idee con un Governo ambientalista: è molto semplice.
Come farete a essere d’accordo con chi ha una visione dell’economia che non tutela i lavoratori? È molto semplice: non siamo d’accordo. Il nostro primo atto al Governo è stato il “decreto Dignità”, un decreto che ha messo al centro la dignità dei lavoratori e, quando al centro c’è la dignità dei lavoratori, al centro ci sono le imprese e c’è il tessuto sociale. La Lega già una volta l’ha votato questo decreto. Quindi, noi continueremo a difenderlo, ma non per difendere il provvedimento: per difendere i lavoratori, sempre.
Noi in questo Governo, Presidente, siamo coscienti che esistono due forze che hanno due leader che hanno fatto della slealtà politica il loro marchio di fabbrica. Lo abbiamo già vissuto e, guardi, è nella loro natura essere così: quando si ha il culto di sé e si ha la propaganda come fine non è che si possa cambiare, si rimarrà così. Quindi, lei, Presidente, deve esserne cosciente.
Così come deve essere cosciente che troverà nel Movimento 5 Stelle un sostegno leale e lealtà significa dirle apertamente e solennemente quali sono per noi i punti imprescindibili, gli argomenti su cui non c’è e non ci sarà mai margine di trattativa.
Su tutto il resto noi ci siederemo sempre col medesimo spirito, col medesimo spirito con cui ci siamo seduti col Partito Democratico e con Liberi e Uguali; uno spirito di chi cerca sintesi, di chi cerca punti d’accordo, sintesi con due forze con cui abbiamo costruito un patrimonio politico importante e un lavoro politico che dovrà essere la base anche di questo nuovo Governo.
Noi non faremo mai polemiche strumentali (Commenti di deputati del gruppo Lega-Salvini Premier), non cederemo mai sui nostri principi. Questo per noi significa lealtà, questo significa stare al Governo con responsabilità.
Guardi, al Governo c’è chi ci sta e chi ci starà a qualunque costo, cambiando idee pur di governare. Noi ci stiamo e ci staremo con le nostre idee di sempre, anche con chi non vorremmo, pur di cambiare la vita delle persone. Buon lavoro, Presidente (Applausi dei Deputati del gruppo Movimento 5 Stelle)!».

PRESIDENTE. «È iscritto a parlare il deputato Francesco Lollobrigida. Ne ha facoltà».

FRANCESCO LOLLOBRIGIDA (FDI). «Grazie, Presidente, di avermi concesso la parola. Colleghi, «whatever it takes», Presidente Draghi. Cito la sua frase più nota per rassicurarla e dirle: noi ci saremo per fare tutto ciò che è necessario per questa nazione. Lo faremo, però, da posizioni diverse da quelle che oggi la vedono alla guida di questo Governo, perché contestiamo il metodo con cui questo Governo nasce ma anche il merito.
Tre anni fa, proprio oggi, il 18 febbraio, tutti i candidati di Fratelli d’Italia sottoscrissero un atto di impegno verso i loro elettori. Non l’annoierò citandole i dettagli, ma le dico come inizia: noi non tradiamo (Applausi dei Deputati del gruppo Fratelli d’Italia) e finisce che, da patrioti, saremo sempre al servizio di questa nazione, sempre dalla stessa parte, con gli stessi alleati, con gli stessi programmi. Lo abbiamo portato all’Altare della Patria all’epoca, perché quello è il simbolo della nostra unità, del nostro coraggio, della nostra lealtà.
Da quel dì, dal 4 marzo 2018, ne abbiamo sentite di storie e di motivi per non dare la parola al popolo: prima la pistola dello spread puntata alle nostre tempie, alle tempie degli italiani, che disastro sarebbe stato se non si fosse realizzato il “Conte 1”, ed è stato un fallimento; poi, l’anno dopo, è arrivato Machiavelli da Rignano sull’Arno che ha spiegato alle forze politiche del centrosinistra che se non si fossero unite con il “Movimento 5 Stelle” si sarebbe dovuto chiedere il parere agli elettori e avrebbe vinto il centrodestra; e venendo ai giorni nostri, bisognava fare il “Conte 3” o morte o, meglio, “Conte 3” o elezioni, lo hanno detto leader, commissari politici, l’hanno detto in tanti e, poi, si è scoperto che c’era un’altra strada, quella di mettersi tutti insieme per evitare le elezioni e per evitare il parere del nostro popolo e poco importava che in tutto il resto del mondo si stesse votando, che 120 milioni di americani in fila ordinata avessero scelto Biden Presidente degli Stati Uniti, che si votasse in Catalogna, che si sarebbe votato da qui a poco in Olanda, che si sarebbe votato in Bulgaria, in Portogallo, poco importa. Noi non accettiamo questo principio, perché, Presidente, a noi suona strano che, da dieci anni, in questa nostra Nazione, nessun Presidente del Consiglio sia stato indicato quando il popolo è andato a votare (Applausi dei Deputati del gruppo Fratelli d’Italia). L’ultimo, Presidente incaricato Draghi, fu Silvio Berlusconi, lei certamente non ricorderà nel dettaglio le ragioni per le quali lui fu eletto, sono certo ricorderà meglio le ragioni per le quali fu defenestrato (Applausi dei Deputati del gruppo Fratelli d’Italia)!
Presidente Draghi, nel metodo siamo contrari, ma anche nel merito. Noi siamo venuti con lealtà a trovarla durante le consultazioni, le abbiamo portato le nostre proposte, crediamo che alcune abbiano avuto effetto su di lei, perché ci ha ascoltato con grande cortesia, per esempio, quella sull’istituzione del Ministero del Turismo; nel “Conte 1” e nel “Conte 2” ci provammo alla stessa maniera, trovando le forze politiche che condividevano quell’esperienza di Governo contrarie alla realizzazione di un Ministero. Faccio gli auguri a Massimo Garavaglia per le capacità indiscusse che ha dimostrato e che speriamo dimostri anche in questo asset della nostra Nazione che è in ginocchio, però, da lei ci aspettavamo altro, Presidente Draghi: il coraggio; ma non solo noi di Fratelli d’Italia, anche gli italiani che la guardavano e sentivano parlare del Governo dei migliori. Ebbene, a lei non sfuggirà che tra i migliori è difficile annoverare il Ministro Speranza (Applausi dei Deputati del gruppo Fratelli d’Italia), in una Nazione nella quale si è ben oltre la media europea per morti per COVID, non le sfuggirà che domenica sera il Ministro Speranza ha messo in ginocchio nuovamente le comunità montane che aspettavano di poter riaprire gli impianti da sci (Applausi dei Deputati del gruppo Fratelli d’Italia). Lo ha motivato, verificheremo se è vero, dicendo che dalla Gran Bretagna la variante è arrivata sugli sci passando per la Svizzera e rischiava di andare sulle seggiovie, sugli impianti delle nostre montagne, verificheremo anche questo. Lei ha annoverato la Ministra Lamorgese tra i migliori, ma è troppo bravo nei numeri per non sapere che da quando lei si è insediata sono triplicati gli sbarchi di clandestini in Italia (Applausi dei Deputati del gruppo Fratelli d’Italia). Quali migliori? Lei ha troppa competenza per non essersi accorto di aver dovuto ribadire più volte nei suoi interventi che siamo atlantisti, qual è la nostra connotazione nella geopolitica mondiale, per non capire che chi è al suo fianco, lì, a sinistra, il Ministro Luigi Di Maio, in questi anni non l’ha fatto capire e che l’Italia è debole a livello internazionale: le file di autotrasportatori umiliati dalla piccola Austria ai nostri confini hanno dimostrato mancanza di rispetto, sicuramente, per il Governo che finora c’è stato, ma, probabilmente, anche per quello che sta nascendo. Si faccia sentire su questo, reagisca.
Abbiamo visto la continuità del “Conte 2”, hanno ragione quelli che la rivendicano, perché nove Ministri, tra i migliori, vengono da lì, alcuni li ha declassati, poi ci ha aggiunto qualcun altro; in un momento in cui nella nostra Nazione serve rilanciare il lavoro, la produttività, serve flessibilità, serve reintrodurre i voucher, sospendere il “decreto Dignità”, lei chiama tra i migliori il Ministro Orlando, già Ministro con Letta, Renzi, Gentiloni, che ha esattamente le idee opposte a tutte le categorie produttive italiane che credono che quella sia la strada giusta. E, poi, i tecnici, qualcosa sui tecnici. Presidente Draghi, è un po’ complesso chiamare Bianchi “tecnico” dopo che si è fatto dieci anni nell’Emilia rossa da assessore con Bonaccini e con Vasco Errani (Applausi dei Deputati del gruppo Fratelli d’Italia)! Tecnici un po’ così, ne discuteremo e avremo occasione di riconoscerlo. All’interno del suo Governo ha chiamato amici del centrodestra; noi non solo gli facciamo i migliori auguri, ma diciamo loro che ci saremo, ci saremo su tutti i provvedimenti utili alla nostra Nazione, ma in particolare su quelli che saranno in linea con il programma del centrodestra, perché noi crediamo che occupare poltrone sia una grande responsabilità e ci voglia coraggio, ma noi crediamo anche che sia il popolo a decidere chi le occupa e per questo aspetteremo il nostro turno per condividere anche insieme a loro e per cambiare davvero questa nostra Nazione.
Noi l’abbiamo ascoltata, ieri, lei ha elencato non un Governo di scopo, lei non ha detto che c’erano degli obiettivi emergenziali, come qualcuno aveva raccontato; lei ha guardato oltre, oltre i due anni, oltre i cinque anni, ha programmato lungo, capiremo che cosa significa, però, abbiamo sentito elencare i problemi di questa nostra Nazione, li conosciamo. Ci saremmo aspettati una maggiore incisività sulle soluzioni, ma credo che lei per intelligenza non abbia accennato che cosa pensi davvero, perché sa che su quegli elementi, sulle soluzioni, entreranno in contrasto le forze politiche che sta ascoltando in quest’Aula e che dicono giornalmente cose diverse, arrivando anche ai fischi l’una con l’altra, come abbiamo appena ascoltato (Applausi dei Deputati del gruppo Fratelli d’Italia), sulla giustizia, sul fisco, sulla burocrazia, le cose che ci chiede l’Europa, perché anche di Europa lei ha parlato e ci mancherebbe altro. Noi siamo europei, crediamo nella casa comune europea, ci mancherebbe altro. Il nostro leader, Giorgia Meloni, che è il Presidente di Fratelli d’Italia, ma è anche il Presidente dei Conservatori Europei, crediamo che abbia dimostrato ampiamente qual è la nostra idea; a differenza sua, noi non crediamo che un inquilino debba consegnare all’amministratore di condominio, per semplificare, le proprie chiavi di casa per decidere come deve viverci, siamo per un altro modello, confederale, lo abbiamo chiarito».

PRESIDENTE. «Concluda».

FRANCESCO LOLLOBRIGIDA (FDI). «Chiudo l’intervento, perché il mio tempo è finito e la campanella ha suonato, ma mi lasci trenta secondi, volendo regalare un omaggio a Dante Alighieri, quest’anno sono settecento anni dalla sua morte, che mi sovviene quando penso alla condizione nella quale l’Italia si trova ora e gliela cito questa terzina che è il primo inno civile all’Italia, poi, hanno seguito Petrarca, Leopardi: “Ahi serva Italia, di dolore ostello, Nave senza nocchiero in gran tempesta, Non donna di provincie, ma bordello!”. E, allora, Presidente Draghi, noi le auguriamo di riuscire a guidare questa Nazione nel migliore dei modi perché noi ci saremo, ma sappia che siamo certi che l’equipaggio che l’accompagna non l’aiuterà di certo. In bocca al lupo all’Italia e in bocca al lupo a chi in ogni angolo del Parlamento farà il suo dovere». (Applausi dei Deputati del gruppo Fratelli d’Italia).

PRESIDENTE. «È iscritto a parlare il deputato Francesco Paolo Sisto. Ne ha facoltà».

FRANCESCO PAOLO SISTO (FI). «Grazie, Presidente. Noi portiamo bene, noi siamo ottimisti, vogliamo bene a questo Governo per il bene del Paese; diciamocelo subito, non siamo per niente inclini a chi gufa su questo Governo, sulla scorta di nostalgici refrain che ormai hanno lasciato il loro tempo (Applausi dei Deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente). Questo è il Governo della ripartenza, è il Governo che ha scritto la prima legge, visto che è stato citato Dante Alighieri, Presidente, una sorta di contrappasso a contrario, in cui l’eccesso di competenze, addirittura troppe, straordinarie, del Presidente del Consiglio e dei suoi Ministri, fa da contrappasso contrario alla evidente e dimostrata incapacità di chi c’era prima di dare di sé una prova preesistente all’attività politica; la politica esige competenze, noi su questo siamo grati al Presidente della Repubblica, perché ci consente finalmente di avere un Governo che siede in quest’Aula con le competenze (Applausi dei Deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente).
Presidente, io devo dire che ho apprezzato molto, nel discorso del Presidente Draghi, la scelta di un metodo oggettivamente analitico. L’anamnesi: le sue capacità, ci ha dato gioia, Presidente. La diagnosi: problemi più urgenti con una sorta di piano di sicurezza e di coordinamento, i rischi più rilevanti. Una prognosi: idee chiare, espresse finalmente in modo intelligibile e senza nessuna possibilità di equivoco. E, soprattutto, la terapia: il Parlamento. Il Presidente Draghi ha detto con molta chiarezza che il Parlamento tornerà centrale (Applausi dei Deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente) ed è uno dei primi desideri che noi esterniamo al Governo.
E che dire dell’elemento soggettivo? Sobrietà, eleganza, endorfine dell’autorevolezza. In quest’Aula, finalmente, è tornato il gusto del dibattito, di poter parlare in termini eleganti, di evitare le risse. Questo soltanto perché le presenze autorevoli danno all’Aula una diversità di toni. Un nobile silenzio: niente social, niente conferenze stampa via Facebook, un silenzio nobile che, in qualche modo, onora chi deve guidare il Paese. E una emotività controllata, perché un Governo deve essere anche emotivamente coinvolgente, deve essere umano, deve dare la possibilità di avere delle emozioni, che noi condividiamo.
L’Europa, la sanità, l’economia. Io mi occupo di giustizia e dico subito che, nell’economia, il tema giustizia non è affatto secondario. Non è affatto secondario perché, come diceva il mio maestro Renato Dell’Andro, un processo efficiente è un processo che dà al Paese civiltà, sia civile sia penale. Qual è il must, Presidente? Il must è una vita di questo Governo, possibilmente senza appartenenze, una sorta di riappacificazione nell’ambito della giustizia che consenta non una restaurazione, ma una riappacificazione del cittadino con la giustizia, la possibilità di sapere che la giustizia del terrore, il terrore della giustizia, è finito. Vi è la possibilità oggi, con uomini straordinari, come Pietro Curzio alla Cassazione, come Peppe Santalucia dell’ANM, la possibilità di ricucire un rapporto finalmente su canoni che possono essere corretti. Allora, Presidente, rimettere il cittadino al centro del processo penale e civile con la speditezza ha una sola prerogativa: la bussola della Costituzione. Il ritorno al futuro significa riprendere i valori costituzionali e riportarli all’interno delle nostre leggi, ridare futuro al Paese con la ripresa dei valori costituzionali, gli articoli fondanti … ».

PRESIDENTE. «Concluda».

FRANCESCO PAOLO SISTO (FI). « … che, in questa parte della legislatura, qualcuno ha cercato disperatamente, tenacemente, pervicacemente di distruggere. Noi siamo fiduciosi. Lo diciamo con molta chiarezza: tornare in qualche modo a questi valori per noi è fondamentale. L’Europa -l’ha detto il Presidente Draghi – ci dà delle indicazioni, ci dà degli indirizzi. Ma, Presidente, la Costituzione ci impone degli indirizzi … ».

PRESIDENTE. «Collega, deve concludere».

FRANCESCO PAOLO SISTO (FI). « … ci obbliga – ho finito – a degli indirizzi. Allora, l’auspicio che io rappresento è che questi temi così fondanti tornino al centro dell’attenzione del Governo, del Parlamento e del Paese e si possa ricostituire, con una giustizia giusta … ».

PRESIDENTE. «Grazie, collega … ».

FRANCESCO PAOLO SISTO (FI). « … un clima idoneo, perché l’economia possa riprendersi». (Applausi dei Deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente).

PRESIDENTE. «È iscritto a parlare il deputato Simone Baldelli. Ne ha facoltà».

SIMONE BALDELLI (FI). «Grazie, Presidente. Questo Governo nasce in una situazione di emergenza, raccogliendo l’alta indicazione del Capo dello Stato. Sono parole sue, Presidente Draghi, non avrebbe potuto dirlo meglio. E Silvio Berlusconi non solo ha raccolto quest’alta indicazione del Capo dello Stato, ma, prima di altri, l’ha prefigurata, l’ha voluta e ha partecipato alla sua realizzazione. Questo Esecutivo nasce per la gestione e per il superamento dell’emergenza, un’emergenza che si affronterà sul piano delle vaccinazioni, sull’incremento e gli investimenti per le cure, sul conferimento dei ristori a chi ha perso reddito e attività produttive, ma si giocherà anche sull’immaginare, sul prefigurare e sul lavorare all’Italia che verrà all’uscita da questo tunnel.
Per questo, mi permetto di suggerire tre tipi di cambi di passo. Il primo, Presidente Draghi, è il monitoraggio di ciò che è stato realizzato, a livello normativo, negli ultimi mesi, nell’ultimo anno. Ciò che è stato realizzato e prodotto va verificato ed eventualmente corretto.
Penso ad un esempio plateale: la vicenda delle garanzie sui prestiti bancari. Quanto ha prodotto in termini di nuovi prestiti e di nuovo capitale per le imprese?
Il secondo terreno è il salto di qualità che deve fare il Parlamento, che sarà chiamato di qui a breve a riscrivere le regole per il Parlamento che verrà, a fronte delle riforme costituzionali che sono state approvate con un referendum popolare. Ma bisogna far funzionare bene anche il Parlamento di oggi, un Parlamento che, purtroppo, in questi due anni, ha visto consolidarsi delle cattive prassi: il monocameralismo a senso unico alternato, il ricorso costante alla fiducia, una decretazione d’urgenza ricchissima di emendamenti che spesso hanno impedito al Parlamento di lavorare bene.
E poi il terzo elemento è la necessità – e il suo Governo sembra volerlo fare – di un salto di qualità in cui si smetta con una ricerca ossessiva del consenso a tutti i costi, della visibilità a tutti i costi anche sui social network. Ecco, da questo punto di vista, forse, servono meno bandiere di propaganda e più proposte costruttive. Queste proposte costruttive Forza Italia le ha messe in campo sin dalla fase delle consultazioni. Siamo stati i primi a segnalare quattro mesi fa che, forse, qualcosa nel piano vaccinale poteva non funzionare. Le abbiamo proposto degli elementi concreti che, in grossa parte, sono stati anche ripresi dalle sue dichiarazioni programmatiche. La sfida del debito, dei debiti delle pubbliche amministrazioni: noi non possiamo permetterci pubbliche amministrazioni che paghino in ritardo, ma, quando sono loro a dover esigere soldi dai cittadini, li aggrediscono in maniera ossessiva. La questione sul credito bancario e sugli scoperti bancari, su cui il Presidente Antonio Tajani ha sollevato in Europa, ai massimi livelli, una questione importante sulla flessibilità, ricevendo la risposta della Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen. E, ancora, mi permetto di segnalarle, Presidente Draghi – non è entrato in questo dibattito, non mi pare di averne sentito parlare – la questione del terremoto. C’è una parte del centro Italia, che, da quattro anni, vive una situazione di estremo disagio, che si aspetta un salto di qualità nella ricostruzione, che non c’è mai stato. Su questa terra è piovuto sul bagnato. I consumatori, la parte più debole magari del Paese, gli utenti, gli automobilisti, i contribuenti, non possono essere tartassati da multe a strascico, cartelle pazze, bollette pazze. E poi le tre grandi sfide, a cui gli esponenti azzurri del suo Governo, Presidente Draghi, sono chiamati (Forza Italia ha partecipato con impegno, mettendo al Governo alcuni tra i suoi uomini e tra le sue donne migliori, più esperti): la sfida dell’assetto tra regioni e autonomie, che deve funzionare bene, soprattutto in questa fase; la sfida di pubbliche amministrazioni, che devono rispondere all’esigenza di progettualità; e un Sud che non può essere lasciato indietro, né adesso né per l’Italia che verrà.
Ecco, al suo Governo, Presidente Draghi, ai nostri ministri, a tutti i ministri e anche al Parlamento che dovrà fare la sua parte, un buon lavoro». (Applausi dei Deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente).

PRESIDENTE. «È iscritta a parlare, a titolo personale, la deputata Angela Raffa. Ne ha facoltà, per due minuti».

ANGELA RAFFA (M5S). «La ringrazio, Presidente. Colleghi, signor Presidente del Consiglio, ministri, Presidente Draghi, io sono la più giovane qui dentro, quindi scuserà la franchezza. Il precedente Governo è stato fatto fuori, bombardato da Confindustria, attaccato vergognosamente da TV e giornali, con la complicità di alcuni dentro e fuori la maggioranza. Ora è arrivato lei e il suo compito è spendere i 209 miliardi di euro che Giuseppe Conte è riuscito ad ottenere dall’Europa: questo è. Nella discussione interna alla forza politica, cui mi onoro di appartenere, io ero e sono convinta che non saremmo dovuti entrare in maggioranza. Ho votato e mi sono battuta perché vincesse la linea del “no” al suo Governo. Questo non è il Governo che volevamo, non è il Governo che avevamo promesso. Ciononostante, voterò “” perché così ha deciso il mio Movimento 5 Stelle. La storia ci ha insegnato che, per quanto appaia nobile e pieno di orgoglio, l’Aventino è solo una grande sconfitta politica.
Però, caro Presidente, lo dico in francese: semmai lo si è pensato, ci si tolga dalla testa di abusare della fiducia a decreti ed emendamenti per farli approvare velocemente ed a scatola chiusa. Sa come si dice: patti chiari e amicizia lunga. Le Commissioni e l’Aula dovranno avere il tempo di controllare e discutere. Verificherò ogni vostro atto foglio per foglio, gli farò le pulci. Coloro che i giornali e l’informazione italiana chiamano incompetenti hanno questo brutto vizio: leggiamo tutte le carte e i dossier dalla prima all’ultima pagina.
Io mi auguro il successo di questo Governo, perché sarà il successo del Paese; ma non si faranno sconti a nessuno. Il “sì” sulla parola che verrà dato oggi, esaurisce il credito. Da adesso il voto favorevole lo si dovrà guadagnare su ogni singolo provvedimento. Serviranno fatti concreti, non basteranno le parole e i dotti discorsi».

PRESIDENTE. «Concluda».

ANGELA RAFFA (M5S). «Si entra in maggioranza per controllare dall’interno. Grazie».

PRESIDENTE. «Dichiaro chiusa la discussione sulle comunicazioni del Governo».

PRESIDENTE. «Avverto che è stata presentata la mozione di fiducia Davide Crippa, Molinari, Delrio, Occhiuto, Boschi, Fornaro e Schullian numero 1-00422, che è in distribuzione (si veda l’allegato A)».

PRESIDENTE. «Secondo quanto convenuto in sede di Conferenza dei presidenti di gruppo, sospendiamo a questo punto la seduta, che riprenderà alle ore 18 con lo svolgimento della replica del Presidente del Consiglio dei Ministri, cui seguiranno le dichiarazioni di voto e la votazione per appello nominale. Nel corso della sospensione avrà luogo la sanificazione dell’Aula. La seduta è sospesa».

La seduta, sospesa alle 16,25, è ripresa alle 18.

Presidenza del PRESIDENTE:
Onorevole Deputato Roberto FICO.

(Replica del Presidente del Consiglio dei Ministri).

PRESIDENTE. «Riprendiamo la discussione sulle comunicazioni del Governo».

PRESIDENTE. «Ha facoltà di replicare il Presidente del Consiglio dei Ministri. Colleghi, per favore, silenzio. Prego».

MARIO DRAGHI, Presidente del Consiglio dei Ministri. «Grazie. Buonasera, ho ascoltato con grande interesse i dibattiti di oggi e ne ho tratto molti spunti. Cerco di rispondere al maggior numero dei punti rilevati, ma alcuni erano stati già trattati nell’intervento fatto ieri o nella replica, e, quindi, credo che quelli che enumererò dovrebbero coprire gran parte degli interventi di oggi. Dunque, un primo punto riguarda cosa fare con le piccole e medie imprese. Qui vi sono tre aspetti: uno è l’emergenza, un altro riguarda la preparazione delle piccole e medie imprese per la ripartenza quando la pandemia comincerà ad attenuarsi; poi sono stati sollevati due o tre esempi di tutele specifiche per le piccole e medie imprese italiane.
Sul primo punto, cioè l’emergenza, quel che è stato fatto da noi ricalca abbastanza bene, abbastanza da vicino quel che è stato fatto in altri Paesi europei, almeno dal punto di vista qualitativo. Per il secondo punto, la questione è un pochino più di medio periodo e questo comporta, incrocia, internazionalizzazione, accesso al capitale, investimenti allo scopo di rafforzare la nostra manifattura e renderla più competitiva. La strada qui è quella di sostenere il processo di internazionalizzazione delle piccole e medie imprese, di potenziare il credito d’imposta per investimenti, ricerca e sviluppo nel Mezzogiorno e anche quello per le spese di consulenza relative alla quotazione delle piccole e medie imprese. Dobbiamo estendere a queste e rendere facilmente fruibile il Piano nazionale della transizione 4.0 per favorire e accompagnare le imprese nel processo di transizione tecnologica e di sostenibilità ambientale. Il terzo punto riguarda tutele specifiche: la tutela del “made in Italy” e la tutela contro la concorrenza sleale, che le piccole e medie imprese possono dover affrontare. Qui, vi dico subito che l’impegno del Governo è totale.
Un secondo punto riguarda la corruzione. Un Paese capace di attrarre investitori, anche internazionali, deve difendersi dai fenomeni corruttivi – intendiamoci, deve difendersi dai fenomeni corruttivi comunque, anche per questo – che rappresentano un veicolo di ingerenza criminale anche da parte delle mafie e un fattore disincentivante sul piano economico per gli effetti depressivi sulla competitività e la libera concorrenza.
Nella replica di ieri, a proposito dello sviluppo nel Mezzogiorno, ho detto, sì, sì certo, c’è il credito di imposta, ma la prima cosa è assicurare legalità e sicurezza; gli altri strumenti si possono usare, si devono usare, ma se manca quella base … (Applausi).
Con riguardo al settore degli appalti pubblici, tradizionalmente sensibile al tema della trasparenza delle procedure e della corretta selezione degli operatori, centrale è il ruolo dell’Anac, anche per i suoi compiti di vigilanza collaborativa con le amministrazioni pubbliche.
Una delle chiavi per combattere la diffusione della corruzione è rappresentata dai presìdi di prevenzione ovvero da quegli strumenti, anche di natura pattizia, con cui si fa schermo ai tentativi di interferenza illecita esercitata a fini corruttivi. Tuttavia, molto resta da fare in vista della prevenzione, oggi perseguita attraverso strumenti e meccanismi di carattere ancora troppo formali. Questi meccanismi impegnano pubblici funzionari, cittadini ed imprese in numerosi adempimenti che sottraggono tempo e rendono meno efficace l’azione amministrativa, finendo così per alimentare, più che prevenire, fenomeni di illegalità. Qui, la semplificazione avrebbe una funzione anticorruttiva (Applausi). Dobbiamo spostare l’asse degli interventi su un piano più sostanziale, puntando sui due cardini di un’efficace politica di prevenzione: trasparenza e semplificazione. La trasparenza della pubblica amministrazione è il presupposto logico. I cittadini devono poter far sentire la loro voce, è la base per la responsabilità; quindi, accesso alle informazioni, siano essi dati quantitativi o qualitativi. Questo consente ai cittadini di analizzare l’attività e i processi decisionali pubblici, il tutto in un virtuoso rapporto di collaborazione tra istituzioni e collettività amministrate, che veda rispettato il principio del coinvolgimento attivo della cittadinanza nelle scelte e riesca ad alimentare e consolidare la fiducia nelle istituzioni, ma anche il necessario controllo sociale.
La semplificazione dei procedimenti amministrativi serve per snellire e accelerare i processi decisionali pubblici. Proprio le farraginosità degli iter e la moltiplicazione dei passaggi burocratici spesso sono la causa inaccettabile di ritardi amministrativi ma anche il terreno fertile in cui si annidano e prosperano i fenomeni illeciti (Applausi).
Sulla criminalità un’osservazione sola: è vero che i dati quantitativi sulla criminalità nel corso degli anni sono andati migliorando ma la percezione che ne hanno i cittadini no. E deve essere la percezione a guidare l’azione, a stimolare un’azione sempre, sempre più efficace.
Sulla giustizia: non c’è dubbio che bisognerà intraprendere azioni innovative per migliorare l’efficienza della giustizia civile e penale quale servizio pubblico fondamentale, che rispetti tutte le garanzie e i principi costituzionali che richiedono ad un tempo un processo giusto e un processo di durata ragionevole, in linea con la media degli altri Paesi europei (Vivi applausi).
Come ho detto ieri in Senato nel discorso di replica – e ci tengo a ribadirlo anche in questa sede – dobbiamo impegnarci a tutelare il sistema economico contro il rischio di infiltrazioni criminali conseguente all’immissione di flussi di denaro e di risorse pubbliche anche provenienti dall’Unione europea.
Infine, ma non meno rilevante, in tempi di pandemia non dovrà essere trascurata la condizione di tutti coloro che lavorano e vivono nelle carceri (Applausi), spesso sovraffollate, esposti al rischio e alla paura del contagio e particolarmente colpiti dalle misure necessarie per contrastare la diffusione del virus.
Una breve considerazione sullo sport; il fatto che non abbia detto nulla non vuol dire che non è importante. È un mondo profondamente radicato nella nostra società e nell’immaginario collettivo ed è stato fortemente colpito dall’emergenza della pandemia. Questo Governo si impegna a preservare e a sostenere il sistema sportivo italiano, tenendo conto della sua peculiare struttura e dei molteplici aspetti che lo caratterizzano, non solo in relazione all’impatto economico, agli investimenti e ai posti di lavoro ma anche per il suo straordinario valore sociale, educativo, formativo, salutistico (Applausi).
Penso, infine, ai grandi eventi sportivi nazionali e internazionali, la cui massima espressione saranno i Giochi olimpici di Milano e Cortina, che l’Italia ospiterà nel 2026. Il lavoro che dobbiamo sviluppare per prepararci al meglio all’evento è già una manifestazione di fiducia nel futuro dell’Italia, sia al suo interno sia all’estero, oltre che un’occasione per il suo sviluppo, specie nel campo delle infrastrutture, del turismo, dell’innovazione tecnologica, della ricerca e della sostenibilità ambientale.
Poi, su altri due argomenti che sono stati sollevati oggi, turismo e fisco, ho già risposto ieri. Per il turismo ho risposto ieri, semplicemente dicendo che, se c’è un settore che riparte, sicuramente è quello. Non è che abbiamo dubbi. Mentre magari per altri settori tecnologici non lo sappiamo, lì è sicuro che riparte, perché siamo l’Italia; quindi, merita sostegno (Applausi).
Bene, spero condividiate questo sguardo costantemente rivolto al futuro, che confido ispiri lo sforzo comune verso il superamento di questa emergenza sanitaria e della crisi economica e che, certamente, caratterizzerà, nelle mie ambizioni, l’azione di questo Governo». (Vivi e prolungati applausi – Deputati si levano in piedi).

PRESIDENTE. «Prima di passare alle dichiarazioni di voto, al fine di organizzare l’afflusso dei deputati in Aula per l’appello nominale e di evitare assembramenti, procediamo subito all’estrazione del nominativo da cui inizierà la chiama».

(Segue il sorteggio).

La chiama avrà inizio dalla deputata Pallini.

(Dichiarazioni di voto).

PRESIDENTE. «Passiamo alle dichiarazioni di voto».

PRESIDENTE. «Ha chiesto di parlare il deputato Costa. Ne ha facoltà». Deputato Costa, un attimo solo. Colleghi, per favore, un po’ di silenzio, abbassiamo la voce, sennò non facciamo iniziare il deputato Costa. Colleghi. Prego».

ENRICO COSTA (MISTO-A-+E-RI). «Il suo Governo, Presidente, si è affermato nonostante l’ipocrisia di forze politiche che oggi sono intente ad applaudire, ma che, fino a ieri, hanno provato in ogni modo a imboccare strade diverse, chi il “Conte-ter”, chi le elezioni. Solo noi di “Azione” e “+Europa” da mesi insistiamo per una soluzione di alto profilo sostenuta da un’ampia maggioranza. Per questo, avrà la nostra fiducia convinta.
Il suo compito non sarà semplice perché, da domani, le forze politiche la tireranno per la giacca. Noi lavoreremo perché il suo impegno non sia indebolito dalle bizze dei partiti, perché con lei contiamo si apra la stagione della competenza, della capacità di gestione, che investa le migliori correnti di pensiero e rifugga le peggiori correnti di partito.
Signor Presidente, il “Recovery Plan” è la grande sfida del nostro Paese. Da mesi si parla solo di che cosa realizzare, ma nessuno si chiede se il nostro Stato ha gli strumenti per rispettare i tempi. Gli strumenti di uno Stato sono le norme: ebbene, noi abbiamo un ginepraio normativo inestricabile che rallenta ogni opera ed una pletora di strutture pubbliche che si pestano i piedi tra loro, lo ha evidenziato nella sua replica odierna. Si stima che le norme siano più di 100 mila, un anno di Gazzette Ufficiali conta 30 mila pagine, 80 chilogrammi di peso: per leggerle tutte ci vorrebbero 319 giorni.
Come spendere bene 200 miliardi rispettando il crono-programma in un simile contesto? Lo si può fare solo con una vera e coraggiosa azione di semplificazione, a partire da una legge sul “Recovery Plan” basata sull’intesa con le regioni, che semplifichi le procedure e stabilisca chiaramente le regole del gioco.
Così come non ci può essere neanche una efficace riforma della giustizia civile senza disboscamento della giungla normativa: leggi complicate, equivoche nell’interpretazione portano spesso tutti diritti dal giudice».

PRESIDENTE. «Concluda».

ENRICO COSTA (MISTO-A-+E-RI). «Quanto al processo penale, confidiamo che si possa voltare pagina: non è più il tempo di uno Stato che scarichi sul cittadino i suoi ritardi ma dell’affermazione della presunzione di innocenza, della ragionevole durata del processo, del principio di rieducazione della pena, principi liberali per una politica al servizio del cittadino svolta con serietà, competenza, equilibrio». (Applausi dei Deputati del gruppo Misto-Azione-+Europa-Radicali Italiani).

PRESIDENTE. «Ha chiesto di parlare il deputato Tasso. Ne ha facoltà».

PRESIDENTE. «Deputato Tasso, un solo secondo. Colleghi, non andiamo avanti se non abbassiamo la voce, perché non è possibile. Non si riusciva ad ascoltare il deputato Costa. Per favore, per favore, deputato Sgarbi! Per favore, anche lì, dai banchi del Movimento. Colleghi! Prego, deputato Tasso».

ANTONIO TASSO (M-EUR-MAIE-PSI). Grazie, Presidente. Presidente Draghi, membri del Governo, a chi in questo momento ci guarda in diretta TV non interessano i motivi per cui questo Governo è nato e le nostre posizioni politiche, comprensibilmente diverse, ma che non devono distoglierci dal raggiungimento dell’obiettivo a cui siamo stati chiamati dal Capo dello Stato, Sergio Mattarella, e cioè uscire immediatamente da questa situazione di impasse che di certo noi, “Europeisti-MAIE”, non abbiamo voluto, e quindi varare tutti quei provvedimenti di cui i cittadini italiani hanno urgentemente bisogno.
Il suo, Presidente Draghi, è un programma di Governo ambizioso, e declino questo aggettivo nell’accezione più positiva possibile, perché non si può che condividere una visione che voglia riorganizzare la sanità, rimettere sui giusti binari il mondo della scuola, programmare un rilancio del turismo e della cultura, sostenere il lavoro e le imprese con interventi attivi e porre il tema ambientale come centrale nell’azione governativa.
Mancavano due temi, ma poi ho visto che nella sua replica, Presidente, vi ha accennato. Intanto il primo: a noi, “Europeisti-MAIE”, piacerebbe continuare la nostra opera di attenzione ai nostri connazionali all’estero, che abbiamo attuato finora soprattutto in questa emergenza pandemica e che si è tradotta nel potenziamento della rete consolare, nella promozione del “made in Italy”, del turismo di ritorno e della lingua e della cultura italiana nel mondo.
E poi un tema a me caro, a cui lei ha accennato adesso in replica, e cioè lo sport e l’attività motoria in genere. Ora, a parte il ruolo fondamentale dello sport, che svolge nel mantenimento di uno stato di buona salute e che rappresenta il 4 per cento del PIL del nostro Paese, esso potrebbe avere, con il Recovery Fund, un’occasione di grande rilancio agonistico, sociale e sanitario. Concludo, Presidente, dichiarando che la componente “Europeisti-MAIE”, così come il nostro gruppo al Senato ieri, sarà leale ad un progetto di Governo che abbia i cittadini al centro della nostra attenzione, quella stessa lealtà, Presidente, che abbiamo dimostrato anche in precedenza nella nostra attività parlamentare. Quindi, annunciando il voto favorevole alla fiducia richiesta, ricordo a me stesso che verremo valutati non per i nomi che siedono su questi scranni, ma per ciò che sapremo attuare da oggi per il prossimo futuro. Quindi buon lavoro a tutti noi e un grande incitamento di speranza agli italiani».

PRESIDENTE. «Ha chiesto di parlare la deputata Gebhard. Ne ha facoltà».

PRESIDENTE. «Colleghi, per favore!».

RENATE GEBHARD (MISTO-MIN.LING.). «Grazie, Presidente. Signor Presidente del Consiglio, condividiamo la sua definizione del Governo e la sosterremo con responsabilità, come ci ha chiesto il Presidente Mattarella, con l’obiettivo di combattere l’attuale crisi. Condividiamo l’approccio europeista, e l’approccio autonomista che chiediamo al suo Governo è in nome di una visione solidale e comune delle minoranze linguistiche in Italia e in Europa; e ci dispiace che non vi sia stato un riferimento alle autonomie nelle sue dichiarazioni. La collocazione delle autonomie è stata in passato, lo è oggi e lo sarà in futuro, in Europa. L’idea condivisa dell’Europa è a fondamento del ruolo delle istituzioni europee in ordine alla crisi pandemica e economica.
Non è tempo di scelte ordinarie, ma di interventi straordinari che abbiano effetti innovativi profondi. In relazione a queste riforme e progetti riteniamo sia necessario un confronto anche con i territori che rappresentiamo come autonomie, e in particolare con la montagna, che ha sostenuto più di ogni altro settore i costi della crisi e che richiede politiche attive e mirate di sostegno e di crescita. Da donna, non posso fare a meno di ribadire quanto anche lei ha affermato, signor Presidente: siamo di fronte a un gap lavorativo, economico, sociale e di rappresentanza che va affrontato in maniera concreta e precisa.
Concludo, Presidente. Il Paese ha un’esigenza sempre più evidente di sobrietà, di atti concreti, di trasparenza e continuità nell’adozione di regole e decisioni, dando un futuro ai nostri figli.
Per questi motivi i deputati del “Südtiroler Volkspartei” delle minoranze linguistiche voteranno la fiducia al suo Governo. Buon lavoro a lei, Presidente, buon lavoro a tutti noi».

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Lupi. Ne ha facoltà».

PRESIDENTE. «Colleghi, per favore, anche dai banchi di Forza Italia. Deputato Pella, per favore. Deputato Napoli. Prego».

MAURIZIO LUPI (M-NCI-USEI-R-AC). «Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, Noi con l’Italia-USEI voterà convintamente la fiducia a quello che lei ha definito il Governo del Paese, un Governo di alto profilo che non debba identificarsi con alcuna formula politica. Nel suo discorso, signor Presidente, abbiamo trovato tutti gli elementi di discontinuità e di novità che motivano il nostro sì. Lei, agli studenti della Cattolica, parlò di conoscenza, coraggio e umiltà come delle virtù necessarie al decisore politico. Basta approssimazione, indecisione e autoreferenzialità. Occorrono più scelte coraggiose, più visione e meno spreco, per la ricostruzione. Conforta, nel suo programma, l’elenco puntuale delle riforme necessarie, dal fisco alla giustizia, non solo civile, ma anche quella penale, dalla pubblica amministrazione al coinvolgimento dei privati, finalmente visti come una risorsa e non un nemico dello Stato, dalla scuola pubblica, quella statale e paritaria, alla formazione dei funzionari pubblici, dal rilancio della cultura al ruolo del Terzo settore. Conforta il metodo con cui ha voluto definire lo stile del suo Esecutivo: il confronto con il Parlamento, l’informazione tempestiva agli italiani, che non sono sudditi, ma la vera risorsa della nostra comunità. Conforta la qualità e la rapidità delle decisioni, ad esempio nella campagna vaccinale, il concentrarsi sugli obiettivi strategici, evitando dispersioni di risorse in lunghi elenchi di progetti, interventi strutturali e non un farisaico rispetto delle quote rosa invece per una vera parità di genere, soprattutto nel mondo del lavoro. Conforta la concretezza e la fattibilità dei piani. Lei ha chiesto un sostegno convinto a questo Parlamento, invocando il dovere dell’unità. Il lavoro comune si misurerà sui contenuti, a partire dalla convinta collocazione europea e atlantica del nostro Paese, senza tentennamenti verso regimi che destano preoccupazione (ogni riferimento alla Cina è puramente casuale). L’unità nell’emergenza non è di meno per la politica. Comporta, certo, delle rinunce, ma è un passo avanti verso la responsabilità nazionale di ricostruzione. Lei, a proposito del ”Recovery Plan”, ci ha sollecitati a non sprecare risorse. La prima risorsa da non sprecare è il tempo, che non va usato, come ha detto lei, solo per conservare il potere. Usare bene il tempo è il solo modo per ritrovare la fiducia della gente, il vero fattore ricostruttivo di un’economia e di una società.
Vorrei finire con l’elogio della nobiltà del compromesso che due anni fa lei, agli studenti universitari di Bologna, citando Papa Ratzinger, ha fatto, e concludo: “La morale politica consiste precisamente nella resistenza alla seduzione delle grandi parole (…). Non è morale il moralismo dell’avventura (…). Non l’assenza di ogni compromesso, ma il compromesso stesso è la vera morale dell’attività politica”. È l’appello che rivolgo oggi, non a lei, ma ai miei colleghi di quest’Aula, anche per chi sarà, con dignità, all’opposizione: lavoriamo insieme, cercando questo compromesso virtuoso sulla ricostruzione, sulla lotta alla pandemia, sulle riforme. È quello che gli italiani ci chiedono».

PRESIDENTE. «Concluda, deputato Lupi».

MAURIZIO LUPI (M-NCI-USEI-R-AC). «Concludo con una piccola frase, che mia figlia mi fa sempre sentire, di una canzone dei Coldplay: “Non sto cercando qualcuno che ha poteri sovrumani o qualche supereroe, solo qualcuno a cui posso rivolgermi”. Ecco, ognuno di noi deve fare la sua parte. Abbiamo bisogno che ognuno di noi svolga la sua responsabilità. Per questo “Noi con l’Italia-USEI” le dà la sua fiducia (Applausi dei Deputati del gruppo Misto-Noi con l’Italia-USEI-Rinascimento AdC).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Ruffino. Ne ha facoltà».

DANIELA RUFFINO (MISTO-C!-PP). «Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, onorevoli colleghi, è con convinzione che annuncio il voto favorevole della componente “Cambiamo!” alle linee programmatiche esposte dal Presidente Draghi. La sua puntuale ricognizione sulle gravi e perduranti difficoltà causate agli italiani dalla pandemia è per noi il corretto punto d’attacco per alzare lo sguardo su un futuro tutto da costruire, ma al quale dobbiamo lavorare qui e ora, utilizzando subito e bene tutte le risorse disponibili dall’Europa.
Lei, signor Presidente, si è rivolto a questo Parlamento con la piena consapevolezza di chi ha una chiara e viva memoria storica della vita della Repubblica, delle sue scelte di fondo in campo internazionale, della collocazione atlantica ed europea, due cornici al cui interno abbiamo costruito e preservato le nostre libertà civili. Ma, signor Presidente, è la proiezione sul futuro la vera sfida che attende l’Italia e la ragione di fondo per cui a lei e non ad altri è stato affidato il compito gravoso di aprire la strada a un Paese smarrito e confuso.
Condividiamo il suo richiamo non solo alla necessità di rafforzare le tutele sociali per quelle categorie, più di altre, colpite negli interessi economici, ma, soprattutto, di investire per ricucire un tessuto sociale gravemente slabbrato, passando però da una visione esclusivamente assistenziale a una più dinamica e aperta che fa dell’istruzione, dell’aggiornamento e della riqualificazione professionale i cardini su cui costruire un Paese più giusto, capace di offrire a tutti, senza distinzioni o privilegi, quelle opportunità che rendono forte una democrazia e la radicano nel sentire comune.
Signor Presidente, nei nostri piccoli comuni italiani abitano più di 15 milioni di cittadini; le parlo di questo, perché – un piccolo inciso, per quanto è accaduto e mi è stato comunicato, oggi – molti sindaci attendono una proroga relativa ai sessanta giorni che sono stati concessi per presentare le osservazioni relative alla costruzione del Deposito nazionale di scorie nucleari e pare che SOGIN abbia negato questa proroga; le chiediamo di prendere in mano questo dossier, perché riteniamo che questi cittadini e questi sindaci debbano vedersi riconosciuta questa attenzione, ma anche per un altro motivo, perché il sentimento di patria è vivo in quei territori troppo spesso abbandonati, ma che sono una parte importante dell’Italia».

PRESIDENTE. «Concluda».

DANIELA RUFFINO (MISTO-C!-PP). «Un grande storico conservatore francese disse ai suoi ragazzi all’Università della Sorbona: che cos’è una Nazione? Una Nazione è il sentimento dei sacrifici compiuti per stare insieme e di quelli che si è disposti a compiere per rimanere insieme. La Nazione è un plebiscito di tutti i giorni.
Credo che quest’Aula le abbia dimostrato quanto sarà importante per noi tutti il suo impegno». (Applausi dei Deputati del gruppo Misto-Cambiamo!-Popolo Protagonista).

PRESIDENTE. «Ha chiesto di parlare il deputato Tabacci. Ne ha facoltà».

PRESIDENTE. «Colleghi, per favore… colleghi, per favore! Prego».

BRUNO TABACCI (MISTO-CD-IE). «Grazie, Presidente. Signor Presidente del Consiglio, professor Draghi, ricordo che il Presidente della Repubblica con un atto di grande coraggio istituzionale l’ha incaricata di guidare un Governo di alto profilo che non debba identificarsi con alcuna formula politica e l’ha accompagnata con l’indicazione di tre gravi emergenze: la lotta alla pandemia, la protezione del Paese a fronte dei duri problemi sociali ed economici che ne sono derivati, un piano concreto ed efficace per il pieno utilizzo dei fondi europei e lei ha risposto costituendo un Governo di responsabilità repubblicana, con un’ampia base parlamentare e con un discorso programmatico di grande respiro che ci riporta con ammirazione indietro nel tempo. Ma un Governo così concepito presuppone che l’obiettivo di fondo sia l’interesse generale del Paese. Per questo le forze che ne compongono la maggioranza non possono confondere l’interesse generale con la lotta per far prevalere i particolarismi, per quanto nobili essi siano. La somma dei particolarismi non porta all’interesse generale, che di essi è la sintesi a livello più alto.
L’ispirazione del suo discorso mi ha riportato ad una nota citazione del nostro più grande statista, Alcide De Gasperi: il politico diventa un uomo di Stato quando comincia a pensare alle nuove generazioni più che alle prossime elezioni. E, così, l’uomo di Stato ha il dovere di guidare e di fissare la rotta con umiltà e coraggio, mentre il politicante si accontenta di lasciarsi portare dalla corrente, obnubilato dai sondaggi. Emerge così che il parlamentare non è un portavoce, ma un uomo di Stato che indica una visione al suo popolo. Questa è la concezione più alta del parlamentarismo.
Le politiche che si rendono necessarie per rispondere adeguatamente richiedono una visione lunga, di grande respiro, delle priorità del Paese, una capacità di programmazione del suo Governo, un rafforzamento necessario nel funzionamento degli apparati dello Stato e delle istituzioni regionali, la sollecitazione di un ampio consenso nella società italiana, nei suoi corpi intermedi, nei settori decisivi della vita sociale e culturale, a partire dall’economia e dal settore produttivo, un’attenzione alla coesione sociale e territoriale, specie con riguardo al Mezzogiorno.
Caro Presidente Draghi, lei, con il suo discorso, ha posto l’asticella molto in alto e interpella ognuno di noi. L’Europa è al centro della sua riflessione e mette in discussione l’europeismo un po’ provinciale che ha caratterizzato il nostro dibattito recente, tra sovranismo, scetticismo e la difesa gridata con presunti pugni sul tavolo degli interessi italiani.
Oggi abbiamo avuto, da questo punto di vista, il collega Borghi che ce ne ha fatto uno sfoggio. A noi sembra, invece, che per l’Italia, l’Europa sia l’unico porto sicuro. Ora il suo Governo, dopo la svolta europea del luglio scorso, deve scommettere su di una sovranità condivisa nella Comunità europea, per far fronte ai diversi settori nei quali gli Stati nazionali non sono più in grado di fare da soli. Superamento dell’Europa intergovernativa, con la costrizione del voto unanime nel Consiglio europeo; nuove attribuzioni all’Europa in diverse materie, oggi di competenza degli Stati nazionali; una capacità autonoma fiscale dell’Unione europea per dotare il bilancio delle risorse necessarie a rendere strutturale la mutualizzazione del debito buono, avviato con il “Next Generation EU” per sostenere la creazione di beni pubblici in dimensione europea.
Ne consegue che il suo Governo deve spendere al meglio le risorse del “Recovery”, per imporre l’Italia all’attenzione positiva sia dell’Europa che del mondo intero. Confidiamo che le sue relazioni con la nuova amministrazione americana riportino ad una costruttiva fase della politica estera multilaterale, per garantire pace e ridurre le disuguaglianze nel mondo.
La Presidenza del G20 sarà una occasione particolarmente importante e concludo. Ho condiviso molto il profilo delle riforme: pubblica amministrazione, giustizia, fisco.
In particolare, sul fisco, ha indicato il metodo giusto e richiamato il principio di giustizia ed equità fiscale, attraverso progressività e contrasto all’evasione. Convivere con una dimensione così abnorme dell’economia sommersa significa non aver neppure un’idea precisa delle ricchezze e delle povertà presenti nel Paese. Non ce lo possiamo più permettere.
Sono convinto che il Parlamento – ed ho concluso – le debba non solo la fiducia, ma l’apprezzamento per la serietà, la competenza, la modestia e la capacità di ascolto, con cui ha caratterizzato l’avvio della sua Presidenza. Il nostro voto di fiducia è pieno, consapevole, senza retropensieri. Buon lavoro, Presidente». (Applausi dei Deputati del gruppo Misto-Centro Democratico-Italiani in Europa).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Fornaro. Ne ha facoltà».

FEDERICO FORNARO (LEU). «Signor Presidente, Presidente del Consiglio, signori ministri, colleghi, in primo luogo ci associamo al ringraziamento che lei ha fatto ieri al Presidente della Repubblica Mattarella, per la gestione di questa difficile e complessa crisi, e al ringraziamento al Presidente Conte, per aver guidato il Paese in uno dei periodi più difficili della nostra storia.
Lei, signor Presidente, ha evocato lo spirito repubblicano, la Repubblica, le radici della nostra democrazia. Il 2 giugno saranno settantacinque anni da quella giornata straordinaria di ritorno alla democrazia, la giornata in cui per la prima volta le donne poterono votare. Il popolo decise dopo ottantacinque anni di passare dalla monarchia alla repubblica e quella scelta ci portò la Costituzione italiana, un’eredità della Resistenza e di quello spirito repubblicano che lei ha evocato.
Ebbene, da quegli anni, da quel periodo credo che dobbiamo trarre qualche insegnamento. Accanto allo spirito repubblicano, signor Presidente, credo che dovremmo tutti provare ad avere uno spirito costituente per ricostruire innanzitutto la fiducia nella politica, la fiducia nelle istituzioni, per dare una prospettiva di futuro al nostro Paese. Spirito costituente vuol dire ricerca del punto di equilibrio nell’interesse generale senza rinnegare idee, storie, culture politiche. È con questo spirito che abbiamo raccolto l’appello del Presidente della Repubblica, con questo spirito partecipiamo al suo Governo, con questo spirito vogliamo dare il nostro contributo costruttivo e leale. Lei ieri ha parlato di ricostruzione; sì, ricostruire partendo dalle fondamenta della Costituzione ricordando, come ha scritto Piero Calamandrei, che nella Costituzione c’è dentro tutta la nostra storia, tutto il nostro passato, tutti i nostri dolori, le nostre sciagure, le nostre glorie, sono tutti sfociati qui, negli articoli della Costituzione. Ebbene, abbiamo condiviso, per esempio, la sua priorità assoluta alla lotta contro la pandemia. L’articolo 32 della nostra Costituzione dice che la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, ecco perché è giusto combattere la pandemia prima di ogni ragionamento di carattere economico. Abbiamo condiviso l’idea che lei ha tratteggiato di una riforma del servizio sanitario futuro con una medicina territoriale più forte, con un radicamento sul territorio, con una scelta quindi di un modello sanitario che sia più vicino al cittadino e che cerchi di integrare la dimensione ospedaliera con la dimensione territoriale. Allo stesso modo, con forza ricordiamo in quest’Aula l’articolo 1 della nostra Costituzione, quello che dice che l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro. Sia ben chiaro una volta per tutte: nessun pregiudizio da parte nostra nei confronti di chi fa impresa; ma al tempo stesso la centralità del lavoro nel doppio versante, signor Presidente: quantità e qualità del lavoro. È per questa ragione che le chiediamo la proroga del blocco dei licenziamenti e al tempo stesso una legge sulla rappresentanza che metta fine alla giungla contrattuale, così come siamo disponibili a dare il nostro contributo per arrivare a un obiettivo che io, credo, sia largamente condiviso: un ammortizzatore sociale unico che possa essere in grado di dare risposte nei momenti di crisi sia ai lavoratori dipendenti sia ai lavoratori autonomi e alle partite IVA. Allo stesso modo, parlando di fisco bisogna ricordare l’articolo 53 della nostra Costituzione, che dice che il sistema tributario deve essere informato a criteri di progressività. È un fisco moderno quello che lei ha disegnato, un fisco che deve mettere la lotta all’evasione tra i suoi fondamentali punti, perché oggi noi abbiamo un cancro che si sta mangiando l’economia sana della Nazione e sta mettendo in discussione anche gli spazi economici per sostenere il nostro welfare. C’è poi l’articolo 3, quello sull’uguaglianza, e qui per noi rimane fondamentale la lotta contro le diseguaglianze sociali, contro una povertà che si è ampliata notevolmente in questo periodo; uguaglianza significa pari opportunità lavorative, pari opportunità retributive per le donne e poi la grande questione dei giovani, che è e rimane una delle grandi questioni della nostra contemporaneità. È in questo contesto di ricostruzione dalle fondamenta della nostra convivenza civile che a nostro giudizio si innesta il progetto europeo che lei ha indicato, la centralità del progetto europeo. Per noi Europa è Il Manifesto di Ventotene, scritto nell’isola confinaria nel 1941 da Spinelli, Rossi ed Eugenio Colorni. È l’Europa dei popoli, non la sommatoria di egoismi nazionali, non la sommatoria di semplici Stati sovranisti, ma un progetto che guarda indietro per ricordare quali mali hanno portato gli eccessi di nazionalismo e prova a guardare verso il futuro, un’Europa solidale che non sia guidata da una semplice logica ragionieristica ma capace di avere una grande visione del futuro.
Signor Presidente, il vecchio Continente, così è chiamata l’Europa, anche per i dati anagrafici e demografici, deve essere impegnato oggi solidalmente ad affrontare le grandi sfide della contemporaneità. Da soli, i singoli Paesi non possono pensare di farcela. Noi siamo dentro tre grandi rivoluzioni che hanno stressato e stressano la nostra quotidianità. Una di lungo periodo, la globalizzazione, e su questo va ripensato tutto il terreno, anche della concorrenza nell’Unione europea, per avere grandi player europei in grado di essere competitivi sul mercato globale e difendere, per quello che è possibile, le nostre produzioni. Siamo dentro, poi, la rivoluzione digitale, con tutto quello che ne comporta e siamo dentro i cambiamenti climatici, su cui credo nessuno oggi possa discutere. Ebbene, la domanda che ci arriva è quella di protezione, una protezione per i soggetti più deboli, siano essi imprese o cittadini e dobbiamo, al tempo stesso, come politica, provare, insieme alla protezione, anche ad aiutare a sostenere il cambiamento, ad affrontare queste sfide. Lei più volte è intervenuto sui temi della transizione ecologica; noi le diciamo con grande chiarezza che da sempre per noi questa non è un’etichetta: noi parlammo nel 2018 del “Green New Deal. Crediamo che la transizione ecologica sia un modo di intendere la società, un passaggio non soltanto settoriale, ma che deve vedere l’intera società impegnata. E, poi, legato alla rivoluzione digitale, il digital divide che purtroppo proprio la vicenda della pandemia ha riportato in primo piano; la “DaD”, la didattica a distanza ha messo in evidenza che ci sono troppi territori ancora lontani da un adeguato collegamento, e questo riporta a un altro grande tema che tiene insieme questi ragionamenti, che è quello di un grande investimento sulla scuola, sulla formazione, sull’università. Ci permettiamo di aggiungere un obiettivo a quelli che lei ha indicato: quello di provare a ricucire; questo Governo deve provare a ricucire un tessuto sociale slabbrato, ricucire i divari tra i territori tra il centro e la periferia, tra la città e il contado, tra Nord e Sud; il Sud deve ritornare ad essere una questione nazionale, fuori da antichi stereotipi e con una proiezione verso il futuro. Dobbiamo ricucire un tessuto sociale attraverso una ricerca sistematica della coesione sociale. Lei ha inaugurato, l’altro giorno, un inizio di lavoro di confronto con le parti sociali: deve essere un metodo. Signor Presidente, mi avvio alla conclusione, avremo di fronte mesi difficili; non sarà facile coniugare idee, progetti storie e culture differenti; crediamo che si possa fare proprio con quello spirito costituente che innanzitutto significa rispetto e ascolto delle idee altrui; vuol dire che c’è un tempo per la propaganda e un tempo per costruire e per governare; ebbene, questo è il tempo di governare per provare a dare risposte ai nostri cittadini. Signor Presidente, noi ci siamo, ci siamo come altre volte nella storia d’Italia la sinistra c’è stata, anteponendo agli interessi di parte quello nazionale. Ci saremo, signor Presidente, con le nostre idee, le nostre convinzioni, ci saremo, con lealtà e spirito collaborativo. Per queste ragioni, il gruppo di Liberi e Uguali voterà la fiducia al suo Governo». (Applausi dei Deputati del gruppo Liberi e Uguali).

PRESIDENTE. Desidero informare l’Assemblea che la nostra collega Maria Carolina Varchi è diventata madre della piccola Maria Costanza (Applausi). Esprimo alla collega, al papà e alla neonata gli auguri più sinceri da parte di tutta l’Assemblea. Ha chiesto di parlare la deputata Boschi. Ne ha facoltà».

MARIA ELENA BOSCHI (IV). «Grazie, Presidente. Signor Presidente del Consiglio, le parole che ha pronunciato ieri al Senato hanno illustrato meglio di qualunque altra cosa il senso profondo di quanto è accaduto nell’ultimo mese.
Un mese fa si cercavano i responsabili, con una caccia all’uomo disperata e telefonate che partivano anche da Palazzo Chigi. Un mese fa si scriveva un Recovery Plan in alcuni uffici, un Recovery Plan senza visione, senza anima. Un mese fa si offrivano posti, poltrone a tanti, se non a tutti, anche a noi, ma Italia Viva ha scelto di mettere al primo posto i bisogni dei cittadini e non le ambizioni personali di tanti. Un mese fa si scommetteva sul nostro crollo e, invece, grazie a chi ha resistito, oggi scriviamo un finale diverso. Molto è cambiato in quest’ultimo mese. Il coraggio di una piccola forza politica ha portato un cambiamento che è, al tempo stesso, normale e rivoluzionario; normale perché si torna a parlare di politica, e non del pallottoliere al Senato; rivoluzionario perché si rimettono al centro le nuove generazioni, e non i sondaggi. È cambiato molto e Italia Viva, con orgoglio, rivendica di essere stata causa e motore di questo cambiamento che oggi ha lei come guida, Presidente. Non c’è più in ballo il destino di questa comunità politica o il suo futuro: se lei riesce, vince l’Italia; se lei fallisce perde l’Italia (Applausi dei Deputati del gruppo Italia Viva). Questa è una sfida che fa tremare i polsi, certo, ma è la sfida ed è il motivo per cui fare il tifo per il suo Esecutivo significa fare il tifo per gli italiani di domani prima ancora che per gli italiani di oggi.
Noi abbiamo molto apprezzato le parole di verità che ha detto ieri in Senato; le abbiamo condivise e ci ha indicato un orizzonte; ha stimolato anche noi, nel nostro lavoro, nel lavoro di sicuramente di sostenerla, di aiutarla, ma anche di incalzarla con la libertà delle nostre idee e non con il ricatto delle appartenenze.
Negli ultimi anni si è diffusa una cultura populista che ha cercato di sostituire la legittimazione istituzionale che viene dalla Costituzione con il consenso nei sondaggi, di preferire la simpatia alla competenza, di sostituire l’agorà di questo Parlamento con la piazza virtuale dei social. Ecco, la sua designazione come Presidente del Consiglio è la prova del fallimento di quella cultura populista, perché con lei si cambia metodo. Noi abbiamo condiviso in modo particolare un passaggio che ha sottolineato ieri in Senato, con acume: il suo Governo non è il frutto del fallimento della politica, perché far nascere questo Governo è stata una scelta politica (Applausi dei Deputati del gruppo Italia Viva), e non hanno fallito coloro che hanno lavorato perché nascesse questo Governo; semmai hanno fallito coloro che pensano che la politica sia semplicemente partecipare ai talk show e ripetere l’opinione dominante dei commentatori. Per noi la politica è qualcosa di diverso, è qualcosa di più, e lo ha ricordato anche lei quando, ieri, ci ha richiamato – e noi lo condividiamo – a un dovere di cittadinanza che viene ancora prima dell’appartenenza. Allora, Presidente, noi ci siamo riconosciuti nel programma che ha annunciato ieri, abbiamo sentito parole che sono parole per noi patrimonio comune, che condividiamo, frutto del nostro lavoro anche. Le annuncio, quindi, come gruppo di Italia Viva, che voteremo in modo compatto e convinto la fiducia al suo Governo, e lo faremo anche con la speranza di poter scrivere insieme il futuro e non solo di rinfacciarci il passato, così come è avvenuto in altri momenti.
Ovviamente, è difficile passare in rassegna tutti i punti del programma che ieri ha annunciato e che, lo ripeto, condividiamo, ma sicuramente alcuni, in modo sintetico, li voglio ricordare. Abbiamo condiviso lo sguardo proiettato verso le nuove generazioni, con il richiamo al debito, quando ci ha detto che ogni spreco oggi è, in qualche modo, un danno che facciamo ai nostri nipoti; con il richiamo a un ambientalismo non ideologico, perché dire che stiamo dalla parte del Pianeta e non solo della moneta, significa che non abbiamo solo la responsabilità della Terra che lasciamo ai nostri nipoti, ma anche di creare quello sviluppo sostenibile con posti di lavoro, benessere, ricchezza, e in questo non possiamo trascurare il ruolo fondamentale che avrà tutta la filiera dell’agroalimentare, che è un’eccellenza italiana.
Abbiamo condiviso soprattutto quando ci ha invitato a esplorare il futuro, perché la storia ci insegna che dopo una crisi c’è sempre un momento di rinascita, di innovazione, di curiosità, di voglia di vivere, e ci sarà anche stavolta. Per questo, dobbiamo puntare soprattutto sull’educazione delle nuove generazioni, puntare sullo studio, sul mettersi in gioco, sul rischiare, sul fare fatica, non sull’aspettare un sussidio o sull’immaginare che la povertà si possa cancellare per decreto (Applausi dei Deputati del gruppo Italia Viva). E aver chiamato due personalità di prim’ordine come Vittorio Colao e Roberto Cingolani a far parte del suo Governo ci aiuterà a scriverlo quel futuro, non semplicemente ad aspettarlo. Noi, Presidente, abbiamo apprezzato la priorità che ha dato ad una maggiore efficienza sul piano dei vaccini, perché è un elemento di libertà, e siamo anche contenti che, rispetto a poco tempo fa, in quest’Aula non ci siano più no-Vax, ma siamo tutti dalla parte della scienza: bene. Noi abbiamo anche molto apprezzato il suo richiamo al ruolo della Protezione civile, che è un segno di discontinuità rispetto al passato. Grazie Presidente (Applausi dei Deputati del gruppo Italia Viva), perché gli uomini e le donne della Protezione civile devono essere valorizzate, come non è stato fatto da una gestione commissariale che ha messo in mostra anche delle opacità. Sicuramente, condividiamo la parte sulla sovranità, che non è sovranismo isolato e solitudine, non è quel sovranismo che invece ha rivendicato il suo predecessore alle Nazioni Unite.
Bene, Presidente, l’Italia c’è, c’è e lo ha ricordato ieri e lo ribadiamo noi oggi in quest’Aula, più di quanto si immagini: c’è nei medici e negli infermieri che sono in prima linea, negli imprenditori che continuano a esportare, nei commercianti che innovano, nei ristoratori che non si arrendono, nelle partite IVA che resistono, ma anche in tanti pensionati che sono un argine alla solitudine e all’indifferenza sociale. Grazie alla soluzione di questa crisi, grazie al Presidente Mattarella, da domani noi avremo un Paese più forte.
Allora, Presidente, nell’incoraggiarla, nell’aiutarla, nel sostenerla, voglio però anche porre l’attenzione su alcuni temi che ieri ha trattato meno, primo fra tutti il tema delle famiglie: c’è un’emergenza che è sicuramente legata all’impoverimento, ma c’è una grande emergenza che riguarda la natalità; per questo le chiediamo di completare il grande lavoro, l’ottimo lavoro fatto con il Family Act dalla nostra Ministra Elena Bonetti (Applausi dei Deputati del gruppo Italia Viva).
Le chiediamo di prestare attenzione al mondo dell’economia sociale, che è un nostro patrimonio, un elemento di sviluppo, di occupazione, di crescita. Sicuramente dobbiamo smaltire l’arretrato nelle cause civili, rafforzare gli uffici giudiziari, ma quello che le chiediamo e le abbiamo chiesto, anche stamattina, Presidente, è una svolta culturale sulla giustizia. Per noi garantismo e giustizialismo non sono sullo stesso piano, a differenza di quanto è stato sostenuto dal suo predecessore (Applausi dei Deputati del gruppo Italia Viva). Il garantismo è un obbligo costituzionale; il giustizialismo è una patologia inaccettabile.
Le chiediamo di rafforzare la politica estera. Condividiamo il ruolo in Europa, la centralità della NATO, ma dobbiamo giocare un ruolo strategico nel Mediterraneo. Negli ultimi mesi abbiamo perso ruolo e posizione in Libia, a favore di Turchia e Russia: serve un salto di qualità anche su questo.
Presidente, soprattutto le chiediamo un’attenzione sul tema della parità di genere, glielo dico da capogruppo, unico capogruppo donna qui alla Camera, di un partito che ha espresso un’unica Ministra donna, di un partito che ha per statuto l’obbligo della parità di genere, perché per noi la parità di genere è prima di tutto un dovere morale. Allora, sulla parità di genere, sappiamo che il tema delle quote rosa, spesso criticate, purtroppo, in molti casi, è l’unica porta che spalanca il merito delle donne. Sulla parità di genere, Presidente, ci stupisca, e non nella scelta dei sottosegretari, ma quando dovrà scegliere i dirigenti della pubblica amministrazione (Applausi dei Deputati del gruppo Italia Viva), gli amministratori delegati delle società partecipate: serve una svolta culturale.
Presidente, noi abbiamo iniziato questa legislatura, tre anni fa, con un Governo che era antieuropeista, pensava a uscire dall’euro, alcuni Ministri andavano a braccetto con i gilet gialli.
In tre anni di operazioni politiche e parlamentari, da alcuni definite machiavelliche ma sicuramente legittime a livello costituzionale, siamo arrivati ad avere l’uomo che ha salvato l’euro alla guida del nostro Paese. Oggi, il miglior contrappasso, forse, è che le forze antieuropeiste votino la fiducia al suo Governo. Allora, nell’augurarle buon lavoro, Presidente, a nome di tutto il gruppo di Italia viva, nell’augurarle buon lavoro anche per il G20, in cui accoglierà anche il Presidente Biden, vorrei condividere con voi alcune parole che, proprio alla cerimonia di giuramento del Presidente Biden, qualche giorno fa, ha pronunciato una poetessa ventiduenne, Amanda Gorman. In questa poesia, “The Hill We Climb”, si parla della riunificazione degli Stati Uniti, ma con parole che possono parlare anche al nostro cuore, al cuore degli italiani, soprattutto dopo un periodo di difficoltà: “E così alziamo il nostro sguardo, non per cercare quel che ci divide, ma per catturare quel che abbiamo davanti (….) finché avremo gli occhi sul futuro la storia avrà gli occhi su di noi”». Buon lavoro, Presidente (Applausi dei Deputati del gruppo Italia Viva – Congratulazioni).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Meloni. Ne ha facoltà».

GIORGIA MELONI (FDI). «Ci sedemmo dalla parte del torto, perché tutti gli altri posti erano occupati (Applausi dei Deputati del gruppo Fratelli d’Italia)! Potrei giustificare così, Presidente Draghi, la scelta di Fratelli d’Italia, unico partito, in questo Parlamento commissariato, che oggi voterà contro la fiducia al suo Governo. Ma la verità è che non avevamo scelta, per un fatto di coerenza: sì, certo, per un fatto di serietà. Esattamente come nessuno si fiderà più di qualcuno che sottoscrive un contratto e poi non lo rispetta, io penso che, allo stesso modo, i cittadini debbano diffidare di partiti che non mantengono la parola data. Ma, a fondo, c’è anche una grande questione politica che in troppi fanno finta di non vedere. Se anche Fratelli d’Italia fosse entrata nel suo Governo, l’Italia sarebbe stata protagonista di una – diciamo – duplice anomalia: unico Paese europeo ad avere alla guida del proprio Governo una persona che non è stata né direttamente, né indirettamente legittimata da un voto popolare e unica democrazia al mondo senza un’opposizione parlamentare, il che avrebbe avvicinato sinistramente l’Italia più alla Corea del Nord che all’Occidente (Applausi dei Deputati del gruppo Fratelli d’Italia), e avrebbe finito per indebolirci tutti; ciò avrebbe finito per indebolire anche lei.
La nostra è stata una scelta ponderata: di certo scomoda, ma ponderata. Noi scegliamo di dire no all’idea che l’Italia debba essere una democrazia di serie B, alla possibilità che ci siano partiti che hanno sempre meno consenso e sempre più poltrone. Noi scegliamo di denunciare l’ipocrisia di quei soloni che ieri applaudivano Giuseppe Conte e oggi la ringraziano per averci liberato da Giuseppe Conte (Applausi dei Deputati del gruppo Fratelli d’Italia), e di una sinistra che usa il rischio del COVID per scampare a ben altro rischio, cioè dalla possibilità che un centrodestra vincente alle urne possa eleggere un Presidente della Repubblica (Applausi dei Deputati del gruppo Fratelli d’Italia) indisponibile a tenere il PD al Governo, anche se perde continuamente le elezioni.
Però, intendiamoci, Presidente Draghi, noi speriamo sinceramente che lei possa fare bene e capiamo i tanti italiani in difficoltà, gli imprenditori, i professionisti, i lavoratori, che gioiscono per la fine del Governo degli incapaci e si aggrappano a lei, nella speranza di un futuro migliore. Il problema, Presidente Draghi, è che neanche la sua autorevolezza riesce a nascondere il fatto che diversi di quegli incapaci sono ancora lì (Applausi dei Deputati del gruppo Fratelli d’Italia), al suo fianco, e che in questo Parlamento la maggioranza ce l’hanno il PD, i 5 Stelle, Renzi, cioè esattamente gli stessi che ci hanno condotto nella situazione nella quale ci troviamo. Lei capirà che è difficile spiegare che l’Italia si possa risollevare con gli stessi che l’hanno affossata (Applausi dei Deputati del gruppo Fratelli d’Italia)! Anche perché, dalla composizione del Governo, Presidente Draghi, si direbbe che lei li tiene anche in – diciamo – significativa considerazione. Non so se si sia reso conto di quanti italiani sono rimasti basiti quando è stata letta la lista dei Ministri. Un Governo in grandissima continuità, in enorme continuità, con l’esecutivo precedente, che aumenta a dismisura il peso del Partito Democratico e in molti speravano che le cose andassero diversamente. C’erano grandi aspettative sulle scelte che lei avrebbe fatto, si diceva nomen omen: Draghi volerà alto sulle miserie dei partiti politici e ci consegnerà una squadra di Governo autorevolissima e snella. Lei si guardi intorno e mi dica se, in cuor suo, lei ritiene davvero che Luigi Di Maio sia il miglior Ministro degli Esteri possibile per questa nazione (Applausi dei Deputati del gruppo Fratelli d’Italia)! Mi dica se lei, in cuor suo, pensa davvero che Roberto Speranza andasse confermato (Applausi dei Deputati del gruppo Fratelli d’Italia), mentre i suoi esperti dicono che ci vuole un altro lockdown, il che significa dichiarare che tutti i sacrifici che abbiamo fatto nell’ultimo anno sono praticamente vani, che siamo al punto di partenza! E la conferma del Ministro Lamorgese, che invece di fermare l’immigrazione irregolare ferma i “decreti Sicurezza”: significa che lei condivide quella scelta. E perché, Presidente Draghi, Domenico Arcuri è ancora lì (Applausi dei Deputati del gruppo Fratelli d’Italia), con gli scandali e i milioni che ha fatto buttare all’Italia, con mascherine comprate a più di un euro, laddove la Regione Marche, guidata da un esponente di Fratelli d’Italia compra quelle stesse mascherine nello stesso momento a 30 centesimi? Sono domande che non ci facciamo solo noi. Certo, c’è qualche novità positiva per noi; ci sono i nostri alleati del centrodestra, ma purtroppo sono in minoranza e sarebbero stati in minoranza anche se Fratelli d’Italia fosse entrato al Governo; è la dura legge del pallottoliere. A loro voglio dire che, ovviamente, so che faranno del loro meglio, che ci saremo per dar loro una mano e che, in ogni caso, anche quando questa parentesi sarà terminata, ci troveranno qui, sempre dalla stessa parte. E allora, se gli italiani lo vorranno, daremo a questa Nazione – sì – un Governo autorevole, ma anche libero dai compromessi (Applausi dei Deputati del gruppo Fratelli d’Italia), coeso, con una visione chiara e un forte mandato popolare.
Quanto a lei, Presidente, ascoltandola ieri mi è venuto in mente Gandhi: “Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo”, perché ci sono delle cose interessanti, condivisibili, in quello che lei ha detto. Il problema è come si conciliano con le sue scelte. Cioè, come si concilia il richiamo alla crescita economica, che significa liberare le aziende dai vincoli, garantire libertà di assumere, con la scelta di un Ministro del Lavoro esponente della sinistra più sindacalizzata (Applausi dei Deputati del gruppo Fratelli d’Italia)? Come si concilia l’enfasi sulle donne e i giovani con un Governo che ha contemporaneamente una scarsa presenza femminile e l’età media più alta dell’ultimo decennio? Come si concilia – rispondendo ad una richiesta che le era stata fatta da Fratelli d’Italia, e per la quale la ringraziamo, di dare vita ad un Ministero del turismo ad hoc – il rilancio del turismo con la scelta del Ministro Speranza, che lei ha condiviso, di chiudere la montagna poche ore prima che riaprisse (Applausi dei Deputati del gruppo Fratelli d’Italia), con un’apertura che era stata preparata per mesi? Come si concilia l’auspicio che l’Italia torni ad essere protagonista nel Mediterraneo con la volontà di dialogare con la Turchia del sultano Erdoğan (Applausi dei Deputati del gruppo Fratelli d’Italia), che porta avanti una politica imperialista anche contro di noi? E quando rivendica la spesa buona – elemento che condividiamo molto – significa che diremo basta alla vergogna del reddito di cittadinanza (Applausi dei Deputati del gruppo Fratelli d’Italia) dato agli spacciatori e useremo quelle risorse per aiutare chi ha davvero bisogno creando lavoro? Perché se lo farà, Presidente Draghi, ci troverà al suo fianco e non dovrà neanche darci una poltrona, ma in compenso potrebbe trovarsi contro molti di quelli ai quali una poltrona l’ha data già, perché oggi li vede tutti con lei, ma quando scatterà il semestre bianco e scopriranno che non possono andare a casa, vedrà quanti temerari dissidenti usciranno fuori, vedrà (Applausi dei Deputati del gruppo Fratelli d’Italia)!
Ha detto che il suo Governo sarà europeista e mi consenta di dire che credo sarebbe stato più corretto definirlo un Governo federalista europeo, che è un’altra cosa, perché, Presidente Draghi, si può credere nell’idea di Europa anche contestando l’attuale costruzione europea, che ha fatto dell’Unione un nano politico e un gigante burocratico e finanziario, ed è quello che facciamo noi. La nostra Europa non è l’Europa federale, con le sue continue cessioni di sovranità: la nostra idea d’Europa è confederale (Applausi dei Deputati del gruppo Fratelli d’Italia), cioè significa mantenere la sovranità degli Stati nazionali e cooperare su alcune grandi materie. Questa visione, quella che De Gaulle chiamava l’Europa delle patrie, quella che i padri costituenti sintetizzavano nell’“uniti nella diversità”, quella che oggi accomuna i partiti conservatori che io ho l’onore di guidare a livello internazionale, quella visione ha pieno diritto di cittadinanza nel dibattito europeo (Applausi dei Deputati del gruppo Fratelli d’Italia) e non consentiremo che l’ortodossia globalista ci dica che chi la porta avanti è un eretico, perché non lo è!».

PRESIDENTE. «Concluda».

GIORGIA MELONI (FDI). «Vado alla conclusione, Presidente.
Vede, Presidente Draghi, nei momenti drammatici il senso di responsabilità si può manifestare in modi diversi. Quello che abbiamo scelto noi è di rappresentare anche le voci più flebili, quelle dimenticate, che in mezzo all’applauso scrosciante della maggioranza non riescono a farsi sentire: chi aspetta da mesi ristori che non arrivano, chi vorrebbe solo tornare a lavorare in sicurezza, le imprese che lei ha – mi consenta – sbrigativamente definito o giudicato sacrificabili. La incalzeremo. La incalzeremo, ad esempio, ad utilizzare il “golden power” ogni volta che avremo delle aziende o pezzi del nostro sistema che rischiano di finire fagocitati da aziende straniere. Faremo quello che dobbiamo fare, lei non avrà il nostro voto di fiducia, ma avrà il nostro stimolo e il nostro supporto per ogni decisione che reputeremo giusta, perché noi siamo prima di tutto dei patrioti.
Presidente Draghi – e concludo – disse in un celebre discorso che avrebbe salvato l’Eurozona “whatever it takes” e aggiunse “credetemi, sarà abbastanza”. Oggi, quello che noi ci aspettiamo da lei è che dica con la stessa determinazione che farà tutto quello che serve per difendere l’Italia, le sue aziende, il suo lavoro, i suoi confini, la sua identità (Applausi dei Deputati del gruppo Fratelli d’Italia). Noi la giudicheremo su questo, solo su questo, senza pregiudizi e senza sconti, perché anche noi, Presidente Draghi, nell’ambito del nostro mandato, faremo tutto quello che serve per salvare questa Nazione e la sua democrazia, e non so dirle se sarà abbastanza, ma sarà certamente tutto quello che potevamo fare (Applausi dei Deputati del gruppo Fratelli d’Italia – Congratulazioni)».

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Occhiuto. Ne ha facoltà».

ROBERTO OCCHIUTO (FI). «Signor Presidente del Consiglio, oggi, di fronte alla più grave emergenza della storia della Repubblica, in quest’Aula si sta realizzando una larghissima convergenza, che però va al di là di ogni formula politica. E noi di Forza Italia ne siamo felici, perché a chiedere una risposta straordinaria in un’epoca straordinaria è stato per primo il Presidente Berlusconi (Applausi dei Deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente). E noi, con lui, l’abbiamo chiesta ben sapendo che si trattava di mettere insieme forze politiche non solo diverse, ma a volte persino inconciliabili. Sapevamo che probabilmente avremmo avuto compagni di viaggio con i quali non condividiamo né stile politico, né valori di riferimento, né cultura politica, lo sapevamo. Ma sapevamo anche che avremmo condiviso questa esperienza con forze politiche che si sono combattute aspramente fino a ieri e che, è vero, torneranno a combattersi quando finirà la crisi, quando usciremo dalla crisi, noi ci auguriamo con meno asprezza, con più civiltà che in passato, ma torneranno a combattersi.
Quella che nasce oggi non è una nuova maggioranza, per carità, questi non sono i confini di una nuova formula politica, è semplicemente una comune e responsabile assunzione di responsabilità di fronte alla gravità della situazione (Applausi dei Deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente), perché viene prima il Paese e poi le nostre differenze.
Forza Italia vuole essere protagonista di questa scelta responsabile. Lo farà con impegno, con lealtà, con la coerenza di un grande partito liberale, cristiano, europeo, garantista (Applausi dei Deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente), un partito che è orgoglioso dei suoi valori ed è orgoglioso anche della propria identità di centrodestra (Applausi dei Deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente), perché noi siamo parte indissolubile del centrodestra, anche perché il centrodestra in Italia è nato solo grazie alla felice intuizione, coraggiosa e lungimirante di Berlusconi qualche anno fa (Applausi dei Deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente). Ed è un centrodestra, Presidente Draghi, che, lei vedrà, ha avuto grande responsabilità anche prima del suo Governo e l’ha avuta sia nelle forze che oggi partecipano alla sua maggioranza sia nelle forze che hanno deciso legittimamente di stare all’opposizione di questo Governo. Perché il centrodestra, complessivamente, ha scelto nei mesi passati, pur non condividendo nulla del Governo precedente, di votare ogni scostamento che fosse utile per gli italiani e per il Paese (Applausi dei Deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente).
Siamo felici oggi di sostenere il suo Governo e siamo felici, Presidente Draghi, ancor di più dopo averla sentita. Ieri l’abbiamo ascoltata in televisione, al Senato, abbiamo letto le dichiarazioni programmatiche che lei ha depositato qui. Lei si è rivolto ai giovani italiani con la serietà del padre preoccupato per il futuro dei propri figli; si è rivolto alle donne italiane senza considerarle una quota della popolazione, ma una vera risorsa per il Paese (Applausi dei Deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente); si è rivolto agli operatori economici e alle famiglie italiane con l’autorevolezza di chi sa come farli uscire dalla crisi e come rilanciare il Paese.
Forza Italia è orgogliosa di far parte del suo Governo, di concorrere in ruoli strategici non solo per la lotta alla pandemia, ma per costruire il futuro del Paese e di concorrere nel suo Governo con ruoli strategici, e lo facciamo con Ministri autorevoli e competenti. Mi fa specie vedere seduta nei banchi del Governo Mariastella Gelmini, che ha svolto le funzioni di capogruppo fino a qualche giorno fa (Applausi dei Deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente) e ne sono felice, così come siamo felici che ci siano altri due colleghi della Camera: Renato Brunetta, che è una bandiera di Forza Italia (Applausi dei Deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente) e Mara Carfagna, che ha dimostrato, Presidente Draghi, che anche il Sud può avere classe dirigente di qualità (Applausi dei Deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente).
Partecipiamo al Governo in ruoli strategici: gli affari regionali. Il rapporto con le regioni, Presidente, si è rivelato in quest’ultimo anno uno degli snodi essenziali nella gestione dell’emergenza sanitaria. Uno snodo, però, che ha fatto emergere numerose criticità che vanno risolte al più presto; criticità, però, che non vanno affrontate nello spirito di rivalsa verso le regioni, che pure abbiamo riscontrato spesso nei mesi passati (Applausi dei Deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente), ma sostituendo alla competizione tra livelli di governo la collaborazione, la leale collaborazione tra livelli di governo e istituzionali diversi.
Il Sud. Il Sud è uno dei terreni, signor Presidente, sui quali si misura la credibilità di ogni politica e la serietà di ogni speranza di ripartenza del Paese. Non lo dico solo da uomo del Mezzogiorno, al quale pure sono orgoglioso di appartenere; lo dico da italiano che è consapevole che una grande Nazione europea non può aspirare a sedere tra i Paesi avanzati del mondo se lascia indietro una parte così consistente e importante della sua comunità nazionale (Applausi dei Deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente), se rinuncia a tante risorse umane e intellettuali e a tante opportunità economiche e culturali.
Occorre valorizzarlo il Sud, rimuovendo sì il cancro della criminalità, ma senza i vecchi pregiudizi, a cominciare dai pregiudizi sulle grandi infrastrutture. Non è vero che nel Sud è tutto criminalità: c’è un Sud che combatte contro la criminalità attraverso il suo lavoro e il suo buon lavoro (Applausi dei Deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente). E occorre rimuovere i pregiudizi anche in ordine alle grandi infrastrutture, come quella relativa all’attraversamento veloce sullo Stretto, che è una priorità più per l’Europa che per gli ultimi Governi che abbiamo registrato in questo Paese (Applausi dei Deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente).
La pubblica amministrazione. Noi abbiamo condiviso quanto lei ci ha rappresentato anche nella sua replica oggi. Vogliamo anche noi una pubblica amministrazione trasparente, più efficiente, perché senza una pubblica amministrazione moderna e meritocratica non esiste un futuro per il Paese. E il buon funzionamento della pubblica amministrazione, la sburocratizzazione, la semplificazione delle procedure amministrative sono temi che il Presidente Berlusconi ha sempre indicato come prioritari per il nostro Paese e dai quali discende anche la possibilità di impegnare utilmente e in maniera produttiva le risorse del Recovery Fund.
Signor Presidente del Consiglio, noi la sosterremo in questi settori con la nostra delegazione al Governo, ma la sosterremo complessivamente nell’attività di Governo, e la sosterremo anche in Parlamento, con lealtà, con coraggio, con determinazione, anche perché sappiamo che la sfida che la attende, la sfida che ci attende, è una sfida difficile. Gli italiani hanno annesso grandi speranze a questo Governo e questo Governo deve essere nella condizione di dare delle risposte, da subito, in settori difficili da affrontare.
Ci hanno confortato, però, le sue dichiarazioni programmatiche. Sappiamo, per esempio, che non ci sarà più confusione nel nostro posizionamento geopolitico e siamo felici di sapere che atlantismo ed europeismo saranno i due cardini del posizionamento del Paese nella comunità internazionale (Applausi dei Deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente), perché atlantismo ed europeismo sono stati i due cardini di Forza Italia nelle scelte di politica estera e nelle scelte dei Governi Berlusconi.
Sappiamo – lo abbiamo ascoltato, lo abbiamo letto nelle sue dichiarazioni – che lo sforzo riformatore del Governo si dovrà esprimere soprattutto nella riforma della pubblica amministrazione, del fisco, della giustizia. Sul fisco, abbiamo coscienza del fatto che questa maggioranza è una maggioranza composita, non è una maggioranza di centrodestra, non potremo realizzare quello che era contenuto nel nostro programma, ma ci attendiamo da questo Governo che alleggerisca i carichi fiscali sul ceto economico e sulle famiglie del nostro Paese (Applausi dei Deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente), che devono poter ripartire dopo la crisi.
E sulla giustizia, Presidente Draghi, sulla riforma della giustizia, non solo sulla riforma della giustizia civile, che pure ci chiede l’Europa e che dobbiamo fare per rendere il nostro sistema economico più performante, più efficiente, ma anche su quella penale, perché troppo spesso, negli ultimi anni, è mancato l’equilibrio necessario nelle scelte di Governo (Applausi dei Deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente). E oggi noi abbiamo ascoltato, nella sua replica, con grande contentezza con grande felicità, il suo richiamo alla necessità di garantire i principi costituzionali e la ragionevole durata del processo (Applausi dei Deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente). Ecco, su questo, sulla ragionevole durata del processo, noi ci confronteremo con il Ministro della Giustizia, a cui riconosciamo cultura e capacità giuridica, senza fare scontri, senza fare scontri, ma aspettandoci finalmente una riforma che non sia figlia di pregiudizi giustizialisti come siamo stati abituati a vedere in passato (Applausi dei Deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente).
Su questi temi, signor Presidente, noi ci aspettiamo discontinuità. Sappiamo, sappiamo che non ci potrà essere una totale discontinuità, una parte consistente della maggioranza sosteneva anche il Governo precedente, ma su questi temi e sulle emergenze del Paese ci aspettiamo un cambio di passo, è inevitabile che ci debba essere.
Sulla campagna di vaccinazione – e concludo -, che non è ancora decollata, ma che deve accelerare, siamo contenti che lei abbia fatto riferimento alla necessità di utilizzare le strutture pubbliche e private per accelerare questo processo (Applausi dei Deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente). Il suo Governo, il nostro Governo deve essere quello che affronta e risolve questo problema.
Un cambio di passo anche nel metodo. Ha ragione chi dice che non deve più succedere, non deve più succedere che si annuncino chiusure, non deve più succedere che ci siano degli annunci contraddittori che mettono in difficoltà gli operatori economici (Applausi dei Deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente). Mi riferisco a quello che è successo sugli impianti di sci e alle dichiarazioni di Ricciardi. Certo, la salute va garantita, la comunità scientifica va ascoltata, ma non ci possono essere dichiarazioni contraddittorie, perché sono peggio di un lockdown».

PRESIDENTE. «Deputato Occhiuto, deve concludere».

ROBERTO OCCHIUTO (FI). «Ecco, signor Presidente, concludo. Noi la sosterremo perché crediamo in lei, Presidente Draghi, lei non ha mai deluso le nostre aspettative fin da quando il Governo Berlusconi la propose, prima, alla Banca d’Italia e, poi, alla Banca centrale europea. In situazioni difficili lei ha dimostrato di avere grandi capacità. Noi voteremo la fiducia al suo Governo per questa sfida, che è la più difficile della sua vita, Presidente Draghi. Noi saremo dalla sua parte con lealtà, con spirito costruttivo, e le auguriamo, come hanno fatto gli altri, buon lavoro, Presidente (Applausi dei Deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente), ma facciamo gli auguri anche all’Italia, che finalmente con lei sarà in buone mani (Applausi dei Deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente – Congratulazioni)».

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Delrio. Ne ha facoltà».

GRAZIANO DELRIO (PD). «Presidente, signor Presidente del Consiglio, signore Ministre e signori Ministri, colleghe e colleghi, le deputate e i deputati del Partito Democratico voteranno convintamente la fiducia al suo Governo, Presidente, perché il suo Governo ci appare adeguato a fronteggiare le gravi emergenze sociali, sanitarie ed economiche che il nostro Paese sta fronteggiando. Desidero prima di tutto, però, a nome del nostro gruppo, rivolgere un ringraziamento al Presidente della Repubblica (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Liberi e Uguali), che anche in questo difficilissimo frangente, causato da una crisi che ha aggiunto ansia ai nostri concittadini, già posti sotto una pressione terribile, ha saputo essere, il Presidente, una guida saggia e accorta, animato unicamente dal bene degli italiani e dal rigoroso rispetto del dettato costituzionale. Ho sentito qui parole rivolte al Presidente non giuste, non adeguate, dalla Presidente Meloni.
E desidero ringraziare anche lei, Presidente Fico, per il suo sforzo (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Liberi e Uguali), per avere cercato fino all’ultimo di svolgere una funzione di rilancio della maggioranza precedente, a cui noi abbiamo partecipato convintamente. Per questo anche ringrazio il Presidente Conte, per il lavoro importante che ha fatto, e tutta la sua squadra (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Liberi e Uguali).
Ora è il momento, però, di parlare delle opportunità, delle opportunità che abbiamo di fronte, delle speranze che possiamo riaccendere e che ha riacceso l’incarico a lei, signor Presidente, ma anche delle paure che dobbiamo scacciare, che dobbiamo respingere.
Possiamo dire oggi, forse, che si apre una stagione dei doveri; dei doveri verso noi stessi e verso il nostro Paese, dei doveri e degli obblighi che abbiamo come uomini verso gli altri uomini, doveri ed obblighi prima dei diritti. Come forze politiche, oggi abbiamo risposto all’appello del Presidente della Repubblica perché abbiamo presente di avere soprattutto il dovere di servire il nostro Paese, di amare la nostra patria, di ricercare il bene comune prima di ogni altra cosa. Però, continueremo anche a esercitare il diritto della politica; il diritto della politica a uno sforzo di progettualità e di pensiero; il diritto della politica a seminare nuove idee per il futuro. E, in questa fase costituente, in questo tempo di ricostruzione, credo vi sia l’occasione, non so se dire storica, per noi, per i partiti, per la politica, di ridefinirsi, di trasformarsi, di cambiare e di essere all’altezza di quello che dovremmo essere, e non solo di quello che siamo. È quindi una fase costituente (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico). Signor Presidente, lei avrà il sostegno dei Democratici, non solo per la fase di emergenza che viviamo, ma anche e soprattutto per il programma che lei ci ha esposto.
Noi troviamo con precisione le priorità per il nostro Paese. Il suo Governo siamo fiduciosi che sarà all’altezza di questa sfida e soprattutto della prima sfida che qui, oggi si pone per l’Italia: vincere la pandemia, questo invisibile nemico che ci ha portato via così tanti affetti, che ha causato dolore e sofferenza in ogni famiglia, che ha accresciuto le disuguaglianze. Dentro il dramma sanitario della pandemia, Presidente, c’è un inverno anche silenzioso: quello dell’anima, dei problemi psicologici, della solitudine, della depressione, dell’autolesionismo, dei disturbi del comportamento che hanno colpito le nostre famiglie. Il loro costo è incalcolabile, questa disperazione sta gridando senza voce da mesi, da mesi.
E anche la solitudine è un fatto politico. Per questo, plaudiamo alla scelta, che lei ha enunciato, di investire sulla sanità territoriale, alla scelta che il Ministro Speranza ha già fatto con grande decisione di investire sulle case di comunità, che possono diventare la risposta, il luogo della prossimità, del benessere dei nostri quartieri, della riscoperta della salute, non solo come prestazione sanitaria ma della salute come benessere sociale, come benessere psichico (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico). Il piano pandemico sarà la prima e la più importante prova di questo Governo e noi collaboreremo pienamente alla sua realizzazione. Se vi sarà bisogno di produrre più vaccini anche in Italia, si faccia; se vi sarà bisogno di togliere e di acquistare i brevetti, si faccia; si dia subito la disponibilità piena delle dosi vaccinali per la nostra popolazione, per proteggere subito la nostra popolazione (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico). Se non sconfiggeremo la pandemia, non vi sarà ripresa economica. Insieme alla pandemia, però, vi è la sfida legata all’uso del Recovery, all’uso strategico delle risorse del “Next Generation EU”, che noi – ne sono sicuro – raccoglieremo e che insieme lavoreremo. Lei ha detto che verrà costantemente informato e coinvolto il Parlamento. Noi contiamo che questa scelta, che fu fatta già dal Governo precedente, di mettere il Parlamento al centro della discussione sul “Next Generation”, venga confermata e sono sicuro che lo sarà. Il Next Generation è il frutto di un’Europa che ha saputo finalmente superare egoismi nazionalistici per aprirsi a un orizzonte solidale. È il frutto di un’Europa che ha creduto di nuovo nel valore della cooperazione, nel valore della comunità, che crede nella scelta irreversibile della moneta, come lei ha detto, ma che riconosce finalmente – mi permetta di dire – la centralità di strumenti comunitari per difendere i suoi cittadini dalla disoccupazione, con il fondo SURE, dalla recessione, con la grande quantità di titoli di Stato che sono stati acquistati, e dalle disuguaglianze, con i grandi investimenti che sono previsti.
Pende, dunque, sul suo Governo e sulla maggioranza un compito molto gravoso, una missione che non è esagerato definire, appunto, storica. Da ciò che il Parlamento e il Governo decideranno nei prossimi mesi dipende il futuro dell’Italia, non solo di un settore industriale, di un servizio pubblico, ma dell’intera comunità nazionale, dei nostri figli, dei nostri nipoti. Decideremo anche quale sarà la collocazione dell’Italia nel mondo, la sua capacità di essere decisiva, di essere all’altezza della nuova sfida, e la nuova sfida è trasformativa; della vocazione dell’Italia a continuare a difendere politiche di multilateralismo, di pace, di protagonismo nel Mediterraneo, che lei ha citato con convinzione nella sua relazione. Nella lotta ai cambiamenti climatici dovremo essere protagonisti, senza dimenticare, Presidente, che per la sua storia questo Paese mette i diritti umani al centro della sua azione. Penso alle donne della Bielorussia, penso a Zaki (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico), a coloro che subiscono violazioni dei loro diritti umani. L’Italia sia faro nel mondo in questa sfida. Decideremo anche della dignità, quindi, del ruolo internazionale della nostra Repubblica. Serve, quindi, quello che abbiamo definito uno spirito costituente. Dopo la Seconda Guerra mondiale, partiti fieramente avversari, ma con solide radici all’interno della società, trovarono il modo di cooperare per ricostruire l’Italia, per generare di nuovo benessere e futuro alle generazioni.
Noi credo siamo chiamati, colleghi, oggi, a dimostrarci degni di quell’eredità: degni di quell’eredità. Le idee ricostruttive, come le chiamava De Gasperi, che stiamo discutendo, sono idee ricostruttive che devono essere condivise e analizzate, che devono essere portate avanti da tutti con uno spirito realmente unitario e che possono essere realizzate solo se vi sarà una visione comune. Una visione che lei ha esposto nel suo programma e in cui noi ci riconosciamo, un approccio di ecologia integrale. Lei non ha parlato solo di economia o di transizione ecologica; ha voluto dirci, credo, e noi ne siamo profondamente convinti, che la dimensione ambientale, la dimensione sociale e la dimensione economica sono connesse. Non vi sarà transizione ecologica se non ci sarà sviluppo sostenibile e se non verrà affrontato insieme a questo il grande tema della questione sociale, Presidente.
A noi è parso di cogliere la sua ansia e la sua preoccupazione per continuare a sostenere politiche di protezione sociale, e questo ci ha molto molto rassicurato, perché siamo convinti che le disuguaglianze, che gli squilibri territoriali, gli squilibri generazionali, gli squilibri di genere, che proprio il COVID, peraltro, ha contribuito ad allargare, tutti questi squilibri renderanno il nostro Paese, possano rendere il nostro Paese sempre più debole, sempre più fragile di fronte alle sfide. Il COVID non ha fatto distinzione nella diffusione, ma lascia conseguenze profondamente differenti tra garantiti e non garantiti, tra categorie protette e non, tra coloro che hanno una protezione sociale di un certo tipo e chi non ce l’ha. Quindi abbiamo bisogno, in questa fase, di non dimenticare che il COVID genera nuove disuguaglianze; ha generato disuguaglianze nell’occupazione femminile, nei posti di lavoro che abbiamo perso. Per questo, se dobbiamo rivedere la bozza del “Next Generation”, continuiamo a rafforzare il sostegno all’occupazione femminile, il sostegno agli strumenti per la libertà di scelta delle donne, per la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro. Solo quando questo Paese avrà assunto e valorizzato a pieno il valore del contributo delle donne potremo dirci davvero un Paese pienamente europeo (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
Qualche giorno fa ci ha lasciato un grande italiano, per tanti di noi un caro amico e maestro, Franco Marini (Applausi – L’intera Assemblea e i membri del Governo si levano in piedi). Franco aveva come un faro che l’orientava in tutte le sue scelte: il faro della giustizia sociale; era un po’ un’ossessione. Noi abbiamo colto nella sua relazione un richiamo forte ad essere giusti, al bisogno di essere giusti, giusti verso i giovani, giusti verso le donne, giusti verso i territori più fragili, come il Mezzogiorno, o i territori colpiti dal terremoto. Essere giusti, per noi, significa, appunto, proteggere, ma significa anche dare opportunità, fornire strumenti … ».

PRESIDENTE. «Concluda».

GRAZIANO DELRIO (PD). « …tirare fuori il meglio. Se vogliamo essere giusti per i nostri figli abbiamo il dovere di rivedere il modello di sviluppo, signor Presidente; abbiamo il dovere di smettere di consumare l’albero della terra, abbiamo il dovere di investire sul lavoro più che sulla finanza. Per questo, è così importante che lei abbia preso l’impegno di portare a termine la riforma fiscale già avviata, una riforma fiscale che prevede il completamento dell’assegno unico, che è stato votato, non a caso, all’unanimità in questo Parlamento. Ogni progetto economico e sociale, poi, non potrà essere forte se non sarà fondato sull’educazione, educazione che è arricchimento delle facoltà di critica e di pensiero. Dobbiamo, allora, riflettere sul fatto che questo è un tempo difficile, ma io penso che noi ne possiamo uscire, signor Presidente – mi permetta un solo consiglio -, se lei stimolerà un nuovo protagonismo delle nostre comunità familiari, locali, di lavoro e di vita. Le chiederei di fidarsi dei nostri sindaci, di qualsiasi colore e provenienza (Applausi dei Deputati del gruppo Partito Democratico e di deputati del gruppo Lega-Salvini Premier). Se può li ascolti e li convochi spesso, perché il comune rappresenta, appunto, la colonna vertebrale del nostro corpo sociale».

PRESIDENTE. «Concluda».

GRAZIANO DELRIO (PD). «Il suo Governo, signor Presidente, ha davanti a sé sfide decisive. Diventa concreta, allora, la possibilità di dare un altro volto all’Italia: tocca a voi ora. Le attese sono molto alte, altissime, forse troppo. Noi non crediamo nei salvatori della patria, negli uomini della provvidenza. Ma non tocca solo a voi: tocca anche a noi, alle forze politiche (lo dico agli amici seduti in Parlamento). Tocca a noi corrispondere alla richiesta di unità che viene dalla sfida che abbiamo ricevuto e dal mandato che abbiamo ricevuto dal Presidente della Repubblica. Tocca a noi non mostrare, ma costruire unità, non promettere ma fare futuro, non annunciare ma restituire un’Italia più giusta e più plurale, più verde e più equa, più fiduciosa». (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Molinari. Ne ha facoltà».

RICCARDO MOLINARI (LEGA). «Grazie, Presidente. Signor Presidente del Consiglio, membri del Governo, onorevoli colleghi, penso che, per spiegare al Paese le scelte politiche che le varie forze qui rappresentate hanno fatto in queste ore e per capire il momento, sia necessario partire dall’ultima parte del suo discorso di ieri, quando lei, Presidente Draghi, ha detto che, di fronte alla tragedia che sta vivendo il nostro Paese e il mondo intero, l’unità è un dovere, non è un’opzione. Noi ci sentiamo di sottoscrivere in pieno queste parole e le sottoscriviamo perché un anno fa, quando il virus muoveva i suoi primi timidi passi nel nostro Paese, la Lega fu il primo partito che lanciò questa idea. Fummo noi a dire per primi che, di fronte a quello che stava per succedere, nessuno si bastava da solo, ma che tutti insieme avremmo dovuto lavorare per salvare e tirare fuori il nostro Paese da quello che stava per accadere. Purtroppo, non siamo stati ascoltati, ma, a distanza di un anno, è successo quello che avevamo previsto. (Applausi dei Deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).
Presidente, noi abbiamo cercato quest’anno di portare avanti un’opposizione collaborativa, abbiamo cercato di presentare idee, di collaborare, quando possibile, con il Governo e ovviamente, nel nostro ruolo di opposizione, anche di criticare duramente quando non abbiamo condiviso alcune scelte politiche. Ma va detta una cosa, Presidente, che l’avvento del suo Governo non è, come molti commentatori hanno detto e scritto in queste ore, il fallimento della politica. Noi pensiamo che l’avvento del suo Governo sia tutta un’altra cosa: sia il trionfo della buona politica (Applausi dei Deputati del gruppo Lega-Salvini Premier), intendendo buona politica come capacità di mettere da parte i veti, le ideologie, le appartenenze di campo e di lavorare per il bene comune, ciò a cui siamo chiamati oggi. Quello che è stato un fallimento, Presidente, è stato il fallimento dell’antipolitica, il fallimento settario dell’idea di bastarsi da sé, il fallimento dell’idea che la ragione stia sempre e solo da una parte, il fallimento di chi pensa di essere portatore di una verità assoluta e alle buone idee degli altri antepone steccati ideologici e veti (Applausi dei Deputati del gruppo Lega-Salvini Premier e di deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente). Quell’idea di politica ha fallito! E quindi, Presidente, noi non possiamo che rispondere “presenti” per convinzione all’appello del Presidente Mattarella ma anche per senso di responsabilità, perché la responsabilità non è un appellativo che ci si dà da soli nel cuore della notte quando si costruiscono dei gruppi più o meno improvvisati di parlamentari recuperati qua e là (Applausi dei Deputati del gruppo Lega-Salvini Premier e di deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente). La responsabilità si pratica quotidianamente e la Lega la pratica quotidianamente come primo partito fuori da questo Palazzo, seconda forza parlamentare in quest’Aula e partito che governa la maggioranza delle regioni italiane. Siamo abituati a essere responsabili, siamo abituati a governare, siamo abituati alla buona politica (Applausi dei Deputati del gruppo Lega-Salvini Premier e di deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente). Perché ci sia unità è però necessario partire dalla consapevolezza che qualcosa è stato sbagliato nelle fasi precedenti e, quindi, all’unità va aggiunto il concetto di discontinuità. Noi non abbiamo messo veti, Presidente Draghi – lei lo sa bene -, né sulla composizione del Governo, né sui partiti che la devono appoggiare, né sui ruoli all’interno del Governo stesso, né abbiamo rifiutato a priori le idee degli altri, ma certamente, quando parliamo di discontinuità, pensiamo che qualcosa come quello che è accaduto domenica scorsa non possa più accadere (Applausi dei Deputati del gruppo Lega-Salvini Premier), che ci debba essere rispetto per chi in Italia lavora, fa legittimo affidamento sulle linee guida che dà lo Stato e fa legittimo affidamento sul fatto che lo Stato sia un alleato e non un nemico.
Allo stesso tempo, come non possiamo accettare che ricapiti quello che è capitato per i nostri territori di montagna, pensiamo anche che non possa capitare e ci debba essere discontinuità sullo svolgimento delle attività economiche. Lo Stato non può dare delle regole, far adeguare gli imprenditori a determinate regole, farli investire, fargli spendere dei denari e poi, per ragioni inspiegabili, dirgli che non possono lavorare. Per noi su questo ci vuole discontinuità (Applausi dei Deputati del gruppo Lega-Salvini Premier), signor Presidente, come ci vuole discontinuità sulla logica dei cosiddetti ristori, che non possono partire dall’idea che si calcolino su una percentuale di fatturato dell’aprile 2019 senza tenere in considerazione l’effettiva perdita di fatturato e i costi fissi, uscendo, una volta per tutte, anche dalla logica dei codici Ateco. Anche su questo le chiediamo discontinuità (Applausi dei Deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).
Lei, Presidente, ha parlato giustamente di transizione ecologica nel suo intervento. È il pilastro principale del “Recovery Fund”, che è una delle missioni che il Presidente Mattarella ha assegnato a questo Governo. Ebbene, discontinuità deve esserci anche nel concetto di ambientalismo, perché, vede, noi condividiamo con lei che questa sia una grande opportunità per creare sviluppo e nuove infrastrutture e per creare nuovi posti di lavoro e, quindi, dobbiamo lasciarci alle spalle un’idea di ambientalismo che è stata utilizzata negli anni per bloccare gli investimenti nel nostro Paese (Applausi dei Deputati del gruppo Lega-Salvini Premier), per bloccare gli investimenti pubblici e gli investimenti privati. Quindi, se dobbiamo potenziare la mobilità sostenibile, partiamo proprio dalle grandi opere che ci chiede l’Europa, i grandi corridoi europei, la TAV e il terzo valico (Applausi dei Deputati del gruppo Lega-Salvini Premier), che permetteranno anche all’Italia di diventare l’epicentro, il cuore logistico dell’Europa, garantendo meno traffico e meno emissioni. E se poi dobbiamo pensare a creare nuovi posti di lavoro con la transizione green, dobbiamo partire da un presupposto: non perdiamo quelli che già ci sono e, quindi, discontinuità sulle politiche che hanno visto i Governi precedenti occuparsi dell’Ilva di Taranto; dobbiamo trovare il modo di contemperare il diritto alla vita e alla salute al sacrosanto diritto alla produzione industriale e alla tutela dei posti di lavoro (Applausi dei Deputati del gruppo Lega-Salvini Premier), non ci deve essere una scelta tra l’uno e l’altro e l’Italia non può permettersi di perdere una filiera strategica come quella dell’acciaio ma tanto meno, e ancor di più, può permettersi, in un momento drammatico come questo, di lasciare per strada 20 mila lavoratori. Anche su questo il vostro Governo dovrà trovare una soluzione, signor Presidente.
Quando si parla di investimenti non c’è solo l’ambientalismo ideologico a fermarli. La tragedia del “ponte Morandi” ci ha insegnato anche un’altra cosa: c’è un altro nemico allo sviluppo, all’investimento e alla creazione di posti di lavoro, in Italia, che è la burocrazia. Perché vede, Presidente, se per poter realizzare un nuovo ponte, un’opera infrastrutturale fondamentale e strategica in un tempo congruo siamo stati costretti, in accordo con l’Europa, a derogare alle leggi che noi ci siamo dati, al nostro codice degli appalti, vuol dire evidentemente che quel codice non funziona, perché non è motore di sviluppo ma blocca lo sviluppo (Applausi dei Deputati del gruppo Lega-Salvini Premier e di deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente).
C’è un altro grave problema che sappiamo perfettamente essere un tema divisivo ma che è un tema che ha valenza economica e non ha soltanto una valenza ideale o ideologica: è il tema della giustizia. Presidente, se noi abbiamo un sistema tale per cui i buoni funzionari dello Stato – e chiunque abbia fatto anche solo il consigliere comunale lo sa – hanno paura a firmare un atto, ad assegnare una gara o a prendere un iniziativa e preferiscono mettere da parte una pratica, non perché sono in malafede ma perché in buona fede hanno paura delle conseguenze penali delle loro azioni, evidentemente c’è una normativa di diritto penale sulla pubblica amministrazione che è sbagliata (Applausi dei Deputati del gruppo Lega-Salvini Premier e di deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente) perché se la legge non spaventa il delinquente, ma spaventa l’onesto e blocca il Paese, ha evidentemente dei problemi. Ciò senza voler alzare totem ideologici; noi non lo faremo, non lo faremo con i temi che ci stanno a cuore, non lo faremo con la “quota 100”, non lo faremo con l’immigrazione, non lo faremo con la flat-tax. Pretendiamo che nessun altro, però, in questa compagine governativa alzi totem ideologici e, quindi, di prescrizione si deve parlare, perché è un problema enorme che riguarda la civiltà del nostro Paese (Applausi dei Deputati del gruppo Lega-Salvini Premier e di deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente).
C’è una scadenza che ci preoccupa, Presidente: è lo sblocco dei licenziamenti, prima o poi dovremo affrontarlo. Vede, il nostro partito ha votato, durante il “Conte 1”, il reddito di cittadinanza. L’abbiamo fatto convinti che una misura di sostegno ai più poveri e ai più deboli sia necessaria in crisi economica e siamo ancora più convinti che sia necessaria adesso, di fronte alla crisi economica che la pandemia ha portato. Ma è evidente che, se l’aspetto assistenziale ha funzionato, tutta quella parte della normativa che riguardava l’avviamento al lavoro dopo due anni possiamo dire che non ha funzionato e, quindi, sarà necessario intervenire su quella normativa e investire sulle politiche attive del lavoro. Per quanto riguarda l’agevolazione dell’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro, come le ho detto, non pretendiamo la proroga della “quota 100”, anche se ci piacerebbe, ma è evidente che non possiamo pensare, in un momento come questo, di ritornare alla legge Fornero; serve un sistema che garantisca la fuoriuscita dal lavoro anticipata e permetta ai giovani di entrare nel mondo del lavoro (Applausi dei Deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).
Il “Recovery” è uno dei pilastri su cui deve lavorare questo Governo. Le diamo un consiglio, un suggerimento, signor Presidente del Consiglio: coinvolga le regioni, coinvolga i comuni, coinvolga quegli enti territoriali che spendono quotidianamente i fondi europei e che il Governo precedente non ha mai coinvolto (Applausi dei Deputati del gruppo Lega-Salvini Premier). E se anche non è il momento, questo, di dare consigli su dove allocare le poste, uno glielo dobbiamo dare per forza: non è pensabile che sulle politiche agricole, a fronte di 209 miliardi di euro che arrivano dall’Europa, si investa meno rispetto a quando investiamo con i bilanci europei ordinari. Bisogna investire di più sull’agricoltura, perché 1,8 miliardi è troppo poco (Applausi dei Deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).
Non ci sarà tempo di affrontare con questo Governo la riforma del Titolo V, la riforma delle autonomie, noi le chiediamo semplicemente di applicare appieno la Costituzione; se noi vogliamo mettere ordine tra l’assegnazione delle competenze tra Stato e Regioni basta portare avanti quel percorso democratico che la Costituzione prevede oggi, che è quello dell’autonomia differenziata (Applausi dei Deputati del gruppo Lega-Salvini Premier). C’è stato un referendum in Lombardia e in Veneto, ci sono state legittime richieste di altre Regioni, non dobbiamo cambiare niente, ma mettiamo ordine, permettendo a chi vuole fare di più di prendersi la responsabilità di farlo, come prevede la nostra Costituzione (Applausi dei Deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).
Lei ha parlato giustamente di sanità, perché è la grande emergenza, e questa pandemia ha dimostrato le debolezze del nostro sistema, debolezze che nascono da lontano, io non voglio entrare nello stucchevole rimpallo, che spero sia superato, di responsabilità tra Stato centrale e Regioni, ma è evidente che una certa politica legata all’austerità e che ha pensato che la spesa sociale, quindi anche quella sanitaria, fosse un costo contenibile, ci ha portato a una serie di normative che hanno depauperato, pezzo dopo pezzo, il nostro sistema sanitario e, allora, se vogliamo una buona sanità, un miglioramento della sanità territoriale, dobbiamo mettere mano immediatamente al decreto ministeriale n. 70, quello che ha burocratizzato la sanità, ha reso una gestione della sanità di tipo manageriale aziendalistico e ha tolto ai territori e alle Regioni la possibilità di pianificare davvero quale offerta sanitaria dare (Applausi dei Deputati del gruppo Lega-Salvini Premier). La sanità non può essere un’azienda in utile, la sanità è un costo in quanto tale ed è il costo più giusto di tutti, perché non c’è niente di più europeista che difendere la vita, perché nella storia d’Europa, dalla cultura classica alla cultura cristiana, alla cultura dei lumi, quello che ci ha sempre accomunato tutti è la centralità dell’uomo e, quindi, la centralità della vita è il bene assoluto da difendere a qualsiasi costo, e non c’è principio ragionieristico o Patto di stabilità che ce lo possano impedire (Applausi dei Deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).
Chiudo, parlando dell’europeismo, che è un tema che lei ha messo giustamente al centro della sua agenda. Ebbene, come sulla sanità, si è dimostrato che alcune regole evidentemente fossero sbagliate, anche la pandemia ha dimostrato che altri dogmi o normative europee elevate a dogmi dai cosiddetti europeisti hanno dimostrato la loro fragilità nel momento del bisogno; se non ci fosse stato il superamento del Patto di stabilità, se la Banca centrale non avesse incrementato ancora di più il quantitative easing, oggi non ci sarebbe più, semplicemente, l’Europa, dopo il COVID. Allora, a fronte di questo, si può definire antieuropeista chi ha sempre contestato determinate regole, non con l’idea di sfasciare l’Europa, ma semplicemente con l’idea di rendere l’Europa all’altezza dell’ideale che dovrebbe rappresentare, cioè la comune casa politica di tutti gli europei? (Applausi dei Deputati del gruppo Lega-Salvini Premier). E so di parlare a una persona che questi concetti ce li ha ben in testa, signor Presidente Draghi, perché, anche lei, da Presidente della Banca centrale, se non avesse avuto il coraggio di dire quella famosa frase, “whatever it takes”, e portare avanti le azioni conseguenti, probabilmente oggi avremmo un’Europa che non è quella che conosciamo, perché l’Europa si sarebbe distrutta e, allora, avere il coraggio di cambiare rotta, non vuol dire essere contro, ma vuol dire voler migliorare una costruzione politica».

PRESIDENTE. «Concluda».

RICCARDO MOLINARI (LEGA). «Concludo, signor Presidente. Lei ha di fronte una missione molto difficile, perché questo Governo si deve battere per la tutela della vita e della salute delle persone. L’altra sfida che dobbiamo affrontare è quella di pensare a quale sarà il ruolo dell’Italia nel nuovo equilibrio mondiale che ci sarà dopo la pandemia. E questa è una guerra, visto che riguarda due temi così importanti, dove la sconfitta non è un’ipotesi che possiamo prendere in considerazione. Noi questa guerra la dobbiamo vincere a tutti i costi e per forza, signor Presidente, e, quindi, il gruppo della Lega non può che augurarle buon lavoro e, oggi, convintamente, votarle la fiducia». (Applausi dei Deputati del gruppo Lega-Salvini Premier e di deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Davide Crippa. Ne ha facoltà».

PRESIDENTE. «Colleghi, per favore, silenzio … ».

DAVIDE CRIPPA (M5S). «Presidente, colleghi, nessuno ha ancora capito le ragioni di questa crisi, nemmeno in questo palazzo. Una cosa soltanto è chiara a tutti: i cittadini sono stati messi di lato per interessi di parte. Oggi, ci viene chiesto di mettere da parte le divisioni, spesso strumentali e di schieramento. Ieri l’ha detto lei, Presidente Draghi: l’unità non è un’opzione, è un dovere. Verissimo! Questo sacrosanto principio, colleghi, doveva essere però un po’ un dovere da parecchi mesi, quando era ormai chiaro a tutti che questa pandemia fosse la peggiore situazione di emergenza economica, sociale e sanitaria dal dopoguerra ad oggi, come lei stesso ha ricordato, nel suo intervento. Si è, invece, scelto di agire diversamente e di tenere così fermi 32 miliardi destinati ai ristori e agli aiuti per tanti cittadini per un mese, un mese cruciale, solo per dei giochi di palazzo.
Oggi ci ritroviamo qui, in risposta all’appello lanciato dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ma la decisione che ci ha portato ad aderire al Governo di cui oggi si vota la fiducia, come è noto a tutti, ha provocato un grande travaglio interno al Movimento 5 Stelle. Un travaglio comprensibile, per certi versi giustificato, e non è una questione personale, ma legata alla nostra storia. Saranno il tempo e le scelte di questo Governo a placare questo travaglio o ad estenderne gli effetti. Il nostro ruolo sarà centrale. In questo senso, lo ricordo a chi lo dimentica troppo e troppo spesso: noi siamo e restiamo la prima forza in questo Parlamento (Applausi dei Deputati del gruppo Movimento 5 Stelle). Faremo sentire la nostra voce, a partire dalla sfida principale che ci troviamo di fronte, quella sul Recovery Plan, la cui fetta più grande di finanziamenti è arrivata in Italia grazie a Giuseppe Conte, cui, associandomi a lei, Presidente Draghi, voglio portare i nostri più sinceri ringraziamenti (Applausi dei Deputati del gruppo Movimento 5 Stelle), specie per quest’ultimo anno, in cui ha guidato il Paese in condizioni difficilissime, e alla maggioranza che lo ha sostenuto lealmente. Lei, Presidente, ha voluto specificare che verrà fatto salvo l’impianto e le linee di azioni del PNRR, parole estremamente importanti, che danno atto del gran lavoro fatto in precedenza e che smentiscono alcune forze politiche, che lo hanno definito un mero meccanismo di distribuzione. È, invece, l’opportunità unica per rilanciare il Paese, a cominciare dal Sud Italia (Applausi dei Deputati del gruppo Movimento 5 Stelle). Ma, attenzione: non ci accontenteremo delle parole e delle dichiarazioni di intenti.
Forse lei, per ragioni di tempo, si è limitato a descrivere il Sud Italia attraverso un vecchio retaggio, per noi oggi difficilmente accettabile. Sono ormai decine le inchieste che testimoniano come le criminalità organizzate si siano radicate fortemente in quasi tutte le regioni del Nord Italia (Applausi dei Deputati del gruppo Movimento 5 Stelle), a cominciare dal mio Piemonte. Come Movimento 5 Stelle, crediamo fortemente che il Paese si possa rilanciare solo partendo dal Sud. Lei sa che il fattore moltiplicatore degli investimenti nel Meridione ha un valore enormemente superiore rispetto ad altri territori. Per noi, il Sud Italia è l’avamposto del rilancio del Paese intero. Il Recovery Plan è il frutto della concezione che il Movimento 5 Stelle ha sempre avuto dell’Europa, un’Europa dei popoli e non delle banche, un’Europa che sia un’opportunità e non vincoli, un’Europa lontana dalla austerità che ha creato sofferenze, un’Europa che si comincia a intravedere all’orizzonte e che potrà essere costruita grazie a noi, dopo che per anni da tanti siamo stati definiti solo come dei visionari. Queste per noi sono convinzioni, rafforzate del resto anche dai recenti atteggiamenti di altre forze politiche. C’è chi di voi voleva rompere l’Unione europea e oggi si scopre un grande europeista. Chi voleva costruire inceneritori ovunque oggi si scopre ambientalista (Applausi dei Deputati del gruppo Movimento 5 Stelle). Presidente, noi non abbiamo cambiato idea sui nostri principi, sono ancora tutti lì, incrollabili. Insomma, Presidente, è un po’ come dire sono forse un po’ tutti un po’ più grillini, per fortuna (Applausi dei Deputati del gruppo Movimento 5 Stelle) e questo si può dire già come un nostro grande successo. In questo senso noi abbiamo indicato un cammino: i temi prima di tutto. Quindi, anche in questo Governo, i temi.
Il reddito di cittadinanza non si tocca, è una misura fondamentale, anche lungimirante, che ha consentito di dare aiuto a 3 milioni di persone, facendo da scudo anche al rischio di tensioni sociali!
La sanità. Nelle sue linee programmatiche sulla salute abbiamo ritrovato la nostra idea di sanità, quella che per mesi abbiamo richiamato con gran forza, dentro e fuori da quest’Aula, una sanità territoriale, diffusa e capillare, che si avvicina al paziente fino al punto di poterlo curare, quando possibile, nella propria abitazione, anche mediante il ricorso alla telemedicina (Applausi dei Deputati del gruppo Movimento 5 Stelle). È un cambio di paradigma, imposto dalla pandemia, ben lungi dal concetto di sanità ospedalocentrica, che caratterizza vaste aree del nostro Paese. Ovviamente, per noi resta la centralità della sanità pubblica (Applausi dei Deputati del gruppo Movimento 5 Stelle) e ci attendiamo in questo senso qualche esplicita rassicurazione.
Abbiamo apprezzato, Presidente, il passaggio del suo discorso sulla scuola. Come Movimento 5 Stelle, sono mesi (mesi!) che insistiamo sul fatto che tutte le scuole devono essere riaperte. Deve essere garantita la didattica in presenza (Applausi dei Deputati del gruppo Movimento 5 Stelle), sia per gli aspetti formativi, ma soprattutto per i riflessi sociali sulla vita dei nostri ragazzi (Applausi dei Deputati del gruppo Movimento 5 Stelle). In questi mesi, purtroppo, però, abbiamo assistito anche ad atteggiamenti miopi e sordi di diverse amministrazioni regionali, che sembravano cercare una divergenza a tutti i costi su questo tema.
Come non parlare poi della giustizia, una giustizia che deve mettere il turbo nelle questioni, nelle garanzie, nelle persone coinvolte, per i risvolti economici e sociali che ne derivano. Poco fa lei giustamente ha fatto riferimento ai tempi dei processi. Bene, vogliamo informarla che, sia alla Camera sia al Senato, sono depositate già le nostre riforme del processo civile e del processo penale. Ripartiamo da lì: non pensate che arretreremo sul lavoro già fatto (Applausi dei Deputati del gruppo Movimento 5 Stelle)!
Per fare un piccolo accenno sul tema del MES, è evidente a tutti come sia stata solo una questione strumentale. Tant’è che di questa questione, così cruciale per giorni, giorni e giorni per il destino dell’Italia, oggi testualmente viene detto dagli stessi che la citavano come essenziale: “non è più conveniente”. Risulta addirittura, sempre dagli stessi, posto come un tema oggi sollevato in maniera ipocrita: “non abbiamo mai posto noi quel tema” (Applausi dei Deputati del gruppo Movimento 5 Stelle). E poi diciamolo: il MES non ha i numeri in questo Parlamento per essere approvato (Applausi dei Deputati del gruppo Movimento 5 Stelle) e siamo stati per mesi e mesi a parlare del nulla, nulla cosmico.
Dovremo necessariamente affrontare poi il capitolo delle tasse, che dovranno essere ridotte in maniera progressiva e non certo piatta, con la fiscalità di carattere ambientale.
Arriviamo così alla transizione ecologica. Abbiamo apprezzato enormemente il suo passaggio sulla necessità di prevedere percorsi concreti per quelle attività che dovranno cambiare radicalmente, che dovranno muoversi da uno status quo, che da troppi anni caratterizza taluni settori del nostro tessuto produttivo, con casse integrazioni che durano da decenni in maniera continuativa. Tutti i lavoratori dovranno essere tutelati, ma le scelte le dobbiamo fare e non continuare con un accanimento terapeutico di modelli di produzione non competitivi e obsoleti, solo perché non abbiamo coraggio, il coraggio di imporre un cambiamento (Applausi dei Deputati del gruppo Movimento 5 Stelle). Servono scelte coraggiose, politiche di riconversione, politiche di domande di mercato per quei prodotti di settori innovativi dal minore impatto ambientale. Queste sono vere politiche economiche!
Vede, Presidente, per noi questa è una questione fondamentale. Mentre tutti si affrettavano a salire sul suo carro di questo Governo, accettando qualsiasi cosa, il Movimento 5 Stelle si è presentato con un’idea precisa, per il futuro del Paese, per il presente del Paese (Applausi dei Deputati del gruppo Movimento 5 Stelle). Ma, attenzione, non deve essere una politica green di facciata: noi non ci stiamo. Serve concretezza reale e oggi, con i fondi del Recovery, abbiamo un’occasione unica. L’ambiente dovrà essere la lente attraverso cui guardare tutto, dalle politiche energetiche a quelle industriali, alla mobilità.
Presidente, noi ci saremo, con tutti i nostri principi e tutta la nostra forza e le daremo fiducia, ma vogliamo essere chiari: non ci saremo ad ogni costo. Resteremo sempre fedeli ai nostri principi, consapevoli che oggi siamo un po’ come la nazionale di ciclismo: dobbiamo pedalare tutti come gregari, per fare arrivare l’Italia al traguardo. Noi, Presidente, siamo abituati a pedalare; si guardi semmai da chi, non essendo capace o non avendo voglia di pedalare, s’è impegnato in passato a sgonfiare le ruote agli altri». (Applausi dei Deputati del gruppo Movimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. «Passiamo agli interventi a titolo personale. Ha chiesto di parlare il deputato Fioramonti. Ne ha facoltà».

PRESIDENTE. «Colleghi … Colleghi … Colleghi, per favore».

LORENZO FIORAMONTI (MISTO). «Grazie signor Presidente. Signor Presidente del Consiglio, lei ha fatto un discorso di presentazione estremamente coerente, ci ha ricordato come la crisi ambientale ha innescato e aggravato la crisi sanitaria, che ha accelerato una crisi sociale ed economica senza precedenti. Per questo in tanti, tra coloro che oggi le voteranno la fiducia, ci chiediamo se il Ministero della Transizione ecologica non sarà una trovata pubblicitaria, ma davvero l’evidenza di un’inversione di politica economica. Lei ha la credibilità per spiegare agli economisti che investire nel mantenimento e nel benessere del nostro territorio, delle nostre risorse naturali è una cosa buona per l’economia, non un freno allo sviluppo; che investire nella scuola non è soltanto importante dal punto di vista culturale, ma anche fondamentale per rilanciare l’economia. Lo stesso vale per la ricerca e l’innovazione … ».

PRESIDENTE. «Concluda».

LORENZO FIORAMONTI (MISTO). « … che sono indispensabili in un Paese che ha smesso di dedicare a questi settori risorse importanti. Su questo tanti si chiedono se lei sarà in grado di trovare la sintesi necessaria. Beh, le dico che la sintesi non si fa con il misurino, ma si fa attraverso il superamento degli interessi di parte anche all’interno della sua compagine di Governo; e quindi mi auguro davvero che lei sarà in grado di dare a questo Paese una visione, di dare a questo Paese una visione di sviluppo diversa, l’unica che può farci uscire dal guado … ».

PRESIDENTE. «Concluda».

LORENZO FIORAMONTI (MISTO). « … e dare un futuro alle prossime generazioni».

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Maniero. Ne ha facoltà».

ALVISE MANIERO (M5S). Presidente, con un oceano di “sì” che la sta per sostenere, del mio credo che se ne farebbe poco; penso che le sarebbe invece più prezioso uno dei pochi “no”, se non prezioso almeno raro. Un “no” che però ricordi anche chi si aspetta una ricetta diversa per affrontare la crisi, rispetto a quella che lei ha scritto nero su bianco e da una posizione autorevolissima nel 2011 quando era Presidente della BCE: quella lettera, vede, era breve ma aveva contenuti molto forti. Diceva che per uscire dalla crisi servivano profonde privatizzazioni dei servizi pubblici per i cittadini, taglio della spesa, eventuale taglio agli stipendi, taglio delle pensioni. Guardi, è stato ascoltato, dopo quella lettera qualcuno quelle cose le ha fatte, in parte; è andata male, non ha funzionato, non ha neanche ridotto il debito. Ora, queste cose lei non le farà, non le farà subito, ma si farà garante di quelle regole di convergenza fiscale europea che ci porteranno lì; e per tutti gli italiani che si aspettano qualcosa di diverso io ho il dovere di portare questo “no” e di ricordare che un’alternativa c’è. Grazie mille». (Applausi dei Deputati del gruppo Fratelli d’Italia).

PRESIDENTE. «Ha chiesto di parlare il deputato Sgarbi. Ne ha facoltà».

PRESIDENTE. «Colleghi, per favore».

VITTORIO SGARBI (M-NCI-USEI-R-AC). «Illustre Presidente, mentre lei vede l’assembramento che vieta nei teatri e nelle piste di sci, mi consenta di parlarle con i versi di Costantino Kavafis. Cosa aspettiamo qui riuniti? Oggi devono arrivare i barbari. E perché i deputati non si muovono, cosa aspettano per legiferare? Oggi arrivano i barbari, che leggi possono fare i deputati? Venendo i barbari le faranno loro. Perché il Presidente si è alzato di buon’ora e sta alla porta grande della città in attesa? E’ che arrivano i barbari con il loro capo, anzi è già pronta la pergamena con gli incarichi e gli onori. Perché i nostri ambasciatori stamani sono usciti in toga rossa ricamata? Oggi arrivano i barbari, queste cose ai barbari fanno colpo.
Perché i relatori non sono qui come sempre a parlare, a esprimere pareri? Oggi arrivano i barbari e non vogliono sentire tante chiacchiere. Perché ora sono tutti nervosi, perché si vuotano le strade, ognuno torna a casa? Perché è già notte e i barbari non vengono. E’ arrivato qualcuno dalla frontiera a dire che di barbari non ce ne sono più. Come faremo adesso senza i barbari? Dopotutto quella gente era una soluzione.
Ora lei è qui, barbaro mancato, in cattiva compagnia a dimostrare che il merito non conta e ancor meno gli elettori. Per la considerazione che ho per lei, con sofferenza mi asterrò. Paesaggio, natura, arte, città, bellezza, civiltà … ».

PRESIDENTE. «Grazie … ».

VITTORIO SGARBI (M-NCI-USEI-R-AC). « … parole che lei non ha pronunciato per essere resiliente della transizione ecologica. Non transiti … ».

PRESIDENTE. «Grazie … ».

VITTORIO SGARBI (M-NCI-USEI-R-AC). « … resista, sia audace, non sia vile, non si conceda ai paurosi e agli ignoranti, memento audere semper (Applausi dei Deputati dei gruppi Lega-Salvini Premier e Forza Italia-Berlusconi Presidente)!».

PRESIDENTE. «Ha chiesto di parlare la deputata Cunial. Ne ha facoltà».

SARA CUNIAL (MISTO). «Grazie Presidente. Bismarck disse: “Non si mente mai così tanto come prima delle elezioni, durante una guerra e dopo la caccia”. Con questo teatro dell’assurdo della “troijka de’ noantri”, oggi si conferma a noi italiani che siamo commissariati. Commissariati così come la scusa presidenziale delle elezioni pericolose ci conferma. Ebbene vi do una notizia: il vostro mondo già finito non ci interessa, un mondo con più OGM, transumanista, dove all’empatia si sostituiscono i rapporti sociali gestiti da conflitti di interesse basati su una moneta a debito supportata a tutti i costi dalle oligarchie contro il volere dei popoli. Non ci interessano i vostri festini a Davos o sul Britannia finanziati da McKinsey o Gates, azzerando Parlamento e partiti … ».

PRESIDENTE. «Colleghi … Colleghi, per favore!».

SARA CUNIAL (MISTO). « … compresi i fratelli di Aspen, che per far fallire i piccoli a favore delle multinazionali … ».

PRESIDENTE. «D’Ettore!».

SARA CUNIAL (MISTO). «Non ci interessano i vostri vaccini inutili e pericolosi, un mondo dove i suicidi dei giovani aumentano perché si insegnano distanziamento e delazione … ».

PRESIDENTE. «Concluda».

SARA CUNIAL (MISTO). « … e in cui la transizione scientista è affidata ai dirigenti delle compagnie telefoniche. Faremo tutto quello che è possibile e necessario per salvare il nostro pianeta, il nostro Paese, il nostro popolo e le nostre famiglie dal vostro progetto, per difendere i sogni degli italiani e i nostri diritti naturali di essere liberi dalle vostre paure».

PRESIDENTE. «Ha chiesto di parlare il deputato De Toma. Ne ha facoltà».

PRESIDENTE. «Colleghi, colleghi, però un po’ di silenzio, c’è un rimbombo tale che non si riesce ad ascoltare niente e facciamo tutti più fatica, per favore. De Toma, prego».

(Commenti del deputato D’Ettore).

«D’Ettore, non sto parlando con lei, si metta la mascherina, per favore. Andiamo avanti».

MASSIMILIANO DE TOMA (MISTO). «Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, Ministri e onorevoli colleghi, voglio iniziare questa mia dichiarazione di voto augurando a lei, Presidente Draghi, e a tutti noi un buon lavoro. Il nostro Paese, nel momento più difficile dal punto di vista economico dal dopoguerra, aveva sicuramente bisogno delle energie migliori per cercare di sollevarsi. Indubbiamente la sua storia professionale ricalca il necessario profilo e la competenza richiesta per l’attuale emergenza, ma lo stesso non mi sento di dire per almeno parte della compagine di Governo, che non garantisce la necessaria discontinuità rispetto al precedente Esecutivo. Discontinuità a mio parere necessaria per guidare l’Italia in questo arduo percorso che ci dovrà portare fuori dalla pandemia e da una crisi economica e sociale senza precedenti. Io per coerenza con le scelte politiche compiute nell’ultimo anno, non voterò la fiducia a questo Governo (Applausi dei Deputati del gruppo Fratelli d’Italia), convinto che, in un Paese democratico, sia necessaria un’opposizione che vigili e faccia da pungolo all’azione dell’Esecutivo. Azione che auspico salvaguardi e tuteli finalmente le imprese, i lavoratori, le famiglie e le categorie più fragili, fra cui le persone con disabilità. Grazie e buone mascherine a tutti, ma non quelle di Carnevale». (Applausi dei Deputati del gruppo Fratelli d’Italia).

PRESIDENTE. «Ha chiesto di parlare il deputato Fratoianni. Ne ha facoltà».

NICOLA FRATOIANNI (LEU). «Signor Presidente, a lei vanno il mio rispetto i miei auguri sinceri, ma non il mio voto di fiducia. Non è il frutto di una scelta individuale perché risponde al mandato quasi unanime del mio partito e per me, che mi ostino a considerare la politica come un’impresa collettiva, questo non è un dettaglio. Il nostro “no” si basa su due elementi. Primo: Giuseppe Conte, a cui va il mio ringraziamento, non è caduto per un incidente della storia. Il suo Governo è stato vittima di un omicidio politico premeditato, con l’obiettivo di impedirgli di gestire la programmazione e la spesa dei 209 miliardi che aveva conquistato dopo una lunghissima battaglia in Europa. Secondo: il perimetro del suo Governo è un caso unico in Europa. In nessun posto le forze democratiche della sinistra governano con la destra nazionalista. Nel suo Governo c’è tutto e il contrario di tutto, ma ciò che manca è quello che dà un senso e una ragione alla politica. Non so se l’unità sia un valore in sé, di sicuro non è un dovere. Il dovere della politica è prendere parte, sapendo costruire mediazioni e compromessi, ma sempre ricordando che gli interessi e i bisogni non sono indistinti, perché non siamo tutti e tutte sulla stessa barca, nemmeno davanti al virus.
Non stanno insieme transizione ecologica e trivellazioni petrolifere, che qualcuno vorrebbe sbloccare già nei prossimi provvedimenti. Non stanno insieme l’interesse di Confindustria, che vuole sbloccare i licenziamenti, con quelli dei lavoratori e delle lavoratrici. Non sta insieme chi considera il reddito un insopportabile spreco assistenzialista col diritto alla dignità di precari, lavoratori poveri ed esclusi.
Le tasse non si possono abbassare a tutti, preservando la progressività, così la si riduce. Serve un’imposta patrimoniale sulle grandissime ricchezze, per ridistribuire ciò che è stato sottratto».

PRESIDENTE. «Concluda».

NICOLA FRATOIANNI (LEU). «Così com’è possibile – e concludo, Presidente – tenere assieme il ddl Zan con il Medioevo dei diritti sul corpo delle donne, che sogna il senatore Pillon.
Sui migranti ha parlato di rimpatri, garanzia dei diritti dei rifugiati … ».

PRESIDENTE. «Concluda, Fratoianni».

NICOLA FRATOIANNI (LEU). « … ma voglio ricordarle che quei diritti, concludo, mi dia solo qualche secondo, sono difesi dalla legge e dalla Costituzione e che è arrivato il momento di dire di più. Il suo discorso, e ho davvero finito, si rivolge ai vincenti, a chi si appresta ad agganciare la ripresa, bene, ma in questo Paese sono tantissimi quelli che si sentono sconfitti. Allora diciamo: oggi non siete soli, dobbiamo tutti, noi che abbiamo avuto la fortuna di studiare, di viaggiare e lei in particolare».

(Commenti) … ».

PRESIDENTE. «Fratoianni, per favore».

NICOLA FRATOIANNI (LEU). « … che ha avuto l’onore di sedere tra i potenti – solo due righe – fare un esercizio: guardare il mondo con gli occhi di chi è intrappolato in 50 metri quadri di una qualsiasi periferia italiana, perché rimuovendo le cause di quella condizione … ».

PRESIDENTE. «Grazie … ».

NICOLA FRATOIANNI (LEU). « … potremo ambire a rimuovere le cause, l’intollerabile ingiustizia che deturpa il nostro Paese. Da domani opposizione, pronti a dire sì ogni volta che sarà possibile, a dire no ogni volta che sarà necessario».

PRESIDENTE. «Ha chiesto di parlare la deputata Fitzgerald Nissoli. Ne ha facoltà».

FUCSIA FITZGERALD NISSOLI (FI). «Buon lavoro, Presidente Draghi. Un augurio che viene da parte di molti italiani all’estero, in particolare quelli in Nord e Centro America che rappresento, vivendo in Texas. All’estero ci sono circa 6 milioni di italiani, una grande risorsa per l’Italia, per la sua proiezione internazionale e per lo sviluppo del sistema Italia nel mondo.
Noi all’estero amiamo l’Italia e vogliamo essere parte attiva del lavoro di risanamento del nostro Paese. Possiamo contribuire alla ripresa, ma dobbiamo essere inseriti, a pieno titolo, nelle politiche di sviluppo dell’Italia. Ora che tutti noi eletti all’estero facciamo parte di questa maggioranza, auspico che gli obiettivi siano raggiunti con un lavoro comune, attraverso una leale collaborazione ed uno spirito unitario, al servizio dei cittadini e a prescindere dall’appartenenza politica. Signor Presidente, noi italiani all’estero ci siamo, chiedo che ci sia anche l’adeguata attenzione istituzionale, per permetterci di essere attori concreti in questo progetto di rinascita della nostra amata Italia. Grazie e buon lavoro». (Applausi di deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente).

PRESIDENTE. «Ha chiesto di parlare il deputato Forciniti. Ne ha facoltà».

FRANCESCO FORCINITI (M5S). «Presidente Draghi, lei arriva a Palazzo Chigi presentato come l’ennesimo salvatore della Patria e preceduto da una campagna di glorificazione mediatica a reti praticamente unificate senza precedenti. Io, purtroppo, mi permetterò, in maniera certamente irrispettosa, di andare in direzione ostinata e contraria e di dire “no”. Dico “no” perché personalmente non voglio assecondare e legittimare una manovra di palazzo che aveva l’unico obiettivo di buttare giù Giuseppe Conte, per sostituirlo con una persona, evidentemente, più gradita ad ambienti che, non sono certo i nostri, e per accerchiare e rendere politicamente irrilevante l’azione politica della prima forza politica di questo Parlamento, cioè il Movimento 5 Stelle. Dico “no” perché in questo Governo c’è un pezzo consistente di quella classe politica e dirigente che si è resa protagonista di quella triste stagione delle leggi ad personam, del piegamento sistematico di queste istituzioni agli interessi di poche persone, a discapito dell’interesse generale. Dico “no” perché a sostenere questo Governo ci sono più o meno tutti quei partiti politici responsabili … ».

PRESIDENTE. «Concluda».

FRANCESCO FORCINITI (M5S). « … di trent’anni di politiche di austerità, che hanno anche reso questo Paese più vulnerabile dinanzi alla pandemia. Dico “no” perché a capo di questo Governo c’è uno degli esponenti di punta di quella filosofia neoliberista che ha seminato, in giro per l’Europa, stenti, smantellamento del welfare, macelleria sociale. Dico “no”, infine, perché in questo Governo non c’è il Movimento 5 Stelle, tagliato fuori da tutti i Ministeri più sensibili dal punto di vista economico, sociale e politico. Scuola, lavoro, sanità, Sud, infrastrutture … ».

PRESIDENTE. «Concluda».

FRANCESCO FORCINITI (M5S). « … e quant’altro. Dico oggi “no” sperando di poter dire “” a partire da domani qualora la sua azione si distinguesse per una sensibilità anche sociale e di attenzione alle fasce deboli, ma gli elementi che oggi ho non mi permettono di accordare questa fiducia in bianco».

PRESIDENTE. «Ha chiesto di parlare il deputato Cabras. Ne ha facoltà».

PINO CABRAS (M5S). «L’alternativa c’è. Eccolo il Governo Draghi, il Governo Draghi è l’autobiografia di una nazione in declino. Draghi è la storia di trent’anni di austerità, decadenza industriale, precariato, stagnazione, svendite, autostrade per la finanza pigliatutto, il protagonista non del sogno europeo, ma dell’europeismo reale, un lungo incubo che vediamo anche dietro il troppo incenso che copre il gattopardismo tecnocratico. La cosiddetta buona moneta non lascia un buon pianeta, ma un continente stremato e più indifeso di fronte alla crisi COVID; la Repubblica italiana ha bisogno di un’opposizione completa, perciò le diciamo “no”. L’alternativa c’è». (Applausi di deputati dei gruppi Movimento 5 Stelle e Fratelli d’Italia).

PRESIDENTE. «Ha chiesto di parlare il deputato Colletti. Ne ha facoltà».

PRESIDENTE. «Colleghi, colleghi, per favore».

ANDREA COLLETTI (M5S). «Grazie, Presidente. In democrazia, ma ancor di più in questo consesso parlamentare, è necessario che vi sia una maggioranza, ma ancor di più è necessaria la presenza di un’opposizione; non c’è democrazia senza dissenso, e noi vogliamo dimostrare l’esistenza, in questo Parlamento, di un’alternativa alla massificazione del pensiero e della volontà.
Con i miei compagni, faremo un’opposizione ferma, sincera non sguaiata, basata sul merito e sulla competenza, perché questo appare un Governo senza alcun universo valoriale, privo di visione politica, sociale e culturale, un Governo di numeri della burocrazia che vince sulla politica, un Governo da curatela fallimentare della politica italiana. Sotto questa coltre tecnocratica deve nascere culturalmente qualcos’altro, nel rispetto delle idee con cui ci siamo candidati, io ed altri, nel 2018.
Per questi motivi dichiaro il mio voto contrario a questo Governo».

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Costanzo. Ne ha facoltà».

JESSICA COSTANZO (M5S). «Grazie, Presidente. Stiamo facendo un salto nel vuoto, lo sta facendo il nostro Paese, con una spinta propulsiva, con il “Recovery Plan”, ma ancora non sappiamo dove e come atterreremo; lo sta facendo chi ha voluto sbarazzarsi della base, quella base che ci manteneva i piedi ben saldati a terra, quella stessa base che continua a supplicarci, a implorarci da giorni di votare secondo coscienza; quella base che ci ricorda: noi siamo la vostra forza, la vostra coscienza, siamo quelli di cui non sapete neanche il cognome e nome, ma che hanno lottato e lottano ogni giorno perché voi abbiate il privilegio di stare in Parlamento e nei luoghi di potere per portare la nostra voce.
E’ difficile spiegare le ragioni del “no” in un minuto, ma se ci voltassimo indietro, anche solo un secondo, sapremo benissimo chi eravamo e chi dobbiamo essere. La mia coscienza e chi ha voluto che sedessi tra questi scranni mi obbligano a votare “no”, senza “se” e senza “ma” (Applausi di deputati del gruppo Movimento 5 Stelle)».

PRESIDENTE. «Ha chiesto di parlare il deputato Giuliodori. Ne ha facoltà».

PAOLO GIULIODORI (M5S). «Grazie, Presidente. Mi dispiace dover intervenire in dissenso dal mio gruppo, ma purtroppo è stata presa una direzione che non posso seguire: me lo impongono la mia coscienza, i miei valori, la mia idea di politica, che è totalmente opposta a quella che vedo rappresentata qui, oggi.
Ho ascoltato con attenzione le parole del Presidente Draghi, parole che annunciano una nuova ricostruzione, ma che sanciscono la consacrazione del neoliberismo, dell’Europa a tutti i costi e del primato della finanza sulla vita delle persone. Di fatto, questo Governo incarna tutto quello che noi del Movimento 5 Stelle abbiamo sempre combattuto, che io ho sempre combattuto, e non posso tradire quello in cui credo. Credo anche che una democrazia sana abbia bisogno di una opposizione e un’alternativa seria e credibile.
E’ stata una scelta molto sofferta; sono ben consapevole della situazione che sta vivendo il Paese, ma non per questo devo essere costretto ad accettare qualsiasi scelta; poi, sia chiaro … ».

PRESIDENTE. «Deputato Sgarbi, per favore … ».

PAOLO GIULIODORI (M5S). « …continuerò a votare tutti i provvedimenti giusti, però non posso dare la mia fiducia a questo Governo.
Pertanto, con grande dolore nel cuore, ma con ferma convinzione, dichiaro il mio voto contrario». (Applausi dei Deputati del gruppo Fratelli d’Italia).

PRESIDENTE. «Ha chiesto di parlare il deputato Vallascas. Ne ha facoltà».

ANDREA VALLASCAS (M5S). «Grazie, Presidente voterò “no” al Governo del tutti assieme appassionatamente. Non credo nei Governi di salvezza nazionale, né nei salvatori della patria. Lei, Presidente, più di tutti, è l’emblema del potere delle élite finanziarie; è stato tra i principali fautori dell’immensa opera di svendita del patrimonio industriale pubblico italiano.
Condividevo le opinioni di Beppe Grillo quando intuì, anni fa, che lei, Draghi, e la BCE avreste ricompensato il “crack finanziario azzerando il “welfare” dei Paesi, e così è stato. E sono certo che lei sarà coerente con il suo passato, saranno lacrime e sangue, e sempre per gli stessi. Un uomo nato banchiere e cresciuto nei salotti della “Goldman Sachs” non può che promuovere una politica economica lesiva delle classi medie e prona a Bruxelles, attenta ai piani alti della finanza internazionale più che al popolo italiano e ai suoi bisogni. Ecco perché non avrà la mia fiducia, l’alternativa c’è!». (Applausi di deputati del gruppo Movimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. «Ha chiesto di parlare il deputato Giovanni Russo. Ne ha facoltà».

GIOVANNI RUSSO (M5S). «Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, signori ministri, onorevoli colleghi, non voterò la fiducia al Governo. Non voterò la fiducia al Governo come atto politico. Questo Governo testimonia, infatti, non già o non solo per i signori ministri che lo compongono, ma per il percorso che lo ha determinato, la resa della politica ed il suo misero accontentarsi della politica e del Movimento 5 Stelle; un soggetto politico all’interno del quale un gruppo di pochi ha deciso di sacrificare la comunità ed il Parlamento per i propri interessi personali. E lo dico raccogliendo la voce ed il disagio dei tanti elettori, dei consiglieri comunali e regionali, degli attivisti traditi e di quanti hanno permesso – non ce lo dobbiamo dimenticare mai – a ciascuno di noi di sedere qui, oggi».

PRESIDENTE. «Concluda».

GIOVANNI RUSSO (M5S). «Mi riservo – e chiudo – di votare nel merito i provvedimenti che saranno presentati in Aula. Grazie, Presidente, e per il suo tramite auguro buona fortuna al signor Presidente del Consiglio e ai Ministri di questo Governo. Viva l’Italia». (Applausi di deputati del gruppo Fratelli d’Italia).

PRESIDENTE. «Ha chiesto di parlare la deputata Testamento. Ne ha facoltà».

ROSA ALBA TESTAMENTO (M5S). «Grazie, Presidente. Il Governo Conte è caduto per un complotto ordito da forze interne ed esterne al Parlamento, di cui Renzi è stato solo il finalizzatore. Bisognava in un colpo solo rendere il Movimento 5 Stelle ininfluente nel Governo e liberarsi di un Presidente del Consiglio scomodo per le sue virtù. Mi chiedo se lei, Presidente Draghi, eccelso banchiere, avrebbe trattato in Europa per il nostro Paese con la stessa tenacia del nostro Presidente Conte o piuttosto sarebbe stato solidale con i Paesi frugali, visto che è stato legato a grandi banche d’affari e a colossi finanziari che hanno avuto un ruolo decisivo nel processo di privatizzazione in Italia. Al contrario di quello che si vuole far credere, noi non abbiamo nessuna rilevanza in questo Governo e la dimostrazione l’ha data lei con la composizione del suo Governo e l’assegnazione dei ministeri».

PRESIDENTE. «Concluda».

ROSA ALBA TESTAMENTO (M5S). «Cari colleghi del Movimento 5 Stelle, dicendo “sì” a questo Governo di restaurazione, stiamo dichiarando la nostra impotenza rinnegando le battaglie che ci hanno portato qui. Cari amici del Movimento 5 Stelle, nell’imperativo di non dare fiducia a questa ammucchiata, mi sento pienamente aderente ai valori e ai principi del MoVimento, fedele al mandato ricevuto dai cittadini e alla mia coscienza. Dichiaro “no” alla fiducia a questo Governo». (Applausi di deputati del gruppo Movimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. «Ha chiesto di parlare il deputato Trano. Ne ha facoltà».

RAFFAELE TRANO (MISTO). «Signor Presidente, ieri al Senato e oggi in quest’Aula abbiamo assistito alla presentazione da parte sua di tanti progetti. Le promesse, come sempre, sono numerose, la necessità di risollevare in fretta il Paese dalla crisi sanitaria ed economica in cui è precipitato è stringente, ma con una maggioranza così ampia ed eterogenea vedo notevoli difficoltà nel compiere quel percorso di cui vi è urgente bisogno.
Ci ha assicurato che l’ambiente e la green economy saranno al centro dell’azione di Governo. Mi permetta, però, di dirle che a sostenerla è anche chi è stato troppo spesso responsabile di quel sacco del territorio che, ad ogni evento meteorologico avverso, porta morte e distruzione; e vedo difficile realizzare delle vere politiche green. Signor Presidente, ha fatto bene oggi a ravvedersi parlando di lotta alle mafie: un Paese con alti livelli di corruzione e criminalità non progredisce. E mi permetta di dirle che, sul fronte della sovranità, non si può continuare a cederla».

PRESIDENTE. «Concluda».

RAFFAELE TRANO (MISTO). «La sovranità appartiene al popolo e sarà il popolo a dirle cosa deve fare. Queste sono alcune delle ragioni per cui il mio voto oggi è “no” e va a un’alternativa che c’è (Applausi di deputati del gruppo Misto)!».

PRESIDENTE. «Ha chiesto di parlare la deputata Menga. Ne ha facoltà».

ROSA MENGA (M5S). Presidente, è impossibile riassumere in sessanta secondi le ragioni del mio sofferto dissenso. Inizio col dire che nutro un profondo rispetto verso tutti gli iscritti al Movimento che si sono espressi sulla nostra piattaforma in relazione al quesito sulla fiducia a questo Governo e che negli anni hanno preso parte con passione al nostro progetto di democrazia partecipata. Proprio perché nutro rispetto verso tutti loro, non posso esimermi dal dire qui, oggi, che ritengo un’offesa alla loro intelligenza il fatto che siano stati invitati ad esprimersi per la prima volta pressoché alla cieca.
Chi ha indetto la votazione ha abdicato rispetto alla propria precisa responsabilità di fornire loro elementi concreti per una scelta consapevole, come fatto con gli accordi programmatici sottoscritti con le altre forze politiche in occasione della formazione del Governo “Conte 1” e “Conte-bis”. Ma questo non è un Governo politico, è evidente, come pure è evidente che con il Movimento 5 Stelle estromesso da Dicasteri chiave come Giustizia, Ambiente, Istruzione, Lavoro, Sviluppo economico, Pubblica amministrazione, ci sarà un margine ristrettissimo di intervento politico. Per tali motivi e perché non posso ignorare che, se siedo qui oggi, è anche grazie al fatto che il Movimento nel quale mi sono riconosciuta ha accettato di candidarmi, leggeva in pubblica piazza la sentenza Dell’Utri, non rispondeva neanche al telefono a Silvio Berlusconi, che uscirò dall’Aula e non prenderò parte alla votazione».

(Commenti).

PRESIDENTE. «Ha chiesto di parlare la deputata Paxia. Ne ha facoltà».

PRESIDENTE. «Colleghi, colleghi … Sono gli ultimi due interventi, per favore, così concludiamo».

PRESIDENTE. «Deputata Paxia, prego».

MARIA LAURA PAXIA (M5S). «Grazie, Presidente. Sono siciliana, sono una parlamentare del Sud, quello stesso Sud, per intenderci, che con il suo 50 per cento ci ha sostenuto, quindi un elettore su due ha scelto il Movimento 5 Stelle. Guardo con preoccupazione un Governo che è a trazione Nord, il cui baricentro è molto lontano dal Sud. Il mio timore è anche che le risorse del Recovery Fund possano concentrarsi al Nord, dimenticando che solo investendo nel Mezzogiorno tutta l’Italia potrà ripartire. E, con sincerità, ammetto di essere preoccupata perché il Movimento 5 Stelle è minoranza in maggioranza. Certo, mi auguro che riusciremo a difendere tutto ciò che di buono abbiamo realizzato. Per questo, il mio sostegno al Governo sarà puntuale, provvedimento per provvedimento, ma oggi mi asterrò in questo voto di fiducia».

PRESIDENTE. «Ha chiesto di parlare il deputato Sodano. Ne ha facoltà».

MICHELE SODANO (M5S). «Grazie, Presidente. Io dichiaro il mio primo voto di astensione, a una fiducia a questo Governo. Professor Draghi, in un solo minuto è impossibile enunciare tutti i motivi alla base di questa scelta, ma voglio subito dire che questo non è un “no” ideologico, in alcun modo questa è una dichiarazione di guerra, ma al contrario una disponibilità a lavorare insieme. Io auguro, infatti, a questo Governo una migliore fortuna per risollevare l’Italia da una tremenda crisi pandemica, ma, a tutela degli italiani che rappresentiamo, dobbiamo sapere quale direzione vuole dare questa nuova ampia maggioranza ai temi del conflitto d’interesse, del contrasto alle mafie, della tutela delle diversità, all’ambientalismo. Colgo l’occasione per ringraziare il professore Conte, i cui valori albergheranno sempre dentro di noi».

PRESIDENTE. «Concluda».

MICHELE SODANO (M5S). Professor Draghi, lei ha dimostrato al mondo di saper fare grandi cose. Ci insegni a fare grandi cose e a lavorare tutti insieme per il Paese, per ridurre concretamente le sofferenze e le diseguaglianze sociali e territoriali, e la nostra fiducia ci sarà allora. Con gratitudine, concludo, dicendo che mi auguro che questa nostra posizione venga rispettata e difesa da tutto il Parlamento, e auguro buon lavoro a tutto questo Parlamento».

PRESIDENTE. «Sono così esaurite le dichiarazioni di voto».

PRESIDENTE. «Secondo quanto convenuto in sede di Conferenza dei presidenti di gruppo, si è così conclusa la parte del dibattito trasmessa in ripresa televisiva diretta».

Presidenza della VICE-PRESIDENTE Onorevole Deputata MARIA EDERA SPADONI.(ore 20,35).

(Votazione).

PRESIDENTE. «Passiamo ai voti».

PRESIDENTE. «Indico la votazione per appello nominale sulla mozione di fiducia Davide Crippa, Molinari, Delrio, Occhiuto, Boschi, Fornaro e Schullian n. 1-00422».

PRESIDENTE. «Ricordo che l’estrazione a sorte del nome del deputato dal quale la chiama avrà inizio è stata effettuata dalla Presidenza prima delle dichiarazioni di voto. La chiama avrà, quindi, inizio dalla deputata Pallini».

PRESIDENTE. «Sulla base di tale estrazione sono state stabilite e comunicate apposite fasce orarie per regolare l’accesso dei deputati, i quali – all’orario stabilito per ciascuna fascia – faranno ingresso in Aula dal lato sinistro della Presidenza, dichiareranno il voto dalla fila dei banchi del Governo riservata ai sottosegretari e, quindi, lasceranno l’Aula dall’ingresso del lato destro.
Avverto che la Presidenza accoglierà un numero di richieste di anticipazione del voto fino ad un massimo del 3 per cento della consistenza numerica di ciascun gruppo, oltre a quelle dei membri del Governo già pervenute.
Per agevolare le operazioni di voto, invito i deputati ad avvicinarsi al banco della Presidenza, seguendo il proprio turno di votazione, che è evidenziato sul tabellone elettronico, evitando quindi di stazionare nell’emiciclo e di rendere così più difficoltose le operazioni di voto.
Invito, quindi, il deputato segretario di Presidenza a procedere alla chiama. Colleghi vi chiedo di liberare l’emiciclo».

PRESIDENTE. «Colleghi, colleghi. Prego».

(Segue la chiama).

PRESIDENTE. «Colleghi, i colleghi non riescono a votare. Vi chiedo di liberare l’emiciclo. Colleghi! Prego!».

(Segue la chiama).

PRESIDENTE. «Colleghi, colleghi … Io sospendo la chiama se vedo tutti questi colleghi nell’emiciclo, per cortesia. (Applausi). Prego».

(Segue la chiama). (Al momento della chiama dei deputati Vinci, Albano, Forciniti e Meloni). (Applausi dei Deputati del gruppo Fratelli d’Italia) .

(Segue la chiama).

PRESIDENTE. «Colleghi, per cortesia! Vi chiedo di permettere ai colleghi che hanno votato di uscire dall’Aula. Colleghi, per cortesia».

(Segue la chiama).

Presidenza del PRESIDENTE:
Onorevole Deputato Roberto FICO.

PRESIDENTE. «Dichiaro chiusa la votazione».

PRESIDENTE. «Comunico il risultato della votazione per appello nominale sulla mozione di fiducia Davide Crippa, Molinari, Delrio, Occhiuto, Boschi, Fornaro e Schullian numero 1-00422.

Presenti ………………….596
Votanti …………………….591
Astenuti ……………………..5
Maggioranza ……………296
Hanno risposto sì ……….535
Hanno risposto no ………..56.
La Camera approva.

(Si Vedano le votazioni). (Applausi).

Hanno risposto “”:
Acunzo Nicola
Adelizzi Cosimo
Aiello Davide
Aiello Piera
Alaimo Roberta
Alemanno Maria Soave
Amitrano Alessandro
Andreuzza Giorgia
Angelucci Antonio
Angiola Nunzio
Annibali Lucia
Anzaldi Michele
Aprea Valentina
Aprile Nadia
Aresta Giovanni Luca
Ascani Anna
Ascari Stefania
Azzolina Lucia
Badole Mirco
Bagnasco Roberto
Baldelli Simone
Baldini Maria Teresa
Baldino Vittoria
Baratto Raffaele
Barbuto Elisabetta Maria
Barelli Paolo
Baroni Annalisa
Bartolozzi Giusi
Barzotti Valentina
Basini Giuseppe
Battelli Sergio
Battilocchio Alessandro
Bazoli Alfredo
Bazzaro Alex
Bella Marco
Bellachioma Giuseppe Ercole
Belotti Daniele
Benamati Gianluca
Bendinelli Davide
Benigni Stefano
Benvenuto Alessandro Manuel
Berardini Fabio
Bergamini Deborah
Berlinghieri Marina
Bersani Pier Luigi
Berti Francesco
Bianchi Matteo Luigi
Biancofiore Michaela
Billi Simone
Bilotti Anna
Binelli Diego
Bisa Ingrid
Bitonci Massimo
Boccia Francesco
Boldi Rossana
Boldrini Laura
Bologna Fabiola
Bonafede Alfonso
Bond Dario
Boniardi Fabio Massimo
Bonomo Francesca
Bordo Michele
Bordonali Simona
Borghi Claudio
Borghi Enrico
Boschi Maria Elena
Braga Chiara
Brambilla Michela Vittoria
Brescia Giuseppe
Brunetta Renato
Bruno Raffaele
Bruno Bossio Vincenza
Bubisutti Aurelia
Buffagni Stefano
Buompane Giuseppe
Buratti Umberto
Businarolo Francesca
Cadeddu Luciano
Caffaratto Gualtiero
Calabria Annagrazia
Cancelleri Azzurra Pia Maria
Cannizzaro Francesco
Cantalamessa Gianluca
Cantini Laura
Cantone Carla
Cantone Luciano
Caon Roberto
Caparvi Virginio
Capitanio Massimiliano
Cappellacci Ugo
Cappellani Santi
Carabetta Luca
Carbonaro Alessandra
Cardinale Daniela
Carè Nicola
Carelli Emilio
Carfagna Maria Rosaria
Carinelli Paola
Carnevali Elena
Carrara Maurizio
Casa Vittoria
Casciello Luigi
Caso Andrea
Cassese Gianpaolo
Cassinelli Roberto
Castelli Laura
Castiello Giuseppina
Cataldi Roberto
Cattaneo Alessandro
Cattoi Maurizio
Cattoi Vanessa
Cavandoli Laura
Ceccanti Stefano
Cecchetti Fabrizio
Cecconi Andrea
Cenni Susanna
Centemero Giulio
Cestari Emanuele
Chiazzese Giuseppe
Ciampi Lucia
Cillis Luciano
Cimino Rosalba
Ciprini Tiziana
Coin Dimitri
Colaninno Matteo
Colla Jari
Colmellere Angela
Colucci Alessandro
Comaroli Silvana Andreina
Comencini Vito
Cominardi Claudio
Conte Federico
Cortelazzo Piergiorgio
Costa Enrico
Covolo Silvia
Crippa Andrea
Crippa Davide
Cristina Mirella
Critelli Francesco
Cubeddu Sebastiano
Currò Giovanni
Dadone Fabiana
Daga Federica
Dal Moro Gian Pietro
D’Alessandro Camillo
Dall’Osso Matteo
Dara Andrea
D’Arrando Celeste
D’Attis Mauro
De Angelis Sara
De Carlo Sabrina
De Filippo Vito
De Giorgi Rosalba
De Girolamo Carlo Ugo
De Lorenzis Diego
De Lorenzo Rina
De Luca Piero
De Maria Andrea
De Menech Roger
De Micheli Paola
Deiana Paola
Del Barba Mauro
Del Basso De Caro Umberto
Del Grosso Daniele
Del Monaco Antonio
Del Re Emanuela Claudia
Del Sesto Margherita
Della Frera Guido
Delrio Graziano
D’Eramo Luigi
D’Ettore Felice Maurizio
Di Giorgi Rosa Maria
Di Maio Luigi
Di Maio Marco
Di Muro Flavio
Di Sarno Gianfranco
Di Stasio Iolanda
Di Stefano Manlio
Dieni Federica
D’Incà Federico
D’Ippolito Giuseppe
Donina Giuseppe Cesare
Donno Leonardo
Dori Devis
D’Orso Valentina
Durigon Claudio
D’Uva Francesco
Emiliozzi Mirella
Epifani Ettore Guglielmo
Ermellino Alessandra
Fantinati Mattia
Fantuz Marica
Faro Marialuisa
Fassina Stefano
Fassino Piero
Federico Antonio
Ferraioli Marzia
Ferraresi Vittorio
Ferrari Roberto Paolo
Ferri Cosimo Maria
Fiano Emanuele
Ficara Paolo
Fioramonti Lorenzo
Fiorini Benedetta
Fitzgerald Nissoli Fucsia
Flati Francesca
Fogliani Ketty
Fontana Gregorio
Fontana Ilaria
Fontana Lorenzo
Formentini Paolo
Fornaro Federico
Foscolo Sara
Fraccaro Riccardo
Fragomeli Gian Mario
Frailis Andrea
Franceschini Dario
Frassini Rebecca
Frate Flora
Fregolent Silvia
Frusone Luca
Furgiuele Domenico
Fusacchia Alessandro
Gadda Maria Chiara
Gagliardi Manuela
Gagnarli Chiara
Galizia Francesca
Galli Dario
Gallinella Filippo
Gallo Luigi
Garavaglia Massimo
Gariglio Davide
Gastaldi Flavio
Gava Vannia
Gebhard Renate
Gelmini Mariastella
Gerardi Francesca
Germanà Antonino
Giaccone Andrea
Giachetti Roberto
Giacometti Antonietta
Giacometto Carlo
Giacomoni Sestino
Giannone Veronica
Giarrizzo Andrea
Giglio Vigna Alessandro
Giordano Conny
Giorgetti Giancarlo
Giorgis Andrea
Giuliano Carla
Gobbato Claudia
Golinelli Guglielmo
Grande Marta
Gribaudo Chiara
Grillo Giulia
Grimaldi Nicola
Grimoldi Paolo
Grippa Carmela
Gualtieri Roberto
Gubitosa Michele
Guerini Lorenzo
Gusmeroli Alberto Luigi
Ianaro Angela
Iezzi Igor Giancarlo
Incerti Antonella
Invernizzi Cristian
Invidia Niccolò
Iorio Marianna
Iovino Luigi
La Marca Francesca
L’Abbate Giuseppe
Labriola Vincenza
Lacarra Marco
Lapia Mara
Lattanzio Paolo
Lazzarini Arianna
Legnaioli Donatella
Lepri Stefano
Librandi Gianfranco
Licatini Caterina
Liuni Marzio
Liuzzi Mirella
Lo Monte Carmelo
Lolini Mario
Lombardo Antonio
Lorefice Marialucia
Lorenzin Beatrice
Lorenzoni Eva
Lorenzoni Gabriele
Losacco Alberto
Loss Martina
Lotti Luca
Lovecchio Giorgio
Lucchini Elena
Lucentini Mauro
Lupi Maurizio
Maccanti Elena
Macina Anna
Madia Maria Anna
Maggioni Marco
Magi Riccardo
Maglione Pasquale
Manca Alberto
Manca Gavino
Mancini Claudio
Mandelli Andrea
Manzato Franco
Manzo Teresa
Maraia Generoso
Marattin Luigi
Marchetti Riccardo Augusto
Mariani Felice
Marin Marco
Marino Bernardo
Marrocco Patrizia
Martinciglio Vita
Martino Antonio
Marzana Maria
Maturi Filippo
Mauri Matteo
Mazzetti Erica
Melicchio Alessandro
Melilli Fabio
Miceli Carmelo
Micheli Matteo
Micillo Salvatore
Migliore Gennaro
Migliorino Luca
Milanato Lorena
Minardo Antonino
Minniti Marco
Misiti Carmelo Massimo
Molinari Riccardo
Molteni Nicola
Mor Mattia
Morani Alessia
Morassut Roberto
Morelli Alessandro
Moretto Sara
Morgoni Mario
Morrone Jacopo
Moschioni Daniele
Mulè Giorgio
Mura Romina
Murelli Elena
Muroni Rossella
Napoli Osvaldo
Nappi Silvana
Nardi Martina
Navarra Pietro
Nesci Dalila
Nevi Raffaele
Nitti Michele
Nobili Luciano
Noja Lisa
Novelli Roberto
Occhionero Giuseppina
Occhiuto Roberto
Olgiati Riccardo
Orfini Matteo
Orlando Andrea
Orrico Anna Laura
Orsini Andrea
Pagani Alberto
Pagano Alessandro
Pagano Ubaldo
Paita Raffaella
Palazzotto Erasmo
Pallini Maria
Palmieri Antonio
Palmisano Valentina
Panizzut Massimiliano
Paolin Giuseppe
Paolini Luca Rodolfo
Papiro Antonella
Parentela Paolo
Parisse Martina
Parolo Ugo
Pastorino Luca
Patassini Tullio
Patelli Cristina
Paternoster Paolo
Pedrazzini Claudio
Pella Roberto
Pellicani Nicola
Pentangelo Antonio
Perantoni Mario
Perconti Filippo Giuseppe
Perego Di Cremnago Matteo
Pettarin Guido Germano
Pettazzi Lino
Pezzopane Stefania
Piastra Carlo
Picchi Guglielmo
Piccoli Nardelli Flavia
Pignatone Dedalo Cosimo Gaetano
Pini Giuditta
Pittalis Pietro
Pizzetti Luciano
Plangger Albrecht
Polidori Catia
Pollastrini Barbara
Polverini Renata
Porchietto Claudia
Portas Giacomo
Potenti Manfredi
Prestigiacomo Stefania
Prestipino Patrizia
Pretto Erik Umberto
Provenza Nicola
Quartapelle Procopio Lia
Racchella Germano
Raciti Fausto
Raffa Angela
Raffaelli Elena
Ravetto Laura
Ribolla Alberto
Ricciardi Riccardo
Ripani Elisabetta
Rixi Edoardo
Rizzo Gianluca
Rizzo Nervo Luca
Rizzone Marco
Romano Andrea
Rosato Ettore
Rospi Gianluca
Rossello Cristina
Rossi Andrea
Rossini Emanuela
Rossini Roberto
Rosso Roberto
Rostan Michela
Rotondi Gianfranco
Rotta Alessia
Ruffino Daniela
Ruggieri Andrea
Ruggiero Francesca Anna
Ruocco Carla
Russo Paolo
Saccani Jotti Gloria
Saitta Eugenio
Salafia Angela
Saltamartini Barbara
Sanga Giovanni
Sangregorio Eugenio
Sani Luca
Sarro Carlo
Sarti Giulia
Sasso Rossano
Savino Elvira
Savino Sandra
Scagliusi Emanuele
Scalfarotto Ivan
Scanu Lucia
Scerra Filippo
Schullian Manfred
Scoma Francesco
Segneri Enrica
Sensi Filippo
Serracchiani Debora
Serritella Davide
Siani Paolo
Sibilia Carlo
Sibilia Cosimo
Silli Giorgio
Silvestri Francesco
Siracusano Matilde
Sisto Francesco Paolo
Snider Silvana
Sorte Alessandro
Soverini Serse
Sozzani Diego
Spadafora Vincenzo
Spena Maria
Speranza Roberto
Sportiello Gilda
Squeri Luca
Stefani Alberto
Stumpo Nicola
Sut Luca
Sutto Mauro
Tabacci Bruno
Tarantino Leonardo
Tartaglione Annaelsa
Tasso Antonio
Tateo Anna Rita
Terzoni Patrizia
Tiramani Paolo
Toccafondi Gabriele
Toccalini Luca
Tofalo Angelo
Tomasi Maura
Tondo Renzo
Tonelli Gianni
Topo Raffaele
Torromino Sergio
Torto Daniela
Traversi Roberto
Tripiedi Davide
Tripodi Elisa
Tripodi Maria
Trizzino Giorgio
Troiano Francesca
Turri Roberto
Tuzi Manuel
Ungaro Massimo
Vacca Gianluca
Valbusa Vania
Valente Simone
Valentini Valentino
Vallotto Sergio
Varrica Adriano
Vazio Franco
Verini Walter
Versace Giuseppina
Vietina Simona
Vignaroli Stefano
Villani Virginia
Viscomi Antonio
Vitiello Catello
Vito Elio
Viviani Lorenzo
Vizzini Gloria
Volpi Raffaele
Zan Alessandro
Zanella Federica
Zanettin Pierantonio
Zangrillo Paolo
Zardini Diego
Zennaro Antonio
Zicchieri Francesco
Ziello Edoardo
Zoffili Eugenio
Zolezzi Alberto
Zordan Adolfo.

Hanno risposto “no”:
Albano Lucia
Baroni Massimo Enrico
Bellucci Maria Teresa
Benedetti Silvia
Bignami Galeazzo
Bucalo Carmela
Butti Alessio
Cabras Pino
Caiata Salvatore
Ciaburro Monica
Cirielli Edmondo
Colletti Andrea
Corda Emanuela
Costanzo Jessica
Cunial Sara
D’Ambrosio Giuseppe
De Toma Massimiliano
Deidda Salvatore
Delmastro Delle Vedove Andrea
Donzelli Giovanni
Ferro Wanda
Forciniti Francesco
Foti Tommaso
Frassinetti Paola
Fratoianni Nicola
Galantino Davide
Gemmato Marcello
Giuliodori Paolo
Lollobrigida Francesco
Maniero Alvise
Mantovani Lucrezia Maria Benedetta
Maschio Ciro
Meloni Giorgia
Mollicone Federico
Montaruli Augusta
Osnato Marco
Prisco Emanuele
Rampelli Fabio
Rizzetto Walter
Romano Paolo Nicolò
Rotelli Mauro
Russo Giovanni
Sapia Francesco
Sarli Doriana
Silvestri Rachele
Silvestroni Marco
Spessotto Arianna
Termini Guia
Testamento Rosa Alba
Trancassini Paolo
Trano Raffaele
Vallascas Andrea
Varchi Maria Carolina
Vinci Gianluca
Volpi Leda
Zucconi Riccardo.

Si sono “astenuti”:
Paxia Maria Laura
Raduzzi Raphael
Sgarbi Vittorio
Sodano Michele
Villarosa Alessio.

Sono in missione:
Mammì Stefania
Piccolo Tiziana
Vianello Giovanni.

Interventi di fine seduta.

PRESIDENTE. «Ha chiesto di parlare il deputato Trano. Ne ha facoltà».

RAFFAELE TRANO (MISTO). «Presidente, colleghi, oggi a Formia, nel basso Lazio, è una giornata di lutto cittadino e il lutto credo sia per tutto il Paese, partendo da noi che sediamo in quest’Aula. Nella serata di martedì grasso, un ragazzo di 17 anni, in quella città, nella mia terra, ha perso la vita al termine di una lite scaturita, a quanto pare, da futili motivi ed un suo cugino è rimasto gravemente ferito. Ad essere stato fermato con l’accusa di omicidio volontario è stato sempre un minorenne e, visto quanto accaduto lo stesso giorno a Napoli, non si tratta, purtroppo, neppure di un caso isolato. Da due mesi, tanto per fare un esempio, tra Formia e Gaeta sono diversi gli episodi di rissa, con lesioni anche gravi. Ad Aprilia, secondo gli investigatori, per l’assurdo gioco del “knockout game” sono stati denunciati quattro minori e così in troppe zone d’Italia.
Sono vicino alle famiglie delle vittime di questi atti inauditi, alla nostra comunità del sud pontino e ritengo, appunto, che il lutto sia per tutti noi. Sono tante le analisi fatte in quest’Aula sui problemi che soffocano le giovani generazioni, ma, dopo la diagnosi, è sempre mancata la cura. Quanto sta accadendo è una sconfitta per tutti. A ciascuno di noi è dato un tempo per agire; non farlo, significa non saper leggere la gravità dei fatti».

Ordine del giorno della prossima seduta.


PRESIDENTE. «Comunico l’ordine del giorno della prossima seduta».

Lunedì 22 febbraio 2021 – Ore 10:
(ore 10, con votazioni non prima delle ore 14)

1. Discussione del disegno di legge:

Conversione in legge del decreto-legge 31 dicembre 2020, n. 183, recante disposizioni urgenti in materia di termini legislativi, di realizzazione di collegamenti digitali, di esecuzione della decisione (UE, EURATOM) 2020/2053 del Consiglio, del 14 dicembre 2020, nonché in materia di recesso del Regno Unito dall’Unione europea. (C. 2845).

La seduta termina alle 21:45.